Rai 3
Televideo

Puntata del 15/12/1999

URANIO A BORDO

in onda il 15.12.99

di - Salute

URANIO A BORDO

Autori: Sabrina Giannini
Stagioni: 2000
Argomenti: Salute

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Queste piastrelle sono in memoria dei 43 morti che abitavano in quel palazzo.
Ma nel quartiere vivono soprattutto immigrati e voci non ufficiali parlano di 200 vittime, i clandestini senza tomba. Anche dei bambini sono rimasti soltanto i loro giocattoli ritrovati tra i rottami. Amavano giocare con i modellini di aereo: ne vedevano passare uno al minuto sulle loro case del quartiere popolare di Bijlmermeer.

AUTRICE
Bijlmermeer, Amsterdam. Alle mie spalle vedete il punto dello schianto dell'aereo. Sono passati 7 anni, 2 mesi, 18 giorni dalla tragedia che, secondo moltissime persone, è in realtà soltanto iniziata alle 18.35 del 4 ottobre 1992.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Un disastro nel disastro. Tutto inizia un anno dopo la tragedia grazie alla tenacia degli attivisti contro il nucleare della fondazione Laka di Amsterdam che denunciano la presenza di uranio impoverito su quel maledetto aereo e la possibilità che questo avesse creato problemi seri alla salute della popolazione.
Infatti nella coda di quel Boeing 747 della compagnia israeliana El Al si trovava un contrappeso di uranio impoverito. La Laka ne ha conferma dalla Boeing stessa, come testimonia una lettera datata 13 ottobre 1993.
E' la prima volta nella storia dei disastri aerei che si parla del rischio di contaminazione da uranio impoverito. E tutti si chiedono: ma le autorità sapevano?

AUTRICE
Ottobre 1993. L'amministrazione dell'aviazione olandese dichiara "non sapevamo ci fosse uranio impoverito sul quell'aereo, la Boeing non ce l'ha mai detto".

ROBERT J. VAN DEN BERG - Fondazione LAKA
Non volevano confermare o smentire la nostra dichiarazione ma avrebbero dovuto saperlo visto che nell'84 l'autorità per l'aviazione americana aveva avvertito tutte le compagnie che usavano questi aerei con contrappesi come comportarsi in caso di incidente.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE (su immagini di avviso)
Ecco l'avviso della Federal Aviation Administration. A chiare lettere viene scritto che, in caso di incidenti, vanno prese alcune precauzioni per evitare il contatto con l'uranio. Nel dettaglio si avvisa che andrebbero usati guanti di protezione per non ingerire le particelle di uranio, maschere e occhiali.
E questa lettera è negli archivi di tutte le autorità mondiali che gestiscono il traffico aereo e delle compagnie aeree che hanno nella loro flotta i 747 costruiti con contrappesi di uranio impoverito. Dunque tutti dovrebbero saperlo. Le autorità aeronautiche conoscevano il potenziale pericolo dell'uranio impoverito al punto che, incredibilmente, decidono di avvertire soltanto alcuni dipendenti dell'aeroporto intervenuti poi nel dopo disastro.

VINCENT DEKKER - Giornalista
Si, quelli che lavoravano all'aeroporto lo sapevano, forse non tutti. Ma quelli che andarono a soccorrere no

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E poi molti, troppi, testimoniamo di aver visto sul posto del disastro persone con tute bianche anticontaminazione. Anche il volontario dei vigili del fuoco Carel Boer, che intervenne sul luogo del disastro, vide gli uomini in tuta bianca. Ma a lui e a quasi tutti gli altri non venne consigliata alcuna protezione particolare, neppure durante la settimana dedicata al recupero dei cadaveri.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Lei che protezione aveva?

