Rai 3
Televideo

Puntata del 11/02/2001

LA MONTAGNA FA ACQUA

in onda il 11.02.01

di - Ambiente

Argomenti: Ambiente
Autori: Michele Buono
Stagioni: 2001
Autori: Piero Riccardi

Paolo Campedel (Geologo Prov. Trento):
"Ci porteremo con l'elicottero verso sud ovest a circa 5 Km da qui, al di sopra della frana, per avere, appunto, la visione dall'alto, la collocazione della frana rispetto all'abitato di Lodrone."

Elicottero in volo
"Ecco qui abbiamo una visione globale: l'abitato di Lodrone nella parte bassa...il Rio Santa Barbara e in alto a sinistra abbiamo la zona in frana."

D - "Quella vicino al castello?"

"Piu' su, piu' su, lassu' dove ci sono quelle linee di distacco, dove ci sono quella serie di abeti, quegli alberi piu' verdi. La cosa piu' evidente e' una grossa spaccatura, una grossa frattura che percorre tutta la parte superiore della frana."

Remo Melzani (cacciatore)
"Quella mattina mi sono alzato alle cinque e sono andato in montagna per guardare se c'era qualche cinghiale...cosi'...passavo sempre in quel sentiero li' e quella mattina vedo delle crepe, insomma del nero. Era notte, si vedeva il nero, la striscia nera...il cinghiale fa la striscia nera, dopo sono andato li' a vedere con l'acetilene e ho visto che era una crepa."

Abitanti di Lodrone (Trento) sul luogo mostrano le crepe
"Questa e' una crepa. Il capanno del cacciatore prima era li' e dopo e' scivolato a valle...vicino a quest'albero sradicato si vede un po' di lamiera.. laggiu' proprio...

Remo Melzani (cacciatore)
"...Allora dico al mio amico: bisogna andare a Storo, dal Comune per dirgli di far qualcosa, di andare a vedere, cosi'...allora va dentro, viene fuori con un ingegnere che non so che ingegnere che era, m'han detto: il posto, gliel'ho spiegato, e' andato su, ritorna e m'ha detto l'e' una roba grave quella li', ha detto.... l'e' una roba grave."

Si capisce subito che solo per un caso non ci sono stati centinaia di morti, che il pericolo 
e' grave. Sotto la frana c'e' Lodrone di Storo in provincia di Trento e ci sono 800 persone. Prima che diventi una nuova Stava, una nuova Sarno, il paese viene evacuato. Le strade sono chiuse. La frana si muove rapidamente. Sensori e centraline vengono piazzati per monitorare il mostro. Per un attimo si pensa alla solita e banale, tra virgolette, storia di dissesto idrogeologico, ma non e' cosi'. Ci sono segnali strani e contrastanti: per prima cosa siamo ai primi di settembre, non c'e' stata molta pioggia, anzi, ma la frana si e' mossa per colpa dell'acqua, e poi c'e' l'acqua torbida e c'e' il Rio Santa Barbara che a monte e' quasi secco e sotto, ai piedi della frana gonfio come se fosse inverno, alimentato da alcune sorgenti che nessuno ha mai visto prima e che vengono fuori dai piedi della frana.

Videoamatore
"In questa zona qua nessuno si ricorda che precedentemente ci fossero delle sorgenti. Queste qua sono sorgenti nuove perfettamente nuove, mai viste da nessuno... e allora...questa e' la prima sorgente che s'intravede, la seconda e' questa, la seconda..."

D - "Viene dalla base della frana?"

"...questa qua proprio dalla base della frana, cioe' esce a rigagnoli dispersa su un fronte di trenta quaranta metri e da li' si riunisce e forma un piccolo torrente anche li' insomma."

Uno dei primi ad arrivare sul posto e' Paolo Campedel, geologo della provincia di Trento, di turno quel giorno per le emergenze. E lui stesso rimane sorpreso per quella frana e ancora di piu' da quelle uscite d'acqua. Da dove vengono?

Paolo Campedel (geologo Provincia autonoma di Trento)
"L'unica cosa m'era stata fatta una segnalazione della presenza, appunto, della condotta, della galleria di adduzione di questo impianto."

