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Report Extra. La Banca di Roma e il salvataggio della Sicilcassa

15 aprile 2013

di - Economia

Report Extra. La Banca di Roma e il salvataggio della Sicilcassa

Argomenti: Economia
Stagioni: 2013
Autori: Claudia Di Pasquale

Intervista a Carlo Dominici ex vicepresidente Banco di Sicilia

Sono passati sedici anni da quando nel 1997 la Sicilcassa ha fatto crac con un buco di 3000 miliardi di vecchie lire. Allora viene messa in liquidazione coatta amministrativa, e pochi giorni dopo i due commissari liquidatori nominati da Banca D'Italia, Vincenzo Pennarola e Andrea Pisani Massamormile, firmano la cessione dell'attivo e del passivo della Sicilcassa al Banco di Sicilia, rappresentato da Carlo Dominici, allora vicepresidente del Banco di Sicilia e presidente dell’omonima Fondazione. Non tutto però va al Banco di Sicilia, che si prende i crediti in bonis, gli sportelli e i dipendenti della Sicilcassa, ma solo il 50% dei crediti in sofferenza, cioè dei crediti più difficili da recuperare. L'altro 50% dei crediti in sofferenza resta alla liquidazione, sono i debiti dei grandi gruppi imprenditoriali finanziati dalla ex Sicilcassa, quelli dei quattro cavalieri del lavoro di Catania, o degli imprenditori a cui oggi sono stati confiscati i beni.

L'intera operazione di cessione della Sicilicassa viene però resa possibile allora dall'intervento pubblico, come racconta uno dei protagonisti dell’epoca Carlo Dominici. Bisognava coprire il buco della Sicilcassa per non gravare il Banco di Sicilia delle sue perdite. Interviene così la Banca d'Italia che in base al decreto Sindona mette un miliardo e 600 milioni di euro. Altri 516 milioni li mette il Fondo di tutela dei depositi. E infine il Mediocredito centrale, che era del Tesoro, entra nel Banco di Sicilia con un aumento di capitale pari ad altri 516 milioni. Peccato che nel 99 il Mediocredito viene acquistato dalla Banca di Roma, che diventa quindi azionista di maggioranza del Banco di Sicilia.

 


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