Rai 3
Televideo

Puntata del 04/06/2006

L'ULTIMO GIORNO

In onda domenica 4 giugno alle 21.30

di - Società

L'ULTIMO GIORNO

Autori: Giovanna Boursier
Argomenti: Società
Autori: Milena Gabanelli
Stagioni: 2006
Autori: Giorgio Fornoni

English version

MILENA GABANELLI IN STUDIO

La copertina di stasera è dedicata all'omicidio di Nicola Calipari. La procura di Roma sta indagando su quel che è successo la notte del 4 marzo 2005 a Baghdad quando Giuliana Sgrena è stata liberata, ma per arrivare ad un processo occorre interrogare le persone coinvolte. Pochi giorni fa il Governo americano ha risposto alle rogatorie inoltrate dal Ministro della Giustizia: è stato un incidente e per noi il caso è chiuso. La Procura di Roma invece chiederà un rinvio a giudizio. Pensiamo che sia bene parlarne. Con Giovanna Boursier e Giorgio Fornoni proviamo a ricostruire cosa è successo quella notte.

GIULIANA SGRENA - Giornalista "Il Manifesto"
Io sono arrivata a Baghdad il 26 gennaio, sono andata all'Hotel Palesatine come al solito e il quattro febbraio sono andata alla moschea Mustafà per fare delle interviste ai profughi, alle due meno dieci stavo andando via quando due o tre macchine hanno bloccato la nostra uscita e quattro o cinque uomini mi hanno presa o portato su un'altra macchina e mi hanno sequestrata.

MILENA GABANELLI
E dove ti hanno tenuto?

GIULIANA SGRENA - Giornalista "Il Manifesto"
Mi hanno portata non molto lontano, mi hanno tenuto in una casa che suppongo fosse la periferia di Baghdad.

MILENA GABANELLI
Dopo il rapimento il Governo si attiva subito per liberarla. Gabriele Polo e Valentino Parlato, insieme al compagno di Giuliana, Pier Scolari, vengono convocati a Palazzo Chigi.
per un mese ci vanno quasi ogni sera.

MILENA GABANELLI
Siete stati convocati da chi?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Da Gianni Letta, Niccolò Pollari, capo del Sismi, e lì abbiamo conosciuto Calipari a cui è stata affidata la gestione operativa. Ci hanno detto che avrebbero fatto di tutto, noi abbiamo risposto che andava fatto di tutto e chiedevamo al governo solo di evitare un'azione militare perché si parlava già nelle prime ore di possibili blitz.

MILENA GABANELLI
Tu hai avuto rapporti stretti con Palazzo Chigi e Sismi, cioè eri in pratica il loro interlocutore?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Diciamo che a nome del giornale io e Valentino Parlato eravamo interlocutori di Gianni letta e del Sismi.

MILENA GABANELLI
E cosa significa essere interlocutori in questo caso?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
In questo caso significa raccogliere informazioni da parte loro, nel senso eguire lo sviluppo del sequestro e trattative che si sono aperte.

MILENA GABANELLI
Inizia la trattativa. Con chi? chi ha rapito la giornalista del manifesto e cosa vogliono per liberarla?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Nicola Calipari ci teneva informati sul fatto che c'erano continui contati e lui stesso andava tra Roma e paesi arabi vicini all'Iraq per fare questi incontri. Noi davamo per scontato che c'era una trattativa economica come in tutti i sequestri però abbiamo anche capito, in qualche modo, che c'era anche una trattativa politica.

MILENA GABANELLI
Chi erano i rapitori?

GIULIANA SGRENA - Giornalista "Il Manifesto"
I rapitori erano sicuramente i sunniti.

MILENA GABANELLI
Sai nulla sulla trattativa?

GIULIANA SGRENA- Giornalista "Il Manifesto"
So che c'è stata una trattativa ma non so gli esiti della trattativa.

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Trattativa politica, riferisco quello che Nicola mi disse in quelle settimane, che il gruppo dei sequestratori voleva un riconoscimento pubblico del loro ruolo politico, che non erano banditi comuni, erano ex esponenti del baath, rappresentati del mondo sunnita tagliato fuori che volevano rientrare in gioco. Era uno dei tanti gruppi sunniti che voleva anche attraverso questo sequestro avere un riconoscimento internazionale per poter giocare un ruolo politico nel paese.

MILENA GABANELLI
Con la caduta di Saddam Hussein il partito unico, il baath, composto soprattutto da sunniti, etnia d'origine dell'ex dittatore iracheno, viene sciolto. I sunniti, un terzo della popolazione del paese, sono isolati e cercano di riorganizzarsi in gruppi di resistenza armata.
La maggior parte dei sequestri li fanno loro.

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Direi sì, almeno per quello che noi conosciamo l'ambiente che ha prodotto i sequestri di occidentali, di italiani in particolare è sicuramente di provenienza sunnita.