CAREL BOER - Volontario dei Vigili del Fuoco
Indossavo gli anfibi, evidentemente non proteggevano bene. Sono certo di aver inalato polvere di uranio, la temperatura era alta e lo schianto così forte che il cemento si era polverizzato. Avevo le mani e i piedi in questa melma ma non distinguevo ciò che toccavo, poteva esserci di tutto là, cadaveri e chissà cos'altro. Sei settimane dopo ho iniziato a non stare bene, ho iniziato con il problema ai polmoni, due mesi dopo ai piedi. Non ho idea di cosa sia, mi hanno fatto delle biopsie, deve essere una specie di eczema, non è stata fatta una diagnosi precisa e questo lo avevo già due mesi dopo il disastro.
Uso questo e altri medicinali contro la tosse (utlizzando un inalatore), mi hanno detto che si tratta di polmonite chimica.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Solo all'aeroporto dunque sapevano. La prova è negli archivi della Laka: è il manuale dei vigili del fuoco di stanza all'aeroporto dove si parla del possibile rischio contaminazione. Abbiamo chiesto conferma al gruppo di sicurezza dell'aeroporto olandese e ci hanno inviato un fax in cui si legge: "i vigili del fuoco ne sono al corrente e dopo il '92 sono state prese ulteriori misure e in caso di incidenti il servizio spegnimento dei vigili del fuoco usa sempre maschere protettive e indumenti speciali." Perché allora nessuno lo ha detto ai soccorritori intervenuti nel disastro?

VINCENT DEKKER - Giornalista
Probabilmente per l'autorità aeronautica poteva essere difficile ammettere che c'era del pericolo, anche per non creare panico. Certo che avrebbero dovuto evacuare il quartiere.

AUTRICE
Ma le autorità gettano ancora acqua sul fuoco. Il pericolo dell'uranio c'è ma soltanto se si raggiungono alte temperature che sprigionano la nube di polvere finissima di ossidi di uranio che può essere inalata o ingerita. E si continua ad escludere il rischio salute per i 100.000 abitanti del quartiere.
Il ministro dei trasporti olandese dichiara "sono stati perduti i 227 chili di uranio che si trovavano su quell'aereo ma non c'è alcun problema. Secondo un laboratorio nucleare olandese, infatti, l'uranio brucia soltanto a 1300 gradi centigradi". Sono stati raggiunti soltanto 1100 gradi centigradi dopo l'esplosione. Ma la LAKA ha in mano studi secondo i quali già a 500 gradi centigradi l'uranio brucia e si polverizza, studi fatti dalla stessa ditta che forniva uranio impoverito alla Boeing e studi fatti dall'esercito americano.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Si comincia così a ricercare i contrappesi all'uranio per dimostrare che è rimasto intatto ma dei 288 chili ne vengono ritrovati soltanto 130. Che fine hanno fatto gli altri 152?

VINCENT DEKKER - Giornalista
Contrappesi all'uranio? E' probabile che una parte sia bruciata, visto che sono stati trovati pezzi di uranio impoverito con delle bruciature sopra. Nell'hangar numero 8 dell'aeroporto.

 

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Dirk Van Os lavorava nell'hangar n.8 al tempo dell'incidente. Ciò che restava del Boeing rimase là, per un anno e 9 mesi.
Lei era stato avvertito da qualcuno che poteva esserci del pericolo, le avevano detto di proteggersi?

DIRK VAN OS - Ex impiegato aeroporto di Amsterdam
No, non sono per niente stato avvertito di proteggermi. Ho saputo soltanto durante la commissione di inchiesta parlamentare che erano stati messi dei biglietti per avvertire del pericolo, ma in un'area dell'hangar in cui io non avevo accesso.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Lei ricorda altre persone che avevano protezioni, guanti maschere?

DIRK VAN OS - Ex impiegato aeroporto di Amsterdam
Lunedì, il giorno dopo l'incidente, entrarono 5 uomini in tuta bianca e maschere protettive. Giravano fra i rottami, sembrava che cercassero qualcosa. Io ho pensato: "che strano, loro sono così protetti e io sono qui in maglietta".

