Rai 3
Televideo

Puntata del 30/10/2005

CHE PAC!

in onda il 30.10.05

di - Economia

CHE PAC!

Argomenti: Economia
Autori: Stefania Rimini
Stagioni: 2006

ROBERTO SERI - Ortolano
Erano buone, le raccogliamo settimanalmente, vengono raccolte queste melanzane e vengono gettate.

AUTRICE
Ma queste adesso son così, ma erano buone?

ROBERTO SERI - Ortolano
Sì, c'è un problema di invenduto al mercato, siamo costretti a riportare il prodotto dai mercati generali a casa e a gettarlo nei letamai.

AUTRICE
Voi su questa ortofrutta qua prendete i contributi dall'Unione Europea?

ROBERTO SERI - Ortolano
No, noi non prendiamo niente perché siamo un'azienda a conduzione familiare e purtroppo non ci sono contributi.

AUTRICE
Queste qua per esempio quanto vi danno?

PROPRIETARIO FRUTTETO
Queste vanno all'industria sui 0, 45 - 0,40.

PROPRIETARIA FRUTTETO
Non ci sarebbe interesse neanche per noi se si conta 50 centesimi, paga tutto dopo.

AUTRICE
Prendete i contributi dalla Ue?

PROPRIETARIO FRUTTETO
No, noi no. Noi abbiamo dieci campi e mezzo di terreno.

AUTRICE
Solo con questi dieci campi.

PROPRIETARIO FRUTTETO
Impossibile viverci per una famiglia.

PROPRIETARIA FRUTTETO
Adesso noi queste le portiamo alla cooperativa che ci dà 50 centesimi, poi lei le trova a 3 euro. Ora siccome sono calate le vogliono mettere a 2,50, ma ci calano anche a noi, invece che 50 centesimi ce ne danno 25, non so se rendo l'idea?

DONNA
Sono 50 anni che faccio la spesa, tutti, ci fregano tutti indipendentemente.

CONTADINO
Siamo mal ridotti noi contadini.

AUTRICE
Perchè?

CONTADINO
Perchè la frutta è assai, è a pochi soldi, e i fruttivendoli non prendono i soldi.

AUTRICE
Prendete i contributi dalla Ue?

CONTADINO
No, quando mai, non ci danno niente a noi qua.

AUTRICE
Chi è che prende i contributi?

CONTADINO
Le aziende grandi, che prendono i contributi dalla Ue.

AUTRICE
Quanti ettari ha lei a tabacco?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Circa 40.

AUTRICE
Su questi 40 ettari la comunità Europea quanto dà di contributo?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Il contributo è dato sulla quota di produzione prevista, non sugli ettari. In questo caso è di circa 1000 quintali e quindi si aggira sui 280 mila euro.

AUTRICE
Di contributo.

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Sì.

AUTRICE
Senta, quindi lei prende dall'Unione Europea 280 mila euro all'anno, per il tabacco?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Sì, all'anno.

AUTRICE
Voi qua niente.

CONTADINO
No, niente.

AUTRICE
Ma le servirebbero?

CONTADINO
Che cosa?

AUTRICE
I contributi.

CONTADINO
E come no.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Si lamentano tutti, chi compra perché è troppo caro, chi produce perché non pagano niente, eppure in Italia arrivano un sacco di soldi dalla pac - politica agricola comunitaria. Una politica che decide quali sono le produzioni da finanziare, il tabacco piuttosto dei pomodori o dell'olio Ma perché noi dovremmo interessarci di quel che fanno a Bruxelles? Perché condiziona la quantità la qualità e il prezzo di quel che compriamo, e visto che le politiche cambiano, i negoziati stanno per riprendere e la strada è quella di ridurre le sovvenzioni del 70%, è probabile che qualcuno ci rimetterà e qualcun altro continuerà ad incassare. Per questo le cose è meglio saperle altrimenti se ne occupano solo le lobby che fanno i loro interessi. A raccontalo per noi è Stefania Rimini.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Prendiamo le ciliegie. Per tirarne giù un chilo ci può volere anche mezz'ora. Questa è la mora di Cazzano, ai contadini di Verona la pagano 50 centesimi al chilo.

PROPRIETARIA FRUTTETO
Dai 45 ai 50 centesimi si figuri lei....alla giornata quanti soldi vendono fuori, per carità?

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Incasso totale per il contadino: 1 euro all'ora. Alla mattina la ciliegia parte dal campo a 50 centesimi e arriva alla cooperativa. La cooperativa si trattiene il 14% per il servizio.

ADDETTO DELLA COOPERATIVA 1
La cooperativa fa controllo sulle ciliegie che i soci portano perché siano tutte uniformi, sane.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La cooperativa apre il mercato alle 16.30. Partono le contrattazioni con i compratori all'ingrosso. A che prezzo arriva la ciliegia?

ADDETTO DELLA COOPERATIVA 2
0,85.

AUTRICE
Questo qua è quello che prende la cooperativa.

ADDETTO DELLA COOPERATIVA 2
Mora così, 1 euro.

AUTRICE
E quindi a quanto siete arrivati?

ADDETTO DELLA COOPERATIVA 2
0,95.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Al mercato della cooperativa, da 50 centesimi il prezzo della ciliegia è diventato 95. Allora chi sono gli intermediari che speculano?

GROSSISTA
Siamo noi gli intermediari, ma noi lavoriamo con dei margini che sono al limite della sopravvivenza. Mi aspetto di avere un margine, coperti i costi vivi, di 10 centesimi.

AUTRICE
Lei cos'è contadino o commerciante?

GROSSISTA 2Commerciante. Eh carico 140 quintali, certi giorni anche 150.

AUTRICE
E viene a prenderli qua?

GROSSISTA 2
Da Bergamo. Tutti questi mercati sparsi, ormai si va tutti sui mercati, o di Bergamo&

AUTRICE
Lei va al mercato ortofrutticolo, quello generale.

GROSSISTA 2
Sì, all'ingrosso.

AUTRICE
Ma normalmente qual è il ricarico che fa lei?

GROSSISTA 2
Mettiamo che spendo 1 euro, me ne dà a 1,20 o 1,30. Ma se fa i conti delle spese ne avanzano pochi di soldi.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Gli intermediari dicono che loro quasi ci rimettono. Intanto nel giro di due passaggi, il prezzo della ciliegia è quasi triplicato, da 50 centesimi a 1 euro e 30. E siamo solo a metà del giro: la tappa successiva è il mercato ortofrutticolo all'ingrosso.

AUTRICE
Vengono da tutto il nord Italia.

ALBERTO ALBERTINI - Direttore Mercato Ortofrutticolo Verona
Esatto e anche dall'estero.

AUTRICE
Sempre ciliegie?ALBERTO ALBERTINI - Direttore Mercato Ortofrutticolo Verona
Ciliegie vede, sono compratori questi signori.

UOMO
Dammene 10.

AUTRICE
A quanto sta oggi?

GROSSISTA 3
Oggi siamo su 1,20, 1,30.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Di quanto cresce il prezzo della ciliegia al mercato all'ingrosso?

GROSSISTA 4
Qui andiamo a commissione.

AUTRICE
Voi quanto prendete di commissione?

GROSSISTA 4
Il 10%.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Al mercato all'ingrosso i venditori rincarano il prezzo dal 10 al 15%. Ma anche i compratori poi dovranno applicare il loro margine, vediamo se troviamo un commerciante che ci dice quant'è.

GROSSISTA 5
Adesso poco, mica tanto. Dal 10 al 15%.

AUTRICE
Di commissione?

GROSSISTA 5
Sì, sì.

AUTRICE
Lei compra o vende?

GROSSISTA 6
Sono un compratore, abito a Cremona, da cinquanta anni faccio questa attività.

AUTRICE
Dopodiché a chi le rivendete?

GROSSISTA 6
Le vendiamo ai supermercati, agli ambulanti, ai bottegai, ai privati, agli ospedali, alle mense, tutto.

AUTRICE
Normalmente se lei prende le ciliegie, a quanto?

GROSSISTA 6
A 1 e 30, a 1 e 50, e ci mettiamo su 20, 30 centesimi.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
I compratori alzano il prezzo di un altro 10 o 20%, a seconda se il loro cliente finale è un supermercato o un dettagliante. Nel caso del supermercato, quanto gliele fanno pagare le ciliegie?