D - "Che rispetto alla frana dov'e'?"

"Ecco allora, la frana e' localizzata in questo punto qui...a circa un chilometro di distanza giunge la galleria di adduzione."
La galleria di cui parla Paolo Campedel fa parte di un impianto idroelettrico di proprieta' della societa' lombarda, Caffaro Energia.
La diga che stiamo vedendo qui sotto e l'invaso sono il serbatoio d'acqua e sono in provincia di Brescia. L'acqua arriva alla centrale elettrica tramite una galleria forzata sotterranea, quella di cui parlava Campedel, la galleria parte dall'invaso e passando sotto la montagna che stiamo sorvolando entra in provincia di Trento.

Paolo Campedel (in elicottero) 
"Ecco ora stiamo percorrendo, stiamo rientrando in direzione della galleria."

D - "La parte sotterranea, dove passa?"

"Sotto di noi, piu' o meno seguiamo la direzione della galleria......E qui sotto abbiamo la centrale....ecco, vedi che la centrale e' in sponda destra del fiume Caffaro, quindi e' in Provincia di Brescia. La parte sinistra invece, li' dove c'e' la condotta forzata e' Provincia di Trento."

Li', dove si vede quel casottino bianco, la galleria sotterranea esce in superficie e diventa condotta forzata esterna.
Proviamo a disegnarci i vari elementi sulla mappa ....la riga rossa segmentata e' il confine tra le due provincie, a destra c'e' Trento... a sinistra Brescia...la diga che abbiamo visto dall'elicottero e' in provincia di Brescia, da qui, segnata in blu, parte la galleria sotterranea che porta l'acqua, entra in territorio di Trento, poi, dov'e' il quadratino blu, esce in superficie, diventa condotta esterna e arriva alla centrale elettrica, che per una manciata di metri e' in provincia di Brescia, appena dall'altra parte Lodrone.
Ora vediamo la posizione della frana, e' questa che segniamo in viola, tra la frana e la galleria c'e' meno di un chilometro. E proprio su questa galleria si gioca tutto. Le gallerie sono sotterranee e delle gallerie ci si dimentica. E' attorno a questa galleria che indaga la nostra storia.

Paolo Campedel (in elicottero)
"Il rischio e' l'abitato di Lodrone, perche' la frana cadendo puo' ostruire la valle. Se questa ha delle grosse portate puo' causare un invaso... ovviamente lo sbarramento potrebbe cedere da un momento all'altro, quindi generare una colata detritica che percorrerebbe la parte inferiore del rio fino poi a finire sul paese."

(Su cartello Trentino)
Quel cartello segna l'inizio della provincia di Trento, in mezzo il fiume Caffaro e sull'altra sponda la centrale elettrica.
Quando si capisce che la condotta della Caffaro poteva essere la causa delle nuove sorgenti d'acqua e quindi della frana, in una riunione presso il Commissario di Governo viene deciso di chiudere la galleria. Ma l'acqua non viene tolta subito. Insieme all'acqua, nella galleria viene immesso un tracciante, la fluoresceina. 2 settimane dopo la fluoresceina spunta ai piedi della frana. Quel segnale viene letto come una chiara prova che quella galleria perde acqua, quell'acqua che va a formare le strane sorgenti alla base della frana.

Massimiliano Saini/resp.Protezione Civile presso Commissariato del Governo (Tn)
"Se ci ha messo due settimane, diciamo cosi', una goccia d'acqua ad arrivare da dove e' stata messa fino al piede della frana significa che, secondo noi, ma secondo i geologi, che la frana era completamente imbevuta d'acqua. Abbiamo fatto un rapido calcolo, ma per difetto, abbiamo calcolato le immissioni delle sorgenti al piede della frana per i giorni che ci sono voluti per far uscire la fluoresceina, abbiamo calcolato che piu' o meno il corpo della frana fosse imbevuto di qualcosa come un milione di metri cubi d'acqua, e' una quantita' enorme insomma..."

D - "Quindi si sono accumulati in un tempo lungo?"