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Van Os non ci fa più tanto caso ma nel '94 comincia a stare male.

DIRK VAN OS - Ex impiegato aeroporto di Amsterdam
Ho dei seri problemi di memoria, le articolazioni mi fanno male, si è intaccato il mio sistema immunitario, ho la sindrome di stanchezza cronica. Poi non ho sensibilità sulla punta delle dita, anche un piede è insensibile. Così mi hanno dato l'invalidità sul lavoro. Nel 1997 il medico continuava a non trovare la causa dei miei mali: mi disse che dovevo imparare a conviverci.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E' così Van Os cerca l'origine dei suoi mali.

DIRK VAN OS - Ex impiegato aeroporto di Amsterdam
Si ho affittato un contatore Geiger. In alcune zone dell'hangar ho trovato che il livello di radioattività si innalzava di molto. Successivamente anche quelli della KLM hanno fatto dei controlli ritrovando gli stessi livelli. Il giorno dopo hanno chiuso l'hangar e avvertito il Ministero della Sanità.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La tragedia del Bijlmermeer lascia dietro di sé dubbi irrisolti che cadono sempre più nel silenzio. La nube di polvere di uranio potrebbe essersi sprigionata, quella sera c'era anche molto vento, e può essersi dispersa su tutta la zona. Forse qualcosa è successo alla salute degli abitanti e dei soccorritori che, a un certo punto, non si trovano più soli perché sono in 10.000 ad avere sintomi molto simili.

CAREL BOER - Volontario dei Vigili del Fuoco
Un giorno ho letto il libro di Vincent Dekker: ho visto che tante persone coinvolte nel disastro avevano i miei stessi sintomi, solo allora ho collegato i miei problemi all'incidente.

ELLY PRIJT - Abitante di Bijlmermeer
Incredibile, guardi, incredibile quello che ho visto. Dopo lo schianto c'è stato come un attimo di silenzio eterno. Poi mio marito è corso subito là ad aiutare.

HENK PRIJT - Abitante di Bijlmermeer
Sotto i piedi vanno e vengono delle eruzioni cutanee. C'era un sacco di acqua che mi entrava nelle scarpe mentre ero là.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Si comincia a parlare di un insieme di sintomi riconducibili alla sindrome detta del Bijlmermeer.

TARCIS SCHIPPER - Presidente Associazione Vittime di Bijlmermeer
Dolori alle articolazioni, sindrome di stanchezza cronica, problemi delle vie respiratorie. Sembra sempre più evidente che si tratti di sintomi legate al sistema immunitario. E' stato sempre detto che tutti i disturbi sono dovuti al trauma, a questioni psicologiche.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Nessuna ricerca approfondita viene fatta. Viene invece avviata un'indagine statistica dall'Accademia Medica centrale per registrare facoltativamente coloro che ritengono di avere disturbi vari collegabili al disastro.

TARCIS SCHIPPER - Presidente Associazione Vittime di Bijlmermeer
Si sono registrate 5000 persone ma noi pensiamo che i malati siano molti di più, almeno il doppio. Tanti non si sono registrati e mai lo faranno.

ALBERT MAKDOEMBAKAS - Medico di Bijlmermeer
Di coloro che si sono registrati soltanto il 30% erano di colore, invece questo quartiere è popolato per l'80% da persone immigrate. Quindi, quasi tutti i medici del quartiere, hanno fin dall'inizio negato un collegamento fra la sciagura e le malattie. Adesso per loro è difficile ammettere che avevano minimizzato il problema, si creerebbero delle forti tensioni fra i medici e la gente di qui.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Il dottor Makdoembakas è il medico del quartiere che ha sempre sostenuto l'esistenza della sindrome del Bijlmermeer. E' stato addirittura sospeso per tre mesi per averlo detto in pubblico e ha scritto in una relazione tutto ciò che ha visto negli ultimi sette anni.