GROSSISTA 7
Beh noi le vendiamo a 1 e 80, se le prendiamo a 1 e 50 arriviamo a 2 euro.

AUTRICE
Al supermercato.

GROSSISTA 7
Sì. Noi, dopo non lo so.

AUTRICE
Loro fanno quello che vogliono.

GROSSISTA 7
Ognuno fa quello che vuole. Il commercio è libero.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Riassumendo: la ciliegia partita dal campo a 50 centesimi, esce dal mercato ortofrutticolo a 1 euro e 50 o anche 1 euro e 80. Andiamo quindi a vedere a quanto la rivende il supermercato. Due euro e 69 centesimi al chilo. Se l'ha comprata a 1 euro e 80, finora è il ricarico più alto, più 50%. Ma ancora non abbiamo chiesto al fruttivendolo quant'è il suo.

ROBERTO COSTA - Fruttivendolo
Se prendiamo a due euro andiamo attorno ai tre euro, due e novanta, tre euro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Abbiamo verificato così che in 4 passaggi, per arrivare sugli scaffali della grande distribuzione il prezzo della ciliegia è aumentato di 5 volte e per arrivare sui banchi del fruttivendolo è aumentato di 6 volte. Come fa questa fruttivendola ad avere il negozio pieno?

FRUTTIVENDOLA
Allora, mi faccio il mercato avanti e indietro quattro o cinque volte la mattina. Conosco, dopo quarantacinque anni i punti dove posso appoggiarmi, cerco di spuntare il prezzo migliore e dopo qui posso anche gestirmi bene, e sennò noi non sopravviviamo, questo è l'unico modo per sopravvivere, non ce ne sono altri.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Queste sono le ciliegie della fruttivendola, e queste sono le ciliegie del supermercato, che costano trenta centesimi in meno.

FRUTTIVENDOLA
Signora la grande distribuzione ha bisogno del prezzo, noi abbiamo bisogno della qualità, sono due strade diverse, e forse anche gli agricoltori dovrebbero capire questa roba qua, noi abbiamo bisogno della qualità.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Gli agricoltori lo possono capire che per vendere serve la qualità, ma capiscono anche che da 50 centesimi a 3 euro c'è troppa differenza, ed ecco come va a finire. Queste sono tutte ciliegie che resteranno sugli alberi a marcire, per il contadino non vale neanche la pena di tirarle giù. A 3 km di distanza c'è un supermercato. Abbiamo comprato lì le ciliegie e abbiamo scoperto che arrivavano da 700 km di distanza. Ce le hanno fatte pagare 4 euro e 49 centesimi, già scontate altrimenti venivano 6 e 50 al chilo. Ma perchè la grande distribuzione non compra direttamente dal contadino vicino a casa? Ci ritorneremo sopra più tardi, intanto però è evidente che c'è qualcosa che non torna. La frutta e la verdura non dovrebbero costare così tanto se è vero che la nostra agricoltura è sovvenzionata dai contribuenti dell'Unione Europea con oltre 50 miliardi di euro attraverso la Politica Agricola Comunitaria, la cosiddetta Pac. C'è qualcuno che sa cos'è la Pac?

UOMO 1
La pasta? La Pac no.

DONNA 1
Pac?

DONNA 2
No.

UOMO 2
Ma che è?

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Nessuno sa cosa sia eppure ognuno di noi tira fuori 2 euro alla settimana per finanziarla, che vuol dire 100 euro all'anno. Per quasi 50 anni a molti agricoltori è stato garantito un quarto dello stipendio. Per molto tempo è stata una politica basata sulla necessità di raggiungere il fabbisogno alimentare e mantenere i prezzi bassi sul mercato. Il principio era: più producevi e più incassavi e questo ha determinato montagne di derrate che bisognava distruggere per non far calare i prezzi. Uno schiaffo alla miseria.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Così l'Europa è diventata la prima potenza agroalimentare del pianeta. Molti agricoltori grazie ai contributi si sono fatti la villa, altri invece ci hanno campato dignitosamente.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Io nel '68 - '69 avevo cento quintali di pere, con cento quintali di pere io andai dal concessionario e mi presi una Alfa Romeo 1003 Giulia, perché presi 140 lire al chilo.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ieri col raccolto ti ci compravi una macchina, oggi nelle campagne il valore dei prodotti è in continuo ribasso. Solo nell'ultimo anno i cereali hanno perso quasi il 30% del loro valore, mentre l'ortofrutta vale il 14% in meno. E adesso?

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Adesso io con cento quintali di pere, contributo CM, tutto quello che vuoi, prendo sei milioni, sei e mezzo, sette, se va tutto bene. Mi danno solo le ruote di dietro di una macchina.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Oggi la tendenza di Bruxelles è di ridurre gli aiuti e dire "basta con le eccedenze, gli agricoltori devono produrre quello che chiede il mercato".

PAOLO DE CASTRO - Ex Ministro Politiche Agricole e Forestali
Si è rotto quel maledetto circuito del passato che era anche figlio delle accuse che fanno oggi alla Pac, penso Blair, penso agli altri...che si dice ma la Pac è un sistema&che poi alla fine uno produce per avere l'aiuto, non produce per il mercato. Ecco tutto ciò è finto. Oggi chi fa granoduro, chi fa girasole, chi produce lo produce per il mercato e per vendere, tanto l'aiuto Pac lo prende per altri criteri.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Questi nuovi criteri si chiamano "eco condizionalità".

MARIANN FISCHER BOEL - Commissaria all'Agricoltura Ue
L'"eco condizionalità" vuol dire che gli agricoltori non ricevono i contributi gratis. Al contrario, in cambio dei soldi devono custodire e proteggere l'ambiente, gli animali e garantire l'alta qualità dei loro prodotti. Quindi è un'idea completamente nuova, che darà soddisfazione all'agricoltore. D'altro canto, penso che questo sia esattamente ciò che vuole il consumatore e il contribuente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Da quest'anno che tu agricoltore produca un quintale o mille, prendi quella somma prestabilita e non un euro di più. Sei libero di produrre quello che ti pare, ma ti devi impegnare a tener bene il terreno, gli animali e a non inquinare l'ambiente. E allora cos'è che non va?

GIUSEPPE ADAMI - Agricoltore
Le cose stanno andando male per il fatto le spese continuano ad aumentare e il reddito della frutta e i cereali si vendono dicamo rispetto a trenta anni fa si prende sulle diecimila lire a quintale in meno...oggi come oggi.

AUTRICE
Con i cereali?

GIUSEPPE ADAMI - Agricoltore
Sì con i cereali.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Chi sta peggio sono quelli che coltivano la barbabietola da zucchero, a cui l'Unione Europea ha drasticamente ridotto i sostegni. L'Italia ne ha 280mila ettari, ci sono 19 stabilimenti industriali e 70mila posti di lavoro che probabilmente saranno cancellati.

MARIANN FISCHER BOEL - Commissaria all'Agricoltura Ue
Per lo zucchero abbiamo una situazione in cui il prezzo interno in Europa è 3 volte più alto del prezzo sul mercato mondiale. Ovviamente non si può andare avanti così, qualcosa deve essere fatto.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Chi fa le barbabietole da zucchero piange, ma anche chi coltiva frutta e ortaggi certo non ride.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 1
L'anno scorso c'ho rimesso tutto. Tutta fatica per niente. Solo di spese si carburante, di concimi, i contributi&quella roba lì. Questa'anno è peggio ancora.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 2
Ho venduto delle pesche nettarine, 0,25 al kilo.

AUTRICE
Ma è pochissimo.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 2
Per me è poco, molto poco, non prendiamo niente, non prendiamo.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 3
Il problema è che vogliamo che costano di più, che dal produttore al consumatore c'è troppa differenza.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
È aumentato tutto nel 2004: la frutta dell'8% e la verdura addirittura del 17%. Ma i prezzi chi li fa?

AUTRICE
Ma chi è che fissa il prezzo?

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 1
Chi è che vende: il commerciante.

GROSSISTA MERCATO ORTOFRUTTICOLO 1
È ora di finirla di far vendere i zucchini a 2,50&che siamo disonesti.

GROSSISTA MERCATO ORTOFRUTTICOLO 2
Prendiamo il 5-10 per cento al massimo.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
E se invece di litigare ci dicessero una buona volta di chi è la colpa degli aumenti?

