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Puntata del 20/12/2015

Anas per l'Italia

di - Economia

Anas per l'Italia

Argomenti: Economia
Inchiesta: Com'è andata a finire
Autori: Giovanna Boursier
Stagioni: 2016

Report torna su Anas, la società pubblica che gestisce 25.000 chilometri di strade e autostrade. Ad aprile ci eravamo occupati di vari argomenti: del viadotto siciliano Scorciavacche, inaugurato senza collaudo con tre mesi di anticipo e con la rampa d’accesso crollata dopo una settimana; delle gallerie tra le Marche e l’Umbria, dove le ditte d’appalto non avrebbero messo il cemento prescritto da progetto; della Maglie-Leuca, in Puglia, dove nei progetti nessuno aveva visto le discariche sotto il terreno. Il giorno dopo la nostra inchiesta l’allora Presidente di Anas, Pietro Ciucci, si era dimesso. Al suo posto, a maggio, arriva Gianni Vittorio Armani, e dopo sei mesi tutti i nodi vengono al pettine. Tra le maglie del pettine finisce impigliata anche Antonella Accroglianò, passata alle cronache come la Dama Nera. A fine ottobre, la Guardia di Finanza perquisisce gli uffici Anas di mezza Italia e arresta dieci persone, tra dirigenti e funzionari Anas, imprenditori che hanno in corso appalti milionari e anche l’ex sottosegretario alle infrastrutture Luigi Meduri. Secondo gli inquirenti, Antonella Accroglianò, dirigente del comparto tecnico amministrativo, era a capo di una cellula criminale che otteneva tangenti in cambio di appalti, o per velocizzare le pratiche, accordi bonari e contenziosi che in Anas sono arrivati a ben 9 miliardi. Viene fuori che gli indagati sono 31, e non solo gli 11 riportati dai giornali. Compresi uno dei 3 condirettori generali di Ciucci, pagati circa 400.000 euro l’anno, e Alfredo Bajo, indagato per abuso d’ufficio. Anche Stefano Liani, ex capo compartimento in Toscana fino al 2010, quando Ciucci lo nomina a Roma Direttore centrale nuove Costruzioni, è indagato. Armani lo ha promosso anche Direttore Progettazione e Realizzazione Lavori, dandogli in mano, praticamente, la direzione della costruzione di tutte le nuove strade. Suo fratello, Marco Liani, era in Anas fino al 2005. Esce perché condannato per corruzione, ma un anno fa rientra negli appalti con una società di cui è socio al 33%. Liani, intervistato, dice: “non sono io che do gli appalti e di quel che fa mio fratello l’ho saputo dai giornali”. Qualche giorno dopo la nostra intervista, però, Armani ha tolto l’appalto alla società del fratello di Stefano Liani, e dice: “Io non mi fido di nessuno”. L’Anas è un sistema malato” e io ho la responsabilità di lavorare in un ambiente dove la persona a cui hai dato responsabilità potrebbe essere un delinquente”.



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