Rai 3
Televideo

Puntata del 03/11/1999

LE VIE DELLE ARMI NON SONO INFINITE

in onda il 03.11.99

di - Società

LE VIE DELLE ARMI NON SONO INFINITE

Stagioni: 2000
Autori: Bernardo Iovene
Argomenti: Società
Autori: Milena Gabanelli

GEN. MAURIZIO PALLONE - Dir. Manutenzione Armi Leggere - Terni
Questo è un kalashnikov. Queste armi stanno arrivando in Italia in grossi quantitativi. Sono armi usate dalla malavita, armi per le quali si trova il munizionamento.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quanto costano sul mercato queste armi?

GEN. MAURIZIO PALLONE - Dir. Manutenzione Armi Leggere - Terni (tenendo in mano un kalashnikov)
Sono stato per la prima volta in Bosnia tre anni fa e lì mi avevano offerto una di queste a 50 dollari.

MILENA GABANELLI in studio
Buonasera. Puntata impegnativa quella di oggi. Parleremo di armi e di quali sono le regole di un mercato che, comunque la si metta, è connesso al male. Ma andiamo per tappe e analizziamo questo fatto di cronaca. E' aprile, in Kosovo è in corso la guerra, e ad Ancona viene sequestrato un grosso carico di armi. Sui camion c'è il marchio della Caritas.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
12 aprile 1999, porto di Ancona. Dall'altra parte dell'Adriatico c'è la guerra. Questi camion aspettano di imbarcarsi per Durazzo, in Albania. Trasportano aiuti umanitari provenienti da Sarajevo destinati alla Caritas di Scutari. Ma qualcosa insospettisce i nostri finanzieri: i camion vengono fermati e controllati.

FINANZIERE (mostrando un camion)
L'attenzione dei militari operanti è stata attirata dal fatto che questo pianale esternamente arrivava a questa altezza mentre internamente, più o meno, arrivava a questa altra altezza. Scaricando il camion e togliendo i pannelli di copertura, abbiamo scoperto, per l'intera lunghezza del camion, questo ingente carico di armi.

COL. DOMENICO VITALE
Sono tutte armi da guerra: mortai, lanciarazzi, bazooka, missili filoguidati, cannoni senza rinculo, munizionamento vario.

MILENA GABANELLI (AUTRICE)
E' il carico più grosso che le sia capitato di sequestrare?

COL. DOMENICO VITALE
Senz'altro il più grosso.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La Sansovino, dunque, prende il largo per l'Albania. Il carico "umanitario" invece, rimane a terra. E i tre autisti, di cui uno proprietario del camion, vengono arrestati.

MILENA GABANELLI (AUTRICE)
E' vero che il destinatario finale si è interessato del suo carico che non arrivava?

COL. DOMENICO VITALE
Si, ha telefonato per avere conferma che i tre camion fossero effettivamente sotto controllo della dogana. Noi abbiamo detto che stavamo facendo dei controlli più approfonditi&

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE (presso il porto di Durazzo)
E allora andiamo in Albania a trovare il responsabile della Caritas che ha telefonato ad Ancona. Questo è il porto di Durazzo ed è qui che il sig. Tessari doveva ricevere il carico umanitario.
Sig. Tessari, lei è la persona che ha telefonato ad Ancona per i camion che non arrivavano.

SILVIO TESSARI - Caritas Albania
Si la storia è iniziata quando abbiamo ricevuto l'avviso da Scutari dell'esistenza di un camion di aiuti umanitari bloccato ad Ancona. Io mi sono subito interessato, ho chiamato la polizia di frontiera di Ancona chiedendo di cosa si trattasse e la polizia, molto gentilmente, mi ha risposto che stavano facendo dei controlli perché sembrava che qualcosa non andasse bene.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Lei a chi doveva consegnare questi aiuti?

SILVIO TESSARI - Caritas Albania
Il fax che dichiarava l'origine dei viveri indicava come destinatario la Caritas di Scutari ed era firmato da un responsabile di un'organizzazione cattolica, almeno così si presentava, dal nome "Il pane di S. Antonio".

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma torniamo ad Ancona. E da Ancona andiamo a vedere come sono andate le cose a Sarajevo.

 

BERNARDO IOVENE (AUTORE)
Il destinatario del carico umanitario era dunque un vescovo. Noi siamo venuti qua a Sarajevo, da dove sono partiti i camion. Frate Stipo è il direttore del "Pane di S. Antonio". In questo momento, ci dice, un carico umanitario sta per partire per la Bosnia centrale.
Frate Stipo conserva tutta la rassegna stampa riguardo al sequestro dei camion ad Ancona e per prima cosa mi mostra un comunicato stampa, scritto in italiano, in cui spiega che il "Pane di S. Antonio" non ha niente a che fare con il contrabbando delle armi.
Li conosceva gli autisti?