ALBERT MAKDOEMBAKAS - Medico di Bijlmermeer
Dal '93 ho iniziato a vedere un peggioramento di malattie preesistenti. Vedevo con frequenza patologie che il medico vede una volta l'hanno. Per esempio tanti neonati morti poco prima della nascita. Alla trentesima, quarantesima settimana, la placenta si riempie di ulcere e il feto muore. Poi un aumento della morte improvvisa, bambini nati prematuri, immaturi, con delle malformazioni, per esempio nati con sei dita, con difetti congeniti gravi, come la spina bifida e difetti cromosomici gravi. E poi molte persone giovani malate di cancro e leucemia.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Ma tutto resta sotto la cenere. In fondo perché fare indagini costose visto che non è stato provato che l'uranio si disperse in una nube di polvere? Ma nel 1998, soltanto un anno fa, le insistenze della LAKA portano a buon frutto. Sotto pressione il Ministero del Traffico chiede al Centro di Ricerche dell'Energia di fare una ricerca approfondita sulle temperature e il caso si riapre. Dopo anni di silenzio il caso Bijlmermeer torna d'attualità. Dunque l'uranio, con ogni probabilità, si è disperso e per fare chiarezza, anche sulle responsabilità delle autorità coinvolte, viene istituita una commissione di inchiesta parlamentare.

THEO MEIJER - Pres. Commissione Inchiesta Incidente Bijlmermeer
Abbiamo concluso che le persone coinvolte non sono state avvertite adeguatamente del pericolo e i responsabili sono sia l'autorità aeronautica, che sapeva dell'uranio e non l'ha mai detto, sia il Ministro dell'Ambiente che non ha mai attuato le misure di sicurezza per i soccorritori, per esempio, visto che sono stati messi gli avvertimenti soltanto in alcuni settori dell'hangar. Sono state prese delle misure disciplinari verso alcuni dirigenti ma non è stato avviato alcun procedimento penale.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Qui, all'Aja, si è discusso per sei mesi. 500 persone ascoltate, 90 sotto giuramento, per arrivare a una conclusione che nessuno si aspettava. La commissione dichiara esplicitamente che non può escludersi, in circostanze specifiche, che alcuni individui abbiano inalato sufficienti particelle di ossido di uranio da essere contaminati.

THEO MEIJER - Pres. Commissione Inchiesta Incidente Bijlmermeer
Questa è una delle ragioni per cui il settore dipendenti della KLM coordinerà una ricerca medica proprio per dare delle risposte ai dipendenti dell'hangar.
E poi ci sono anche i soccorritori.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Dunque verrà fatta una ricerca medica aperta a tutti i coinvolti. Forse un giorno si saprà se l'aver taciuto la presenza di quell'uranio agli abitanti e ai soccorritori può aver fatto altre vittime. O forse non si saprà mai perché molte risposte restano insolute. Molti misteri: una scatola mai ritrovata, per esempio.

VINCENT DEKKER - Giornalista
Credo che noi sappiamo cosa è successo&

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Cioè?

VINCENT DEKKER - Giornalista
Cioè che la scatola nera è stata presa da Israele.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E poi il carico di quell'aereo israeliano che trasportava materie prime per le armi. Verità che è uscita soltanto anni dopo. Ma quello delle armi è un campo minato e un grande affare. E l'uranio impoverito è arrivato anche lì.

MILENA GABANELLI in studio
E' doveroso sottolineare che su quell'aereo c'erano materie prime destinate alle fabbriche d'armi e quelle materie prime erano materiali chimici. Quindi l'uranio potrebbe essere solo una delle conseguenze di quel disastro.
Ma rimaniamo sempre sull'uranio e vediamo l'uso che ne viene fatto, invece, in campo militare.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Per disfarsi di sei milioni di tonnellate di uranio impoverito non è sufficiente usarlo come contrappeso negli aerei, cosa che comunque non si fa più dagli anni'80. Per cui negli Stati Uniti si sta cominciando ad utilizzarlo al posto del cemento armato, per costruire le case. Ma l'utilizzo principale dell'uranio impoverito è quello bellico.

