Rai 3
Televideo

Puntata del 11/02/2001

GIU' LE MANI DAL BRENTA

in onda il 11.02.01

di - Ambiente

GIU' LE MANI DAL BRENTA

Autori: Marco Melega
Argomenti: Ambiente
Stagioni: 2001

ALFEO ZANCAN, proprietario trattoria
"Attraverso questa chiavica veniva l'acqua del Brenta. Puo' immaginarsi che allora il Brenta era a questo livello."

D - "Ora e' molto piu' basso eh?"

"Orco can!!! sono metri e metri."

Il fiume Brenta esce dalla Valsugana a Bassano del Grappa e nel primo tratto di pianura, fino a Padova, da' origine a un bacino idrografico considerato uno dei piu' importanti d'Europa.
Siamo nel ricco nord est ma qui da sempre ci sono due ricchezze portate dal fiume: l'acqua e la ghiaia.

GIUSEPPE DELLAI, Presidente Consorzio Bonifica Pedemontana Brenta
"
Il parroco di questa parrocchia veniva qui col breviario in mano e si beveva due bicchieri di acqua, e poi uno lo riempiva e se lo portava in canonica, da quanto buona era quest'acqua. Perche' e' un'acqua meravigliosa, veramente buona, ottima."

Ma anche la ghiaia e' ottima.

GIANCARLO VACCARI, Dir. Vaccari Giovanni spa (Lavoraz. e trasporto materiali inerti, argille e ghiaia)
"Il materiale che a suo tempo veniva estratto era un ottimo materiale soprattutto per gli asfalti. Nelle prove di durezza era considerato quasi pari al basalto."

L'acqua ha formato nel tempo un sistema di falde sotterranee, un immenso serbatoio che da' praticamente da bere a tutto il Veneto, fino a Rovigo mentre la ghiaia, trascinata a valle con le piene periodiche del fiume, costituisce un materiale prezioso chiamato da queste parti l'oro bianco.
Ma un giorno succede un fatto imprevedibile.

ALFEO ZANCAN, proprietario trattoria
"
Se fa una piena grossa sara' un disastro. Alla notte sento la casa che trema, perche' tremava, c'erano oltre duemila metri cubi di portata al secondo, il 4 novembre del '66. Puo' immaginarsi che roba, c'era persino la casa che tremava qua."

Le escavazioni selvagge degli anni cinquanta e sessanta avevano provocato un abbassamento del letto del fiume di circa otto metri.
Contemporaneamente, con l'aumento della popolazione e lo sviluppo industriale e agricolo del territorio, anche i prelievi d'acqua erano fortemente aumentati.
In conseguenza di tutto cio' le falde sotterranee si erano abbassate in modo tale da minacciare l'equilibrio idrologico e ambientale dell'intero bacino.
Era venuto il momento di darsi delle regole per evitare danni irreversibili. In quegli anni una legge regionale ha proibito per sempre gli scavi all'interno del fiume, finche', in localita' Santa Croce Bigolina, nel comune di Cittadella, improvvisamente si e' ripreso a scavare.

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"
Circa tre anni e mezzo fa abbiamo visto arrivare delle ruspe, degli automezzi, sono stati aperti dei varchi sugli argini per poter accedere al fiume e sono stati affissi dei cartelli intestati al Ministero dei lavori pubblici, Magistrato alle acque di Venezia, Nucleo operativo di Padova, sembrava un normale intervento di manutenzione... a un certo punto pero' e' cominciato anche uno strano traffico di camion carichi di ghiaia che uscivano."

E sono stati proprio questi camion a insospettire gli abitanti ed il responsabile della Pro Loco del paese che hanno cominciato a seguire i lavori con grande preoccupazione filmandoli addirittura con una telecamera amatoriale.

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"
Il guaio e' che tutto l'intervento e' stato fatto giocando sull'ambiguita' del dire: 'Il fiume si sta alzando, dobbiamo riportarlo a livello originale'.
Ma e' un falso, perche' non e' mai stato cosi' in basso."