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 2
Se sapessimo la colpa di chi è...

AUTRICE
Secondo lei di chi è?

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 2
Dei grossi, dei padroni grossi, i supermercati fanno loro il mercato. Costano 1,50- 2 euro, e noi li vendiamo a 0,25 e nessuno guarda niente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
E allora andiamoci al supermercato, tanto per cominciare oggi la pesca nettarina è in promozione a 0,85.

MARIO CIFIELLO - Coop Italia
Si può dire che alla fine l'ortofrutta noi la gestiamo quando va bene in pareggio, in molti casi in perdita.

AUTRICE
Perché?

MARIO CIFIELLO - Coop Italia
Perché i costi sono superiori ai margini. Cioè l'ortofrutta normalmente i ricarichi nostri vanno dal 17 a 20 per cento, a seconda delle stagioni.

GROSSISTA MERCATO ORTOFRUTTICOLO 1
Gliela spiego io in due parole com'è la situazione. La situazione è che gli italiani devono mangiare la roba italiana e alla sua stagione. Che le zucchine stamattina costano 40 centesimi.

DONNA
Ah sempre noi perché chiaramente noi avendo il prezzo alto io riduco la quantità del&cioè inverce di prendere un chilo ne prendo mezzo chilo, è uguale.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Negli ultimi 3 anni la gente ha comprato il 12% in meno di ortofrutta, e per tre anni invece di mettersi intorno a un tavolo per risolvere la crisi, ogni anello della catena ha detto che è l'altro anello che specula. E chi è che specula?

VINCENZO TASSINARI - Presidente Coop Italia
Secondo me poi è chiaro che andare a individuare, però in generale la grande distribuzione non specula.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma certo non si può dire che i supermercati ci rimettono. Questi sono dati che ci ha fornito l'industria alimentare, si vede che i margini della grande distribuzione quest'anno si sono allargati di due punti e mezzo. Secondo loro invece sono al limite della perdita. Allora il problema con la frutta e con gli ortaggi qual è?

VINCENZO TASSINARI - Presidente Coop Italia
Troppa quantità, e la troppa quantità produce anche dei problemi di qualità. E la polverizzazione della troppa quantità produce delle inefficienze di processo, di costi.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Polverizzazione vuol dire che in Italia ci sono troppi piccolissimi produttori che andando alla cieca alla fine producono troppo. Sarebbe meglio poco, ma buono, invece il troppo non è neanche sempre buono e per di più se ognuno si muove per conto suo fa moltiplicare il numero di passaggi e di conseguenza i costi. Alla fine la responsabilità della crisi è una palla che viene rispedita all'origine, sul campo del contadino.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 4
Non è mica colpa nostra, è colpa là in alto, dei nostri comandanti che abbiamo là a Roma.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il Ministro ha passato l'estate a correre avanti e indietro per l'Italia per tamponare le emergenze: da quella della pesca in luglio, a quella del pomodoro in agosto, a quella dell'uva in settembre. E ogni volta per tranquillizzare gli animi deve promettere nuovi aiuti.

GIORNALISTA 1
Per domani il presidente Errani ha detto che chiederà l'aiuto del governo per la situazione dell'Emilia Romagna.

GIANNI ALEMANNO - Ministro Politiche Agricole e Forestali
Non siamo venuti qui a mani vuote, daremo una risposta concreta.

GIORNALISTA 2
E cosa farà l'Italia dopo la bocciatura del decreto anticrisi da Bruxelles?

GIANNI ALEMANNO - Ministro Politiche Agricole e Forestali
Non è stato bocciato, sono state fatte delle osservazioni che sapevamo sarebbero state fatte e stiamo contrattando con l'Unione Europea per farlo comunque passare.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Purtroppo nell'Europa a 25 ormai anche se batti i pugni sul tavolo non se ne accorge più nessuno. Il budget europeo per i sussidi è stato fissato nel 2003 e vale fino al 2013, poi se ne riparlerà. Ma mister Blair ne vuole riparlare adesso. Il Premier inglese ha detto che "un bilancio moderno per l'Europa non è uno che, tra dieci anni, spenderà ancora il 40% delle risorse per la Politica Agricola Comune". Poi si scopre che la Regina possiede 108mila ettari di proprietà agricola, per i quali incamera non meno di 250mila euro di sussidi.Anche in Olanda il ministro dell'Agricoltura possiede 300 ettari di terreno e percepisce dall'Unione Europea quasi 190 mila euro all'anno di sussidi, ai cui tagli, nel prossimo budget comunitario, si oppone con forza. Sta di fatto che per premiare re, ministri e comuni mortali, l'Unione Europea spende quasi metà del suo bilancio in sussidi all'agricoltura.Allora tutta questa gente che blocca le strade coi trattori che cosa vuole, essere assistita per sempre?

AUTRICE
Dicono che l'Unione Europea dà troppi soldi agli agricoltori.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 5
Questo lo dice Blair, che vuole calare i contributi a tutta canna. Il problema è che adessao allargando l'Unione Europea a 25-30, se la torta era quella gli spicchi diventano sempre più piccoli.

AUTRICE
Lei ne prende di sovvenzioni?

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 5
Ma come, da chi.

AUTRICE
Da ortofrutta non li prende.

AGRICOLTORE MANIFESTANTE 5
No, assolutamente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma allora tutti questi contributi che vanno nelle tasche dei contadini, in realtà non tutti li prendono e le vacche forse sono meno grasse di quel che sembrano, altimenti ogni tanto si vedrebbe qualche notaio che abbandona lo studio per andare a fare il contadino. Il fatto è che ormai dire che l'Europa per l'agricoltura spende troppo è diventato un luogo comune come dire che la frutta non è più quella di una volta.

DONNA 1
La frutta adesso come la compri la porti a casa ed è tutta marcia, la devi buttare.

AUTRICE
Ma com'è secondo lei?

DONNA 1
Che è cattiva, non è più come prima.

DONNA 2
C'ha tutta lo stesso sapore, molto spesso pesca, albicocca sono rape più che&

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Non è più la frutta di una volta. E non è più neanche il consumatore di una volta. Basti pensare che l'unico prodotto in controtendenza nelle vendite, più 20%, è la verdura di quarta gamma, cioè quella già lavata.

ROBERTO COSTA - Fruttivendolo
Pulita così la vendi, così non la vendi, vede la differenza.

AUTRICE
È uguale.

ROBERTO COSTA - Fruttivendolo
È la stessa insalata, sempre insalata brasiliana.

DONNA
Sì io prendo quella pulita. Eccola qui

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il consumatore è diventato pigro, selettivo, nomade ed esigente e per accontentarlo le studiano tutte.

CONTADINA
Pr esempio per addolcire i meloni e i cocomeri si usa il potassio e il magnesio, che anche se è un minerale lo possono usare un giorno prima di vendere il prodotto e per smaltire quel prodotto si dovrebbe stare almeno venti giorni prima di vendere il prodotto, invece lo fanno tanti.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Così il consumatore si risparmierà di comprare gli integratori di potassio e di magnesio in farmacia, e siccome poi le mele le preferisce con le cinque punte, si mangerà pure un po' di ormoni.

FABIO SGREVA - Consorzio ortofrutticolo Belfiore
Non si usa quasi più qua da noi.

AUTRICE
Ma che cos'è?

FABIO SGREVA - Consorzio ortofrutticolo Belfiore
Praticamente è un ormone naturale che anziché essere sintetizzato dalla pianta di sintesi chimica, che è praticamente uguale, e serve in fase di fioritura per creare quell'effetto di allungamento del frutto.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Non è più il consumatore di una volta, quello che vuole le mele tutto l'anno. Ma le mele non vengono tutto l'anno, e allora il commerciante le compra dall'estero. Le mele al tempo delle mele non sono un affare per nessuno, tranne che per quelli che si inventano le mele e le brevettano.

PIERO TURRONI - Direttore qualità Cooperativa Apofruit
Noi paghiamo le royalties sulle "pink lady", sui frutti "pink lady".

AUTRICE
A chi?

PIERO TURRONI - Direttore qualità Cooperativa Apofruit
Li paghiamo al ministero dell'Agricoltura australiano.

AUTRICE
E più o meno quanto può essere ha presente?