FRATE STIPO KARAJICA - Dir. "Pane di S. Antonio"
C'era stata una sorta di gara per questo trasporto e gli autisti si erano fatti conoscere. Così li abbiamo ammessi a trasportare il carico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Gli autisti, dunque, con il carico umanitario, per arrivare a Scutari, in Albania, attraversano due volte l'Adriatico, un giro piuttosto lungo. Ma i frati affermano che era l'unica via possibile.
Che fine ha fatto il carico umanitario?

CRISTINA TEDESCHINI - Sostituto Procuratore Tribunale di Ancona
In parte era assolutamente inutilizzabile ed è stato distrutto.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Come mai i prodotti del carico sono risultati scaduti?

FRATE STIPO KARAJICA - Dir. "Pane di S. Antonio"
Era roba come patate, grasso e olio e, nell'attesa di 5 giorni, è scaduto tutto.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ed ecco la lista dei prodotti spediti: farina, zucchero, riso, brodo, olio, detersivi. Se solo dopo 5 giorni questi generi sono risultati scaduti, forse già dalla partenza non erano proprio freschi.
Tra le attività del "Pane di S. Antonio", oltre a offrire cibo agli affamati c'è l'assistenza medica, l'impegno per il ritorno dei profughi, il sostegno agli asili cattolici in un paese per maggioranza musulmano e un progetto che, a vederlo, si può definire un'impresa incredibile: la ristrutturazione di un enorme edificio distrutto dalla guerra che diventerà una casa dello studente grazie agli aiuti che vengono anche dalla regione Lombardia attraverso l'associazione "Sprofondo". Sembra proprio una missione impossibile.

FRATE FRANJO - "Pane di S. Antonio"
Qui c'è bisogno di una somma enorme di soldi perché l'edificio copre un'area di 11.000 metri quadrati.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Non è che fate il contrabbando di armi per avere i soldi della ristrutturazione?
FRATE
Le armi sono una cosa lontana da S. Francesco e da noi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I frati dicono che con questo traffico non hanno nulla a che fare. Quindi, riassumendo, i frati di Sarajevo che hanno spedito il carico informano la Caritas in Albania, e quindi il sig. Tessari, che i camion sono bloccati ad Ancona. Ma chi aveva avvertito i frati di Sarajevo?

FRATE FRANJO - "Pane di S. Antonio"
Padre Leonardo Orej che sta a Roma e che in quel momento si trovava ad Ancona, per caso.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
L'unico indizio che emerge qui a Sarajevo è la telefonata di padre Leonardo Orej che si trovava a passare per caso dal porto di Ancona quando furono fermati i camion. Abbiamo cercato padre Orej ma, purtroppo, non siamo riusciti a rintracciarlo.

CRISTINA TEDESCHINI - Sostituto Procuratore Tribunale di Ancona
Come posso sbilanciarmi e dire che la Caritas di Scutari dava copertura a questa attività? Che alcuni soggetti nell'ambito di mittenti e destinatari di questo carico di armi fossero al corrente, questo si. Ma è normale altrimenti mi vedo arrivare due camion gonfi di armi, non ne so niente, che ci faccio?

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Cosa succederà agli autisti?

CRISTINA TEDESCHINI - Sostituto Procuratore Tribunale di Ancona
I tre attuali indagati sicuramente verranno sottoposti a un procedimento e io ritengo, in quanto pubblico ministero che li manda a giudizio, condannati.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Per il momento, di questo traffico di armi abbiamo i tre autisti in galera, che rischiano intorno ai cinque anni e il corpo del reato. Cosa succede alle armi sequestrate?

GEN. MAURIZIO PALLONE - Dir.Manutenzione Armi Leggere - Terni (mostrando la distruzione di armi)
In locali come questi vengono tenute le armi provenienti dai sequestri. Le armi sequestrate vengono versate dalle forze di polizia alle direzioni di artiglieria. Al termine del processo il magistrato dissequestra le armi e ne ordina la distruzione. In linea di massima, quando sono piccoli quantitativi, vengono distrutte mediante schiacciamento. Quando sono grandi quantitativi si preferisce distruggere le armi per fusione, buttarle in altoforno tutte insieme. Sistema più rapido ed economico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Chi è che va in giro con queste armi?

GEN. MAURIZIO PALLONE - Dir.Manutenzione Armi Leggere - Terni Solo la malavita. Negli ultimi tempi si trovano tante armi dell'ex Unione Sovietica.