MILENA GABANELLI
Ma in pratica cosa chiedono in cambio del rilascio?
Si è parlato molto del pagamento di un riscatto, circa 6 milioni di dollari.
Lo ha scritto il Times in questi giorni.

GIOVANNA BOURSIER
Ma c'è stato il pagamento di un riscatto?

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Questo io non glielo so dire e le posso dire che oggetto delle investigazioni non è il pagamento del riscatto.

MILENA GABANELLI
E quindi come si è tradotta la cosa?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Quello che posso dire è che tra le varie ipotesi in campo c'era quella di una visita in Italia di un esponente di questo gruppo.

MILENA GABANELLI
Ma una visita protetta da chi?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Una visita in qualche modo permessa dal Governo italiano.

MILENA GABANELLI
E cioè?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
E cioè la possibilità di avere un passaporto per venire in Italia.

MILENA GABANELLI
Per venire a fare cosa?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Conferenze, dibattiti, atti politici che in qualche modo dessero la...

MILENA GABANELLI
Cioè per riorganizzarsi in qualche modo?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Per rientrare nel gioco politico del paese insomma.

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Io penso che l'oggetto del sequestro sia sempre quello di un riconoscimento politico,
cui si accompagna la possibilità di dimostrare un controllo del territorio che ha la sua importanza.

MILENA GABANELLI
Quando tu dici ho sentito parlare della necessità di portare in Italia una persona chi ha detto questo e dove?

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Sempre dove ci incontravamo a Palazzo Chigi.

MILENA GABANELLI
Ma chi diceva questo?

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Non mi ricordo. O Letta o Pollari uno dei due.

MILENA GABANELLI
Ma lo dicevano tra loro o eravate messi al corrente?...

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Lo dicevano come ipotesi tra di loro e con noi: poi ci sarebbe questa richiesta, come richiesta non che fosse stato concluso un accordo per questo quarto uomo

MILENA GABANELLI
Ho capito. Poi non se n'è più riparlato?

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
No. Ne io ho chiesto come è andata la cosa del quarto uomo ne se n'è più riparlato. Anche perché sai lì non è che puoi andare a dire. Loro ti dicono quello che vogliono insomma.

GIOVANNA BOURSIER
La trattativa non è stata solo sui soldi?

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Glielo dicevo prima, la trattativa è stata impostata per quello che noi sappiamo su altri binari, su altri parametri di riferimento, non su quello di un pagamento di un riscatto per la liberazione.

MILENA GABANELLI
Ma a tuo parere questo passaporto gli è stato dato?

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Non so, non ne ho la minima idea.

GIOVANNA BOURSIER
Come dire, questa trattativa, se può rispondere, va a buon fine oppure no, visto che è stata liberata?

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Lei mi induce a parlare della cosa più immediata di attualità sulla quale lei deve capire che devo mantenermi necessariamente riservato.

MILENA GABANELLI
La notte del 28 febbraio Calipari parte da Roma per Abu Dabi, negli Emirati Arabi. Lì si conclude la trattativa. Il 4 marzo Calipari parte per Baghdad. Insieme a lui l'agente del Sismi Andrea Carpani, esperto della città e del mondo arabo. Qualche settimana fa Giorgio Fornoni è ritornato a Baghdad, dove non c'è più nessun giornalista italiano, e ha ripercorso quelle stesse strade che un anno prima avevano fatto i due agenti del Sismi. Il racconto che segue è esattamente quello che Carpani, l' autista di Calipari, ci ha riferito quando insieme a noi ha visto queste immagini.

