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Società
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2016
Pasquale Cinelli, paracadutista dell'Arma, morì nel 2000 di ritorno dalla Bosnia. Oggi il giudice ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa stabilendo un risarcimento di quasi 900.000€. La vedova: "Mio marito è morto per il servizio che ha prestato, non era giusto trattarlo come un morto di cui vergognarsi". Sono 323 i militari deceduti per la contaminazione da uranio, l'ultimo caso pochi giorni fa.
Il Tribunale di Firenze ha condannato il Ministero della Difesa a pagare complessive 882.322€ a figlia e vedova di Pasquale Cinelli, paracadutista dei Carabinieri morto il 19 novembre 2000 a soli 41 anni per un tumore al colon estesosi a polmone, fegato, peritoneo e ossa. Era rientrato in Italia da pochi mesi, dopo aver partecipato a diverse missioni militari all'estero. In particolare in Somalia e Bosnia, secondo quanto riconosciuto dai giudici, è stato esposto a "numerosi fattori di rischio, quali l'inquinamento atmosferico, le contaminazioni tossiche provocate dall'impatto e dall'esplosione delle munizioni a uranio impoverito, nonché le esalazioni dei gas di scarico degli automezzi bellici e dei solventi chimici usati per la pulizia delle armi".
A confermare che tale esposizione sia all'origine della malattia del militare il ritrovamento nelle cellule di Cinelli di "particelle esogene (palline di circa 800 nanometri contenenti ferro, alluminio, rame, zinco e cloro) idonee a provocare patologie tumorali". Le stesse particelle sono negli studi eseguiti dall'aviazione militare statunitense negli anni settanta per verificare proprio gli effetti dell'uranio impoverito.
Anche se la Nato confermò ufficialmente l'utilizzo di armi all'uranio soltanto nel 1999, negli anni precedenti "si può ritenere improbabile - si legge nel testo della sentenza - che le nostre forze armate fossero del tutto all'oscuro di tale situazione", avendo operato in vari scenari congiuntamente a paesi del patto atlantico che ne facevano uso e disponendo di "appositi reparti adibiti proprio alla individuazione di aree contaminate e alla loro bonifica".
Nel 2005 la Commissione di inchiesta istituita al Senato dopo che per cinque anni si erano susseguite le notizie su morti e gravi malattie dei soldati italiani rientrati dalle missioni sentì Armando Benedetti, esperto in radioprotezione del Cisam (Centro interforze studi per le applicazioni militari), che dichiarò: "Non ci siamo accorti dell'impiego dell'uranio depleto in Bosnia. Avendo altri problemi relativi a un improvviso cambio di contratto per il personale civile, non ci siamo soffermati su questo argomento e non abbiamo avvertito lo Stato Maggiore della difesa". Proprio in base a questo i giudici hanno riconosciuto la responsabilità del ministero, "non essendo ad altri ascrivibile la responsabilità del fatto che l'organo appositamente adibito ad una funzione fondamentale fosse distratto da vicende contrattuali in concomitanza con una missione militare in zona di guerra"
"Era importante dimostrare che mio marito è morto per il servizio che ha prestato - ha dichiarato la vedova - per colpe non sue ma nel pieno adempimento del suo dovere esattamente come gli altri suoi colleghi uccisi in conflitto e di cui, giustamente, se ne celebrano gli onori. Non era giusto trattare mio marito come un morto di cui vergognarsi."
Secondo Angelo Fiore Tartaglia, legale della famiglia Cinelli, “non c’è tempo per fermarsi altri stanno aspettando, la giurisprudenza sta maturando in modo netto e chiaro e niente potrà fermare la giustizia che arriverà per ogni uno di questi ragazzi che considero orgoglio per tutti gli italiani”. Sono 3700 i militari italiani che hanno contratto malattie riconducibili all'uranio impoverito, 323 quelli deceduti: l'ultimo caso quello di
Luciano Cipriani, maresciallo dell'Aeronautica di 43 anni morto nella notte tra giovedì e venerdì della settimana scorsa. A fornire i dati è l'Osservatorio militare, associazione da tempo in prima linea nel sostenere le battaglie dei soldati che contraggono gravi malattie in servizio e di cui fa parte anche l'avvocato Tartaglia.
(13 gennaio 2016)
Nel 2004 Report si occupò di uranio impoverito con l'inchiesta "Morire di pace" di Sabrina Giannini