MILENA GABANELLI in studio
La storia che vi abbiamo mostrato non è conclusa: la Caritas si dissocia da questi trafficanti. Se nel corso delle prossime puntate avremo maggiori informazioni ve le daremo sicuramente.
Il mercato delle armi è storia del nostro paese. Ma per capire meglio bisogna andare indietro di una ventina di anni, tornare ad un giudice che per primo mise le mani su un traffico di armi. Quel giudice indagando arrivò alle connessioni internazionali e alle tangenti e poi fu fermato, il 2 aprile 1985, con un attentato dal quale uscì miracolosamente salvo perché, tra la sua auto e l'auto bomba, viaggiava per caso una terza macchina con una famiglia a bordo. Quel giudice si chiama Carlo Palermo.

CARLO PALERMO - Ex giudice
Feci a piedi quei pochi metri verso la macchina della scorta e per terra, tra le due macchine, vi era il corpo di uno degli agenti che era stato sbalzato. Aveva il casco per terra, accanto a lui e una scheggia dentro la testa. Piangeva, si lamentava. L'altro era rinchiuso nella macchina. La mia attenzione fu richiamata da una macchia di sangue, una grossa macchia rossa sulla parete bianca di una casetta disabitata. In corrispondenza della macchia rossa, per terra, vi erano brandelli& con l'elastico da scuola&

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Nell'attentato perde la vita una mamma con le due gemelline e rimangono feriti gravemente tre uomini della scorta. Ancora oggi non si conoscono i nomi degli esecutori e dei mandanti ma Carlo Palermo continuerà le sue indagini che porteranno ai nomi più importanti della politica italiana. Le prove raccolte non bastano:verrà inquisito e poi assolto dall'Alta Corte. I suoi processi non arriveranno in fondo.
Dopo 5 anni di vita blindata e di continue minacce, nel '90, lascia definitivamente la magistratura ma le sue intuizioni legate al mercato delle armi finiranno qualche anno dopo sul tavolo degli uffici giudiziari di Milano, La Spezia, Aosta, Torre Annunziata, Messina, Trapani, Catania, Palermo e anche Venezia dove un altro giudice, Carlo Mastelloni, negli anni '80, istruisce processi che riguardano le maggiori industrie italiane, le esportazioni verso l'OLP di Arafat e le armi che arrivavano alle Brigate Rosse.
Ma quei processi sono stati archiviati perché mancavano i riscontri, coperti dal segreto.

CARLO MASTELLONI - Giudice
Lo stato ha assunto le sue responsabilità, ha detto: "Tu non puoi accedere agli atti perché non sono affari tuoi ma dello stato". Paradossalmente anche se c'è un reato.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Ma cos'è il segreto di stato?

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
Il segreto di stato non esiste. Oggi si chiama segreto di stato quello che un tempo, con la legge che porta la firma di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III, stabiliva cos'era il segreto militare. Questa legge, che ancora oggi è in vigore, considera segreto per esempio l'orario ferroviario. Nonostante le interrogazioni parlamentari, 50, 60 interrogazioni in questi ultimi anni, la legge del '41 è sempre in vigore.

CARLO MASTELLONI - Giudice
C'è una resistenza fortissima a parlare di queste cose perché il prezzo da pagare è alto, quando si rompe un'omertà il prezzo è alto. Si toccano interessi di lobby intrecciate fra loro, lobby di finanzieri, di politici.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Oggi a regolare il mercato delle armi c'è la legge 185. Ma è vero che fino a dieci anni fa si importava raggirando le direttive di allora?

FEDERICO DI ROBERTO - Dir Affari Economici Ministero degli Esteri
Prima c'era proprio un sistema normativo diverso, a cui effettivamente si è posto rimedio con la legge 185.

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
C'è stata un'esportazione di armi per cui l'Italia, in gergo, veniva chiamata l'albergo spagnolo della vendita di armi, perché gli alberghi spagnoli sono considerati i più liberali in fatto di scarso controllo sugli avventori.

ON. GIULIO ANDREOTTI
Io credo che questa sia una leggenda. Bisognerebbe dimostrare che questo è vero.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E' vero, è troppo facile parlare in astratto e allora ricostruiamo un esempio concreto basato su carte e testimonianze. Il Capitano Angelo De Feo, negli anni '70, era capo della II sezione dei Servizi Segreti che si occupava di autorizzazioni alle esportazioni.

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Nel 1971, in occasione della sfilata che avrebbe dovuto fare l'esercito libico in occasione della presa del potere da parte del colonnello Gheddafi, questi voleva che il suo esercito invece che "cammellato" fosse dotato di mezzi ultramoderni. Mandò quindi una missione in Italia per poter acquistare questi armamenti. Ovviamente la disponibilità fu totale ma c'era un piccolo particolare: gli armamenti da lui richiesti erano così tanti che le nostre industrie non erano in grado di poter accontentare Gheddafi nei tempi da lui richiesti.
Allora si pensò di sottrarre all'Esercito Italiano degli armamenti e di inviarli in Libia. Però sottrarre armamenti all'Esercito non è possibile secondo la nostra Costituzione e le nostre leggi.