RACCONTO CARPANI
Quando arriviamo sopra la verticale dell'aeroporto di Baghdad sono le 15. Il comandante ci avvisa che stanno tirando colpi di mortaio e che per il momento l'atterraggio e il decollo di tutti i velivoli civili e militari è chiuso. L'aereo gravita in maniera circolare sopra l'aeroporto perché è considerato zona sicura per circa una mezzora. Una volta atterrati ci attende il generale Marioli, vice comandante delle Forze multinazionale ed il suo aiutante capitano Green, statunitense. Siamo saliti su una macchina e andiamo al comando militare a prendere i permessi dotati di foto, dati anagrafici, grado militare e le armi per la difesa personale. L'ufficio che a quell'ora è chiuso era stato tenuto aperto per attendere noi ed erano tutti presenti. I badge vengono firmati dall'ufficiale americano responsabile. Ci attendeva una Toyota Corolla, una vettura scelta apposta per il basso profilo. Sono le 17 ed io e il dottor Calipari usciamo da soli in direzione Baghdad. Percorriamo questa strada con andamento tranquillo perché il dottor Calipari attende una telefonata che darà indicazioni sul luogo dove dovremo incontrare l'ostaggio, la telefonata arriva dopo mezzora mentre percorriamo quest'ultimo tratto di strada. Calipari mi dice che il luogo del contatto è il quartiere di Mansur, zona periferica. Ci portiamo sulla Ramadam street, ci fermiamo sul lato destro e accendiamo le quattro frecce, questo è il segnale per farci individuare e a quel punto inizia l'attesa. Noi non potevamo individuare nessuno ma dovevamo fare di tutto per farci riconoscere. Sono le 18 ed inizia a piovere per una buona mezzora. Dopo un ora di permanenza si avvicina un Pickup con due persone a bordo, uno tira giù il finestrino e con una mano davanti alla faccia mi di "follow me". Da quel momento inizia un percorso dentro le stradine del quartiere finalizzato ad assicurarsi che con noi non ci fossero militari o una scorta ma anche a disorientarci.
Queste immagini le vediamo di giorno, calzano perfettamente con la realtà, l'unica differenza è la luce era completamente buio ed è tutt'altro discorso. Io mi rendevo conto di dove mi trovavo ma non sarei dire esattamente quali strade fossero. Abbiamo girato per circa una mezzora. Ecco mi viene la pelle d'oca a vederlo il gesto è stato esattamente quello. Il Pickup si ferma ed indica il vicolo a sinistra e poi riparte. Il vicolo era buio e noi ci chiediamo "ma dove siamo?". Mi fermo e non entriamo lì, abbiamo paura che possa essere una trappola. Loro tornano indietro e ci indicano una seconda volta la strada, a quel punto entriamo. La strada è buia e vediamo in fondo sulla destra una macchina parcheggiata. Non c'è nessuno. Scendiamo e armiamo le due pistole, la prima cosa che dico a Calipari è "non apra le porte e non apra il baule". Lui guarda dentro e dice "qui non c'è niente". Io rimango a posizione di copertura del mio direttore, lui piano piano e lentamente apre la portiera e poi dice "è qui". Era coperta da un mantello ma completamente ferma.

GIULIANA SGRENA- Giornalista "Il Manifesto"
Io stavo aspettando su una macchina che mi avevano detto imbottita di tritolo quindi avevo molta paura, poi sopra di me c'era un elicottero americano che volava e siccome i rapitori mi avevano detto che loro avevano assicurato di farmi arrivare viva in Italia ma gli americani no, quindi ero veramente terrorizzata anche perché non sapevo se veramente sarebbero venuti a prendermi se italiani oppure no.

RACCONTO CARPANI
Calipari fa salire la Sgrena in macchina e lui si siede dietro insieme a lei e io dico "attenzione c'è un uomo in fondo alla strada!". Stava telefonando, con ogni probabilità stava comunicando a qualcuno che l'operazione era conclusa. Ripartiamo, percorro la strada a caso e cerco di orientarmi, il dottor calipari fa la prima telefonata. Quando individuo la Saddam Tower mi oriento, questo è il bivio. La cosa più sicura da fare è andare verso l'aeroporto, se fossimo andati all'ambasciata italiana avremmo dovuto attraversare i quartieri pericolosi della città, inoltre l'ambasciata era continuamente sottoposta ad attacchi. Telefono al collega che ci stava aspettando insieme ad un gruppo di persone all'aeroporto. Al tramonto l'ingresso dell'aeroporto chiude e viene ostruito con carri armati e cavalli di Frisia e ci vuole tempo per aprire i varchi, non volevo rischiare di rimanere fermo lì davanti completamente esposti ad atti di terrorismo. Erano le 8 e 30 e ci sarebbero voluti venti minuti per arrivare. In quel momento il generale Marioli, il capitano Green e altre persone ci stavano aspettando. La macchina ha il cambio automatico e procede senza fretta.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Calipari ha informato il suo capo a Roma e Palazzo Chigi: Giuliana è stata liberata. L'autista Andrea Carpani sta parlando al telefono con le stesse persone che avevano incontrato poche ore prima all'aeroporto: l'operazione è conclusa stiamo arrivando.

MILENA GABANELLI IN STUDIO PARLA ACCANTO A SCHERMO CON CARTINA DI BAGHDAD
E' la sera del 4 marzo 2005. Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e Andrea Carpani a bordo di una Toyota Corolla viaggiano in direzione dell''aeroporto. Molte persone che non conoscono Baghdad si sono chieste "ma perché non vanno all'ambasciata italiana?" L'agente del Sismi alla guida ci spiega che loro si trovavano qui, per andare all'ambasciata, che sta qui, avrebbero dovuto passare il Tigri, attraversare tre quartieri al buio molto pericolosi esponendosi quindi ad un sequestro assicurato. Inoltre l'ambasciata era continuamente sottoposta ad attacchi e l'ambasciatore non era nemmeno presente. Dal punto dove si trovavano loro la via più sicura era proprio quella che va in direzione dell'aeroporto perché protetta dalle forze multinazionali. A Bagdad sono le 8 e 45 e in Italia si festeggia.

TG3
Buona sera a tutti dal tg3 edizione straordinaria per darvi una notizia, davvero una bella notizia Giuliana Sgrena sarebbe stata liberata proprio adesso.

