Rai 3
Televideo

Puntata del 24/09/2004

IN VINO VERITAS

in onda il 24.09.04

di - Alimentazione

IN VINO VERITAS

Argomenti: Alimentazione
Autori: Bernardo Iovene
Stagioni: 2005

Se pensate che il vino si fa schiacciando l'uva e facendola fermentare, vi sbagliate, oggi ci sono le biotecnologie che permettono di ottenere un prodotto sicuro, è così che si possono piantare i vitigni più conosciuti che si vendono a scapito di quelli autoctoni. Vino da tavola, igt, doc e docg, sono le quattro categorie con cui vengono classificati i vini. Ma in commercio possiamo trovare un vino da tavola che costa decine di euro e un vino doc che costa 3 euro. Il vino da tavola, per legge, non può riportare sull'etichetta l'annata di produzione. E inoltre qual è la differenza tra un Chianti classico che costa 4 euro e un Chianti classico che ne costa 30? Eppure ambedue sono classificati docg. Abbiamo assistito ad una seduta di degustazione della Camera di Commercio di Firenze per vedere il criterio con cui vengono assegnate le denominazioni di origine. Arriviamo, quindi, alle frodi, ai contributi di cui usufruisce il settore - ogni anno viene dichiarata la calamità naturale - i pesticidi usati nelle vigne e le biotecnologie. E poi, esiste l'industria del vino? Risponderanno i produttori del Tavernello, Zonin, Antinori e produttori di tutta Italia. E ancora, enologi e guide hanno contribuito ai prezzi folli delle bottiglie di vino? Rispondono Riccardo Cotarella e i giornalisti dell 5 guide dei vini d'Italia più vendute, Gambero Rosso, Veronelli, Associazione Italiana Sommelier e l'Espresso. Infine, il vino fa veramente bene?

AUTORE
Don Severino, il vino è stato il primo miracolo di Gesù?

DON SEVERINO STAGNI
Ecco il miracolo... sia conto di un invito a nozze e viene a mancare il vino. Allora la madre di Gesù che è presente invita Gesù a preoccuparsi, a risolvere il problema. Riempiono delle giare, dei contenitori di acqua e Gesù li trasforma in vino.

AUTORE
Lei non è astemio?

DON SEVERINO STAGNI
No non sono astemio.

AUTORE
Il vino non manca nella Bibbia e non può mancare nelle parrocchie. Senta ma lei da dove lo prende il vino?

DON SEVERINO STAGNI
Ma il vino... c'è un signore qui in parrocchia che non frequenta la vita di parrocchia però è un buongustaio, sa dov'è il vino buono, è un uomo di cui mi fido ciecamente.

AUTORE
Il vino che viene usato nella Messa...

DON SEVERINO STAGNI
è Buono, è proprio vino vino vino, non è sofisticato, assolutamente anzi... nel Vangelo si parla di vino d'uva quindi è chiaro che si tratta di vino d'uva

AUTORE
Cioè deve essere buono?

DON SEVERINO STAGNI
Assolutamente

AUTORE
Ma lei ai tempi del metanolo come si regolava? Da chi se lo faceva portare il vino?

DON SEVERINO STAGNI
Beh i contadini però erano sempre capaci di fare del vino buono, indipendentemente da quello che poteva fare qualche cantina.

AUTORE
Ho visto che fate questo vino... vino da Messa

LUCIANA ZONIN - Cantina sociale Gambellara (Vicenza)
Vino da Messa sì.

AUTORE
Cos'è?

LUCIANA ZONIN - Cantina sociale Gambellara (Vicenza)
Pensi che noi da 50 anni e oltre abbiamo una dispensa della diocesi e produciamo un vino proprio per la Messa, per i preti, e abbiamo tutti i preti della diocesi che vengono ad acquistare il vino da noi perché è garantito, è fatto esclusivamente d'uva, sa come previsto da... non so, come si dice...

AUTORE
Perché gli altri vini come sono fatti, non sono fatti con l'uva?

LUCIANA ZONIN - Cantina sociale Gambellara (Vicenza)
No, ma questi hanno una garanzia particolare fatta da... è la stessa poi... beh adesso non mi metta... non mi faccia dire certe cose

MILENA GABANELLI
Le racconteremo tutte le cose, dal principio. Per ora torniamo a 18 anni fa , nel 1986 quando il mondo del vino andò gambe all'aria perché nelle bottiglie c'era anche il metanolo.
Il racconto di quei giorni da Antonio Albanese.

Monologo di ANTONIO ALBANESE

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Speriamo dice Antonio, e noi non gli togliamo la speranza! Non subito almeno.
Per cominciare: l'Italia è il primo paese al mondo esportatore di vino, per un valore di 2.750 mila euro. E rappresenta il 21% della produzione mondiale. Nel 2003 la produzione ha raggiunto circa 45 milioni di ettolitri. Le aziende del settore sono 800.000. Le attività riconducibili al vino impiegano quasi 1milione e 200.000 persone. In un anno il prezzo è cresciuto del 16,3%. E Zonin, il più grande produttore di vino chiede al Presidente del Consiglio di abbassare l'Iva.
Cominciamo dal principio con il nostro Bernardo Iovene

PAOLO DE MARCHI - Azienda agricola "Isole e olene"
Qui siamo nelle fasi iniziali del germogliamento, però sono già evidenti i bocci fiorali che daranno poi i grappoli.

AUTORE
Lei potrebbe stabilire a priori di far uscire più grappoli da questa pianta?

PAOLO DE MARCHI - Azienda agricola "Isole e olene"
Farne uscire di più... sì certamente, però se si lasciano più gemme si tende ad abbassare la qualità, certo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Questa è la gemma, dalla gemma al fiore, dal fiore al grappolo e all'uva. sono i nostri vigneti, e a guardarli sembrano tutti uguali. Eppure questa vigna produce un vino da un euro e quest'altra invece produce un vino da 5 euro. Dove sta la differenza? Partiamo da questa di un euro.

ROBERTO MONTI - Cantina sociale fornitore del vino Tavernello
Questi sono vigneti che danno uva per il Tavernello

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Queste vigne producono fino a 250 quintali di uva per ettaro, e danno un vino definito da tavola. In questa vigna invece, se ne producono giusto la metà, 120 quintali per ettaro. Ed è un vino doc.

AUTORE
Come fa a stare dentro questo parametro?

FRANCESCO ANDREOLI - agricoltore
Beh si lavora in particolare con la potatura, quindi non si pota molto lungo, quindi ci sono meno gemme e quindi da meno gemme vengono fuori meno grappoli.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Meno uva produce la vigna più alta sarà la qualità del vino, e questo è il parametro principale che cataloga i vini in 4 categorie, il vino da tavola, con una resa alta, il vino igt...

CONSUMATORE 1
IGT? Ha detto IGT o IGP?

AUTORE
IGT

CONSUMATORE
IGT... Allora... la sigla cosa significa?

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Igt significa indicazione geografica tipica, sono i vini di uve regionali, con rese inferiori al vino da tavola, poi ci sono quelli doc e docg, di origine controllata e garantita, con rese minime.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La categoria naturalmente determina il prezzo... ma a anche la maturazione del vino in cantina, nella botte di legno è un conto, nel contenitore d'acciaio un altro. Qui siamo da zonin, un grande produttore di vino di tutte le categorie. Il più venduto sta qua dentro.

AUTORE
Il vino da tavola sta qua dentro?

ROBERTO MONTI - Cantina sociale fornitore del vino Tavernello
Il vino da tavola sta tutto in questi recipienti.

AUTORE
Che ha una diversa manutenzione dalle botti di slavonia.

ROBERTO MONTI - Cantina sociale fornitore del vino Tavernello
Ha un altro costo, ha un altro modo di lavorazione che consente di economizzare molto sulla manodopera, francamente.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Nelle botti di Slavonia, invece si tiene il vino doc.

ANGELO BORGHI - Cantina sociale Bazzano
Una botte di queste contiene 6000 litri di vino.

AUTORE
è scritto qui, 62 ettolitri.

ROBERTO MONTI - Cantina sociale fornitore del vino Tavernello
Esattamente.

AUTORE
Quanto costa questo vino, trattato in questo modo?

ROBERTO MONTI - Cantina sociale fornitore del vino Tavernello
Poco meno di 5 euro al consumo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
5 euro al consumo vuol dire: 5 euro a bottiglia. Poi c'è il vino sfuso: di solito sono miscele di uve regionali e lo si compra nelle cantine sociali..questa è una cantina del Chianti.