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
Il fatto che il governo abbia deciso di vendere alla Libia sottraendo ai reparti operativi, avrebbe provocato in altri paesi la fucilazione alla schiena poiché chi vende armi che servono per la difesa nazionale ad un altro paese commette un atto eccezionalmente grave dal punto di vista militare. Noi abbiamo tolto questi mezzi da varie divisioni, ridipinti con i colori libici e venduti a Gheddafi. Non so se come nuovi o come usati. Non mi interessa.

IMMAGINI DI PARATA MILITARE ITALIANA

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Ma per la nostra difesa non era rischioso sguarnirsi di un grosso quantitativo di armi?

ON. GIULIO ANDREOTTI
Se fosse accaduto qualcosa poteva in teoria essere di danno ma siccome era in pieno vigore l'alleanza atlantica, sono sicuro che non ci fosse nessuna pericolosità di sguarnirsi, mi pare, di carri armati.

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Il problema non è questo. Il problema è che queste armi non potevano essere sottratte all'Esercito.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Se lei decidesse di vendere il suo fucile personale ad un suo collega di un paese estero incapperebbe in qualche punizione?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
Sicuramente incapperei in una serie di reati. Per esempio quello di aver alienato materiale di proprietà dell'amministrazione.

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Sono passati 19 anni e queste armi non sono mai state restituite nella loro interezza dalle industrie italiane all'Esercito italiano.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Su questo caso cominciò ad indagare nell'83 Carlo Palermo ma gli furono tolte le carte e passate a Venezia al giudice Mastelloni. Da Venezia, per competenza, finirono nelle mani del sostituto procuratore del tribunale di Roma Maria Cordova. E qui, finalmente, tutti i tasselli andarono al loro posto. Nella richiesta di rinvio a giudizio ci sono nomi come Andreotti, allora presidente del consiglio, Tanassi, ministro della difesa, e una quarantina fra ammiragli e industriali. Per tutti c'è la violazione degli articoli 826 e 828 del codice civile sulla inalienabilità dei beni di proprietà dello stato. In seguito emerse anche il reato di falso ideologico poiché i contratti parlavano di materiale automobilistico e, inoltre, gli elicotteri destinati per contratto al ministero della sanità libico erano elicotteri da combattimento. Venne a galla anche una presunta vendita di minisommergibili, ma di questi ultimi i documenti sono tenuti segreti.

MILENA GABANELLI in studio
Ma come è andata a finire? Per Maria Cordova scatta un procedimento disciplinare dal quale verrà assolta ma il processo non si farà perché la sua richiesta di rinvio a giudizio finisce in archivio con decreto ministeriale. Per quale ragione, cosa c'era scritto nel decreto ministeriale che ho qui?
"Le vendite prendevano l'avvio da considerazioni di politica interna ed internazionale particolarmente pregnanti al momento".
Vale a dire: ha prevalso la ragione di stato. Ma quale poteva essere questa ragione?

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
L'interesse del governo italiano c'era perché Gheddafi aveva minacciato: "o mi date gli armamenti o caccio l'ENI dalla Libia". E l'ENI aveva dei pozzi in Libia, eccoci arrivati al dunque.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Quindi, se il fatto in sé aveva una sua giustificazione perché erano gli anni della crisi del petrolio, i mezzi dati in prestito dall'Esercito Italiano alla Oto Melara avrebbero dovuto essere restituiti, visto che parliamo di diversi miliardi e che era anche scritto sul contratto. Invece pare di no.

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Buona parte di questi mezzi che non sono stati riconsegnati sono stati acquistati con le leggi speciali del 1974/76 che il Parlamento ha approvato in tutta fretta per rianimare l'esercito. Si è colta l'occasione e si è riacquistata anche la roba che non era più rientrata.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Quindi lo stato ha pagato due volte?

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Noi abbiamo pagato due volte, il cittadino ha pagato due volte, su questo dubbi non ce ne sono.

ON. GIULIO ANDREOTTI
Ricordo bene che c'era questa soddisfazione dell'Esercito poiché dava cose già in uso e ricomprava cose nuove. Questo è un vantaggio anzi se potesse farlo più spesso credo lo farebbe volentieri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Siccome però non ci piace l'idea di aver pagato due volte le stesse cose, continuiamo a verificare.
Lei è a conoscenza di un certo numero di mezzi blindati che La Oto Melara avrebbe dovuto restituire all'Esercito a partire dagli anni'70, 250 mezzi?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
No, non mi risulta.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Non le risulta che ci sia stata una restituzione da parte dell'Oto Melara?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
No, non so proprio di cosa si stia parlando, non ho mai sentito parlare di questo argomento.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
A chi potremmo chiedere?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
E' una domanda sicuramente interessante, all'Oto Melara forse.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Però è il ministero della difesa che doveva avere la restituzione di questi mezzi.