"Molto lungo!"

Quindi quella galleria non solo perde, ma perde da non si sa quanti anni.
Ora la galleria e' chiusa, ma la montagna e' ancora piena d'acqua, fradicia di 1 milione di metri cubi d'acqua e la frana continua a scendere.
Nella caserma dei Vigili del Foco di Storo sensori e computer la scrutano in tempo reale.

Franco Berti/comandante Vigili del Fuoco di Storo (Tn)
"Si e' visto proprio la velocita' della frana legata alla quantita' d'acqua che usciva dalle sorgenti, dalle sorgenti che noi abbiamo ipotizzato essere alimentate dalla condotta. Chiusa la condotta, quindici giorni dopo quasi esaurite le sorgenti e diminuito di molto il movimento franoso di questi due corpi"

Un altro collegamento chiaro e diretto: chiusa la galleria, l'acqua diminuisce e la frana rallenta.
Ma questa galleria chi la controlla?
Il 14 settembre il cacciatore da' 'allarme, il 20 settembre la galleria viene chiusa, il 26 si va dentro, ma l'ispezione ufficiale e' quella del 5 ottobre. Ci sono i tecnici della Caffaro Energia, c'e' il suo consulente ingegner Roger Bremen, c'e' il geologo della Provincia Autonoma di Trento e c'e' l'ingegner Bianchi del Provveditorato Opere Pubbliche della Lombardia, che rappresenta il Ministero dei Lavori Pubblici che a suo tempo, nel '59 rilascio' la concessione alla Caffaro.
Le foto parlano da sole, buchi e fessure ovunque, dietro il cemento corroso ormai si vede la roccia, ma soprattutto, li' dove la galleria esce in superficie, nel punto piu' vicino alla frana, c'e' un buco di 25/30 metri quadrati come dice il verbale d'ispezione.
Ma e' prima, al momento di aprire i cancelli che viene fuori la verita' piu' sconvolgente.

Paolo Campedel/geologo Prov. Autonoma di Trento
"Mentre si aprivano i vari portelli, sentivo dire dalla gente che praticamente eravamo i primi ad entrare in questa galleria prima, da quando era stata costruita: anno di costruzione 1960, mi sembra, o '61."

D - "Quindi quarant'anni che non veniva ispezionata?"

"Queste erano le voci che avevo raccolto..."

D - "Ma lo dicevano anche quelli della Caffaro oppure le persone..."

"Ma no era il personale che era della Caffaro".

Massimiliano Saini/resp. Protezione Civile presso Commissariato del Governo (Tn)
"Credo che lo disse lo stesso ing. Lombardi quando gli chiesi se si poteva chiudere questa galleria - stiamo parlando ancora della riunione del 18 Settembre - mi disse non lo so perche' non e' mai stato fatto."

Ci infiliamo nel tunnel che porta alla centrale, alla fine il cancello lo troviamo aperto, sta uscendo un'auto: e'' quella dell'ingegner Lombardi, ma lui non vuole parlare o non puo', e' indagato. Parliamo al telefono con il capo delle relazioni esterne. Ci da' appuntamento per il giorno dopo a Milano, presso lo studio di un avvocato.
La mattina dopo, a Milano, ci dicono che l'appuntamento e' saltato.
Decidiamo di andare all'indirizzo scritto sulla carta intestata della Caffaro: Sesto San Giovanni, Viale Italia 590. Ma quando arriviamo davanti al 590, non troviamo il nome della Caffaro, c'e' solo il nome della Sondel, gruppo Falck.
Proviamo a fare una visura tramite Internet e scopriamo che Caffaro Energia era nata un paio di anni prima da una costola di Caffaro SpA, Industria Chimica ed Elettrochimica, che poi cede, a fine '99, il 50% alla Sondel e dopo qualche mese l'altro restante 50% alla SNIA. E siamo ad aprile 2000. Ma arriva una telefonata sul cellulare.

Telefonata Ketty Tabakov/resp. comunicazione Gruppo Falk
"Scusate se vi ho fatto aspettare ma solo ora ho avuto la conferma. Voi potreste fra una mezz'oretta, prima di andare dall'altra parte fare questo minuto d'intervista? Noi siamo pronti, non c'e' nessun problema."