AUTORE
Lei le bottiglie non le compra mai?

CONSUMATORE 2
Sì qualche volta sì, ma generalmente le uso nei momenti... così, quando sono invitato a cena, oppure quando ho finito quello sfuso.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Nelle cantine sociali, anche i vini doc si trovano sfusi costano meno perché si risparmia sull'imbottiglamento. Le cantine sociali sono cooperative di agricoltori.

ANGELO BORGHI - cantina sociale Bazzano
Il nostro scopo è quello di poter trasformare le uve dei prodotti dai nostri soci in un'unica struttura, quindi cercando di contenere i costi di trasformazione e commercializzare per conto loro il prodotto.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E infine...il vino fatto in casa, come si dice "il vino del contadino"

UOMO 1
Questo è vino rosso, è un Sangiovese del posto, fatto da mio padre.

UOMO 2
Io non lo prendo il vino normalmente, perché ce l'abbiamo a casa, cioè lo fa il mio babbo, lo va a prendere lui

FRANCO MARIA RICCI - Associazione italiana sommelier
Perché non è detto che papà sia sempre un bravo personaggio che sa fare il vino, non sempre vengono rispettate le regole igieniche e soprattutto le regole per costruire il prodotto... il prodotto che deve far bene.

LUIGI VERONELLI
Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino d'industria; è una verità assoluta. I difetti del vino contadino sono dei pregi nei confronti del vino industriale.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma qual è il vino industriale? Il tavernello, vende 100 milioni di litri all'anno. In un cartone, che si chiama brik, costa 1 euro e 8 centesimi.

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Fare lo stesso vino uguale o cercare di farlo uguale tutti gli anni è forzare la natura; e anche se uno fa 5000 bottiglie, se le fa così, è chiaramente un industriale.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il tavernello vende 100 milioni di litri all'anno. In un cartone che si chiama brik. Costa 1 euro e 50 centesimi

AUTORE
Qui dentro c'è il vino. Senta diciamo la verità, quando si parla di Tavernello tutti fanno il naso storto, lei cosa ne pensa?

GIORDANO ZINZANI - controllo qualità Caviro Tavernello
No, io consumo Tavernello.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Qualche volta appunto...perché la grande quantità non va d'accordo con la qualità. Il vino, comunque, viene acquistato da 200 cantine sociali. Dietro ci sono 27 mila agricoltori, è un vino controllato tutte le settimane dalle autorità competenti.

GIORDANO ZINZANI - controllo qualità Caviro Tavernello
Normalmente arrivano ogni settimana una decina di prelievi fatti da vari organi, ASL, NAS, repressione frodi.

VOCEFUORI CAMPO DELL'AUTORE
Da grosse cooperative passiamo a grossi privati, come Zonin, che ha tenute in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Toscana, Puglia e Stati Uniti e vende 25 milioni di bottiglie, all'anno. Un'industria! Ma questa definizione al signor Zonin non piace.

GIANNI ZONIN
Io più che di industria parlerei di famiglia.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E come dovremmo definire Antinori: 26 generazioni che fanno vino in Toscana, ma oggi presente dal Piemonte alla Puglia, in Cile, Ungheria e stati Uniti?

AUTORE
Senta, lei è un industriale del vino?

PIERO ANTINORI - Presidente Marchesi Antinori
No io non mi considero un industriale del vino, io mi considero un agricoltore, perché questa è la realtà della nostra azienda.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Industria vuol dire grandi quantità, ma i grandi produttori preferiscono parlare parlare solo delle loro produzioni selezionate:

AUTORE
Quando noi parliamo di industria nazionale del vino, voi siete la prima industria privata?

GIANNI ZONIN
Sì, io non la chiamerei un'industria privata; la mia famiglia possiede 1800 ettari a vigna: posso assicurare che sono molte aziende di piccole o medie dimensioni, tutte queste aziende che fanno capo alla mia famiglia hanno una filosofia: produrre vino di qualità, però alla portata di molti consumatori.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Per esempio, in Toscana produce il chianti classico, a quanto lo vende?

GIANNI ZONIN
Sulla fascia medio - alta, dai 10 ai 12 euro.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
In Piemonte fa un barbera da 20 euro, in Veneto il Berengario da 20 euro. In Sicilia fa un nero d'avola da 40 euro non sembrano prezzi alla portata di molti consumatori! Perché i grossi volumi li fa in questi stabilimenti, con vini che non superano i 5 euro a bottiglione

AUTORE
Però la maggior parte è vino da tavola, diciamo.

FRANCO GIACOSA - direttore tecnico Zonin
I volumi più grandi certamente.

AUTORE
Come viene fatto il vostro vino da tavola?

FRANCO GIACOSA - direttore tecnico Zonin
Si parte certamente da vigneti che hanno una certa resa di produzione.

AUTORE
Quanto?

FRANCO GIACOSA - direttore tecnico Zonin
Anche 250 quintali per ettaro

AUTORE
Miscela di uva.

FRANCO GIACOSA - direttore tecnico Zonin
Sono diverse partite assemblate poi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Come per il tavernello, e i vini da tavola in genere, si tratta di miscele di uve ad alta resa.

AUTORE
Come viene fatto questo vino industriale?

LUIGI VERONELLI
Viene fatto con le miscelazioni. Ci si aggiunge mosto concentrato che eleva il grado alcolico, rovinando il vino.

AUTORE
Senta, chi lo usa questo mosto?

LUIGI VERONELLI
Le grandi industrie.

AUTORE
Cioè le grandi industrie, quelle che fanno vino da tavola?

LUIGI VERONELLI
No non solo vino da tavola, fanno anche vini, secondo loro, a denominazione d'origine.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Per innalzare il grado alcolico, che caratterizza il vino, in Europa si usa lo zucchero, in Italia è vietato, e si usa il mosto concentrato rettificato, che si presenta così.

EDOARDO MANTOVANI - enologo Spallanzani vini e mosti concetrati
Se oltre il grado alcolico vogliamo aumentare anche altre caratteristiche del vino, come possono essere il colore, l'acidità, gli estratti, si possono usare dei mosti non rettificati.

AUTORE
Cioè se io voglio dare più colore a un vino posso utilizzare questo mosto concentrato.

EDOARDO MANTOVANI - enologo Spallanzani vini e mosti concentrati
Certo.

AUGUSTO PITTINI - laboratorio enologico Pozzuolo del Friuli
Il mosto concentrato può dare problemi di residui di metalli pesanti.

GIANNI ZONIN
Devo dire che noi ne utilizziamo pochissimo e dipende dalle annate, per esempio l'anno scorso non abbiamo utilizzato un goccio di mosto concentrato rettificato.

RICCARDO COTARELLA - enologo
Ormai da sette, otto, nove anni le stagioni sono tali che ci trasmettono e ci conferiscono uve di altissima gradazione zuccherina e quindi non c'è bisogno...

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma allora chi lo usa?

EDOARDO MANTOVANI - enologo Spallanzani vini e mosti concetrati
Tutti i grandi produttori di vino lo usano.

AUTORE
Per cui anche aziende famose comprano questo mosto concentrato.

EDOARDO MANTOVANI - enologo Spallanzani vini e mosti concetrati
Certo, tutte le aziende vinicole utilizzano mosto concentrato.

AUTORE
Ci può fare qualche nome lei, a chi lo vendete, di qualche vino famoso?

EDOARDO MANTOVANI - enologo Spallanzani vini e mosti concetrati
Mah su questo non so se posso dirglielo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La Caviro del tavernello, oltre ad usarlo lo vende.

AUTORE
Comunque voi lo vendete a tutti, anche a cantine importanti.

GIORDANO ZINZANI - controllo qualità Caviro Tavernello
Sì, non c'è l'anno in cui non si deve usare un litro di zucchero, si usa tutti gli anni.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ad ogni modo l'uso di questo mosto, definito arricchimento, deve essere autorizzato, ogni anno, da un decreto ministeriale regione per regione, ma, solo in caso di condizioni climatiche avverse.

AUTORE
Ogni anno viene fatto un decreto, ogni anno c'è un'annata difficile, no, non è così?