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
Probabilmente allora alla direzione generale per gli armamenti terrestri che è quella che si interessa di acquisire i materiali e di prenderli in carico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Allora lo chiediamo al ministero della difesa ma non ci rispondono. Chiediamo anche un'intervista a Finmeccanica, di cui Oto Melara fa parte, ma anche qui nulla di fatto.
Questo era un esempio di cui è stato possibile ricostruire l'iter ma, secondo le testimonianze, nell'Italia di quegli anni succedeva ben altro.

IMMAGINI D PARATA MILITARE ITALIANA

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
Abbiamo venduto armi al Sudafrica: le navi imbarcavano armi a Talamone poi partivano per il Perù e, una volta uscite da Gibilterra, svoltavano per il Sudafrica. Questo è uscito su tutti i giornali d'Italia, sono fatti noti.
Abbiamo venduto più di 200 aerei da turismo quando c'era l'embargo per il Sudafrica. Aerei da turismo che però avevano i supporti per i cannoncini, per le mitragliere e che venivano trasformati in aerei antiguerriglia.

CARLO MASTELLONI - Giudice
Per le commesse di armamento che erano coperte e che erano dettate da motivi strategici, vi era tutto un sistema che tutelava anche la spedizione "storta", che doveva andare a finire in un paese che non era contemplato nella licenza di esportazione. Per assicurarsi questo, paradossalmente, il Servizio di Sicurezza Militare, all'epoca SID, mandava dei propri esponenti per vigilare affinché questa commessa partisse regolarmente e non fosse oggetto dei controlli di rito da parte della dogana. C'era una garanzia che l'operazione non venisse bloccata.

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
C'era un camuffamento di tutte le apparecchiature: si vendevano come diserbanti i gas tossici. E' chiaro che un gas diserbante è anche un gas venefico che può essere usato per impieghi militari.

CARLO MASTELLONI - Giudice
Nel 1988 mi fu opposto il segreto di stato sulla acquisizione di tutto il carteggio che riscontrava il fenomeno delle operazioni preordinate triangolari di armamento.

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
Oppure peggio ancora: si vendevano pezzi di un trattore, di un aratro che, in realtà, erano supporti di un cannone&

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
A un certo momento vedo che passano richieste di autorizzazione per l'esportazione di pistole in Bulgaria. Ma non 1,2,3,4: ogni richiesta è di 40.000 pistole! Queste pistole, dopo qualche anno, sono state intercettate dalla polizia turca in mano a terroristi locali. Dalle matricole è risultato che erano armi che noi avevamo esportato in Bulgaria. Un giorno, in occasione di una nuova richiesta di esportazione di 40.000 pistole verso questa nazione, feci presente che avevamo già una segnalazione che ci informava che queste pistole finivano in mano ai terroristi.

ON. GIULIO ANDREOTTI
A me sembra strano che possa essere stata fatta da Beretta una fornitura alla Bulgaria in quel momento. Mi pare veramente singolare. Cercherò anche io di saperne qualcosa. Comunque, seppure l'avessero fatta, oggi sarebbe prescritta.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
L'onorevole gentilmente ci informa di non aver trovato riscontri della questione e ci suggerisce di chiedere direttamente a Beretta.

ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
Se si vendevano armi alla Bulgaria vuol dire che la trattativa era stata autorizzata dal governo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Però la Bulgaria non può dimostrarlo perché faceva parte del Comecon.

ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
Il ché vuol dire che non ci avranno dato le autorizzazioni.

ANGELO DE FEO - ex capo II sezione Servizi Segreti
Quando abbiamo saputo a chi erano destinate, e cioè ai terroristi, io mi aspettavo che avrebbero detto "no" e invece hanno autorizzato l'esportazione. Ad eccezione del sottoscritto che disse: faccio riserva. L'ho riferito al rappresentante ufficiale, dato che io ero il sostituto, e questo mi disse: "ho provveduto a togliere la sua riserva."

MILENA GABANELLI in studio
Di tutto quello che è stato raccontato dai protagonisti e dai testimoni nulla è mai arrivato in fondo e nessuno ha mai pagato per un sistema che ha contribuito a riempire il terzo mondo di armi, un sistema che, sia chiaro, era ben diffuso anche in altri paesi. Comunque alla fine si è posto rimedio con una legge. Nel 1990 nasce infatti la legge 185 tutta racchiusa in questo volume. La legge è preceduta da un'epigrafe che dice:
"Dall'amore per i figli all'amore per il genere umano. L'uomo e solo l'uomo, con la sua libera volontà, è stato la causa delle più grandi tragedie del nostro secolo". Firmato: Anonimo.