D - "Dove?"

"Dove dovevamo farlo stamattina, in Corso Venezia 40, dall'avv. Spagnolo."

D - "A nome della Snia?"

"No a nome della Caffaro Energia."

D - "Appunto ...essendo posseduta la Caffaro Energia al 50% dalla Snia e dalla Sondel, va bene lo stesso?"

"Si', si', si' noi siamo concordi e io parlo a nome della Caffaro Energia."

L'incontro e' con la dottoressa Tabakov, responsabile della comunicazione del gruppo Falck. L'avvocato Spagnolo sara' presente a tutto l'incontro, seduto di fronte alla signora, ma non deve apparire.

D - "Voce unanime e' quella della manutenzione di queste condotte: da quarant'anni, da quando e' stata data la concessione, la Caffaro non fa manutenzione di queste condotte."

"Questo non e' vero, sono state fatte manutenzioni periodiche nel passato, le posso riferire delle due piu' recenti, una e' stata fatta nel '96, l'altra nel '98. Sono stati fermati completamente gli impianti, quindi anche la diga e in quell'occasione sono stati fatti controlli strumentali sulla galleria. Naturalmente, in occasione di questi controlli tutto e' risultato funzionare nella normalita'."

D - "Strumentali che significa? Si e' andati in galleria?"

"Si', si' certamente, sono stati misurati, con strumenti idonei, presi quei criteri, quei dati che erano necessari per definire la funzionalita' della galleria."

D - "In che anno questo?"

"Nel '96 e nel '98 sono state le ultime due."

D - "E non sono state registrate fenditure, rotture del rivestimento della condotta?"

"Come le ho detto la funzionalita' della condotta risultava corretta."

D - "Voi siete tenuti a tenere un registro delle manutenzioni?"

"Ehmm...credo proprio di si'."

A questo punto l'avvocato Spagnolo blocca la dottoressa Tabakov e la corregge: la galleria non e' stata svuotata per i controlli.

Ketty Tabakov (continua)
"Per quanto riguarda i controlli strumentali, la galleria non e' stata svuotata, e' stata mantenuta in pressione, sono state fatte delle misurazioni a monte e a valle ed e' stato cosi' possibile definire che la galleria funzionava in modo corretto. Per quanto riguarda, invece, i registri non sono certa se sia obbligatorio o no avere un registro delle manutenzioni. So che la Caffaro Energia ha i registri dai quali risultano le fermate degli impianti e le attivita' di manutenzione svolte durante quelle fermate."

D - "Quindi non riesce a dirmi se siete tenuti o meno a pubblicare questo registro, cioe' a renderlo noto ad un'istituzione di riferimento: Ministero del Lavori Pubblici, Provveditorato, Genio Civile...cioe' non c'e' nessuno che ve lo richiede?"

"In questo momento non ve lo so dire ma credo che, al limite, uno si possa informare...adesso non lo so..."

Fuori campo
"quello delle fermate..."

Tabakov (continua) 
"Comunque io vi pregherei di una cosa pero', con molta franchezza, io questa cosa l'ho dovuta verificare con il partner Snia e fin qua potevo dire le cose."

Avevamo chiesto di parlare con un tecnico della Caffaro e ci fanno parlare con un comunicatore, per giunta del gruppo Falck. In ogni caso quello che volevamo sapere l'abbiamo saputo: la galleria non era stata svuotata per essere ispezionata e ricordiamolo, quella non era un aggeggio qualunque ma qualcosa di molto pericoloso. Ma la domanda inquietante e': chi doveva controllare che la Caffaro facesse le sue manutenzioni? Chi doveva garantire l'incolumita' pubblica.
Ci procuriamo il disciplinare che regola la concessione. E' intestato Ministero Lavori Pubblici, Provveditorato della Lombardia. Lombardia perche' sia la diga, sia la centrale sono in territorio di Brescia, anche se la galleria passa in Trentino. Chiediamo un incontro con il Provveditore.