FESTEGGIAMENTI AL MANIFESTO

GABRIELE POLO- direttore "Il Manifesto"
Appena arrivati a Palazzo Chigi, ci eravamo appena seduti, era appena entrato il Presidente del Consiglio e stavamo parlando che finalmente era finita questa vicenda, è entrato nella stanza Nicolò Pollari che prima non avevo visto che stava al telefono che stava parlando con qualcuno a Baghdad che gli stava comunicando che c'era stata una sparatoria, che Calipari era probabilmente morto, non c'era ancora la certezza, che Giuliana era ferita, che un altro agente del Sismi era ferito e che a sparare era stato un posto di blocco americano.

MILENA GABANELLI
E quel punto lì tu cosa hai fatto?

GABRIELE POLO COMUNICA LA NOTIZIA AI REDATTORI DEL MANIFESTO DOPO AVER ALLONTANATO I GIORNALISTI ESTERNI.

MILENA GABANELLI
Ma tu che idea ti sei fatto?

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Io mi sento, voglio dire posso sbagliare, di buon senso. Se io fossi americano, se io fossi stato il capo americano, questi italiani che salvano i loro ostaggi, danno dei soldi o fanno dei piaceri agli iracheni non mi stanno bene e quindi non li aiuto, non li ostacolo ma sono negligente.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Nell'immediatezza dei fatti si diffonde un sospetto. Per la liberazione il governo italiano ha trattato pagando un riscatto di 6 milioni di euro, ma le fonti istituzionali hanno sempre smentito, però c'è stata anche una trattativa politica, si era parlato di un passaporto per un esponente sunnita. Una trattativa solitaria e disapprovata dai comandi americani: con i terroristi non si tratta. E quindi? Cosa è successo mentre stavano andando all'aeroporto lo ascoltiamo per la prima volta dalla testimonianza di chi stava alla guida.

RACCONTO CARPANI
La strada ovviamente era bagnata perché aveva finito di piovere poco prima, diciamo un' oretta prima e stavo percorrendo la corsia di sinistra dell'imbocco che dalla strada principale porta verso l'aeroporto. Tutto il lato destro di questa strada, perché è leggermente inclinato il piano stradale, presentava una presenza d'acqua di 15-20 centimetri. Quindi comunque sia non si poteva mantenere l'andatura...Allora questo tratto di strada, nonostante si vede la presenza dei lampioni in realtà questi non funzionano e la strada era al buio.

POLIZIA SCIENTIFICA
Quindi poteva stare ad una velocità presumibilmente intorno ai 50?

CARPANI
La mia stima è che andavo tra i 40 e i 50 chilometri all'ora.

POLIZIA SCIENTIFICA
Quindi da lì a poco vediamo la vicinanza del primo Newjersey...

CARPANI
Mentre stavo guidando io ho visto improvvisamente una luce che mi è stata accesa ad una distanza che io ho stimato ma posso sbagliare di circa 30-40 metri non di più. Stavo guidando in questa posizione e nel momento in cui ho visto il faro che si è acceso ho istintivamente sicuramente portato il piede al freno, perché nel momento in cui, e sono sicuro di questo, ho fermato la macchina è iniziata l'azione di fuoco perché è stata contestuale e istintivamente mi sono piegato così e mi è caduto il telefonino.
Il gesto è stato questo, ho appoggiato le mani al vetro perché volevo farle vedere libere e ho urlato: "siamo dell'ambasciata italiana" in italiano, "we are italian ambacy" in inglese.
Loro, ovviamente come sempre, hanno dato quale ordine? Innanzitutto di non parlare, di stare fermo finché si sono avvicinati diciamo ormai al cofano della macchina.
Quando loro mi hanno detto di scendere dalla macchina io ho tenuto la mano destra fuori, ho aperto la macchina, il telefonino era qua, e io mentre sono sceso ho preso il telefonino e l'ho tenuto in questo modo.
C'è un motivo perché l'ho tenuto in questo modo. Perché poi io faccio sette telefonate... con il telefonino acceso.
Perché io la prima cosa che ho fatto dopo che mi è caduto il telefonino, ho perso la comunicazione con il collega che avevo chiamato che era in aeroporto e avendolo in mano ma non lo avevo fatto vedere, non ho fatto altro che schiacciare l'ultimo numero chiamato per ricollegarmi con lui perché volevo chiedergli... volevo dargli la mia posizione esatta per farli venire in nostro aiuto, loro che stavano in aeroporto.
Io quindi scendo, mi prendono dalle spalle e mi portano via.

POLIZIA SCIENTIFICA
Di fronte alla macchina?