IMMAGINI DI GUERRIGLIA IN UN PAESE AFRICANO

ARMANDO PISCETTA - Assemblatore armi leggere
L'uomo, purtroppo, è cattivo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Per limitare i danni della cattiveria, nasce questa legge che vieta l'esportazione in paesi in guerra e nei quali si violano i diritti umani. La legge prevede inoltre che il paese che compra non possa rivendere ad altri. La licenza a vendere viene concessa da una commissione che ha sede all'interno del Ministero degli esteri e che valuta caso per caso. Ma per molti produttori questa legge è un capestro.

ARMANDO PISCETTA - Assemblatore armi leggere
Il mercato ha bisogno di 100 carri armati. Con le restrizioni la Oto Melara non li vende. Ma qualcuno a chi ne ha bisogno glieli fornisce! Con le restrizioni si lascia solo un buco aperto che poi chiudono gli altri.

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio
Per i vari paesi in cui esportiamo abbiamo la nostra regolamentazione interna che penso sia una delle più restrittive al mondo. Un esempio abbastanza classico è quello della carabina ad aria compressa che, in tutta Europa, è considerata un attrezzo sportivo mentre in Italia è considerata arma a tutti gli effetti, equiparata ad una 44 Magnum che è una carabina da caccia grossa.
ARMANDO PISCETTA - Assemblatore armi leggere
In Italia non si può trattare vendita di armi. Quella legge è errata, è folle. Cito un mio amico siciliano che è andato in Inghilterra, ha visto delle corvette in costruzione. Tornato in Italia ha telefonato alla Breda e ha parlato di questi cannoncini da comprare. Hanno registrato la sua telefonata, perché siamo tutti sempre sotto controllo e, cosa folle, l'hanno denunciato per la vendita di armi da guerra.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
I questi 10 anni di legge molto restrittiva a chi si è venduto? Basta guardare le relazioni ufficiali delle licenze concesse: Eritrea e Etiopia, due paesi in guerra fra loro. E noi abbiamo esportato ad entrambi nel '98.

IMMAGINI FRONTE ETIOPIA - ERITREA - MAGGIO 1999

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E dopo questo scempio, qualche mese fa, scatta l'embargo internazionale.
Ma andiamo avanti e troviamo il Pakistan, poi l'Indonesia, dove abbiamo concesso licenze nel '97. E quest'anno, per porre fine ai massacri di Timor, abbiamo mandato anche i nostri soldati in missione. Poi troviamo l'Algeria e la Turchia. I massacri in Algeria sono sotto gli occhi di tutto il mondo da anni, la repressione del popolo curdo da parte della Turchia è stata denunciata da più parti.
Eppure la legge 185 parla chiaro: è bene non vendere ai paesi che violano i diritti umani.

ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
In Turchia abbiamo venduto delle pistole&.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
In Turchia e in Algeria possono arrivare delle pistole sotto la voce armi sportive?

ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
Non necessariamente, l'Algeria, che mi risulti, non è un paese che l'Italia ha cancellato.

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
Io non credo che la legge 185 sia particolarmente restrittiva&

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Posso interromperla? L'Italia ha rapporti con la Turchia?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
La Turchia è un paese NATO.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Secondo lei la Turchia rispetta i diritti umani?
GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
Non spetta a me valutarlo. Queste valutazioni le fa il Ministero degli Esteri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Lei non può darmi il suo parere personale?

GEN. FRANCO BALDI - Politica industriale
No. Non seguo l'argomento e quindi non posso darle il mio parere che, in questa veste, come rappresentante delle Forze Armate, non sarebbe personale.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Secondo lei l'Algeria e la Turchia violano i diritti umani?

FEDERICO DI ROBERTO - Dir Affari Economici Ministero degli Esteri
La mia opinione, in questo caso, sarebbe puramente soggettiva. Quello a cui bisogna fare riferimento per stabilire se un paese debba essere considerato violatore dei diritti umani, sono le prese di posizione che, a questo proposito, promanano da determinate istanze internazionali fra cui, in primo luogo, la commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Visto che le Nazioni Unite non si sono espresse noi continuiamo ad esportare?

FEDERICO DI ROBERTO - Dir Affari Economici Ministero degli Esteri
Esattamente.

PADRE MARCELLO SFORGATO - Missione Oggi Mine Action
Le armi italiane sono anche in Sierra Leone dove i nostri missionari sono stati rapiti, dove centinaia di migliaia di persone hanno sofferto mutilazioni, dove delle bambine hanno avuto le mani tagliate. Anche nel Sahara occidentale, per esempio, ci sono armi e mine italiane.