TERESIO DELFINO - sottosegretario alle politiche agricole
No, non è così. Visto che la richiesta è fatta dalla Regione è di consentire con questa pratica enologica di arricchire i nostri vini che possono così avere una qualità superiore.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi il clima non c'entra! Eppure sul decreto c'è scritto: "qualora le condizioni climatiche lo richiedano". E puntualmente tutte le regioni certificano "condizioni climatiche sfavorevoli" e questo avviene da 15 anni! Cos'è scomparsa la siccità? No, è che chi usa il mosto riceve anche contributi comunitari!

AUTORE
Anche voi prendete i contributi quando usate il mosto?

GIANNI ZONIN
Quando usiamo il mosto concentrato rettificato, con certe modalità, con certe prescrizioni, con certi controlli, c'è un certo contributo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Qualcuno dichiara di averne bisogno anche se non è vero per intascare i contributi.

DOMENICO CARUSO - Nas Roma
C'è qualche cantina che fa figurare e fa degli arricchimenti però in effetti poi non li fa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma di tutto questo il consumatore non sa nulla, perché non compare sulle etichette. È obbligatorio scrivere se si è fatto uso di mosto, pensate un po', sulle bottiglie di aceto! sulle etichette dei vini da tavola, non c'è nemmeno l'annata!

LUIGI VERONELLI
Sono vini che casomai hanno trent'anni, che sono stati tenuti in refrigerazione per trent'anni e che ti escono come fossero nuovi. Non c'è l'annata, perché, per interessi industriali, solo per interessi industriali.

GIANNI ZONIN
No, ma c'è una legge comunitaria che lo vieta e non credo che verrà tolto questo divieto, perché soprattutto i francesi insistono che è una tutela per i vini di alta qualità, dove indicando l'annata si può valorizzare un prodotto.

AUTORE
Lei è un ministro del vino?

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Sì io ho la delega al vino, io propriamente ho la delega al vino.

AUTORE
Quindi al di là delle polemiche siamo venuti nel posto giusto.

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Sì, mi auguro di sì

AUTORE
Ma perché è vietato scrivere l'annata?

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Diventerà obbligatoria dal primo gennaio 2005, se non erro, anche l'indicazione dell'annata, quantomeno noi...

AUTORE
Solo quello da tavolo?

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Tutto il vino... all'anidride solforosa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Pazienza... il viceministro si è sbagliato, l'obbligo riguarderà l'anidride solforosa e non l'annata, anche per i vini doc e igt è facoltativo. Infatti in questa cantina, per esempio, non la mettono su nessun tipo di vino.

AUTORE
Non c'è l'annata però io consumatore potrei pensare che qui c'è il vino magari degli anni precedenti, messo insieme a quello di quest'anno.

ANGELO BORGHI - Cantina sociale Bazzano
Beh questa ovviamente sta nell'etica del produttore, comunque diciamo così, l'annata non è obbligatoria. Noi abbiamo dei prodotti relativamente giovani dove l'annata, di fatto, perde anche un po' del suo significato.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
E noi come facciamo a sapere quale produttore è etico e quale no? Visto che i vini da tavola e con l'indicazione geografica tipica non sono sottoposti a nessun controllo. Lo sono invece quelli più pregiati, come i doc o i docg ovvero denominazione d'origine controllata e garantita. Per poter mettere questo marchio sulla bottiglia occorre iscriversi alla Camera di commercio e denunciare le uve possedute. Lì ti dicono quanto vino puoi produrre, così non fai il furbo. Dal tuo vigneto puoi tirare fuori 1000 litri con il marchio doc. Mettiamo che un anno ne produci 700 litri. Essendo tu autorizzato a venderne 1000 con il marchio, può darsi che i 300 che ti mancano li compri da qualche commerciante e poi ci piazzi il marchio DOC? Tanto per cominciare la Camera di Commercio è l'autorità che dice se il vino corrisponde o meno attraverso le analisi di laboratorio, che avvengono nel modo che adesso vediamo.

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
Le bottiglie arrivano in forma anonima, sigillata.

AUTORE
Voi non sapete di chi è?

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
No, noi non sappiamo di chi è, non vediamo altro che un numero.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E in forma anonima si analizza la gradazione, la corposità, gli zuccheri, l'acidità e la solforosa.

AUTORE
Però voi non fate analisi del tipo residui chimici da pesticidi?

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
No, la parte sanitaria o l'idoneità da un punto di vista alimentare non è il nostro compito.

AUTORE
Il mosto concentrato per esempio voi vedete se ce n'è dentro?

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
No, non lo cerchiamo e non è il nostro obiettivo.

AUTORE
Per cui la gradazione potrebbe essere aumentata attraverso il mosto concentrato e voi..

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
No, non lo vediamo.

AUTORE
Voi lo vedete se c'è il mosto.

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
Non lo valutiamo e non lo andiamo a ricercare questo parametro. Noi autorizziamo a usare un certo nome.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Infatti è una certificazione di controllo sulla denominazione di origine, ma.. anche l'origine.

AUTORE
Per cui qua ci sono certi parametri e voi non potete determinare l'origine?

LAURA MAZZANTI - responsabile tecnico laboratorio CCIAA Firenze
No.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Dall'esame di laboratorio il vino, sempre in forma anonima, passa alla commissione assaggi, formata da tecnici esterni e produttori.

ASSAGGIATORE 1
Allora si comincia con il campione numero uno: chianti 2002. Campione due: chianti 2003

ASSAGGIATORE 2
Idoneo, idoneo.

AUTORE
Dottore, tutti idonei allora oggi?

ASSAGGIATORE 1
Tutti idonei.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Alla fine tutti idonei, nello stesso giorno a 50 metri dalla Camera di commercio in un albergo di Firenze ci sono le degustazioni di vini toscani per la guida dei vini dell'espresso, anche qui l'assaggio è alla cieca.

ERNESTO GENTILINI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
No, questo è proprio, non lo so.

FABIO RIZZARDI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Questo non lo so.

FABIO RIZZARDI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Questo è agghiacciante.

AUTORE
Il primo non va bene. Passiamo al secondo.

ERNESTO GENTILINI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Questo è un vino dell'Arno, proprio questo qui. Un vino fogna

FABIO RIZZARDI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Orami non hai forza di fare commenti.

ERNESTO GENTILINI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
No, sono sbriciolato di fronte a questo

FABIO RIZZARDI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Però bel colore, guarda.

ERNESTO GENTILINI - curatore guida Vini d'Italia dell'Espresso
Si grande colore. Oggi molti vini cercano di fare impressione esibendo colori giovanissimi di grande intensità, ma il naso è teribbile .

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
L'idoneità quindi viene data se si rientra nei parametri dei disciplinari. Ma chi stabilisce le regole dei disciplinari?

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
I disciplinari vengono proposti dai consorzi, dalle associazioni di categoria, quindi spesso sono frutto dell'esigenza delle mode del mercato, dei momenti in cui si vive.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Siccome segue le mode, succede che se in una annata il colore viene diverso, se vuoi avere la denominazione di origine devi aggiungere sostanze per decolorare e viceversa.

ANGIOLINO MAULE - associazione Vino vero
Questo vino abbiamo dovuto declassarlo e chiamarlo Igt, perché è troppo colorito. L'annata 2003 è un'annata calda, annata che ha maturato tutte le uve, bisognava avere i vini bianchi oppure fare un trattamento con il carbon fossile per togliere via il colore. Ho detto: preferisco declassarlo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Diciamo comunque che questi disciplinari devono avere una certa elasticità, se per esempio prendiamo proprio uno scaffale di chianti, sono tutti doc, ma hanno prezzi molto diversi.

AUTORE
Spaziamo dai 4 euro...

ENOTECARIO
Spaziamo dai 4 euro ai 32 euro.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Facciamoci un giro nella zona del Chianti.

PAOLO DE MARCHI - azienda agricola Isole e olene
Chianti è il nome delle colline comprese tra Firenze e Siena e chiamiamo Chianti Classico il vino proveniente dalle colline del Chianti. Il sangiovese è il vitigno principale del Chianti Classico. Nel chianti classico oggi il Sangiovese deve essere presente almeno l'80 per cento. Stiamo ritornando a fermentare una parte del vino in tini di legno. Qui stiamo imbottigliando il chianti classico 2002. Noi qua entriamo nella zona dove il vino riposa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il vino riposa in queste piccole botti dette barrique

PAOLO DE MARCHI - azienda agricola Isole e olene
Hanno un costo notevole. Oggi una buona barrique costa intorno ai 600 euro più iva. Questo vino nello scaffale delle enoteche viene venduto intorno ai 15 - 16 euro.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Passiamo al chianti della cantina sociale. Qui si producono sei milioni di bottiglie e si usano le grandi botti di Slavonia. I costi sono inferiori.