MARCO SABA - Comitato "Stop Uranio 238"
E' stato utilizzato anche nei proiettili. Nella Guerra del Golfo, ad esempio, sono state bruciate più di 300 tonnellate di questi proiettili di uranio. E un alto funzionario del Pentagono ha dichiarato che con dieci guerre così si eliminerebbero le scorie nucleari degli Stati Uniti.

BAGHDAD - DICEMBRE 1998. ALCUNE IMMAGINI DELLA GUERRA

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE (su immagini di macerie)
Siccome, a parità di massa, l'uranio impoverito pesa due volte il piombo, è l'ideale, si fa per dire, per aumentare il potere di penetrazione dei proiettili. L'esercito italiano non li ha in dotazione ma la NATO si.

GEN. GIUSEPPE MARANI - Ex portavoce NATO
Che io sappia sono dei proiettili di artiglieria e dei proiettili di cannone d'aeroplano.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La questione è: oltre che in Iraq l'uranio impoverito è stato sparato anche nei Balcani? Il Gen. Marani era portavoce della NATO fino alla fine di aprile di quest'anno e garantisce che, almeno fino ad allora, non è stato utilizzato in Kosovo e in Serbia.

GEN. GIUSEPPE MARANI - Ex portavoce NATO
Ho fatto delle verifiche e ho chiesto anche direttamente a chi operava ai velivoli se fossero stati impiegati questi proiettili all'uranio esaurito e la risposta è stata negativa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Se fino alla fine di aprile non sono stati usati, in seguito si. Dopo mesi di reticenze, il Pentagono ha ammesso di aver usato proiettili all'uranio esaurito anche nei Balcani.

TANA DE ZULUETA - Senatrice
La NATO non ha mai confermato ufficialmente che siano stati usati missili e proiettili all'uranio impoverito però noi abbiamo avuto la conferma da parte del Pentagono, durante una conferenza stampa a Washington nel corso dei bombardamenti.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Da questo punto in poi il mistero si infittisce. La NATO si trincera dietro il segreto militare e si rifiuta di dire quanto uranio esaurito è stato sganciato nel cuore dell'Europa e dove. E non specifica nemmeno con quali armi: se solo con i proiettili sparati dagli aerei A10 o se era contenuto anche nei missili.

PADRE J.MARIE BENJAMIN - Fondazione Beato Angelico
Sui Balcani, a 5 mesi dai bombardamenti, perché non sono pubblici? Se non c'è niente di grave se, come ho sentito dire da un colonnello della NATO, un'arma all'uranio impoverito non inquina più di un cellulare o di un orologio, come mai allora non è tutto così trasparente e ufficiale? Facciano vedere la mappa del luogo in cui hanno sparato e lascino andare sul luogo giornalisti ed esperti a fare il proprio lavoro.

GEN. GIUSEPPE MARANI - Ex portavoce NATO
Quali difficoltà possa aver avuto la NATO a fornire certe indicazioni dovrebbe chiederlo alla NATO.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
La NATO non fornisce questa risposta a nessuno, neanche al segretario dell'Agenzia per l'Ambiente delle Nazioni Unite che stava cercando di fare un'inchiesta. Nel frattempo la rete degli scienziati pacifisti si sta mobilitando per raccogliere informazioni. Ma non è facile quantificare i danni.

PEDRAG POLIC - Chimico - Università di Belgrado
Ho portato alcuni campioni, che dovrebbero essere analizzati qui in Italia, di sostanze che potrebbero rivelare una contaminazione radioattiva durante la guerra. Sono campioni di miele: i risultati li sapremo nel giro di un mese. Quello che sembra fino ad ora è che in questa guerra, e anche in quella precedente in Bosnia, sia stato usato un tipo di uranio impoverito diverso da quello che è stato usato in Iraq nella guerra del Golfo. A quanto pare è un materiale un po' meno pericoloso, non così facile a trasformarsi in aerosol e ad essere tossico quando è inalato. Questo perché, secondo le mie fonti, si è voluto prevenire il fatto che soldati occidentali dovessero essere contaminati e soffrire della sindrome del Golfo.