PIERO TURRONI - Direttore qualità Cooperativa Apofruit
Intorno ai circa l'uno, uno e mezzo per cento.

AUTRICE
Del prezzo della mela.

PIERO TURRONI - Direttore qualità Cooperativa Apofruit
Esatto.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Con tutte le mele che abbiamo noi, paghiamo pure gli australiani per le loro idee sulle mele. E con tutte le pesche che abbiamo noi, paghiamo i francesi per le loro idee sulle pesche.

ENZO TREOSSI - Presidente Cooperativa Apofruit
Questa si chiama Big Bang, è francese.

AUTRICE
Voi ce l'avete in esclusiva per cinque anni?

ENZO TREOSSI - Presidente Cooperativa Apofruit
Noi abbiamo fatto un accordo con quello che è il detentore del brevetto, e perciò a condizione che noi facessimo un certo numero di ettari tutti gli anni, l'abbiamo avuta in esclusiva per l'Italia.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
E quanto costano le royalty per queste?

ENZO TREOSSI - Presidente Cooperativa Apofruit
Quaesta varietà qui ha avuto dei brevetti che sono stati altissimi. Un costo della pianta che era sui tredici euro quando una pianta normale ne costa due. La differenza è la royalty.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma questi soldi per le royalty chi li versa?

PIERO TURRONI - Direttore qualità Cooperativa Apofruit
Questi soldi li versa, in questo caso sono delle mele, i soldi li versiamo noi, la cooperativa però alla fine pesano sulla liquidazione del prodotto. Alla fine, diciamo, li versa l'agricoltore e li paga il consumatore, poi il circolo è sempre quello.
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Oltre a dover inseguire i gusti del consumatore, che non è più quello di una volta, il contadino è stato costretto ad aggiornarsi perchè gli han detto che deve essere più competitivo.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Mi sono dedicato a fare tutti i corsi. C'era il corso per la formazione della potatura, il corso per l'innesto, ho fatto persino il corso di meteorologia.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Per essere più competitivo, il contadino l'hanno costretto a ridurre il numero di trattamenti chimici, perché la grande distribuzione richiede residui di pesticidi sempre più bassi, che è come dire che prima ne davano troppi.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Adesso noi facciamo un tipo di lotta che si chiama "confusione sessuale": ogni pesco ci va una di queste ampolle in modo che erogano il profumo, il profumo della femmina, in modo che trovandosi in mezzo a tutta questa confusione sessuale praticamente, come quando uno si trova in mezzo a un sacco di donne non sa più che cosa fare.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
E nonostante le royalty, i corsi di meteorologia e la lotta con la confusione sessuale, cos'è successo al contadino italiano? Che la concorrenza straniera lo ha battuto lo stesso. Il 17% dei mercati esteri gli sono venuti a mancare. Come mai?

GABRIELE FERRI - Naturitalia
Allora, se questa mattina una catena distributiva che può essere Reve in Germania, ha interesse ad acquistare cinquanta carichi di nettarine per il fine settimana, lavorati in cestino, si trova sicuramente che dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia qualche centinaio di operatori chiamano questi uffici commerciali a proporre il camion di pesche nettarine. A quel punto colui che deve acquistare si trova di fronte ad un'offerta molto ampia perché si trova ad avere grandi disponibilità e pertanto si mette a giocare con il fornitore così come il gatto gioca col topo.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma è solo disorganizzazione la sconfitta dell'agricoltura italiana, o c'è dell'altro?

AUTRICE
Di dove sono queste ciliegie?

GROSSISTA
Turchia.

AUTRICE
Ma scusi è pieno di ciliegie qua e le porta dalla Tuchia?

GROSSISTA
Non abbiamo quel prodotto lì noi.

AUTRICE
Perché?

GROSSISTA
È lavorato bene invece il nostro non è mai lavorato bene. Sopara il grosso, sotto il piccolo.

AUTRICE
Sono tutte uguali.

GROSSISTA
Tutte uguali.

AUTRICE
Quelle italiane?

GROSSISTA
Quelle italiane c'è un po' di mascheramento, sopra grosso, sotto un po' più piccolo.

AUTRICE
Lo fanno apposta?

GROSSISTA
Non hanno il prodotto selezionato come questi.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ancora più della Turchia chi ci sta facendo le bucce sull'ortofrutta è la Spagna, che vende nei nostri supermercati più di noi, nonostante i costi di trasporto.

ALBERTO DAMOLI - Fruttital distribuzione
C'è il trasporto ma costa tanto quanto la Sicilia in pratica. La lunghezza costa tanto quanto la Sicilia. Ed è lavorata meglio la spagnola. Sotto e sopra sono tutte belle, le qualità che non sono di mercato le buttano via.

AUTRICE
E invece noi?

ALBERTO DAMOLI - Fruttital distribuzione
Tentiamo di commercializzarle lo stesso.

ROBERTO COSTA - Fruttivendolo
Faccio vedere la differenza della tara, così magari capiamo anche la serietà di chi&questo è un imballo spagnolo, dove abbiamo visto le pesche noci e diciamo che ci scalano 400 grammi di tara, con le percentuali di tolleranza siamo a posto. Questo qua è un prodotto di Napoli, ecco qua 500 grammi ci scalano dichiarati. Solo a vedere il tipo di fondo che c'è&

AUTRICE
È 700. Allora cosa vuole dire?

ROBERTO COSTA - Fruttivendolo
Che ci fregano 200 grammi ogni prodotto che prendiamo.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Se tra gli Italiani c'è qualcuno che fa il furbo, è anche vero che la concorrenza sui costi non è ad armi pari. I nostri agricoltori pagano il doppio di oneri sul lavoro dei loro colleghi spagnoli, tedeschi, greci, per non parlare dei Turchi e dei Tunisini. Mentre i margini per distinguersi dagli altri sono scarsi, dato che il prodotto deve essere tutto omogeneo e calibrato come lo vuole la grande distribuzione.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Sono prodotti che vanno ai supermercati e che resistono a qualsiasi, vabbè si capisce che aun certo punto maturano anche loro, però questi qui vengono raccolti che non sono ancora belli consistenti e poi sopportano tutte le lavorazioni, i trasporti.

GIANCARLO IVO BATTISTINI - Direttore operativo Cooperativa Apofruit
Quindi questo è un impianto che lavora mediamente le trenta tonnellate all'ora di prodotto. È tutto automatizzato, nel senso che viene rovesciato tutto in cassa; fatto questo lavoro il prodotto selezionato è calibrato per peso, diametro e colore, viene riportato in cella frigorifera per mantenere la filiera del freddo.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Mettiamo anche che il contadino abbia una cassetta di frutta di qualità eccelsa, se la portasse al supermercato a 200 metri da casa, non gliela prenderebbero. Perchè?

MARIO CIFIELLO - Coop Italia
Perché noi non abbiamo bisogno di una cassetta, ma di cento camion e i cento camion c'è bisogno che se possibile arrivino in condizioni tali da poterci permettere di vendere le pesche tutto il giorno. Non possiamo mettere su una cassetta adesso, un'altra tra tre minuti, un'altra tra cinque.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Quindi è più facile per il contadino mandare il suo prodotto in Norvegia tramite la cooperativa piuttosto che venderlo al supermercato dietro casa. Se poi andiamo a vedere, in Italia soltanto il 30% degli agricoltori è organizzato in consorzi e cooperative, il 70% è gente che va sui mercati da sola, non ha capacità frigorifera, oggi raccoglie il prodotto e lo stesso giorno lo deve vendere, altrimenti lo butta via.

AUTRICE
E questi pomodori se li tira sù lei da solo?

ORTOLANO
Sì.

AUTRICE
È una bella fatica.

ORTOLANO
Ma ne faccio due allavolta e li porto al mercato pian piano.

AUTRICE
Li porta lei direttamente al mercato.

ORTOLANO
Li porto io direttamente al mercato.

AUTRICE
E quanto riescono a darle almeno?

ORTOLANO
Adesso i prezzi sono molto bassi.

AUTRICE
Quanto riesce a ricavarci da un campo così?

ORTOLANO
Ma io lo faccio più per non tenerlo abbandonato. Se mi faccio i conti ci rimetto.

AUTRICE
Che cosa ci fate con i frutti della terra?