GIUSEPPE SOINI - cantina sociale Castelli del Grevepesa
Una bottiglia di Chianti nostra possa essere venduta intorno ai 10 euro, sullo scaffale, chiaramente.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E poi ci sono le cantine private che comprano il vino e lo rivendono agli imbottigliatori.

AUTORE
Qui viene il contadino a portar via l'uva o il vino?

TINO ROSSETTI - Rossetti vini
Il vino direttamente. Si, arriva vino, facciamo gli assemblaggi e li prepariamo per gli imbottigliatori finali.

AUTORE
Cioè chi sono i vostri clienti poi.

TINO ROSSETTI - Rossetti viniI nostri clienti principali sono la Ruffino, Villa Baffi e poi abbiamo una miriade di piccoli e medi imbottigliatori.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
A quanto lo comprano gli imbottigliatori?

TINO ROSSETTI - Rossetti vini
1 euro e 60 al litro

AUTORE
Invece gli altri, quelli a cui fornisca il vino a quanto lo vendono.

TINO ROSSETTI - Rossetti viniSullo scaffale lei dice? A 4 o 5 euro...

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ci sono, quindi, tanti modi per fare il chianti. Ma all'occhio del consumatore si presentano tutti con la stessa etichetta e si chiamano tutti docg. La differenza tra l'azienda agricola e l'imbottigliatore, per, possiamo coglierla solo se stiamo attenti a una preposizione.

PAOLO DE MARCHI - azienda agricola Isole e olene
Imbottigliato all'origine vuol dire che è imbottigliato dalla stessa persona che ha prodotto le uve, altrimenti l'etichetta dovrebbe: dire imbottigliato da.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi, quando troviamo imbottigliato da... vuol dire che quel vino non è produzione propria, non è di aziende agricole, e cioè di vignaioli, ma di imbottigliatori, commercianti .

MILENA GABANELLI IN STUDIO
E questo ci porta dritti alle frodi, ovvero vendere per doc un vino che doc non è. E siamo alle frodi. Dai dati dell'ispettorato repressioni frodi risultano falsi doc proprio nelle zone più famose: Piemonte Veneto e Toscana. Poi abbiamo anche Napoli, Salerno e Cagliari. Ora il sapere che ci sono frodi, mettiamo che potevamo intuirlo, sarebbe più utile sapere chi froda, poiché si tratta di vino che costa tanti soldi. Restiamo in Toscana, al telefono uno dei più importanti imbottigliatori.

AUTORE
Si però perché lei non ci può dire dove lei compra il vino e a chi lo vende, non è normale.

IMBOTTIGLIATORE
Non è normale perché se io le dicessi prendo il vino a tizio e a caio, e caio ha un certo nome vorrebbe dire far vedere che il vino non è produzione proprio invece va al produttore. Se io vendo il vino a una certa persona, che vende col suo nome, la vendita è regolare, però il consumatore certe cose non le sa.

AUTORE
E non le deve sapere, eh?

IMBOTTIGLIATORE
E neanche le deve sapere.

AUTORE
E non mi può dire neanche dove lo compra, né a chi lo vende? Senta non è che loro imbottigliano non so per docg un vino che non è doc?

IMBOTTIGLIATORE
Questi imbottigliatori? Purtroppo lo hanno fatto e lo stanno facendo. Fanno anche contrassegni falsi. Io un mese fa avevo i Nas qui da me. È il caso che finiscano di fare ..questi imbottigliatori, perché esistono ancora sa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La frode, spesso, avviene con il sistema della triangolazione. Ad esempio una cantina privata di una determinata regione compra vino da tutto il mondo a prezzo basso e poi lo fornisce agli imbottigliatori che lo vendono come vino doc di quella regione. Per avere la certificazione doc, bisogna passare proprio da questo ufficio, dove, il giorno che ci sono andato io, tutti i vini erano idonei.

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
Non posso certamente impedire alle aziende di fare dei falsi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma è proprio a questo ufficio che si rivolge l'ispettorato repressioni frodi quando deve controllare la tipicità di un vino.

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
Ci mandano una bottiglia per fare un confronto con la bottiglia che abbiamo in deposito e per vedere se l'operatore è stato onesto oppure no.

AUTORE
Quante volte è successo questo?

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
Quante volte è successo che cosa?

AUTORE
Che vi hanno portato bottiglie che voi avevate approvato e che invece poi non risultate doc?

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
Vede questa è una domanda a cui è un po' difficile rispondere.

AUTORE
È successo o non è successo?

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
È successo... vede noi esprimiamo giudizi su campioni che ci vengono portati senza sapere naturalmente dove sono stati prelevati, in che modo sono stati prelevati..

AUTORE
Mi sta dicendo che non ci sono falsi doc.

MASSIMO PASQUINI - capo servizio agricoltura CCIAA Firenze
No, no, non lo so noi non siamo a conoscenza di questo fatto.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ci sono o non ci sono? Ci sono.

GIUSEPPE LIBERATORE - direttore consorzio Chianti classico
Quando ci sono capitate certe cose, abbiamo fatto delle verifiche...

AUTORE
Le avete trovate anche voi, da dove arriva il vino imbottigliato?

GIUSEPPE LIBERATORE - direttore consorzio Chianti classico
Guardi sicuramente, quando arriva un prodotto che non è della zona di produzione è certamente una frode.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E questo lo abbiamo capito. Ma vorremmo sapere chi froda.

GIUSEPPE LIBERATORE - direttore consorzio Chianti classico
Certamente ci sono delle frodi. Ogni tanto i Nas arrivano e sequestrano e dicono qui dentro c'è una sostanza che non ci deve essere, ma chiaramente chi fa il furbo deve essere perseguito.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Chi fa il furbo lo sa l'ispettorato repressioni frodi. Abbiamo chiesto un'intervista nel mese di maggio, ma non era un buon momento per l'ufficio stampa del ministero.

AUTORE
Dieci giorni fa l'avevo chiamato...

UFFICIO STAMPA MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
Lei non può neanche immaginare quali sono i ritmi di questi giorni.

AUTORE
Che è legato alle elezioni europee?

UFFICIO STAMPA MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
Beh certo, il ministro è candidato e quindi non può immaginare...

AUTORE
Perché insomma per avere delle informazioni dal ministero...

UFFICIO STAMPA MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE
Va bene però siamo tutti concentrati anche su questi ambiti istituzionali se ci sono degli eventi grossi, le conferenze stampa di cui a me non me ne importa nulla, ma a cui però dobbiamo lavorare insieme ad altre redazioni di attualità che seguono le cose che stanno accadendo in questi giorni.

AUTORE
Per cui quando ci sono le elezioni queste informazioni non si possono avere.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Passate le elezioni siamo tornati a chiedere, ma l'ufficio stampa è stato chiaro: voi di Report una volta avete fatto una domanda sgradita al ministro, e con voi la partita è chiusa...

Repertorio ministro Alemanno che durante un'intervista di Iovene si toglie il collarino.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ci siamo rivolti, allora, al viceministro e abbiamo scoperto che dei falsi vini doc italiani ne sanno più all'estero che noi.

TERESIO DELFINO - sottosegretario alle politiche agricole
Questa è la frode più diffusa, io ho ricevuto anche, come sottosegretario con la delega al vino, ho ricevuto anche da altri paesi europei, dicendo: controllate questa partita perché a noi non risulta.

AUTORE
E voi controllate?

TERESIO DELFINO - sottosegretario alle politiche agricole
Certo noi controlliamo.

AUTORE
Dove sono le frodi più diffuse?

TERESIO DELFINO - sottosegretario alle politiche agricole
Bisognerebbe fare un'analisi puntuale di tutti i rapporti delle ditte, fatto dal nostro ispettorato delle commissioni frodi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Appunto! Siamo sicuri che ha fatto un ottimo lavoro, ma preferiscono non farcelo sapere. Sappiamo da internet solo le zone: proprio quelle del vino più caro.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Compriamo del vino doc ed è probabile che sia una miscela di vini e non provenga dalla zona d'origine. Ma la gente , in genere, che vino compra? Quello più conosciuto: cabernet, merlot, sauvignon, che sono i vitigni più conosciuti al mondo e piantati in tutto il mondo. E la dove il clima non è adatto a quel tipo di vitigno, oggi si può intervenire con le biotecnologie. Noi che siamo pieni di vitigni autoctoni piantiamo i cabernet e i sauvignon perché la gente quello chiede.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E adesso torniamo davanti allo scaffale

AUTORE
Ma lei si sa orientare in mezzo a tutte queste marche di vino?