MILENA GABANELLI in studio
Che cos'è la sindrome del Golfo? Per capirlo andiamo in Inghilterra, nel quartier generale dei veterani inglesi che sostengono di essersi ammalati durante la guerra del Golfo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Shaun Rusling, 40 anni, sergente, riformato per invalidità, era paramedico durante la guerra contro l'Iraq. Oggi è il presidente dell'Associazione Veterani della Guerra del Golfo.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo (indicando lo schermo del computer)
In genere parlo con questo veterano statunitense e questi, vede, sono due canadesi malati. Ci sono dei giorni che mi arrivano 60 email e queste sono le schede dei veterani iscritti. Ho iniziato a stare male all'inizio del '93. Nel '94 ero già molto malato. Ho avuto una crisi tipica ed un esaurimento mentale ma non capivo cosa stesse succedendo. Dicevano che fosse stress post traumatico però dopo tanti anni mi sono reso conto che non era soltanto un problema psicologico.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Andiamo a prendere Ray Bristow, 40 anni, pensionato invalido. Era tecnico d'ospedale durante la guerra. In ospedale entravano feriti con le uniformi piene di polvere, anche d'uranio.

Immagini del filmato delle Forze Armate americane sulla tossicità e sulla radioattività dei metalli pesanti

"CONTAMINATED AND DAMAGED EQUIPMENT
MANAGEMENT OPERATIONS"


VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Avete mai visto prima questo video?

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
No, mai.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
Certo, siamo stati come cavie da laboratorio. Dovevano misurare il nostro livello di salute per vedere come reagiva nel nostro corpo. Così hanno potuto fare questo video per l'addestramento. Soltanto vedendo ciò che è successo a noi. Durante la guerra del golfo sapevano già del pericolo ma dovevano monitorare gli effetti sui soldati: adesso sanno esattamente cosa succede.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Shaun, dunque, è convinto che sapessero. Questa è la lettera che viene dal Ministero delle Forze Armate datata agosto '93, indirizzata al portavoce dell'associazione inglese per il test nucleare ai veterani. Vi si legge che nel caso dell'uranio impoverito usato in Iraq, le istruzioni di sicurezza sono state in effetti sottovalutate, che questa missione è deplorevole ma che deve essere vista in un contesto di emergenza nel quale ci si è trovati.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
Lo sapevano da tempo e non hanno fatto altro che insabbiare, insabbiare, insabbiare.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Nel frattempo arriva Mike Kirkby, 29 anni. Era addetto al trasporto delle armi durante la guerra, oggi è invalido. Gli autisti erano tutto il giorno sulle piste, quindi molto più esposti alla polvere di uranio.

MIKE KIRKBY - Veterano Forze Armate Inglesi
E' stata mia moglie tre, quattro anni fa, a entrare in contatto con altri veterani dell'associazione. Io ero convinto che il mio stato fosse anche un problema psicologico. Poi ne ho parlato con gli altri e mi hanno raccontato di problemi che conoscevo.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
I nostri governanti dicono che non esiste la sindrome del golfo: non fanno altro che mentire, non fanno altro che mentire!

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Certo, non esiste nessuna definizione scientifica di sindrome del golfo. I veterani, quindi, sono andati in cerca dell'origine dei loro mali.

RAY BRISTOW - Veterano Forze Armate Inglesi
Sono andato a Washington. Mi hanno fatto una TAC e mi hanno trovato un buco nella parte sinistra del cervello. Ho parlato con una vedova: nell'autopsia del marito, un veterano, hanno trovato un buco nel cervello in cui poteva entrare un dito. Sul certificato di morte c'era scritto: sindrome del golfo.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Mike Capps ha 31 anni, al fronte era addetto al trasporto di carburante.