CONTADINO
Viene qua la gente, compra, piglia e li porta al mercato.

AUTRICE
E riuscite a viverci?

CONTADINO
Adesso oggi no.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il contadino singolo, con il suo prodotto che non è tutto calibrato, che non è tutto lucido, per quanto buono sia non finirà mai sui banchi del supermercato. Solo su una bancarella gestita in proprio può riuscire a venderlo.

CONTADINA
Se la ferita è asciutta, che è sana allora si riesce a venderla, però non tutti sono&

AUTRICE
Il supermercato però mi sa che questo non lo prenderebbe.

CONTADINA
No. Il pomodoro lo vogliono bello integro, però i clienti guardano il sapore, capiscono la differenza.

AUTRICE
Lei viene sempre a comprare a vendita diretta?

DONNA
Sì, è più gustoso, senti che è più fresca, che è verdura genuina.

LUIGI ZENTI - Agricoltore
Facciamo vendita diretta e nel paese è apprezzata, viene gente a comprare il nostro prodotto e siamo soddisfatti.

AUTRICE
Per questa azienda prendete i contributi dalla Pac, dall'Unione Europea?

LUIGI ZENTI - Agricoltore
No, è un'azienda piccola, orticola, i contributi non sono determinanti per il reddito per questa azienda e non l'abbiamo mai chiesto anche perché non erano molto interessanti.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Produrre e vendere direttamente non è però possibile per tutti.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Tutte le mattine lui prende il giornale, va a prendere il caffè, poi viene qui prende su un chilo di pesche, mezzo chilo, ma è l'impazzimento capisce, noi perdiamo tanto tempo a fare questo che non ci tornerebbe comodo. Solo che quando un'azienda si trova in queste condizioni bisogna attaccarsi dappertutto.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il problema per i produttori di ortofrutta è che l'Unione Europea i soldi li spende, ma non per queste aziende che sono considerate troppo piccole per essere valide. Se invece hai molti ettari, ti puoi mettere a tavolino e con le leggi comunitarie riesci a prendere i contributi anche se la vendita non c'è e la produzione neanche.

PIERO FOSCHI - Agricoltore
Io so che se io avessi, ad esempio 200 ettari là verso il bolimolese, il ferrarese, io con questi 200 ettari mi siederei attorno a un tavolo con delle leggi, che sono state fatte dalla Comunità, da quelli che si occupano di questo e con due tecnici bravi, che si occupino proprio di questo, io metterei per esempio 20 ettari a "set aside", che si chiama però vuol dire, non so, a riposo, vuol dire che in una terra non ci devi fare niente. Poi metterei altri trenta ettari a mais, oppure altri trenta ettari, non so, a cereali. Ecco io a girasoli, lascia pur dire a sementiera, lascia pur dire, e quindi dietro tutto questo io avrei un contributo sicuro dall'Unione Europea. Io so che quando mi sono alzato da questo tavolo io quest'anno prendo questo. E poi il raccolto non mi interessa, quello che viene, perché io ho parlato con delle persone e mi dicono, beh i girasoli se vengono vengono, se non vengono fanno quello che vogliono, tanto io questi soldi li ho già qui sicuri. Quello che viene viene. Ecco.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
I prezzi sono alti perché dal campo alla bottega ci sono 5 passaggi e ogni volta si ricarica, mentre gli stranieri sono più competitivi. E i contadini che una volta incassavano i contributi legati ad una determinata produzione anche se non c'era richiesta di mercato, adesso il premio lo incassano comunque indipendentemente da quel producono e se lo producono, perché il contributo è lagato al pezzo di terra. Alla fine però, dei miliardi a disposizione, all'ortofrutta arriva il 4%. Allora tutti questi soldi a chi vanno?
Torniamo sui nostri campi. Allora sono 5 miliardi di euro che i contadini italiani si spartiscono sotto forma di aiuti comunitari. Per prendere questi soldi bisogna rispettare delle regole, per esempio non inquinare. Più sei grande, più prendi, più sei piccolo e meno prendi, se sei molto piccolo invece sei un problema sociale. E per incassare ci si mette attorno ad un tavolo, produrre un progetto e un pezzo di carta. A volte succede che dietro ai pezzi di carta non c'è nulla, ma i contributi arrivano lo stesso. In Italia le aziende agricole che prendono aiuti comunitari sono un milione e ottocentomila.

AUTRICE
1.800.000 . E le andate a controllare tutte?

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
La seminabilità al cento per cento perché la prima cosa da distinguere è se esiste un terreno che potenzialmente è seminabile e coltivabile. Per il resto i controlli sono scesi, ma non sono scesi perché il minimo richiesto dalla comunità è il cinque per cento. Per altro, questo minimo, la richiesta viene fatta congiuntamente con la comunità, comunque su indicazione della Comunità, e il livello di controlli in Italia è sceso proprio perché nel tempo sono stati fatti dei controlli, in più c'è un sistema integrato di gestione controllo che dà alla comunità stessa affidabilità sui pagamenti fatti dall'Italia.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Quindi appena 90mila vengono controllati su 1 milione e 800mila beneficiari di aiuti, che quest'anno solo per i seminativi e la zootecnia incasseranno 2 miliardi e mezzo di euro. Ce n'è abbastanza per invogliare i controllati a corrompere i controllori, cioè gli ispettorati regionali per l'agricoltura, Ira e l'Agea. Questa è una storia di erba medica e società fantasma.

DARIO SOPRANZETTI - Nucleo Regionale polizia tributaria Veneto
Il funzionario dell'Ira doveva falsificare i verbali di controllo, di prelevamento campione che venivano fatti su una percentuale del 5 per cento dell'erba medica prodotta, mentre il funzionario dell'Agea doveva erogare i fondi in maniera anticipata rispetto alle altre pratiche e doveva fare in modo di non inviare alcun controllo attraverso l'Ira di Rovigo o non fare alcuna segnalazione agli organi di controllo quali la Guardia di Finanza.

AUTRICE
A quale scopo?

DARIO SOPRANZETTI - Nucleo Regionale polizia tributaria Veneto
Allo scopo di non mettere il naso nella produzione fittizia delle società e garantirsi i soldi incamerati illecitamente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
L'ex sindaco di Ariano Polesine, un paese nella bassa di Rovigo, era latitante in Argentina dove l'Interpol l'ha arrestato con l'accusa di aver frodato 4 milioni di euro all'Unione Europea insieme ai suoi complici attraverso un sistema di società di comodo.

DARIO SOPRANZETTI - Nucleo Regionale polizia tributaria Veneto
C'è una serie di scatole vuote, s.r.l. commerciali, che avevano sede sempre presso l'azienda agricola, in realtà inesistenti, un amministratore unico che in realtà era una testa di legno e che aveva l'unico scopo di ricevere ed emettere carta. In realtà attestava vendita di erba medica mai esistita.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma come riuscivano l'ex sindaco e i suoi complici ad incamerare così tanti soldi?

DARIO SOPRANZETTI - Nucleo Regionale polizia tributaria Veneto
In realtà i contributi in campo agricolo non hanno un limite diretto già dal bando di concorso, dipende da ciò che l'azienda produce e commercializza. Più produco, più commercializzo, più soldi ho, quindi a seconda dei mesi, di quando la produzione era più o meno alta arrivavano a ricevere anche 200 milioni di lire al mese.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
A frodare sugli aiuti dell'Unione Europea ci hanno provato l'anno scorso ben 781 aziende, che hanno percepito indebitamente aiuti per 34 milioni di euro. Solo nei primi sei mesi di quest'anno la Guardia di finanza ha già scoperto 249 frodi per 13 milioni di euro, mentre i Carabinieri per le politiche agricole hanno individuato a Treviso un'altra truffa sugli aiuti da 20 milioni di euro. Ci chiediamo: non sarebbe il caso di mettere un tetto agli aiuti della Pac?

FRANCESCO BENCIOLINI - Associazione Rurale Italiana Ari
Senz'altro ci vuole un tetto agli aiuti perché altrimenti si guarda alla grande superficie, alle grandi aziende e vengono aiutate queste, non vengono aiutate invece le piccole aziende. Il tetto agli aiuti dovrebbe essere fatto anche tenendo conto di chi ci lavora.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
In Italia ci sono 700 grandi aziende che ricevono dall'Unione Europea premi superiori a 300mila euro l'anno. Queste si portano a casa il 15% di tutti i premi, mentre le piccole aziende con meno di 20 ettari per l'Istat sono quelle che stanno scomparendo di più.