ARMANDO PISCETTA - Assemblatore armi leggere
La mina è l'oggetto più povero perché può costare 5, 6 dollari. In effetti noi abbiamo cessato. Ma l'America, i russi, non hanno firmato.

IMMAGINI DI FERITE DA MINA ITALIANA VALMARA 69.

FALCO ACCAME - Ex Presidente Commissione Difesa
Non sappiamo se le mine antiuomo, di cui abbiamo chiesto l'abolizione in Italia, non si trovino a migliaia nelle basi di Aviano o di Camp Derby, vicino a Pisa. Visto che gli Stati Uniti non hanno firmato la legge per l'abolizione delle mine antiuomo e visto che noi non possiamo metterci il naso, non conosciamo i codici che regolano questi trattati, non possiamo dire se l'Italia, un paese che non può costruire ed esportare mine antiuomo, non possa esportarle tramite basi NATO.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Un'esportazione di armi ha bisogno di una banca d'appoggio. Secondo la relazione dell'allora ministro del tesoro, Ciampi, sono state fatte transazioni bancarie per 1300 miliardi. Ci sarebbe piaciuto sapere come funzionano queste operazioni e lo abbiamo chiesto a tutte le banche che figurano nella lista. Ma nessuna ha voluto legare il proprio nome a questo genere di affari. Poi l'occhio cade anche sul Monte dei Paschi di Siena.

Dallo SPETTACOLO "PAVAROTTI & FRIENDS" - MODENA 1998

MILLI CARLUCCI
C'è anche un'altra notizia: voglio che ve la portino due persone che si sono molto impegnate nella nostra raccolta a favore della Liberia: la signora Marilena Ferrari e il dottor Gronchi. La signora Ferrari è la presidente di Art'è ed è anche la rappresentante di World Child in Italia e il dottor Gronchi è il direttore generale del Monte dei Paschi di Siena. Qual è la buona notizia? Intanto vediamo una medaglia&.

MARILENA FERRARI - presidente Art'è
Si Art'è e Monte dei Paschi di Siena hanno realizzato una medaglia d'arte per commemorare i 50 anni dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Il Monte dei Paschi di Siena è molto sensibile alla tragedia dei bambini colpiti dalla guerra. E allora ci chiediamo: non è lievemente contraddittorio fare lodevole beneficenza e appoggiare al tempo stesso operazioni di esportazione? Alla domanda però non è mai giunta risposta.

PADRE MARCELLO SFORGATO - Missione Oggi Mine Action
In Lombardia, dove si produce la gran parte delle armi italiane, Brescia ha avuto sempre un ruolo molto significativo, più che per i grandi sistemi d'arma per le armi leggere, che sono il problema di oggi perché sono facilmente trasportabili e non altrettanto facilmente controllabili.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Qui, nella provincia di Brescia, si producevano le mine e questa bella valle, la Val Trompia, è la capitale delle armi leggere.
Il problema, secondo chi su queste tematiche lavora da anni, è di trasparenza e cioè sul disguido armi sportive ed armi militari.
Che differenza c'è tra una pistola sportiva ed una da difesa?

ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
E' una differenza sostanzialmente giuridica. Le pistole, salvo alcuni calibri particolari, sono tutte da difesa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi noi possiamo vendere tranquillamente armi da difesa come armi sportive?.
ANGELO RAMPINELLI - Vicepresidente Beretta
Si ma sempre con tutte le autorizzazioni del caso.

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio (mostrando una pistola)
Questa è l'arma che vince su tutti i campi, nel mondo. E' classica, è la Limited, fusto lungo, minigonna integrata, serve solo per le competizioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quanto costa?

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio
Al pubblico 2.800.000 lire. Il rapporto qualità/presso è molto valido.

PADRE MARCELLO SFORGATO - Missione Oggi Mine Action
Le armi leggere vanno anche sotto altri nomi, anche sotto altre etichette.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma partono da questa zona, da Brescia. Lei vuole dire che le fabbriche trovano delle vie per smerciare le armi in modo illegale?

PADRE MARCELLO SFORGATO - Missione Oggi Mine Action
Non penso che la maggioranza delle armi bresciane prendano le vie del mondo illegalmente ma una buona fetta si.

ARMANDO PISCETTA - Assemblatore armi leggere
E' pura follia pensare che nessuno costruisca le armi da guerra. Quando la gente ha fame costruisce anche la bomba atomica, ha visto il Pakistan? Sono tutte teorie sciocche quando dicono: basta agli armamenti. Lei va in Cina a dire alla Norinko, che avrà 60.000 dipendenti, di non costruire più razzi e mitragliatrici? Provi!