MIKE CAPPS - Veterano Forze Armate Inglesi
Stress post traumatico, emicrania, mancanza di memoria, di concentrazione, mal di schiena, artrite, osteoartrite nelle ginocchia e nelle spalle.

RAY BRISTOW - Veterano Forze Armate Inglesi
Ho problemi di memoria, dislessia. Un medico americano, visti i miei risultati, ha scritto che ho una malattia degenerativa del cervello.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
Prendo circa 10 medicine al giorno: per i dolori, la depressione, la fatica. Non riesco più a ricordare un numero di telefono.

MIKE KIRKBY - Veterano Forze Armate Inglesi
Non è facile accettare questo quando si hanno 25,26 anni e non puoi più giocare a calcio, a cricket, con i tuoi figli. Adesso posso soltanto restare seduto a guardarli mentre giocano.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
La causa di morte principale per i veterani inglesi è la leucemia chimicamente indotta e il suicidio.

MIKE KIRKBY - Veterano Forze Armate Inglesi
Io ho provato il suicidio tre volte. Prima provavo molta autocommiserazione, ma adesso penso che ho una moglie e due figli e che devo avere la volontà di vivere.

SHAUN RUSLING - Presidente Associazione Veterani Guerra del Golfo
Queste altre schede sono dei bambini malati. A nessuno fa piacere parlare dei propri figli malati ma molti lo hanno fatto dopo aver associato i problemi dei figli alla guerra.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Sempre gli stessi sintomi, sempre gli stessi problemi. Un sistema immunitario indebolito ma nessuna indagine scientifica viene fatta sui veterani, nonostante le loro insistenti richieste. Basterebbe per smentire o confermare le responsabilità dell'uranio impoverito.

MIKE KIRKBY - Veterano Forze Armate Inglesi
Vorrei che fossero onesti, che ammettessero il loro errore, ma se poi lo fanno chi si arruolerebbe più. Se qualcuno mi dicesse: "Vorrei arruolarmi" sa cosa gli direi? "guarda cosa hanno fatto a me. Non ti arruolare".

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
L'enigma della sindrome del golfo non riguarda solo i reduci ma anche la popolazione civile, come testimonia padre Benjamin che ha presentato un rapporto in Parlamento su questa tragedia.

PADRE J. MARIE BENJAMIN - Fondazione Beato Angelico
La radioattività ha provocato, soprattutto nel sud del paese, un aumento tra il 350 e il 700% di casi di leucemia e cancro. Un aumento di infezioni, di herpes. Sono centinaia i bambini nati da genitori contaminati con deformazioni spaventose, orribili. Anche dai veterani americani nascono bambini in queste condizioni.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Il dubbio è: in Europa si ripeteranno tutti questi danni? Secondo studi di fonte militare no perché l'uranio impoverito con tutto questo, secondo loro, non c'entra niente.

GEN. GIUSEPPE MARANI - Ex portavoce NATO
Ascrivere all'uranio esaurito la sindrome del golfo mi sembra un salto abbastanza poco proponibile.

IMMAGINI DELLA GUERRA DEL GOLFO

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE (su filmato "Contaminated and damaged equipment management operations")
Se l'uranio impoverito non è pericoloso allora perché l'esercito americano nel 1995 ha realizzato questo video che spiega tutte le precauzioni che i soldati devono prendere nel trattare questo materiale? Un video che non è mai stato distribuito, forse perché avrebbe potuto abbassare il morale delle truppe. Il video descrive il modo in cui i soldati devono comportarsi in presenza di contaminazione da uranio esaurito. I soldati, protetti dalle speciali tute anticontaminazione, devono isolare gli oggetti radioattivi per evitare che si diffonda la polvere tossica. Devono poi proteggere le vie respiratorie con maschere apposite e si spiegano loro le procedure speciali per soccorrere un ferito. L'esercito americano raccomanda ai suoi soldati di minimizzare il tempo di esposizione alle radiazioni, di allontanarsi il più possibile, di indossare gli indumenti protettivi. E nonostante il fatto che perfino l'esercito americano metta in guardia i suoi soldati, ancora ci sono dubbi e discussioni sul rischio di inquinamento da uranio esaurito.

