Rai 3
Televideo

Puntata del 29/04/2002

LA SACE: UN ENTE CHE TACE (Aggiornamento)

In onda lunedì 29 aprile 2002

di

LA SACE: UN ENTE CHE TACE (Aggiornamento)

Inchiesta: Com'è andata a finire
Autori: Stefania Rimini
Stagioni: 2002

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Un anno e mezzo fa c'eravamo occupati della Sace, un ente pubblico che assicura le nostre aziende quando vanno a lavorare nei paesi a rischio. Cioè se l'affare va male, la Sace indennizza, usando, com'è giusto denaro pubblico.


5 novembre 2000

AUTRICE
Il rischio è che le centinaia di milioni di euro a disposizione della Sace possano, senza che l'opinione pubblica ne sappia niente, andare a vantaggio solo di alcune imprese e non di altre, oppure possano garantire esportazioni di grandi lavori potenzialmente dannosi per l'ambiente. Ovvero, come in effetti ci confermò il direttore della Sace, i fondi pubblici possono garantire anche esportazioni di armi.

Per questo sostenevamo che i contribuenti hanno il diritto di sapere i nomi delle aziende assicurate coi loro soldi e i dettagli dei singoli progetti assicurati coi loro soldi, ma invece no, era più importante la privacy delle aziende.

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Noi non diamo notizia ad alcuno su nessun particolare progetto, se non attraverso le autorità di riferimento.

AUTRICE
Allora l'avevamo chiesto al Garante della privacy, se si potevano fare i nomi di queste aziende.

D - Senta, ma è vero che la Sace non può dirci i nomi delle aziende che assicura per motivi di privacy?

GIOVANNI BUTTARELLI - Segretario generale Garante della privacy
La legge sulla privacy non vieta di dare informazioni di questo tipo e non vieta di fare trasparenza sull'amministrazione di fondi pubblici.

AUTRICE
Se non ci sono problemi di privacy, allora perché non dire quali aziende ricevono le garanzie?

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Non posso dare informazioni su singole operazioni, grazie.

AUTRICE
Ilisu è una località nel Kurdistan turco, dove il governo di Ankara aveva deciso di far costruire una gigantesca diga. La realizzazione era stata offerta ad un consorzio di grandi imprese europee, tra le quali l'italiana Impregilo. I lavori però non potevano iniziare senza le garanzie delle varie agenzie europee di credito all'esportazione, tra cui la Sace.
Siccome però alla Sace non ci avevano voluto dire se questa operazione la garantivano oppure no, sempre per via della privacy, ci era toccato andare a vedere di persona.
Si era visto che la costruzione della diga di Ilisu avrebbe comportato l'evacuazione di 100 villaggi kurdi, la sottrazione di acqua alla Siria e all'Iraq e anche l'allagamento delle rovine di Hasankeyf, un sito archelogico antico di 7000 anni.
Il tutto sarebbe stato possibile solo grazie ai soldi dell'ignaro contribuente europeo.
Poi il ministero del Tesoro ci ha informati che il progetto in Italia non era stato approvato, ma che comunque se lo fosse stato, noi non l'avremmo potuto sapere.

D - Mettiamo che l'operazione della diga di Ilisu fosse stata approvata dalla Sace. Quando l'avremmo saputo noi cittadini contribuenti, quando?

FABRIZIO COSTA - Ministero del Tesoro
Nessuno l'avrebbe saputo.

D - E questo secondo lei non è importante?

FABRIZIO COSTA - Ministero del Tesoro
No, perchè?

AUTRICE
La maggior parte delle operazioni garantite dalla Sace sono grandi lavori che hanno un impatto ambientale, eppure fino al momento della nostra inchiesta, alla Sace non esisteva nemmeno un'unità ambientale. Inoltre, su una serie di operazioni che sono gestite direttamente dalle banche, la Sace non richiedeva la Via, valutazione d'impatto ambientale.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
La conseguenza della nostra denuncia è stata, per noi, una bella querela. E il punto era proprio la mancanza di trasparenza , cioè noi non sappiamo con i nostri soldi chi si assicura e tantomeno se i progetti creano danno all'ambiente. La Sace dice: non è vero, allora come è nostro costume e dovere: diritto di replica al querelante, cioè il Direttore della Sace e relativa verifica. Stefania Rimini.


AGGIORNAMENTO

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Vede, sono operazioni che non possono avere impatto ambientale perché nel contratto fatto con le banche, sono operazioni di piccolo importo, sono operazioni normalmente di beni di consumo o macchinari semplici, per i quali non é ipotizzabile l'analisi ambientale.

D - E di che cosa era stata accusata la Sace?

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Sace é stata accusata in particolare di stare per assicurare o voler assicurare una diga in Turchia. Per questa diga non é mai stata istruita la relativa operazione. Quando il governo turco ci ha dato l'autorizzazione a rendere pubblici i dati dello studio ambientale, li abbiamo posti nel sito a disposizione dell'opinione pubblica. Prima di poter approfondire l'istruttoria dell'operazione, le imprese italiane hanno rinunciato perché non interessate. Quindi anche nel settore ambientale abbiamo criteri trasparenti.