AUTRICE
Quindi in totale l'Unione Europea quanto vi dà?

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
A me personalemente? Io ho solo tre ettari di mais perciò siamo intorno ai tre milioni e mezzo, tre milioni e tre, sempre delle vecchie lire.

AUTRICE
Quindi è un contributo decisivo per la vostra azienda?

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
Sì, minimo diciamo. Non è che risolve il problema.

MARIANO MAMPIERI - Viticoltore
I contributi della UE sostanzialmente vanno alle aziende agricole che hanno una dimensione minima che per quanto riguarda la viticoltura dovrebbe avere un minimo di tre ettari circa. Qui siamo in una zona dove le aziende hanno come dimensione 5.000 - 7.000 metri, e quindi non ricevono contributi e così spariscono, scompaiono. Questi erano tutti vigneti.

AUTRICE
Queste felci qua?

MARIANO MAMPIERI - Viticoltore
Queste felci qua, quel bosco lì davanti, quelle strisce lì, insomma non ce ne sono più.

UMBERTO DALL'OCA - Agricoltore
Qui nella nostra zona chi aveva aziende di pochi ettari a seminativi, hanno cessato l'attività agricola e sono andati magari in fabbrica o fanno qualche altro lavoro, e poi come dopo lavoro fanno anche qualcosa nei campi. Per la mancanza di reddito.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La morìa di piccole aziende segnalata dall'Istat non preoccupa più di tanto le organizzazioni professionali degli agricoltori.

PAOLO BEDONI - Presidente Coldiretti
Noi vediamo che da una parte ci sarà in futuro questa pulizia di imprese che non possono essere considerate imprese perché non hanno la partita iva.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Intanto anche le organizzazioni professionali hanno il loro tornaconto dalla Pac: dall'1 al 2% del singolo contributo, che riscuotono dall'agricoltore per aiutarlo a compilare la domanda.

UMBERTO DALL'OCA - Agricoltore
Abbiamo fatto una domanda attraverso l'impresa verde che fa capo alla coltivatori diretti qui della zona, e abbiamo speso 511 euro.

AUTRICE
Quindi lei quanto ha speso per fare domanda per la Pac quest'anno?

MARIO BARBIRATO - Agricoltore
Io ho speso circa 600 euro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La domanda per i premi della Pac è più complicata della dichiarazione dei redditi, tanto che nessuno riesce a farsela da solo, anche se l'ultima riforma avrebbe dovuto semplificarla.

MARIO BARBIRATO - Agricoltore
Fosse stata una cosa studiata ad hoc per dare ancora la possibilità alle organizzazioni professionali di portarsi in casa quello che rischiavano di non avere più.

AUTRICE
Quant'è grande la sua azienda?

MARIO BARBIRATO - Agricoltore
Circa media, una media azienda.

AUTRICE
Senta e quanto prendete di contributi dalla Pac, dall'Unione Europea?

MARIO BARBIRATO - Agricoltore
Circa 20.000 euro insomma.

AUTRICE
Con questo tipo di politica agricola voi sopravvivete bene?

MARIO BARBIRATO - Agricoltore
Diremmo di sì, che noi che abbiamo ottenuto questi contributi finchè ci rimarranno, ecco questo ci permette di vivere.

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
Il grosso delle aziende riceve appunto tra zero e 75.000 euro. La fascia più grande è quella che va tra 10 e 30.000 euro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Riassumendo, siccome il premio è collegato alla superficie coltivata, se sei medio prendi discretamente, se sei grande prendi tanto, se sei piccolo prendi poco o niente. È il caso dell'olio che in Italia è prodotto da una moltitudine di piccole aziende.

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
Il 90 per cento dei produttori dell'olio prende intorno ai mille euro, quindi è oggettivamente una platea numerosa. I produttori dell'olio saranno circa un milione e trecentomila produttori.

AUTRICE
Quindi tanti che prendono poco in sostanza.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Chi fa olio si deve arrangiare con un contributo di 1000 euro, mentre chi fa tabacco può contare sulla generosa solidarietà dei contribuenti europei.

AUTRICE
Attualmente il tabacco quanti premi riceve dall'Unione Europea?

WALTER TRIVELLIZZI - Presidente Cia Umbria
Attualmente i premi per l'Umbria si aggirano intorno a poco meno di 60 milioni di euro all'anno.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Senza le sovvenzioni non converrebbe a nessuno coltivare tabacco.

WALTER TRIVELLIZZI - Presidente Cia Umbria
Attraverso il sostegno comunitario si è riuscito in tutti questi anni a rendere economica una coltivazione che basandosi esclusivamente sul prezzo di mercato non lo sarebbe assolutamente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
I tabacchicoltori sono in allarme perché con la riforma della Pac si riducono progressivamente gli aiuti. Ma con quello che costano le sigarette, non ci guadagnano già abbastanza?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Eh no, assolutamente sono i fabbricanti di sigarette. Per loro la spesa della materia prima è ininfluente, ma il ricavo è una cosa spropositata.

AUTRICE
Perché si fanno quante sigarette?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
1.200. Con un chilo di tabacco.

AUTRICE
Che a voi viene pagato quanto?

DOMENICO BRUGNONI - Tabacchicoltore
Un euro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Alla fine i premi vanno a vantaggio dell'industria del tabacco, che lo paga la metà, e in questo caso non è neanche l'industria italiana, perchè l'Ente tabacchi italiano se l'è comprato la British American Tobacco. Forse chi non fuma non sarà tanto contento di sapere che invece dei pomodori con le sue imposte si stanno finanziando le sigarette. Ma in generale noi che sborsiamo, abbiamo il diritto di sapere i nomi di chi riceve i premi attraverso la Pac?

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
Oggettivamente non ne conosco nomi.

AUTRICE
Non si ricorda nessun nome?

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
No, anche perché i nomi per fasce sinceramente no.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma allora questi nomi li sapremo o non li sapremo?

ANTONIO BUONFIGLIO - Presidente Agea
Lei lo chieda e noi vedremo se nel rispetto della legge possiamo dare quest'informazione.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Alla fine i nomi non ce li possono dire perché la collettività, che paga non ha titolo ad averli. Allora abbiamo provato a chiederlo ai diretti interessati. Per esempio alla Maccarese, la grande azienda agricola di proprietà dei Benetton, non hanno nessun problema a dirci che prendono 1 milione di euro di contributi. Ma ci chiediamo, per quale motivo a te grande azienda io contribuente devo dare 1 milione di euro all'anno di aiuto? Se sei grande ed efficiente non dovresti riuscire a stare sul mercato da sola?

MARIANN FISCHER BOEL - Commissaria all'Agricoltura Ue
In effetti era stata fatta la proposta di mettere un tetto ai contributi, in modo che nessuna azienda agricola potesse ricevere più di 300mila euro. Ma l'idea è caduta perchè non ha trovato sostegno nel Consiglio dei Ministri. Per cui oggi non c'è un tetto ai premi. Ma sono sicura che la proposta di mettere un tetto ai premi sarà discussa di nuovo dai Ministri.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Intanto, da quest'anno, l'Unione Europea passa ai coltivatori sempre gli stessi soldi che prendevano prima, anche se non coltivano niente.

ANTONIO ONORATI - Centro internazionale Crocevia
Questo a me personalmente sembra una follia, anzi una cosa che dovrebbe far rivoltare i consumatori e i cittadini che pagano le tasse, perché il sistema che si ottiene in questo modo è un'agricoltura che viene premiata per non produrre, per non gestire il territorio, oppure per produrre della materia prima di cui non conosciamo bene la qualità.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Anche se sembra strano, le associazioni degli agricoltori hanno accettato questo nuovo sistema. Perché?

GIUSEPPE POLITI - Presidente Confederazione Italiana Agricoltori Cia
Perché innanzitutto rende gli agricoltori liberi di scegliere se fare pomodori, o fare sempre pomodori magari di una varietà diversa indipendentemente dagli aiuti. Se fare grano duro o se fare un altro prodotto.

AUTRICE
E come valutate adesso?