CONSUMATRICE 1
Io vado dove sono i nomi che conosco non vado a cercare vini particolari.

CONSUMATORE 2
Magari qualche volta prima si fa una prova, comunque tendo ad andare sui vini che conosco.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I vini conosciuti sono quelli che provengono dai vitigni internazionali.

STEFANO DELFIORE - enotecario
I vitigni internazionali sono principalmente il cabernet souvignon, il merlot, lo chirà, lo chardonnay. Questi vitigni ormai sono presenti in tutto il mondo con caratteristiche più o meno uguali.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Questo e un cabernet del Cile, questi sono dell'Australia, questi del Sudafrica. In Italia sono prodotti da nord a sud. Anche in Sicilia

GIANNI ZONIN
Quando sono arrivato io c'era del grano maturo che ondeggiava a questa brezza che arrivava dal mare.

AUTORE
Queste sono operazioni che si possono fare, quella di far crescere dei vitigni che vengono da altre parti, dove ci sono dei vitigni autoctoni?

GIANNI ZONIN
Io credo che si può. La viticoltura è tutta da sperimentare in tutto il mondo. Come in altre zone del mondo stanno importando dei nostri vitigni, autoctoni, mi riferisco addirittura al nebbiolo e al barbera.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Addirittura barbera e nebbiolo, volendo essere precisi, sfogliando uno speciale su Zonin, scopriamo che è proprio la sua azienda in America a produrre i vitigni autoctoni italiani barbera e nebbiolo, vi ricordiamo che dal nebbiolo si fa il barolo. Il nostro vino più pregiato. In sostanza, si cerca, di riprodurre i vitigni conosciuti perché si vendono: ad esempio qui, nella zona di Gambellara, nel vicentino, il vitigno naturale è la Garganega, ma si preferisce produrre lo Chardonnay.

ANGIOLINO MAULE - associazione Vino vero
Chardonnay che viene piantato in questa zona, prima marcisce e poi matura. Che cosa significa? Non è la zona dello chardonnay questa qua. Il problema è che quest'uva qua non riesce a fermentare da sola.

ANGIOLINO MAULE - associazione Vino vero
Questo è chardonnay

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma grazie alle biotecnologie, ormai applicate al 90% dei vini in commercio, lo chardonnay si produce in tutto il mondo.

ANGIOLINO MAULE - associazione Vino vero
Il vino si fa praticamente schiacciando l'uva e mettendolo poi a fermentare dentro le botti. In gran parte dei vini che sono in commercio non viene usato questo sistema qua. Sicché si aggiungono enzimi, si decanta il vino, si pulisce il vino. Qualcuno anche lo filtra il mosto. A temperature forzate vengono aggiunti dei lieviti che già in natura ci sono, però aggiungono lieviti per avere una garanzia di fermentazione. Viene usato una botte di solforosa nei mosti per eliminare tutti i batteri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E poi la gomma arabica, quella delle caramelle, per ammorbidire il vino, il mosto concentrato per l'alcol, i tannini che sono ricavati dal legno. A costruire il vino, oggi, nelle cantine, è il consulente, l'enologo. Uno dei più famosi è Riccardo Cotarella, pluripremiato consulente di numerose cantine importanti in tutta Italia e perfino in Francia a bordeaux.

RICCARDO COTARELLA
Riesce a leggere la scritta

AUTORE
Sì, sì, "a Riccardo, tu sei il più grande, Robert Parker. Dottor Cotarella lei è il mago del vino.

RICCARDO COTARELLA
Considerarmi un mago del vino mi sembra un momento molto riduttivo del mio rapporto con questo prodotto. È molto di più.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E a proposito delle biotecnologie dice che sono necessarie per ottenere un buon risultato.

AUTORE
Per cui mi sta dicendo che il vino non si fa spremendo l'uva e mettendo il mosto a fermentare. Non basta insomma

RICCARDO COTTARELLA
No, assolutamente no. Ma non si può parlare in questo caso di alterazione. Si parla di scienza. E parlare di vino vero, come del vino in cui non si interviene è pura utopia.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E come si interviene? si interviene con i lieviti. Vediamo se c'è rischio per la salute.

AUGUSTO PITTINI - Laboratorio enologico Pozzuolo del Friuli
Non c'è nessun tipo di rischio. Diciamo che il lievito è utilizzato nella panificazione. E' utilizzato in tanti settori.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Poi si usano gli enzimi che servono per la decantazione.

AUGUSTO PITTINI - Laboratorio enologico Pozzuolo del Friuli
E' una tecnologia che è stata mutuata dall'industria dei succhi di frutta.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La gomma arabica per avere vini più corposi.

AUGUSTO PITTINI - Laboratorio enologico Pozzuolo del Friuli
La gomma arabica, anche questo è un ingrediente che è utilizzato in moltissime industrie. Le caramelle morbide di gomma sono fatte con la gomma arabica.

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Oramai noi leggiamo sull'etichetta della bottiglia tutti gli elementi necessari per poter apprezzare al meglio il vino.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Certo le caramelle, infatti la gomma arabica o gelatina compare sulle etichette delle caramelle, ma non su quelle del vino! chissà perché. Ma come si dice.. al consumatore non far sapere.

AUGUSTO PITTINI - Laboratorio enologico Pozzuolo del Friuli
Attualmente la sostanza che è rimasta un po' principe è la solforosa. Principe in negativo per questo tipo di problemi. Diciamo anche però che è un male necessario.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La solforosa, è necessaria per ammazzare i batteri dell'uva, e come conservante. Un alto contenuto provoca il classico cerchio alla testa e danni al fegato. Infatti sulle etichette del vino italiano che esportiamo in America bisogna scriverlo da sempre. In Italia sarà obbligatorio dal 2005. Almeno questo! Poi ci sono le incognite, ovvero i trattamenti in vigna, come il rame, usato anche nelle coltivazioni biologiche, i metalli pesanti e i diserbanti.

MARIA TACCHEO BARBINA - direttore del servizio chimico agrario Friuli ERSA
Diciamo che il rischio per il corpo umano è più che altro penso la quantità di alcol che uno ingerisce. Perché da un punto di vista residuale diciamo che le quantità che abbiamo trovato sono abbondantemente lontane da un pericolo di tipo tossicologico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ma la somma dei residui, però, non è possibile calcolarla.

MARIA TACCHEO BARBINA - direttore del servizio chimico agrario Friuli ERSA
La somma degli effetti della dei residui di queste sostanze no, non possiamo saperlo. Credo che nessuno possa saperle dare una risposta perché le variabili sono infinite.

AUTORE
Questo è il regno di Cotarella?

RICCARDO COTARELLA - enologo
No questo è il regno del vino.

AUTORE
Senta queste sono le famose barrique?

RICCARDO COTARELLA - enologo
Si queste sono le famose barrique. Famose perché secondo me hanno contribuito in maniera importante ad esaltare le caratteristiche di alcuni vini che senza l'utilizzo delle barrique non si sarebbero espresse.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
La barrique è una botte di rovere francese che da' il gusto di vaniglia. Chi fa grandi vini da sempre dice che appiattisce il gusto del vino. Se andate nel paese di barolo chiedete di Bartolo e tutti vi indicheranno dov'è il mitico Mascarello.

BARTOLO MASCARELLO
E' tutto in quello che succede prima dell'uso del barrique. Noi facciamo delle fermentazioni di 15 - 20 giorni a seconda della temperatura esterna. Loro fanno delle fermentazioni di tre giorni. Da questo trattamento ne deriva un vino subito commerciabile.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Bartolo, ormai paralitico disegna a mano le sue etichette e su una ha scritto addirittura no alle barrique ma anche no Berlusconi.

BARTOLO MASCARELLO
Questa bottiglia è andata a finire sulla vetrina di un'enoteca ad Alba, il paese più importante qui vicino. Sono arrivati i carabinieri e l'hanno fatta togliere dalla vetrina e mettere fuori, levarla. Tutta la città si è messa a ridere. Guarda qui la bottiglia del Bartolo l'hanno fatta levare.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Una bottiglia di Bartolo, comunque, non costa meno di 35-40 euro, perché il barolo, prima di essere venduto, resta 4 anni in cantina.