CARPANI
Tenendomi dalla testa per non farmi vedere, diciamo, la scena.
Mi portano via, vado ad una distanza che è questa qua.
E io l'unica persona che vedo concretamente scendere è la Sgrena perché due militari, come possiamo dire, dalla porta posteriore sinistra, la fanno scendere, la estraggono, io ho avuto l'impressione, come ho detto, che potesse essere morta perché l'hanno estratta di peso facendola scendere sul manto stradale e sdraiandola, soltanto un buon quarto d'ora dopo, ho potuto capire che era viva perché l'hanno messa in ginocchio e le stavano parlando, mentre ho potuto vedere soltanto il corpo del Dott. Calipari mentre lo facevano scendere dalla sua portiera ma la sotto, siccome io stavo in questa posizione e stavo a quella distanza io ho visto che lo appoggiavano per terra sotto e c'erano tre militari intorno.
Questo è quello che ho visto io, per altro, mentre stavo ancora per terra, cosa è successo, nessuno voleva parlare con me, ovviamente, perché in quei momenti devono fare la verifica di tutto quanto, quando mi è stato chiesto chi ero, gli ho spiegato subito, per farci identificare, guardate che nel cassetto della macchina ci sono i nostri badge, controllatelo.
Io ho avuto l'impressione che a sparare in quel momento fossero più armi, non saprei dire un numero, però sicuramente hanno parlato tra di loro, posso anche dire e questa è stata la mia impressione netta, che sotto il profilo biosofico, io ho sentito dei toni più alti e dei toni più bassi, ho avuto l'impressione che a sparare fossero state due armi distinte, delle armi distinte di calibro proprio differenti.
Secondo me hanno sparato da una distanza che non era ravvicinata, perché io ho avuto la percezione e lo ricordo proprio in maniera viva, l'arrivo dei colpi cioè io i colpi li ho visti arrivare.

POLIZIA SCIENTIFICA
E la colorazione erasul rosso?

CARPANI
Rossi, tutti rossi.

GIOVANNA BOURSIER
Avviene alle 20.50, su questo tragitto di strada una pattuglia americana spara sull'auto dei nostri agenti con a bordo Giuliana Sgrena e uccide Nicola Calipari.
l'Italia chiede una commissione di indagine congiunta e il 13 marzo due rappresentanti del nostro governo arrivano a Baghdad. Leggono la prima inchiesta americana, la giudicano "sommaria" e si ricomincia da capo.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Le domande vengono comunque poste dal Generale americano, ovviamente noi le formuliamo per iscritto e la stessa domanda non può essere posta due volte e poi non è consentito un confronto fra le persone che sono audite. Poi ci sono state anche delle limitazioni, dei vincoli oggettivi nella ricerca delle prove, delle evidenze. La prima è che la scena dell'incidente non è stata preservata come si presentava al momento della sparatoria: infatti i due veicoli militari erano stati spostati, non sono stati contati i bossoli, non sono stati contati i proiettili, non è stata sigillata l'arma che ha sparato né il caricatore dal quale sono partiti i proiettili.

GIOVANNA BOURSIER
Dopo un mese e mezzo di lavoro l'indagine congiunta è conclusa ma gli italiani si rifiutano di firmare il rapporto americano.
Le testimonianze degli italiani e quelle degli americani divergono profondamente e quelle degli americani divergono anche tra loro.

MILENA GABANELLI
Lei può fare un elenco dei punti che divergono?

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Sostanzialmente sulla questione, sul rispetto o meno delle regole di ingaggio.

GIOVANNA BOURSIER
Secondo il rapporto americano gli italiani andavano troppo forte, piu' veloci di tutti gli altri veicoli passati quella sera.

CARPANI
La mia stima è che andavo tra i 40 e i 50 chilometri all'ora.

POLIZIA SCIENTIFICA
Tra i 40 e i 50.

GIULIANA SGRENA- Giornalista "Il Manifesto"
Io no ho guardato il conta chilometri ma secondo la mia percezione al macchina andava sui 50 all'ora.

CARPANI
Io avevo la pistola sul sedile destro appoggiata, la pistola è rimasta lì e l'hanno trovata perché l'ho indicata io agli americani.

POLIZIA SCIENTIFICA
Quindi è incompatibile con una brusca frenata altrimenti sarebbe caduta sicuramente...

CARPANI
Cioè no la pistola era sul sedile...

GIOVANNA BOURSIER
Gli americani scrivono che Carpani era distratto, parlava al telefono in un clima di euforia per la liberazione e non si è fermato alle linee di allerta.

CARPANI
Io voglio puntualizzare, per motivi personali, l'ho fatto anche nelle altre sedi in cui mi hanno interrogato, che sulla strada al momento in cui noi siamo arrivati qui, io non ho visto ne militari a piedi ne mezzi militari parcheggiati sulla strada.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Non è che fossero così euforici, sapevano benissimo che la missione non era terminata, anche se era compiuta ma certamente non terminata e quindi erano tutti molto all'erta su questo.
Fra l'altro il conducente conosceva molto bene quella strada.

CARPANI
Normalmente i posti di blocco statunitensi, che vengono fatti normalmente, anche in questa aerea che nella città di Bagdad sono fortemente segnalati, normalmente ci sono dei cartelli bianchi in inglese, in arabo per altro proprio per i cittadini iracheni, avvertono che a una certa distanza c'è la presenza successiva di un posto di blocco. Normalmente ci sono maglie di filo di ferro, di filo spinato che viene utilizzato molto spesso perché i tagli sui pneumatici in caso di forzamento del blocco, e normalmente almeno un automezzo viene sempre tenuto illuminato, che si vede palese, mentre magari un secondo viene tenuto al buio per garantirgli copertura e protezione.