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio
Ultimamente abbiamo fatto una provocazione costruendo un'arma di colore rosa. Questa sembra la pistola di Barbie. Proprio per toglierle quella caratteristica di grintosità e cattiveria che la gente comune pensa abbia una pistola. Vista così non ha certamente quella forma o quella cattiveria di un'arma nera. Questa è molto più gentile. Ovviamente è una pistola, a tutti gli effetti.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Nel senso che spara lo stesso!

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio
Potrebbe anche sparare. Naturalmente per farlo ha sempre bisogno che una mente prema il grilletto. Diversamente è un oggetto inanimato, ovviamente.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Secondo lei i traffici illegali di armi da guerra come avvengono?

PIETRO GUERINI - Responsabile vendite Tanfoglio
In Italia, non so se lei lo sa, nessuno può vendere o trattare la vendita di armi da guerra o tipo guerra. Non si può nemmeno parlarne, non può fare nemmeno la trattativa se non è autorizzato dal governo. Quindi, se lei mi dice che vuole comprare due cannoni, io le dico di rivolgersi all'estero perché in Italia è molto difficile che lei riesca ad acquistarli.

LONDRA

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E allora andiamo all'estero. A Londra, per esempio, ha una delle sue sedi la Sandline, una società militare privata che offre addestramento, armi e munizioni ai paesi che ne fanno richiesta. Di queste società ne esistono più d'una che, come dicono loro, forniscono un servizio militare aggiuntivo e che in termini di marketing funzionano come una qualsiasi altra impresa commerciale. Ma come funziona una società come questa e chi ci lavora?

TIM SPICER - Direttore Sandline
Per ragioni di sicurezza non si parla del nostro personale, come non si parla dei nostri prodotti. Il nostro rapporto con il cliente è simile al rapporto che intercorre fra il medico e il paziente. Se il suo dottore discutesse del suo problema con altri lei non sarebbe contenta. Quindi noi non lo facciamo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Va bene. Ma chi sono le persone che lavorano per voi?

TIM SPICER - Direttore Sandline
Sono tutti ex militari e funzionari di governo che provengono principalmente dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Tutta gente con grossa esperienza.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Se uno volesse fare arrivare delle armi in un certo posto come farebbe?

TIM SPICER - Direttore Sandline
Lo facciamo fare al cliente. In altre parole il cliente acquista direttamente dal fornitore e a questo punto noi organizziamo il trasporto aereo per fare arrivare tutto dalla fabbrica al cliente interessato.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Se vogliamo fare un esempio di come funziona una società del genere prendiamo il caso recente della Sierra Leone. Paese in guerra, c'era appena stato un colpo di stato, e sotto embargo totale. Ma la Sandline riesce comunque a fare arrivare un enorme carico di armi e uomini ad una fazione del paese in guerra con l'approvazione del ministero degli affari esteri britannico. Ma a cose fatte il servizio doganale inglese fa aprire un'inchiesta.
TIM SPICER - Direttore Sandline
Il problema è che la risoluzione delle Nazioni Unite era stata interpretata male. Noi abbiamo fornito armi al presidente spodestato della Sierra Leone, non ai ribelli, e alla fine hanno dovuto chiudere il caso perché il fatto non sussisteva.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
In sostanza, poiché questi signori agivano con coperture ai massimi livelli, si è messa a tacere tutta la faccenda. Poiché, come è noto, quando esiste un embargo non possono entrare armi di nessun genere e tipo.
Ma quanto costa un'operazione?

TIM SPICER - Direttore Sandline
Dipende. Nel caso della Nuova Guinea, dove abbiamo fatto arrivare aerei, elicotteri, armi, munizioni e addestramento, il nostro prezzo da contratto era di 36 milioni di dollari.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
C'è abbastanza lavoro?

TIM SPICER - Direttore Sandline
I nostri investitori sono soddisfatti.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Quanto fatturate?

TIM SPICER - Direttore Sandline
Non glielo posso dire. Peraltro la nostra società non è tenuta a rendere pubblico il bilancio.

MILENA GABANELLI in studio
E non devono nemmeno presentare il bilancio, come le non profit. Per fortuna però le nostre leggi impediscono sul nostro paese società come quella appena vista.
La puntata finisce qui. Vorrei fare una considerazione: le industrie degli armamenti servono a garantire l'autonomia di un paese. Queste industrie costano e si mantengono anche con l'esportazione delle armi oppure le manteniamo noi con le nostre tasse. Ma questa ipotesi, sicuramente, non piace. Allora, quando vediamo gente che soffre, conflitti in giro per il mondo, preferiamo indignarci e ogni tanto, magari, fare un po' di beneficenza.
Arrivederci.

Rai.it

Siti Rai online: 847