MARIA TERESA MASCARELLO
Noi il barolo lo teniamo tre anni in queste grandi botti di rovere di Slavonia. Lo imbottigliamo ad agosto del terzo e lo vendiamo al quarto anno.

AUTORE
Lei quanto è disposto a spendere per una bottiglia di vino?

CONSUMATORE
Sulle vecchie 5 mila lire 6 mila lire, per il vino da bere tutti i giorni. Poi magari ci può essere l'esigenza della bottiglia particolare allora si può anche spendere qualcosa in più.

AUTORE
Quanto ad esempio?

CONSUMATORE
Anche 5 euro, ecco.

CONSUMATORE 2
Non so distinguere questo da 15 da un altro tipo che costa meno.

CONSUMATORE 3
Non ci penso neanche a spendere 15 euro per una bottiglia.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Usciamo dal supermercato e entriamo in una gioielleria.

GIORGIO CALDANI - orefice
Diciamo che questo è tutto vino selezionato di annate particolari e di marchi particolari.

AUTORE
Ci fa vedere qualcosa?

GIORGIO CALDANI - orefice
Solaia, Sassicaia...

AUTORE
Solaia, Sassicaia, cioè proprio oggetti da oreficeria.

GIORGIO CALDANI - orefice
Certo

AUTORE
Quanto costa il Sassicaia del '92?

GIORGIO CALDANI - orefice
Questo Sassicaia costa 250 euro

AUTORE
250 euro.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il marchese Niccolò Incisa ci ha aperto la cantina del sassicaia.

AUTORE
Senta lo sa che a Roma c'è una gioielleria che ha il suo vino in vetrina?

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
No, non lo sapevo

AUTORE
Ah non lo sapeva?

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
Beh, mi fa piacere.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Secondo i dati Nielsen l'1% dei consumatori spende da 1 a 3 euro per il vino. Solo il 5% supera i 5 euro di spesa , e acquista al supermarket. In Enoteca la musica cambia e la spesa media arriva sui 10 euro. E poi ci sono tutti gli altri: i vini pregiati, pregiatissimi, perché costano un occhio della testa e non è tanto facile capire perché. Sappiamo che il prezzo lo decide il mercato, il mercato è influenzato dai premi, che sono assegnati dalle guide, le guide le fanno i giornalisti, che giudicano i vini e poi danno i premi. È chiaro che fra chi giudica e chi produce non deve esserci legame! È chiaro che non è così.

AUTORE
Questi vini che vediamo, 33 euro, a chi li vende, 32 euro, 16 euro, 29 euro, 48 euro...

ALESSANDRO BUZZONI - enoteca Roma
Questi sono vini più da intenditori, per qualche appassionato, ma non sono vini con cui si fanno i numeri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Poi ci sono le fiere del vino, sempre strapiene, tutti intenditori.

CONSUMATRICE
No io spendo anche di meno di 30 euro, sui 10 o 15 euro pretendo di bere una buona bottiglia.

AUTORE
Qui si trova anche chi spende 100 euro.

AUTORE
E' sempre soddisfatto quando apre la bottiglia, quando spende 100 euro?

CONSUMATORE 1
No, non sempre.

CONSUMATORE 2
In un range dai 15 ai 30 euro si può già bere molto bene, senza doversi svenare.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Chissà se poi si tagliano le vene quelli che vanno a mangiare e bere alla Pergola di Roma, accontentatevi di vedere solo la terrazza, il ristorante non si può filmare, di qui passa gente importante che vuole riservatezza. Questa, invece, è la cantina.

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
È un cois d'estournel.

AUTORE
Quanto costa?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Questa costa 14 mila euro.

AUTORE
Quanto?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
14 mila euro

AUTORE
14 mila euro. Si può toccare?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Come no, per carità.

AUTORE
Quanto costa una bottiglia di Gaja?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Tra i 1.000, 1.300 euro grossomodo.

AUTORE
C'è chi viene qui e prende una bottiglia e la beve?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Sì, sì.

AUTORE
Ma chi sono queste persone?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Ci sono diverse tipologie, da politici a personaggi dello spettacolo, professionisti.

AUTORE
E poi c'è il sassicaia la bottiglia più cara è quella del 1985.

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Beh, l'85, anche 1.500 euro per una bottiglia normale.

AUTORE
Mentre invece quelle più recenti quanto costano?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Quelle più recenti con alcune centinaia di euro, un paio di cento euro... chiaramente il target di clientela è medio alto.

AUTORE
I politici ci sono?

MATTEO ANSELMI - sommelier La pergola Roma
Beh, qualcuno viene.

AUTORE
Arrivano?

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Proprio il sassicaia era un vino da tavola, ma poi gli è stato concesso una categoria superiore.

AUTORE
C'era l'esempio del Sassicaia, poi cos'è diventato, IGT adesso? Io non lo consumo.

TERESIO DELFINO - sottosegretario alle politiche agricole
No io lo bevo, ma questa particolarità se sia IGT o DOC... sì è DOC.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Saranno grappoli d'oro! Il marchese Incisa ci ha portato a vedere anche la vigna.

AUTORE
La vigna del Sassicaia che però è chiusa con un ferretto così non me l'aspettavo

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
Perché noi siamo persone semplici.

AUTORE
Questi sono i grappoli del Sassicaia.

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
Sì, è un grappolo del Sassicaia.

AUTORE
Senta ma quanto costa una bottiglia all'origine?

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
Quello che posso dire è che il nostro distributore vende il Sassicaia a 52 euro + iva

AUTORE
Il Sassicaia ce l'ha ad esempio?

ALESSANDRO BUZZONI - enoteca Roma
Certo

AUTORE
Ce l'ha sotto il bancone? Quanto costa questa bottiglia?

ALESSANDRO BUZZONI - enoteca Roma
130 euro

AUTORE
130 euro

NICCOLO' INCISA - Sassicaia
Arriva a 120, arriva a 150: è il mercato che determina questi prezzi e la richiesta di mercato.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
È il mercato... eppure alla borsa del vino, il più caro non costa più di 7 euro al litro. Intorno al vino di qualità gira un mondo fatto di fiere, riviste, trasmissioni televisive e le guide. le guide danno i premi e i punteggi.. e da qui il prezzo. Una delle guide più prestigiose è senz'altro quella del gambero rosso slow food. I vini sono giudicati, da giornalisti che, in forma anonima, alla cieca, assaggiano e sputano 80 vini al giorno.

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
Generalmente se il vino è brillante, è limpido, ha un colore corretto, si dà un punteggio di 8-9 punti, per il colore. Profumo, questo è un vermentino, quindi deve avere dei profumi fruttati, molto primari.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Guardano il colore, il profumo e il sapore, poi gli danno un punteggio 1 bicchiere è un buon punteggio.

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
71, allora 3 e una 4 e una 8 viene fuori quasi 73- come punteggio, che equivarrà ad un bicchiere sulla guida.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Tre bicchieri è il premio più alto, e quando si vince si mette in cornice. Nel 2004 sono stati assegnati ben 254 Tre bicchieri.

GIANNI ZONIN
I tre bicchieri del Gambero Rosso è un premio oggi prestigioso, ed è riconosciuto da tutti come un ottimo riconoscimento sulla qualità, quindi ne abbiamo vinti sia con i vini siciliani che con i vini toscani.

AUTORE
Per quanto riguardo un vino in generale è importante vincere un premio di una guida.

RICCARDO COTARELLA - enologo
E' importante vincere un premio di una guida, perché si sa che attraverso quel premio il consumatore presterà la sua massima attenzione a quel vino.

PIERO ANTINORI - presidente marchesi Antinori
C'è anche il modo di produrre un vino in modo tale che sia più facile che raggiunga un punteggio molto alto, e quindi anche che ottenga qualche premio.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ad esempio Cotarella è consulente di 50 aziende importanti, tra le quali c'è anche quella del ministro Moratti e quella dei vini di San Patrignano, tutti premiati.

AUTORE
Senta, tutti hanno vinto dei premi?

ANDREA MUCCIOLI - Comunità San Patrignano
Sì in poco tempo siamo riusciti ad accumulare un sacco di competenze e di professionalità che ci derivano da grandi uomini, da grandi professionisti come Riccardo Cotarella e come tanti altri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Tutti i clienti di Cotarella di premi ne ricevono tanti.

RICCARDO COTARELLA - enologo
Comunque di questo ne sono orgoglioso e fiero, anche perché poi al risultato della guida c'è il risultato del mercato che è quello che diciamo conta di più e che gratifica prima di me i vini che io faccio e i produttori che hanno avuto fiducia in questi vini.