GIUSEPPE POLITI - Presidente Confederazione Italiana Agricoltori Cia
Adesso diciamo che ci sono dei contraccolpi di carattere negativo, sull'applicazione della riforma, non sullo spirito della riforma.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il primo contraccolpo è che la riforma della Pac ha reso più caro l'accesso alla terra, perchè la terra si trascina il premio, per cui il paradosso è che l'agricoltura non è mai stata così in crisi e la terra non è mai stata così cara.

DOMENICO VECCHIO - Veterinari senza frontiere Italia
In campagna ci sono delle zone ovviamente in funzione di quella che è la disponibilità di acqua, se il terreno è pianeggiante oppure no, il prezzo per ettaro può oscillare tra i 35.000 e i 70.000 euro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Al Nord in particolare le aziende agricole si sono ingrandite per poter prendere più premi.

GIGI ALDRIGHETTI - Viticoltore
Adesso sentivo proprio questi giorni uno che mi diceva che avevano offerto dei terreni così a 600 milioni di lire ad ettaro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO

Il secondo contraccolpo della riforma della Pac è che in campagna ora si può fare "la coltivazione dei premi, senza coltivare". Il diritto al premio te lo puoi anche vendere ed è nato subito un mercato.

ATTILIO ALBIANI - Allevatore
Ci sono delle banche che a fronte di un diritto acquisito certificato dall'Agea, scontano questi diritti e anticipano dei soldi. Per cui il valore dell'azienda non è più la produzione e la coltivazione che un allevatore o un coltivatore produce, ma il diritto di produzione.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il terzo contraccolpo della riforma della Pac c'era da aspettarselo. Siccome l'agricoltore prende il premio anche se non coltiva, chi glielo fa fare di coltivare? Quanti campi di girasoli come questi vediamo in giro per l'Italia, nella maggior parte dei casi non vengono raccolti, rimangono lì a marcire perché tanto si incassa lo stesso.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
La Pac da quest'anno è stata riformata e gli agricoltori sono liberi di produrre quel che vogliono, ma ai contributi non c'è un tetto e il sistema è che più sei grande e più prendi, e ai piccoli nulla. E quindi può succedere che un avvocato o un commercialista che possiede anche l'azienda agricola incassa tanto quanto l'agricoltore che vive del lavoro dei campi. Se si considera che in Germania e Francia le aziende medie possiedono circa 40 ettari di terreno, in Italia l'80% arriva a 5 ettari, il risultato è che da noi si stanno via via abbandonando le produzioni chiave, come il grano duro, e l'industria alimentare che compra il 70% del prodotto nazionale fa fatica a trovare la materia prima per fare le merendine, piuttosto che la pasta.

LUIGI ROSSI DI MONTELERA - Presidente Federalimentare
Abbiamo avuto essenzialmente problemi inizialmente col grano duro: una riduzione di circa il 30% della sua produzione che è già insufficiente per il fabbisogno italiano. Abbiamo lo zucchero che sta praticamente scomparendo, abbiamo altri prodotti vari che soffrono e soprattutto abbiamo una previsione per i prossimi dieci anni molto negativa. I nostri imprenditori pensano che nel giro di pochi anni la riforma della Pac avrà conseguenze gravi nel senso di riduzione della produzione italiana, aumento del prezzo delle materie prime, quindi maggiore approvvigionamento dall'estero.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Le industrie alimentari prevedono che in Italia nei prossimi dieci anni perderemo il 21% del nostro grano tenero, il 15% del grano duro, il 5,7% delle olive. Già adesso si stanno abbandonando le produzioni che non convengono, a cominciare da quelle che stavano in piedi solo per il premio, come il grano duro.

ENRICO LUCCONI - Associazione Sementieri Mediterranei Asseme
Contestualmente si viene a sapere che vengono ancora importarte delle navi di frumento canadesi. E questo addirittura con prezzi, attualmente si dice, intorno ai 15 -18 euro a quintale, mentre in questo momento pare che il mercato paghi intorno ai 10 - 11 euro per quintale di grano di produzione italiana.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma se il grano lo comprano dal Canada, allora non è vero che la pasta italiana è fatta con il grano italiano. Gli industriali ci possono dire quanto grano estero c'è dentro?

LUIGI ROSSI DI MONTELERA - Presidente Federalimentare
Circa il 40 - 50 per cento, ma questo per un motivo molto preciso, che in Italia manca la produzione sufficiente per il fabbisogno dell'industria, cioè soprattutto della pasta. Quindi di fatto ci troviamo di fronte alla necessità di approviggionarci dall'estero ma anche storicamente bisogna dire che per avere la buona pasta italiana è necessario avere una miscela di diversi grani duri di qualità diverse alcuni dei quali in Italia non si trovano.

GIUSEPPE POLITI - Presidente Confederazione italiana agricoltori Cia
Loro accampano una scusa, una motivazione, che dicono di non trovare in Italia quelle caratteristiche qualitative del prodotto. Bene, entriamo nel merito delle condizioni: vogliono più proteine? Bene, noi chiediamo agli industriali italiani se veramente vogliono conservare il made in italy nella pasta, che vogliono salvaguardare la produzione di grano duro, gli agricoltori riprenderanno a fare grano duro, a una condizione che ci sia un valore commerciale chiaro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Gli agricoltori biasimano l'industria agroalimentare anche per la crisi del pomodoro. Quest'anno tonnellate di pomodori sono rimasti sul campo, perché?

PAOLO BEDONI - Presidente Coldiretti
Sono rimasti sul campo a nostro avviso soprattutto perché se io non ho questa obbligatorietà di mettere in etichetta l'origine di provenienza del prodotto e posso speculare sul fatto che con l'immagine italiana lo compro dove costa meno, lo compro anche dove magari posso rischiare di non avere le stesse caratteristiche dal punto di vista di genuinità e di sicurezza alimentare, perché per il momento non ho l'obbligo di mettere l'etichetta dell'origine.

AUTRICE
È vero che le industrie hanno comprato pomodoro dall'estero approfittando del fatto che non c'è l'obbligo di indicazioni in etichetta?

LUIGI ROSSI DI MONTELERA - Presidente Federalimentare
No non è l'industria che l'ha comprato dall'estero, perché l'industria si approviggiona nelle proprie zone di produzione: pensiamo la Campania, che forse è la regione più tipica di questa produzione.

AUTRICE
Il pomodoro viene comprato lì?

LUIGI ROSSI DI MONTELERA - Presidente Federalimentare
Il pomodoro viene comprato lì e nel Mezzogiorno d'Italia.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Possiamo crederci oppure no, visto che non c'è l'obbligo di scrivere da dove arriva il pomodoro. Intanto però c'è l'ipotesi di assegnare i contributi per questa produzione ai singoli coltivatori indipendentemente se lo coltivano o no, con lo stesso sistema per gli aiuti al grano.

GIUSEPPE POLITI - Presidente Confederazione Italiana Agricoltori Cia
Vogliamo discutere anche su questo settore se è il caso di lasciare completamente liberi gli agricoltori di fare quello che vogliono indipendentemente se consegnano o non consegnano all'industria. Se l'industria vuole il prodotto lo paga per quello che è il valore di mercato. Se all'agricoltore conviene continuare a investire in questo settore, bene lo fa altrimenti fa un'altra cosa, è quello che è avvenuto per il grano duro.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Cosa vuol dire, che dopo il grano duro italiano resteremo a corto anche del pomodoro italiano? Poi l'anno prossimo lo stesso sistema sarà applicato all'olio, per cui il contadino prenderà il contributo anche se non raccoglie le olive, e quindi rischiamo di rimanere a corto anche di olio italiano. Gli imprenditori agroalimentari si aspettano un calo nella disponibilità di materie prime nazionali dal 10 al 25%. Questa diminuzione avverrà nell'arco di 5 anni. Il made in Italy alimentare subirà di conseguenza un calo di redditività del 30%, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro in un'industria che già soffre per la contraffazione internazionale dei marchi.

PAOLO DE CASTRO - Ex Ministro Politiche Agricole e Forestali
In Canada per poter esportare il nostro prosciutto di Parma, le aziende del prosiutto di Parma italiano, quelle D.O.P., devono cambiare nome perché c'è un'azienda canadese che ha registrato il marchio prsciutto di Parma, per cui noi dobbiamo venderlo come prosciutto italiano.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Noi italiani avremmo bisogno di essere forti sui mercati internazionali con i nostri prodotti, ma intanto stiamo dando 2 miliardi e mezzo ai nostri contadini perchè ci lascino senza il grano italiano per fare la pasta. Ma che logica segue questa Pac?