Amedeo Liverani/Provveditore alle Opere Pubbliche della Lombardia
"Durante le due visite annuali che facevamo, ed erano obbligatorie una ogni sei mesi, noi ovviamente ci rendevamo conto del grado di efficienza del manufatto, teniamo conto che erano manufatti di grande importanza strategica, per cui la conoscenza si ha anche nel contatto...quando si e' sul territorio uno sa quello che avviene sul territorio. Durante queste visite, poi venivano tutte verbalizzate, sono tutti agli atti questi verbali che negli anni sono stati fatti. Il nostro ingegnere capo dell'epoca, che fosse Genio Civile o Sezione Territoriale comunque si premurava di acquisire un verbale da cui, ricavando tutta una serie di considerazioni che scaturivano dal sopralluogo, perche' non era un atto burocratico che si faceva a tavolino, era un atto che scaturiva da una serie di sopralluoghi, sui quali si faceva un'ispezione puntuale alla tenuta del manufatto."

La nostra domanda era chiara: e' stata svuotata la galleria? La risposta del Provveditore non siamo riusciti a capirla. Ma la Caffaro stessa ha appena ammesso che la galleria non era stata svuotata.
I conti non tornano, la galleria era piena di buchi e forse da tantissimo tempo. Cerchiamo l'ingegner Bianchi che ha presieduto l'ispezione in galleria del 5 ottobre e che contraddice il suo stesso Provveditore.

Angelo Bianchi/Ing. capo Prov. Bs del Provv. OOPP
"Sono stati rilevati dei problemi a livello di realizzazione della galleria, pertanto si puo' ritenere che per quelle porzioni non siano stati realizzati interventi di manutenzione straordinaria."

D - "Ma per lei era accettabile, rispetto a quello che ha visto, il tipo di manutenzione..."

"Sicuramente no perche' abbiamo ordinato degli interventi di manutenzione."

L'ingegner Bianchi dello stesso Provveditorato parla addirittura di problemi in fase di realizzazione della galleria, di manutenzioni carenti e i controlli di cui parla il Provveditore cosa controllavano? 
Ma la tesi del Provveditore e' un'altra: abbiamo controllato si, ma fino al '95, poi tutto e' passato all'Ufficio Dighe sotto la Presidenza del Consiglio.

Amedeo Liverani/Provv. OOPP della Lombardia
"Dopodiche' non e' piu' compito nostro, io non posso sostituirmi al Servizio Nazionale Dighe."

Dunque il Provveditore di Milano dice che la loro competenza sui controlli e' finita nel '95 quando tutta la vigilanza e' passata nelle mani del Servizio dighe. Il servizio dighe dipende dagli uffici della Presidenza del Consiglio a Roma. Ci andiamo. Vogliamo capire se quello che ha detto il Provveditore Liverani, cioe' che dal '95 i controlli li fa il servizio dighe, e' vero.

Paolo Poliani/Servizio Naz. Dighe/Uff. controllo dighe in esercizio
"No in realta' questo non avviene. C'e' stata una fase in cui si facevano sopralluoghi congiunti, ed e' stata una fase molto utile, fu il passaggio di consegne a cavallo tra il '94 e il '95, in cui gli ingegneri del Provveditorato affiancavano i nostri per poter fare le ispezioni alle dighe ma mai e' stata posta la questione del controllo della derivazione, non e' mai stata messa sul tappeto, non e' mai stata consegnata al servizio dighe."

Quindi il Servizio Dighe controlla le dighe, ma non la galleria di derivazione. E ancora il nostro punto e': chi controlla la galleria?

Studio - Milena Gabanelli
I Vigili del Fuoco dicono:
"Il fuoco lo puoi contenere, l'acqua no, pertanto, tutte le volte che si ha a che fare con l'acqua tutti i soggetti coinvolti devono vigilare".