AUTORE
Quando lei con un suo vino vince un premio, poi nota se c'è più richiesta?

PIERO ANTINORI - presidente Marchesi Antinori
Direi proprio di sì.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il Solaia è un vino di Antinori, ha vinto premi su tutte le guide, sia italiane che straniere, e il prezzo è aumentato.

PIERO ANTINORI - presidente Marchesi Antinori
Il vigneto è quello per cui...

AUTORE
Per cui è aumentato il prezzo.

PIERO ANTINORI - presidente Marchesi Antinori
Per cui in questo caso un po' sono aumentati anche i prezzi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Un po'...? Quanto costa la bottiglia in vendita nel 2004? 120 euro. Altro esempio, il Sagrantino di Montefalco, prodotto dalla Sai assicurazioni, ottenne nel 96 e 97 tre bicchieri della guida del gambero e a distanza di un anno il vino aumentò del 50%.

ENOTECARIO
Il prezzo era di 19 mila lire allora, e l'annata successiva lo stesso identico vino è passato a 28 mila lire.

AUTORE
Dobbiamo pensare allora che sul settore del vino si guadagna, se investe l'assicurazione.

GUIDO SODANO - direttore generale Sai agricola
Si guadagna in due leve, con la leva economica e anche con quella patrimoniale, poiché crescendo un vino inevitabilmente cresce anche il territorio e il terreno sul quale si investe... un vigneto che oggi si paga 100 tra dieci anni è per fortuna cresciuto in termini di valore fondiario.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il primo, in assoluto, a scrivere di vino è stato fin dal 1956, Luigi Veronelli.

LUIGI VERONELLI
Il giornalista ha un grande potere: bisogna che lo utilizzi bene.

AUTORE
Come viene utilizzato in Italia questo ruolo?

LUIGI VERONELLI
Male, male. Io devo dire che la maggior parte dei giornalisti che oggi scrivono sono stati miei allievi. Mancano di coraggio, non hanno palle e invece bisogna averle, sono intimiditi, entrano in un certo momento in un gioco di rispetto. Non credo che siano corrotti, forse qualcuno sì.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Oggi una delle bibbie più note è il Gambero rosso.

STEFANO BONILLI - direttore Gambero rosso
Quando è nato il Gambero Rosso, 8 pagine all'interno del Manifesto, c'era chi prendeva il Gambero Rosso e lo buttava nel cestino, e c'era chi prendeva il Gambero Rosso e buttava il Manifesto, era molto trasversale; perché l'argomento non è politico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Dall'inserto nel manifesto è passato alle pubblicazioni editoriali e ai vari corsi di giornalismo e eno-gastronomici, ha una palazzina di 4 piani dove c'è di tutto: bar libreria, il teatro del vino, un wine bar, un ristorante e una televisione satellitare che trasmette 24 ore su 24.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Sandro Sangiorgi è stato per anni curatore della guida del Gambero rosso slowfood. Ma poi se ne è andato perché, lui dice, sulla guida ha trovato pubblicato un vino che lui stesso aveva bocciato.

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Cioè non è l'unica pressione che ho ricevuto.

AUTORE
Cioè un vino che faceva pubblicità nella guida...

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Faceva pubblicità all'interno del Gambero Rosso come rivista e all'interno delle riviste di Slowfood e Arcigola, e naturalmente tutti e due gli editori volevano che entrasse a tutti i costi in guida con una scheda intera.

AUTORE
Cioè il vino non era buono?

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Il vino era un vino insufficiente per partecipare a quella guida.

AUTORE
Ho capito. E questo lei lo aveva certificato?

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Lo avevo certificato più volte nei colloqui con queste persone, c'erano dei testimoni.

AUTORE
E invece nella guida come è uscito?

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
E' uscito con una scheda, direi sufficientemente buona.

AUTORE
Dopodiché lei ha dato le dimissioni.

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Sì io sono andato via.

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
Ah, dunque Sangiorgi...

AUTORE
Dice che aveva bocciato un vino poi è stato trovato che facevate pubblicità a quel vino...

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
Beh, se lui questo lo afferma pubblicamente io lo querelo.

AUTORE
Non è vera questa cosa?

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
Non solo non è vero, ma se lui avesse affermato questa cosa pubblicamente probabilmente andremo per vie legali.

AUTORE
Lei lo smentisce?

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
Non solo lo smentisco, ma io le dico che se lo avesse detto una cosa del genere io preannuncio azioni legali nei suoi confronti.

AUTORE
Senta Cernilli ha detto che la querela.

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Lo faccia.

AUTORE
Lei non ha problemi?

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
No ci mancherebbe, ci sono testimoni rispetto a quello che ho dichiarato.

STEFANO BONILLI - direttore Gambero rosso
Sempre di cibo e vino stiamo parlando. Non è il centro del mondo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
L'altra guida prestigiosa è quella dell'associazione dei sommelier, non premia con i bicchieri ma con i grappoli, e non fa pubblicità ai produttori di vino.

FRANCO MARIA RICCI - Associazione italiana sommelier
La guida esce perché la paga il nostro lettore, e quindi noi ci sentiamo liberi di poter giudicare i vini. Non vuol dire che i Gamberi Rossi non si sentano liberi di giudicare lo stesso, ma un conto è essere liberi di giudicare senza pubblicità, un conto è esserlo con.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E di rimpallo il gambero...

DANIELE CERNILLI - condirettore Gambero rosso
C'è chi dice di non avere pubblicità, poi ci sono gli abbonamenti a pacchetto, però poi ci sono i soci sostenitori, però poi ci sono tante altre cose. Almeno la nostra è una pubblicità evidente.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
I vini per le degustazioni sono forniti a tutte le guide gratis dai produttori, c'è una rivista, invece che li compra e ne parla anche male.

VITTORIO MANTI - redattore il mio vino
Qui c'è lo scontrino lo abbiamo acquistato a 115 euro.

AUTORE
Per cui l'avete provato e non vi è piaciuto?

VITTORIO MANTI - redattore il mio vino
No, non ci è piaciuto proprio. E il produttore del vino non ci ha contattato, si è un po' risentito e ci ha denunciato richiedendoci dei danni. Siamo rimasti molto colpiti perché è come un po' se un critico cinematografico che venisse denunciato perché ha stroncato un film. Per esempio noi ogni mese facciamo una degustazione a confronto di un'annata di un vino e c'è una classifica, c'è il primo e c'è l'ultimo. E io ogni mese ricevo la telefonata di quello che è arrivato ultimo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Una cosa su cui sono tutti d'accordo che un critico non debba fare è la consulenza alle aziende.

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Un giornalista questo non lo fa. Uno che scrive una guida, che fa una rivista non deve farlo.

AUTORE
Per consulenza cosa vuol dire?

SANDRO SANGIORGI - direttore di Porthos
Nel senso che aiuta le aziende a fare il vino, poi lo degusta e gli da il punteggio. Vuoi che non vinca il premio?

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Luca Maroni fa questa bella guida, si considera scrittore ed imprenditore, ma fa anche da consulente alle aziende.

LUCA MARONI - analista sensoriale
Cosa significa la mia consulenza? Nello sviluppare le capacità sensoriale degli enologi, per far si che i vini che propongono al pubblico siano analiticamente, quindi sensorialmente più piacevoli. Do le cose che so: do know -how.

AUTORE
Però poi li giudica e gli fa vincere anche i premi?

LUCA MARONI - analista sensoriale
Questo è logico è come se lei va da un medico che le dispone una cura: se dopo dieci giorni il dottore la visita e la trova curata, voglio dire, è l'utilità della consulenza.

AUTORE
Del resto è un imprenditore.

LUCA MARONI - analista sensoriale
È logico poi risponde delle sue scelte, no.

AUTORE
Cioè deve far quadrare il cerchio alla fine.

AUTORE
Voi siete la famiglia più vecchia?

TEOBALDO CAPPELLANO - vignaiolo
Noi siamo la famiglia più vecchia, della zona del Barolo

VOCE FUORI CAMPO SELL'AUTORE
Il dottor Cappellano è famoso per il barolo chinato. Sulle sue bottiglie di barolo ha scritto di non voler essere giudicato dalle guide e chiede di non far parte di classifiche di vini.