GIOVANNA BOURSIER
Gli americani dicono che il posto di blocco era sulla strada ma chi guidava la macchina lo mettono fuori, di lato, sulla destra.

CARPANI
Non si trattava di un posto di un posto di blocco perché di posti di blocco sulla strada non c'erano. E' stato dato l'ordine di portare la signora Sgrena in ospedale, a quell'ordine c'è stata la messa in moto di veicoli, che si chiamano Hammer, dal buio non dalla strada. Mi sono arrivati da questa direzione non dalla strada.

POLIZIA SCIENTIFICA
Però dal lato destro?

CARPANI
Quindi io ho supposto...

POLIZIA SCIENTIFICA
Potendolo orientare quindi siamo su questa zona qui, giusto?

CARPANI
Io ho supposto che i mezzi fossero parcheggiati qua, nell'erba, nel campo non sulla strada.

GIOVANNA BOURSIER
Il posto di blocco viene allestito all'improvviso per proteggere il passaggio dell'ambasciatore, nonché capo di tutti i servizi segreti americani, John Negroponte. quella sera doveva andare a Camp Victory, nell'area dell'aeroporto in elicottero, ma siccome pioveva decide di spostarsi via terra.
Alle 19 e 40 tutti sono ai loro posti, la pattuglia è in allerta secondo modalità che normalmente non durano piu' di un quarto d'ora. questa zona è una delle più pericolose di Baghdad e i soldati erano ancora in addestramento, la pattuglia chiede varie volte di smobilitare, ma l'ordine non arriva mai.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Il fatto è che una volta che il convoglio è passato i soldati non se ne rendono conto perché in un primo momento il convoglio doveva avere una certa composizione e poi in realtà ne ha un'altra e quindi non riescono a individuarlo.

GIOVANNA BOURSIER
Sembra incredibile, la strada è chiusa al traffico, la pattuglia deve permettere il passaggio dell'ambasciatore in sicurezza, il convoglio passa e loro non se ne accorgono ma nemmeno la scorta visto che nessuno avvisa che la pattuglia può smobilitare.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
L'ufficiale di servizio ci ha detto che non lo ha fatto perché si era guastato l'apparecchio computerizzato con il quale avvenivano queste comunicazioni dirette. Vero è che era in possesso di una radio a frequenza modulata con quale poteva comunicare con la brigata che a sua volta avrebbe potuto avvisare le unità sul terreno.

GIOVANNA BOURSIER
E passa mezzora.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Si, anche di più. Purtroppo quell'ufficiale era la prima notte che faceva servizio da solo al centro operativo.

GIOVANNA BOURSIER
Intanto Carpani chiama l'aeroporto per dire che stanno arrivando.
Ma nemmeno dall'aeroporto avvisano i soldati sulla strada di lasciar passare la Toyota.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Il punto è che all'aeroporto gli ufficiali che erano lì non sapevano che esistesse un posto di blocco, quella sera. Se c'era qualcosa che doveva andare storto, c'è andato.

GIOVANNA BOURSIER
Cioè tutto succede in questo tratto di strada che gli americani controllano a tappeto ma non si parlano tra loro e nessuno sa cosa sta facendo l'altro.

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Non l'hanno ammazzato per errore, secondo me.
Io penso che anche nell'errore c'è, come dire, l'errore di negligenza.
Cioè: "lascia perdere tempo non avvertiamo, tanto quello è un tipo che noi non amiamo, se gli va male ciccia."

MILENA GABANELLI
Quindi tu dici, c'è stata la volontà di non avvisare?

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Si, c'è una negligenza colpevole e voluta, a mio parere, se avessero voluto lasciar passare Calipari e la macchina avevano tutti i mezzi per avvertire e dire: "mi raccomando passa questa macchina non sparate."

GIOVANNA BOURSIER
Ma i comandi americani non sapevano cosa stava facendo Calipari a Baghdad e dove si trovava in quelle ore?
Secondo Madsen ex agente dell'agenzia di sicurezza americana, che durante l'amministrazione Reagan lavorava al "centro di valutazione delle comunicazioni", l'NSA controlla tutti i telefoni nelle zone considerate a rischio.

WAYNE MADSEN- ex agente USA
Essendo Calipari un alto funzionario dei servizi segreti italiani e anche il responsabile delle trattative per la liberazione di un ostaggio, le sue conversazioni erano di grande interesse non solo per la NSA ma anche per le alte cariche dell'amministrazione Bush.

GIOVANNA BOURSIER
Quindi l'Nsa conosceva gli spostamenti di Calipari e probabilmente ascoltava le sue conversazioni? Giusto?