Ma in Italia sembra che le tragedie non insegnino mai niente. La legge dice: "Tu ti devi preoccupare fino alla fine di questo marciapiede, poi la competenza passa a qualcun altro". Ma se un millimetro piu' in la' crolla il mondo, e' la tua coscienza che ti obbliga ad intervenire.
E cosi' succede che nelle montagne sopra a Stava ci sono due bacini di contenimento di scarti di lavorazioni di una miniera e questi invasi crescono in altezza a vista d'occhio. Ma nessuna autorita' interviene perche' tutti pensano che debba intervenire qualcun altro.

Repertorio Tg1 
...Cosi' succede che il 19 luglio del 1985 alle 12.22 il terrapieno del bacino artificiale si rompe e l'acqua viene giu' insieme ai detriti.
Formano questo canalone e seppelliscono STAVA.
Quell'invaso artificiale non era una diga, non era un bacino, non era niente. Perche' non era nemmeno segnato sulle carte, cosi' nessuno lo controllava.
E alla fine c'e' un paese che va via. Muoiono 268 persone.
Sono passati 15 anni, siamo sempre in Trentino e l'acqua continua ad avere delle zone che sono terra di nessuno.

Per capire chi dovrebbe controllare questa benedetta galleria torniamo ai giorni immediatamente successivi all'allarme frana, ai nostri documenti.
Vediamone due in sequenza: il verbale d'ispezione porta la data del 5 ottobre, accanto alle firme dei presenti facciamo bene attenzione all'orario di chiusura: la seduta termina alle 18, del 5 ottobre, di sera, in Trentino. Osserviamo quest'altra lettera del Ministero Lavori Pubblici Provveditorato di Milano: 6 ottobre, sono passate poco piu' di 12 ore e il Provveditorato vista la relazione tecnica del consulente della Caffaro Ingegner Bremen ne ordina i lavori. Poco piu' di 12 ore per approvare una relazione tecnica...

D - "Vi siete coordinati con l'Ufficio Dighe?"

Angelo Bianchi/ing. capo Prov. Bs Provv. OOPP Lombardia
"No io non ho parlato con nessuno...non sono riuscito a parlare con nessuno dell'Ufficio Dighe."

D - "Ma se lei dice di non essere piu' competente, perche' ordina dei lavori e stabilisce anche il tipo di manutenzione, che invece, secondo lei, spetta all'Ufficio Dighe?"

Amedeo Liverani/Provv. OOPP Lombardia
"Il problema e' questo: se non l'avessimo fatto noi, probabilmente non l'avrebbe fatto nessuno. Perche' la Regione, la Provincia non hanno competenza specifica nel settore, il Servizio Dighe neanche...loro in questa situazione di relativa incertezza normativa, io la chiamo incertezza perche' c'e' qualche lacuna oggettivamente che non aiuta a individuare l'esatta legittimazione ad intervenire."

Non e' vero la legge c'e' ed e' chiara, e' il Testo Unico delle acque del '33 che attribuisce la facolta' al Ministero dei Lavori Pubblici di togliere la concessione nel caso di cattivo uso del concessionario dell'acqua pubblica. Questo significa che il Ministero Lavori Pubblici, attraverso il suo Provveditorato, doveva controllare lo stato di salute della galleria.

Ma ritorniamo ai fatti. I lavori ordinati in tutta fretta dal Provveditorato vengono bloccati dalla Procura di Trento che mette la Galleria sotto sequestro su segnalazione del deputato trentino Onorevole Olivieri che teme un inquinamento delle prove. 

On. Luigi Olivieri
"Dire che si sarebbero cancellate delle prove non sono in grado di dirlo, dire invece che tutta la questione sarebbe stata molto piu' difficile nel ruolo dell'accertamento e nell'accertamento giudiziario sicuramente questo e' facilmente sostenibile."

A complicare le cose arriva la risposta del sottosegretario ai Lavori Pubblici Onorevole Bargone all'interrogazione parlamentare dell'Onorevole Olivieri, la risposta dice: a seguito del decreto legislativo 11 novembre 1999 che prevede il trasferimento del demanio idrico statale alla Provincia Autonoma di Trento, le problematiche evidenziate non rientrano piu' nella competenza del Ministero dei Lavori Pubblici.
Le parole significano:
A) che i Lavori Pubblici erano competenti fino al 99;
B) che se dal '99 il Ministero non e' piu' competente a che titolo il Provveditore di Milano ordina i lavori alla Caffaro?
Torniamo a Trento e proviamo a chiedere al Provveditore Trentino cosa ne pensa delle parole del suo Sottosegretario.