TEOBALDO CAPPELLANO - vignaiolo
Sono diventate Bibbia, sono diventate testo sacro, sono diventate la ragione per cui un vino che ha preso 98 centesimi di una guida è migliore di un vino che ha preso 97 centesimi di quella guida. Questo punteggio comporta la fortuna di certuni e la disgrazia di altri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Dall'altra parte c'è qualcuno che fa di tutto per fare un vino che piaccia ai giornalisti. L'obiettivo è quello di aumentare sempre di più il consumo e le vendite.

LUCA MARONI - analista sensoriale
Il vino deve entrare nelle case degli italiani, deve diventare quotidiano il consumo del vino, anche perché non c'è niente di più bello di un convivio serale in cui scambiare e cambiare ogni sera un vino diverso. In famiglia si stappa ogni sera, facciamo un giro d'Italia, sentiamo i vari profumi, è bello, parliamone, manca dialogo, manca calore in famiglia: il vino può essere il giusto vettore.

AUTORE
Ma perché adesso ci sono molti astemi?

LUCA MARONI - analista sensoriale
Non è che ci sono molti astemi ma il consumo di vino va molto al di fuori della casa, bisogna creare bevitori, bisogna diffondere questa cultura del vino rendendola quanto più immediata e naturalistica possibile.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Signor Maroni, ma lei oltre ad essere un analista sensoriale è anche eno-psicologo! Io, nella mia beata ignoranza, ho sempre pensato che un buon bicchiere ogni tanto indicasse salute e gli alcolisti invece bevessero anche perché manca dialogo e calore in famiglia, lei invece lo propone come terapia. Cosa non si direbbe per vendere! Suggerisce di creare bevitori! Eppure il vino gode di una protezione mediatica difficilmente paragonabile ad altri prodotti. Tanti bei nomi dell'imprenditoria e dello spettacolo producono vino, e siccome sono spesso sui giornali e in televisione, ovviamente ne parlano. Dall'informazione appunto abbiamo appreso che il vino è miracoloso. Quali sono i nostri incubi e le nostre paure? Tumori e vecchiaia. Bene, nel vino, si dice, c'è il resveratrolo, che cura e previene..

Repertorio Porta a Porta
Noto anche come protettore delle coronarie, il resveratrolo pulisce le arterie ed è considerato un efficace fattore di riduzione del rischio cardiovascolare. Se italiani e francesi rischiano tre volte meno l'infarto rispetto agli americani, è perché assumono 11 volte di più il vino. Inoltre grazie anche agli antiossidanti contenuti, attraverso un consumo moderato di vino, è possibile prevenire anche certe forme di tumore e perfino l'alzheimer. Nelle donne l'assunzione quotidiana di fitoestrogeni come il transresveraratrolo contenuto nel vino allevia i sintomi della post-menopausa e riduce significativamente i rischi di osteoporosi. È possibile dunque iniziare a bere vino già a 16-18 anni, ma è bene bere vino di qualità, durante i pasti, moderatamente e mai a digiuno.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il professor Vescovi ha diritto di parola perché è uno scienziato di fama internazionale che ha studiato questa sostanza.

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
Se le persone vogliono trovare effettivamente gli antiossidanti nella propria dieta, credo che il medico debba consigliare questo: lo può trovare nell'olio d'oliva, lo può trovare nei pomodori, sostanze che non contengono quella molecola psicoattiva che è l'alcol.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Ci sono ricerche dal Canada e dall'Università di Parma che dicono che queste sostanze nel vino sono inattive.

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
Raggiungono nel sangue livelli estremamente bassi, che difficilmente hanno un effetto terapeutico. Tenga presente che esistono in commercio dei farmaci che contengono gli antiossidanti a 500 milligrammi.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Nel vino invece non raggiungono nemmeno un milligrammo.

AUTORE
Il resveratrolo?

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
È contenuto 0.6, 0.8, 0.7 milligrammi per litro. In pratica per fare una compressa come questa avremmo bisogno dai 600 agli 800 litri.

AUTORE
E voi quante ne consigliate al giorno?

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
Due al giorno per sei mesi.

AUTORE
Per sei mesi, quindi dovrebbero essere 1200 litri.

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
Per essere seri non li faccio neanche questi paragoni perché sono improponibili.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Quindi attenzione a parlare degli effetti benefici del vino.

AUTORE
Il vino è tossico?

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
Il vino contiene l'alcol, e l'alcol è una molecola che sulla cellula umana crea dei problemi. Quindi un bicchiere produce una danno da un bicchiere, due, tre, quattro...l'alcol è sempre tossico per la cellula.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
E se si beve sotto cura antibiotica?

Repertorio Porta a Porta
ALBANO CARRISI - cantante
Io bevo acqua perché sto sotto antibiotici, altrimenti queste tre bottiglie non starebbero qua.

BRUNO VESPA
È compatibile il vino con gli antibiotici?

GIORGIO CALABRESE - nutrizionista membro EFSA
Fondamentalmente sì, certamente ci sono dei momenti in cui si è in terapia per l'apparato digerente in cui è meglio non esagerare.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Calabrese è un noto nutrizionista. Secondo lui il vino, bevuto non a stomaco vuoto, è compatibile con gli antibiotici. Crediamo sia utile il parere del direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche di Milano.

AUTORE
Professore sotto antibiotici si può assumere vino?

SILVIO GARATTINI - direttore istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano
No, è sconsigliato l'impiego di alcol quando c'è una terapia antibiotica. La documentazione esiste prevalentemente per le cefalosporine.

AUTORE
Senta anche a stomaco pieno è sconsigliabile?

SILVIO GARATTINI - direttore istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano
Se ne sconsiglia l'assunzione in qualsiasi modo non soltanto durante il trattamento con antibiotici, ma anche per qualche giorno dopo la fine dell'impiego degli antibiotici.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Le informazioni sui rischi del vino, è obbligatorio scriverle sulle bottiglie che esportiamo in America.

DIUSKA LUPPI - direttore consorzio Chianti classico
Esattamente: come dicevamo qua vediamo quello che si chiama government warning, quindi quelle indicazioni su chi beve incinta e chi invece deve guidare, utilizzare delle macchine.

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
In gravidanza bisogna proibire, perché l'alcol è davvero tossico sul feto.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Il governo degli Stati Uniti mette in guardia sulla guida delle auto e sulle donne incinte, da noi... invece...

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Il vino, assunto nella misura adeguata, è un ottimo medicinale, nel senso che aiuta la circolazione, nel senso che ha tanti benefici effetti.

AUTORE
Diciamo qualcosa sui rischi di questo vino, voi come ministero insomma.

TERESIO DELFINO - sottosegretario politiche agricole
Non commenta.

PIER PAOLO VESCOVI - primario medicina interna
E allora uno si sente autorizzato: se hanno detto che un bicchiere fa bene figuriamoci 3 o 4, e poi paradossalmente piangiamo la domenica mattina perché contiamo i morti sulle strade. Io in clinica ho qualche volta qualche paziente che mi dice "professore, io il mio litro di vino al giorno me lo diluisco con l'acqua", ma non cambia niente: dobbiamo cambiare questo tipo di cultura, veniamo da una cultura contadina, il mio nonno ad esempio pensava che un bicchiere di vino o due al giorno facesse sangue, poverino mi voleva bene ma non è mica vero, casomai l'alcol fa venire l'anemia, che sono circa 30 mila morti l'anno da alcol, contro i 1.500 da eroina che sono sempre troppi ma sono sempre di meno; quindi l'alcol è una sostanza che va presa davvero con molta, molta attenzione.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTORE
Abbiamo iniziato con la Bibbia che parlava del vino come momento di festa, chiudiamo con i suggerimenti del Vangelo a proposito dell'ubriachezza.

DON SEVERINO STAGNI
Si dice di evitarlo perché colui che ha preso un impegno nei confronti del proprio prossimo potrebbe dimenticarsene, è quindi è un problema proprio di correttezza vicendevole: l'ubriaco non può essere più corretto nei confronti del prossimo. Viene invitato invece da bere un bicchiere in più al povero, perché dimentichi le sue disgrazie.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Certo che il povero, con quel che costa il vino, gli tocca bere del Tavernello! Per la cura pesante invece quella preventiva, abbiamo sentito, ci vogliono almeno 1200 litri al giorno, ti esplode il fegato prima ma si risolleva il mercato visto che il settore è in crisi, e i produttori hanno chiesto di abbassare l'Iva dal 20 al 10% perché, dice Zonin, il vino è un alimento come il pane e non un prodotto di lusso.

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