WAYNE MADSEN- ex agente USA
Credo che la NSA stesse ascoltando le comunicazioni di Calipari e che l'esercito fosse a conoscenza di queste comunicazioni sia all'aeroporto che a Baghdad e nella cosiddetta Green Zone, perché Calipari stava negoziando per liberare la giornalista Giuliana Sgrena.
In più se consideriamo il fatto che Negroponte doveva passare per quella strada, questo significa che il monitoraggio dell'area da parte dell'intelligence era ancora maggiore del solito.

GIOVANNA BOURSIER
Quindi lei dice che qualcuno stava ascoltando le conversazioni di Calipari in tempo reale?

WAYNE MADSEN- ex agente USA
Sarei molto sorpreso se non ci fossero state delle trascrizioni delle conversazioni di Calipari con Roma.

GIOVANNA BOURSIER
Quando i membri della commissione italiana hanno chiesto se c'erano immagini satellitari e registrazioni telefoniche la risposta americana è stata no.

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Beh il problema prima ancora che nostro è un problema americano. Perché se vi sono delle registrazioni non sono state fornite all'autorità americana e cioè all'ufficiale investigatore, quindi questa è una questione che riguarda prima ancora che noi gli americani, cioè all'ufficiale investigatore americano sarebbero state sottratte delle prove.

GIOVANNA BOURSIER
E sarebbe abbastanza grave..

CESARE RAGAGLINI- capo delegazione italiana comm. congiunta
Penso che nel codice penale americano credo che sia sufficientemente grave.

MILENA GABANELLI
Alla fine l'inchiesta americana e quella italiana sono diverse. Appena diventano pubbliche finiscono su internet.
La notte del 30 aprile 2005 a Bologna Yoannis, uno studente greco di medicina, si collega a Repubblica e vede pubblicato il rapporto americano con le conclusioni sui fatti del 4 marzo.
Il rapporto è pieno di omissis ma lui pensa: "secondo me si possono levare."

YANNIS Parasyris
Per curiosità seleziono la parola, destro del mouse, copy, vado sopra qua nel browser, destro, incolla, paste e c'è la parola. Allora vuol dire che la parte oscurata dietro mantiene i caratteri e aprendo un file, un documento di testo semplice e premendo Ctrl V, che sarebbe incolla, appare tutto il documento senza nessuna parte oscurata, senza i famosi omissis.

MILENA GABANELLI
E qui saltano fuori i nomi dei militari?

YANNIS Parasyris
I nomi, saltano fuori tutte le informazioni che erano state oscurate.
Guardando che i nomi alla fine non erano così nascosti ho scritto un email alla Repubblica e all'Ansa.

Gabanelli
Questo a che ora?

YANNIS Parasyris
All'una e venticinque, ho qui l'email.
Dopo di che ho passato la notte a contattare testate giornalistiche, agenzie, solo che era il 1 Maggio erano tutti chiusi non c'era nessuno in redazione.

MILENA GABANELLI
L'Ansa batterà una agenzia solo il giorno dopo alle dieci.
Quando i nomi diventano pubblici chi sparisce è Mario Lozano, il mitragliere che ha sparato.
Si ipotizza che sia stato nascosto in una base americana del pacifico.
Abitava qui nel Bronx, in questa condominio, nessuno ne sa nulla.
Conosce un ragazzo che si chiama Mario Lozano?

INQUILINA CONDOMINIO BRONX
No, Mario?
- Lozano, lavorava in Iraq.

INQUILINA CONDOMINIO BRONX
No, non so chi è.

RAGAZZO PER LA STRADA
Mario?
- Mario Lozano, era spagnolo, portoricano.

RAGAZZO PER LA STRADA
Non conosco Mario Lozano.

BARRISTA
Che lavoro fa?
- E' Un soldato.

BARRISTA
Americano?
- Si americano.

BARRISTA
E chi lo conosce.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
La procura di Roma indaga dal giorno stesso dell'uccisione di Calipari e ha inoltrato piu' di una rogatoria agli Stati Uniti chiedendo prima i nomi dei militari americani coinvolti, poi di poterli interrogare e infine di avvisare il mitragliere Lozano indagato per omicidio volontario e duplice tentato omicidio nei confronti di Sgrena e Carpani.
Sugli atti si legge gli atti trova scritto che quando viene chiesto di inviare i periti della procura a Baghdad l'ambasciata americana risponde che è meglio soprassedere.

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
E' stata fatta una ricostruzione anche virtuale dell'episodio, partendo dalle misurazioni molto accurate della zona della strada coinvolta.

GIOVANNA BOURSIER
Ma questa secondo lei è una perizia attendibile o una perizia, come dire un po' approssimativa, da un certo punto di vista?

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
No è una perizia secondo me altamente attendibile anche per il grado di scientificità sottostante e per il livello delle persone che l'hanno compiuta.

GIOVANNA BOURSIER
La perizia della procura è quella che leggono anche i consulenti di parte.
Il professor Russo è uno dei 2 periti di Giuliana Sgrena.