MASSIMO BRUTTI - Sottosegretario alla Difesa
Sull'uranio impoverito non c'è una certezza, non si sa quale sia il rischio ma, proprio per questo, è necessario che la comunità internazionale raggiunga una convinzione certa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
E mentre aspettiamo che sui rischi si arrivi ad una convinzione certa, c'è qualcuno che delle risposte le esige subito. E' la madre di Salvatore Vacca, della brigata Sassari, dislocata in Bosnia, morto di leucemia linfoblastica acuta nel settembre di quest'anno.

PEPPINA SECCI - Madre di Salvatore Vacca
Ho la certezza che l'ha presa lì, visto che in linea d'aria era a sette chilometri dalla Serbia quando è scoppiata la guerra. I malesseri li ha accusati sin da quei giorni. Si è confidato con un collega dicendo che si era spaventato a morte quando le bombe gli sono scoppiate molto vicine. Inoltre, in una località che loro hanno denominato "lazzaretto", si trovavano 70 ragazzi, chi dice 70 chi dice 80, e quando ho chiesto al capitano come veniva questo tipo di influenza, come loro la avevano chiamata, mi rispose che i sintomi erano vomito, diarrea, febbre altissima, anche a 42, e problemi alla gola. Tutti sintomi che aveva lui quando arrivò a casa.

VOCE FUORI CAMPO DELL'AUTRICE
Abbiamo saputo di altri due soldati che stanno male ma nessuno vuole parlare perché è in ballo il posto di lavoro.
E' stata presentata anche un'interrogazione in Parlamento per sapere se la leucemia del caporal maggiore Vacca è ricollegabile alla contaminazione radioattiva. Ma, per il momento, resta un mistero. Secondo il Ministero della Difesa i nostri soldati nei Balcani stanno tutti bene.

MASSIMO BRUTTI - Sottosegretario alla Difesa
Non abbiamo evidenze, prove di nessun genere, che mostrino che c'è un pericolo, un danno per i nostri soldati derivante dalle condizioni ambientali. Se ci fosse noi ne saremmo informati in tempo reale.

MILENA GABANELLI in studio
Tutto sotto controllo, quindi. Però proprio stamattina la terza commissione Affari Esteri della Camera ha informato che il governo italiano ha istituito una commissione tecnico-scientifica per valutare i rischi da contaminazione radioattiva nel Kosovo.
E parliamo sempre di uranio americano e di uranio europeo ma ricordiamo che ci sono quelle famose 5 milioni di tonnellate di scorie russe che, probabilmente, se ne stanno andando a spasso da qualche parte ma nessuno lo sa.

MILENA GABANELLI in studio
Certo che le verità non dichiarate prima o poi emergono con tutte le inevitabili distorsioni.
A distanza di mesi, tanto per rimanere in casa nostra, riusciamo a capire quante bombe sono state gettate nell'Adriatico, quante ne sono state recuperate e se c'è ancora pericolo per i pescatori? Bernardo Iovene.

COMANDANTE LUIGI DIANA - Caposquadra cacciamine (indicando veicoli subacquei)
Qui, sia alla nostra sinistra che alla nostra dritta, possiamo vedere i due veicoli subacquei. Questo è uno dei due, prende il nome di Min mk2 e ha la possibilità di scendere a quote profonde. Attraverso questo filo viene filocomandato dalla Centrale Operativa di Combattimento e, qui in basso, possiamo vedere che ha la possibilità di lasciare la carica vicino ad un probabile ordigno.
Attualmente quello che sta lavorando è il Pluto.

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