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Puntata del 03/04/2011

La banda del buco: cave e cavatori

di - Ambiente

La banda del buco: cave e cavatori

Autori: Bernardo Iovene
Argomenti: Ambiente
Stagioni: 2011

Una cava una volta sfruttata, se non viene ripristinato l’ambiente, diventa una discarica. Questo in barba a una legge nazionale che regola le attività estrattive già dal 1927. Lo Stato poi, circa 40 anni fa,  ha trasferito alle Regioni le competenze per meglio regolare il fenomeno. Ma ancora oggi c’è chi non ha realizzato  il piano per le estrazioni sul proprio territorio. Non c’è in Piemonte dove le cave sono concentrate tra la provincia di Biella e quella di Vercelli, e dove, nonostante siano una zona dove avviene il ricambio delle acque  della falda,  si permette di scavare fino a 50 metri di profondità per estrarre ghiaia e sabbia. A Caserta i colli Tifatini sono stati interamente erosi, la zona è stata dichiarata altamente critica e la magistratura è dovuta intervenire sui mancati ripristini e i mancati controlli sulle escavazioni abusive. A Brescia molte cave sono state trasformate in discariche, nonostante ci fossero già in piedi progetti per il ripristino ad uso agricolo o a verde. Ha deciso la regione anche contro il parere del comune, come a  Varese dove una cava abusiva, chiusa nel 1985, è stata riaperta e sono stati autorizzati scavi per circa un milione e mezzo di metri cubi.  Si tratta della collina di Cantello che è praticamente destinata a sparire, sotto però c’è la riserva d’acqua dell’intera città di Varese. Poi ci sono le cave di Carrara, dove da centinaia di anni i pregiati marmi sono estratti dalle montagne che sovrastano la città. Ma dal 1992 le ditte a valle portano, oltre i blocchi, anche le scaglie di marmo  che servono a produrre il carbonato di calcio. E così il traffico è balzato da 200 a migliaia di camion che ogni  giorno rendono l’aria irrespirabile ai cittadini per via delle polveri rilasciate durante la movimentazione. Le concessioni per legge dovrebbero essere temporanee, eppure le imprese sono sempre le stesse da decenni. C’è chi opera ormai da 16 anni  senza concessione, pagando un semplice un canone che i comitati dei cittadini definiscono irrisorio rispetto al danno che creano all’ambiente, soprattutto se paragonato ai profitti di chi sfrutta il territorio.

Vai all'aggiornamento del 22/05/11

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