PAOLO RUSSO- consulente tecnico difesa Giuliana Sgrena
Non abbiamo nessun dato.
Il primo dato su cui abbiamo lavorato è un'autovettura che abbiamo trovato nel laboratorio della polizia scientifica di Roma.
Noi non abbiamo una carta topografica della zona, l'abbiamo chiesta non è stata fornita.
La carta topografica contiene anche le informazioni altimetriche che sono importantissime. Bene noi questa descrizione metrica del territorio non l'abbiamo, non l'abbiamo vista.
L'autovettura quando è stata colpita era girata, non sappiamo di quanto.
Questo è un dato che ci manca chiesto anche questo molte volte.
Tutto è avvenuto in questo tratto, la macchina si è fermata più o meno qua, sono 75 metri. Quando è stata colpita la macchina? Non lo sappiamo.
Non esiste alcun dato che dice se la vettura era qui o era qui.
I consulenti d'ufficio non hanno elementi oggettivi per dire dove questo è successo allora hanno fatto delle ipotesi. Ma anche loro sono molto possibilisti, cioè la soluzione fornita dalla consulenza d'ufficio è una delle possibili.

GIOVANNA BOURSIER
Cioè con i dati che ci sono noi avremo ipotesi...

PAOLO RUSSO- consulente tecnico difesa Giuliana Sgrena
Ipotesi. Più o meno plausibili.

GIOVANNA BOURSIER
Il 24 aprile scorso è arrivata una risposta del dipartimento della giustizia di Washington.
Per gli Stati Uniti ci sono solo le conclusioni della commissione americana, non daranno altre informazioni, per loro il caso è chiuso.
Lei in particolare ha parlato con le autorità americane. Se può: vi siete detti qualcosa su questa vicenda?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
Guardi, io posso dire che ho parlato a tanti livelli. A tanti livelli

GIOVANNA BOURSIER
Niente di più mi dice?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
No

GIOVANNA BOURSIER
E tutti le hanno detto no?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
No, no, no. Vedete anche la lettera comunque è un risultato. Perché avrebbero potuto anche non rispondere. La lettera anche se è un risultato che noi ovviamente non condividiamo e va in senso contrario a quello che noi auspicavamo, è comunque un risultato ed è frutto proprio delle pressioni che il governo italiano ad ogni livelli ha fatto presso le autorità americane per arrivare a una risposta.

GIOVANNA BOURSIER
È un po' una magra consolazione però quella lettera lì?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
Al momento direi che non ci soddisfa, questo è ovvio.

GIOVANNA BOURSIER
Questo documento americano lo possiamo vedere?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
No, noi l'abbiamo trasmesso alla procura quindi in questo momento è nelle mani della procura e io non so se la procura lo, in che modo lo vuole trattare, comunque è un documento che adesso ha la procura.

GIOVANNA BOURSIER
Lei avrà una fotocopia?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
Guardi io come può vedere anche plasticamente.

GIOVANNA BOURSIER
Sta smobilitando?

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
Ho smobilitando tutto, non ho più niente.

GIOVANNA BOURSIER
Vuol dire che non si può processare un soldato o un militare americano in Italia.

ROBERTO CASTELLI- ex Ministro della Giustizia
Soltanto il procuratore può arrivare a questo. E' ovvio che se non riesce nemmeno a interrogare i protagonisti della vicenda non avrà nessuna possibilità di arrivare a un risultato che sia oggettivamente valido.

VALENTINO PARLATO- giornalista "Il Manifesto"
Io vorrei sapere chi non ha informato il soldato, perché il soldato non è stato informato, perché la pattuglia non è stata informata, quindi dal processo io vorrei che si sapesse qualcosa sui comandi.

NICOLO' POLLARI- direttore SISMI
Io non sono affatto personalmente rassegnato, spero che anzi sono certo che la procura giudiziaria farà quello che deve essere fatto.

GIOVANNA BOURSIER
La procura va avanti a depositato gli atti e da qualche giorno Lozano ha un avvocato d'ufficio, il problema è che l'imputato risulta irreperibile e senza la sua presenza sul territorio italiano il processo è difficile farlo a meno che...

FRANCO IONTA- Sostituto Procuratore Roma
Se si ritenesse che questo non è un reato di omicidio volontario con dolo indiretto, con dolo eventuale come diciamo noi, mi rendo conto che è un po' difficile spiegare questo.
Ma che si trattasse di un reato contro la personalità dello stato ci sono condizioni di procedibilità più agevoli rispetto a quelle che un delitto comune commesso da uno straniero all'estero richiede per essere processabile in Italia.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il procuratore Ionta ci ha detto che sta per chiedere il rinvio a giudizio, a questo punto il giudice deciderà se procedere o archiviare. Secondo le nostre leggi senza l'imputato presente il processo non si può fare. L'unica possibilità sarebbe quella di configurare il reato politico, in questo caso occorre dimostrare che si tratta di un omicidio che ha messo in pericolo la sicurezza dello Stato Italiano. Sarà un po' complicato.

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