MARIANN FISCHER BOEL - Commissaria all'Agricoltura Ue
Attualmente stiamo togliendo soldi ai contadini. Preleviamo una percentuale dai pagamenti diretti e la destiniamo agli interventi di sviluppo rurale. Lo sviluppo rurale significa tre cose: competitività, ambiente e tutela del territorio, in modo che il paesaggio si mantiene bello e la gente continua ad andarlo a vedere.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Quindi i contributi sono per i nostri pic nic in campagna, se poi ci portiamo il prosciutto spagnolo o la pera cilena, va bene lo stesso. Fatto sta che il 60% del territorio europeo è agricolo. Se viene abbandonato, non ci torna il bosco, ci tornano i rovi che poi si incendiano oppure vengono giù le frane. Nonostante questo, solo il 10% dei finanziamenti comunitari vanno alla promozione dello sviluppo rurale, come per esempio l'insediamento dei giovani.

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
E perché i ragazzi che ho, anche nonostante ne ho uno diplomato in agraria non ne vuole sapere.

AUTRICE
Perché?

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
Perché ha provato un paio di mesi, ha visto che pagavano sempre ma i soldi non entrano mai, stiamo sempre a pagare e non prendiamo mai una lira, ha detto "lasciamo perdere" ed è è andato a fare l'edilizia, ha cambiato lavoro.

AUTRICE
E a lei dispiace?

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
Abbastanza, mi dispiace sì.

AUTRICE
Come lo vede il futuro?

BENEDETTO RIDOLFI - Allevatore
Male, molto male. I ragazzi non rimangono più qua, ci vuole veramente, non so che dire però&

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
I finanziamenti della Pac vanno a chi cerca di conservare la biodiversità?

ANTONIO TESINI - Agricoltore
Allora intanto paghiamo un affitto annuale al propietario e abbiamo fatto un rimboschimento, abbiamo piantato circa mille alberi autoctoni, coltiviamo il carice che era la coltivazione tipica delle zone umide con la quale si fa la paglia per impagliare le sedie.

AUTRICE
E per tutto questo la comunità europea non vi dà nessun fondo.

ANTONIO TESINI - Agricoltore
Nulla. La Comunità Europea finanzia una piccola percentuale rispetto alla coltivazione. Se un'azienda vuole valorizzare un'appezzamento in più non è previsto.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
I finanziamenti della Pac vanno a chi cerca di non far danni?

MARIANN FISCHER BOEL - Commissaria all'Agricoltura Ue
C'è questo sistema dell'ecocondizionalità. Ovvero gli agricoltori non ricevono il pagamento a titolo gratuito, ma al contrario viene loro richiesto di rispettare determinati requisiti in termini di sicurezza alimentare, di benessere animale e di rispetto dell'ambiente.

ANDREA FERRANTE - Associazione italiana agricoltura biologica Aiab
Quindi basta che tu non bruci le stoppie, che è una norma agronomica banale, già quello ti permette di prendere il massimo dei premi.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
L'agricoltura biologica prende i contributi dall'Unione Europea, ma gli stessi soldi, un po' meno, li può prendere chi fa agricoltura integrata, anche se non è sottomesso ai controlli di un ente di certificazione.

ANDREA FERRANTE - Associazione italiana agricoltura biologica Aiab
Quindi di fatto sono state risorse che sono state prese e buttate dalla finestra e fondamentalmente a danno nostro, perché chi voleva fare il biologico in alcune regioni non lo poteva più fare, o meglio lo poteva fare però con un investimento personale perché non c'erano più risorse per finanziare le aziende che scelgono di fare il biologico.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
In compenso scopriamo che il nostro Governo ha chiesto una deroga perchè in Italia si possa continuare ad inquinare con il bromuro.

MATTEO TESINI - Agricoltore
Il bromuro è massacrante per la terra perché la rende praticamente sterile e uccide qualsiasi forma di vita e quindi lascia sabbia, non lascia niente.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il bromuro di metile non si può più usare per disinfestare i terreni dai parassiti a partire da quest'anno. Lo ha stabilito il protocollo di Montreal, perché il bromuro inquina le falde e distrugge la fascia dell'ozono. L'Italia è quella che ne utilizza di più al mondo dopo gli Stati Uniti. Il bromuro si usa nei campi di pomodori, fragole, melanzane, meloni e fiori. Il nostro Governo ha chiesto una deroga per poter usare anche quest'anno 2133 tonnellate di bromuro, perché non ci sarebbero alternative. Ma questo non è vero, ce ne sono almeno due.

ALFREDO CELLI - Imprenditore macchine agricole
Noi invece usando un prodotto come la calce, la distribuiamo nel terreno, interveneniamo con la nostra attrezzatura con un getto di vapore. Usando il calore invece del bromuro si ottengono gli stessi risultati però preservando l'ambiente, l'utilizzatore dell'attrezzatura e direi anche il prodotto.

AUTRICE
Per il terreno, per queste fragole avete usato il bromuro?

MATTEO TESINI - Agricoltore
No, non l'abbiamo usato perché in agricoltura biologica non è consentito.

AUTRICE
Cosa avete usato?

MATTEO TESINI - Agricoltore
Abbiamo fatto una solarizzazione. L'effeto è che praticamente i nematodi vanno in profondità e non attaccano le radici delle fragole almeno per quest'anno.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Quindi le alternative al bromuro ci sono, invece in campagna hanno rispolverato le armi della prima guerra mondiale.

ANDREA MAGNI - Responsabile qualità Celli spa
Sono ritornati in auge alcuni prodotti che probabilmente sono ancora più pericolosi dal punto di vista della tossicità del bromuro, tipo la cloropicrina, per quato riguarda l'utilizzo da parte dell'uomo che è più pericolosa del bromuro di metile.

AUTRICE
Come si chiama?

ANDREA MAGNI - Responsabile qualità Celli spa
Cloropicrina.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Al posto del bromuro per le fragole usano un gas tossico che è classificato tra le armi chimiche, con il beneplacito del Ministero. Quindi l'agricoltore deve rispettare l'ambiente per aver diritto ai contributi, però può usare le armi chimiche. Dopodiché, per avere il contributo dall'Unione Europea, gli agricoltori devono dimostrare di aver usato semente certificata, non Ogm. Quando poi però vanno a venderla, la soia italiana naturale vale meno della soia estera Ogm. A questo punto chi coltiva si è fatto due conti.

MARCO AURELIO PASTI - Associazione Italiana Maiscoltori
C'è un saldo positivo per i produttori di soia di 12 milioni di euro.

AUTRICE
Se si piantasse solo OGM.

MARCO AURELIO PASTI - Associazione Italiana Maiscoltori
Se ci fosse permesso di utilizzare la soia Ogm resistente al Roundup.

VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Cosa vuol dire rispettare l'ambiente se le prescrizioni dell'Unione Europea sono così blande che alla fine tutti sono bravi? Per il momento continuiamo a dare gli stessi soldi agli stessi soggetti, accontentando chi è già contento con sovvenzioni che arrivano a superare i 500.000 euro. Viene da chiedersi se tutto questo porterà veramente i nostri agricoltori a poter vivere dei loro prodotti, con i costi che hanno, e non delle sovvenzioni. Sarebbe l'unica strada per continuare ad avere campagne belle e sicure e per pagare il giusto prezzo alla cassa.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
La discussione sui contributi è feroce: i tedeschi li vogliono, gli italiani li vogliono, i francesi li vogliono, gli inglesi dicono che bisogna abolirli perché fanno male alla concorrenza, e l'organizzazione mondiale del commercio è d'accordo. Sta di fatto che l'ultima riforma, non favorisce l'ortofrutta, e sta facendo sparire le aziende agricole a conduzione familiare. Per quel che riguarda i marchi, siccome per ora non c'è una tutela internazionale, gli Usa, il Canada, il Giappone e l'Australia ce li contraffanno. Noi non possiamo più esportare il prosciutto di Parma, perché se lo sono registrati i canadesi, ora lo dobbiamo chiamare prosciutto italiano e così noi ci rimettiamo miliardi.

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