Donato Carlea/Provv.OOPP Trentino Alto Adige
"Le condotte legate all'opera di derivazione non fanno parte del demanio idrico, le condotte legate all'opera di derivazione, sono legate al serbatoio e sono legate all'impianto idroelettrico gestito dalla Caffaro, sono della Caffaro."

D - "Che siano della Caffaro, certo e' evidente, ma pur essendo quindi in territorio trentino pero' non rispondono alla Provinca Autonoma di Trento, cosi' e'?"

"Ripeto...io ripeto... non rispondono al territorio...rispondono alla struttura."

Il Provveditore Opere Pubbliche di Trento sconfessa praticamente il suo stesso Sottosegretario.
Dire che stiamo assistendo ad uno scaricabarile e' poco se non altro per il dettaglio che una frana rischiava di seppellire un intero paese.
Decidiamo di sentire il diretto interessato, il Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.
Quando arriviamo c'e' Consiglio, ci facciamo annunciare, capiamo che il Presidente non ne sa nulla di quella risposta del sottosegretario Bargone, notiamo che l'ingegnere capo della protezione civile della provincia, ing. Bortolotti, comincia a fare telefonate per capirci su qualcosa, per capire se la galleria era davvero passata sotto il controllo trentino.

Telefonata ing.Bortolotti
"Hai visto quella risposta del On. Bargone all'interrogazione dell'On. Olivieri che riguarda la galleria della Caffaro..."

Altra telefonata 
"Se senti il mio messaggio chiamami fra dieci minuti sul mio cellulare..."

Altra telefonata 
"Cioe' il Presidente vuole capire se con quel decreto sono passate anche le competenze sulla galleria, sulla adduzione alla centrale..."

Il consiglio termina, da dietro i vetri vediamo l'ingegner Bortolotti che riferisce al suo Presidente le risposte ottenute. Il Presidente e' pronto per l'intervista.

D - "Il sottosegretario ai LLPP On. Bargone dice che la competenza per il controllo della galleria e' passato a voi e' vero?"

Lorenzo Dellai/Presidente della Provincia autonoma di Trento
"E' vero che la norma di attuazione che il Sottosegretario cita attribuisce alla Provincia autonoma di Trento la piena responsabilita' su tutto il demanio idrico pero' e anche vero che nel caso in specie questa norma non si puo' assolutamente citare come pertinente infatti la norma dice che e' responsabilita' della Provincia autonoma di Trento anche la gestione di manufatti di questo genere qualora l'opera di presa o il punto di maggiore rigurgito, cosi' si dice tecnicamente, siano sul territorio della Provincia autonoma di Trento. Ora ne' l'uno, ne' l'altro di questi due casi in questa fattispecie riguardano il nostro territorio."

Di nuovo una legge, una norma per tirarsi fuori, presa e rigurgito non sono in Provincia di Trento. Ma questo non e' del tutto esatto, in quella galleria c'e' anche acqua trentina. Basta aprire il disciplinare di concessione, in prima pagina si parla di prese d'acqua nei comuni di Bagolino - Brescia e Storo che come sappiamo sta a Trento. Succede che la galleria sotterranea quando entra in provincia di Trento attraversa il Rio Riccomassimo e proprio qui si trova un'altra presa d'acqua, acqua pura trentina, perche' la presa sta sulla sinistra del Rio, in territorio trentino. Nella galleria dunque c'e' un po' d'acqua trentina. Ma proviamo a immaginarci e fornire la risposta, per tirarsene fuori: la presa e' minima, l'acqua Lombarda e' prevalente.
Tutti in questa storia hanno pronta una legge, una norma per tirarsene fuori, anche se la legge c'e' e parla chiaro, ma certo non esiste alcuna legge che impedisce a tutti di vigilare perche' di incolumita' pubblica stiamo parlando.

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