AUTRICE
La Sace ha pubblicato la Via, cioè la valutazione di impatto ambientale sulla diga di Ilisu. Benissimo. Ma questo è successo dopo che è andata in onda la nostra inchiesta, e dopo che in tutta Europa svariate organizzazioni non governative hanno fatto pressioni per conoscere quel documento. E cosa era saltato fuori?

ANTONIO TRICARICO - Campagna riforma Banca Mondiale
Il documento ha violato ben 84 volte standard internazionali come quelli della Banca Mondiale e dell'OCSE sulla questione del reinsediamento di 78 mila curdi. Abbiamo dimostrato che erano possibili alternative e che il documento non le aveva assolutamente considerate.

AUTRICE
Risultato: un fiume di critiche ha indotto ad una ad una le aziende europee a tirarsi indietro e per il momento la diga di Ilisu non si fa più.
Ma in futuro, come intende regolarsi la Sace per evitare disastri ambientali?

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Sace ha adottato linee ambientali già dall'inizio del 2001, ha costituito un'Unità ambientale, ha adottato e reso applicabili alle operazioni complesse, a tutte le operazioni di importo superiore a 50 milioni di euro, questi criteri, secondo le intese definite tra 24 paesi industrializzati nell'ambito dell'OCSE.

AUTRICE
Sembra una buona notizia. Allora possiamo stare tranquilli che certi progetti potenzialmente devastanti per l'ambiente non saranno garantiti con i nostri soldi?
Andiamo a vedere queste regole cosa dicono. C'è una lista di progetti che bisogna escludere, quella che usa la EBRD, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Ma com'è che poi se andiamo avanti a leggere, scopriamo che la Sace non è obbligata a rispettarli?

ANTONIO TRICARICO - Campagna riforma Banca Mondiale
Si vede che la lista di esclusione della Banca europea non è più vincolante, e chiaramente si dice che non si farà riferimento ad un sistema di standard ambientali preciso.

AUTRICE
Questo significa che la Sace non ha fatto nessuna lista nera di progetti che vanno banditi una volta per tutte, si valuterà caso per caso.

ANTONIO TRICARICO - Campagna riforma Banca Mondiale
Non penso che l'ambiente venga tutelato con queste linee guida, specialmente se guardiamo gli ultimi progetti che la Sace è intenzionata a sostenere: impianti nucleari in Romania, gasdotti con elevati impatti ambientali in Perù, e chissà quanti altri, ma noi non lo sappiamo.

AUTRICE
Non lo sappiamo adesso, ma presto qualcosa si saprà, perché la Sace ha deciso che è ora di far sapere qualcosa sui lavori che assicura all'estero.

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Da dieci mesi, noi abbiamo scritto tre volte al Garante per la privacy, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per superare questo ostacolo e in linea con una prassi che si sta evolvendo anche a livello europeo, noi abbiamo adottato una delibera che consente di rendere pubblici i dati per le operazioni superiori a 20 milioni di euro chiedendo preventivamente il consenso delle imprese assicurate.

D - E perchè a questo punto non rendete pubbliche tutte le operazioni assicurate?

GIORGIO TELLINI - Direttore generale Sace
Perché le operazioni di importo inferiore non hanno una rilevanza economica tale da creare un interesse del pubblico. Se poi fosse opinione diversa quella dell'autorità che può disporlo, noi renderemmo pubbliche nel sito tutte le operazioni. E come stile di gestione credo che l'amministrazione, i suoi organi e il personale abbiano motivo di andare fieri del lavoro che stanno svolgendo".


AUTRICE
E allora l'abbiamo chiesto al personale, se è fiero di come viene gestita la Sace.

FRANCESCO COSTANTINI - dipendente Sace
A dire la verità noi non è che stiamo protestando, noi stiamo cercando di far capire l'importanza di questo ente e la necessità di operare dei cambiamenti reali nella sua gestione. Oggi noi assicuriamo grandi progetti, ma non assicuriamo quasi del tutto le piccole e medie imprese.

AUTRICE
Anche parecchi dipendenti della Sace quindi non sono soddisfatti di come la Sace impiega i soldi del contribuente. Lo scorso anno il progetto di esportazione di un grande gasdotto si è accaparrato da solo un terzo della torta. L'anno scorso, è andata un po' meglio: 99 assicurati erano grandi imprese e 96 erano piccole e medie. Metà e metà insomma, se non fosse che in Italia le piccole e medie imprese non sono la metà, ma il 95% del totale della forza produttiva.
Solo 136 domande di assicurazione nei primi 3 mesi del 2002, laddove in Francia e Germania gli esportatori che traggono vantaggio dall'assicurazione di Stato sono 25 o 27 mila all'anno, in maggior parte proprio piccole e medie imprese.

COSIMO VENTUCCI - Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento
Noi totalmente ne emettiamo 220 o 196 l'anno. Quindi c'è qualcosa che non va. E' un rilievo che è stato già fatto anche in un consiglio d'amministrazione ed è stato risposto che la Sace sono dieci anni che funziona in questo modo e quindi ci vogliono anni per cambiare. Io non credo che ci vogliano anni per cambiare. Si tratta probabilmente di rimodernizzare anche mentalmente.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Per rimodernizzare, anche mentalmente, bisognerebbe per esempio cominciare ad accettare le critiche!

Rai.it

Siti Rai online: 847