L'intervento del Magistrato alle acque, deciso fra l'altro con un provvedimento di somma urgenza che esclude il parere degli enti locali, prevedeva di riportare il fiume al centro dell'alveo con lo scavo di un canale centrale lungo 1400 metri. Tutto questo per la sicurezza degli argini.
Ma secondo gli abitanti l'intervento era completamente inutile.

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"
E' prevedibilissimo che questo alveo naturale non duri piu' di una stagione, cioe' la piena successiva lo cancella completamente.
E la riprova e' il fatto che a distanza di pochissimo tempo di questo canale non c'e' piu' traccia, quindi da questo a pensare che lo scavo del canale sia stato solo il pretesto per avere motivo di asportare la ghiaia ci vuole abbastanza poco ad arrivarci."

Il sospetto che stia accadendo qualcosa di non troppo chiaro colpisce anche gli amministratori del Comune di Cittadella nel cui territorio sono avvenuti gli scavi.

GIUSEPPE PAN, Assessore all'Ambiente - Comune di Cittadella
"
Il ricavato poi di questa ghiaia non si sa bene dove sia andato a finire. Si sa che i lavori sono stati fatti da imprese di cavatori locali che di conseguenza non hanno badato certo all'ambiente."

Ma se da un lato la legge vieta gli scavi in alveo, dall'altra parte permette al Magistrato alle acque, che non ha soldi per la manutenzione del fiume e degli argini, di pagare le imprese che eseguono i lavori, con la ghiaia.

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"
Va tenuto presente che la ghiaia che veniva estratta e manipolata da questi cantieri veniva ceduta ad un prezzo di 6 mila lire al metro cubo contro le 25-26 mila lire che e' il prezzo normalmente praticato nella vendita agli utilizzatori finali. Quindi un grosso margine di guadagno, un'attivita' con grossi interessi che evidentemente faceva gola a chi era interessato a mettere in moto questo meccanismo. Questa zona - si percepisce dalla foto - era piu' in alto di circa due metri e in questa zona, che niente aveva a che fare con lo scavo del canale, a un certo punto sono apparse queste fosse piuttosto grandi e profonde. La ghiaia ottenuta dallo scavo di queste fosse e' stata caricata e portata via e questa ghiaia sicuramente non entra nel conto del progetto. Ma la cosa piu' preoccupante e' che proprio queste fosse poi successivamente sono state riempite con tutte le ceppaglie e gli scarti vegetali raccolti durante la pulizia dell'alveo che erano stati accantonati qui alla presenza del funzionario del Magistrato alle acque il quale ha assistito a tutta l'operazione. Il tutto e' stato accuratamente ricoperto e alla fine il risultato era questo. Nessuna traccia."

Le richieste di spiegazioni, gli esposti e le denunce inviate da abitanti, associazioni e sindaci a tutte le autorita' non ottengono risposte. A quel punto la protesta sfocia in una grande manifestazione popolare.
Compaiono scritte ingiuriose nei confronti del Magistrato alle acque di Padova individuato come il principale responsabile dello scempio.

Servizio TV Sede RAI di Venezia
"Ma i cavatori hanno sempre lavorato con tutte le carte in regola e con l'autorizzazione del Magistrato alle Acque di Padova. E proprio verso questo organo delle Stato le critiche sono feroci.

Antonio De Poli, del Governo Regionale
"Fa quello che vuole ad di la' di ogni tipo di valutazione. Questo e' il grande problema. Non e' possibile che uno Stato non senta i suoi organismi locali e regionali. Questa parte della Pedemontana Veneta era considerata una delle piu' importanti zone di risorgive d'Europa. Era! Perche' l'estrazione di ghiaia ha compromesso notevolmente il fragile equilibrio ecologico."

E allora ci spostiamo verso valle per capire meglio gli effetti delle escavazioni sull'abbassamento delle falde. Ai bordi di una ex cava, diventata un lago, incontriamo il sindaco del comune di Fontaniva.

LUCIANA BERTONCELLI, Sindaco di Fontaniva
"Questa era una zona di risorgive fino a 50 anni fa. Bastava bucare il terreno che veniva fuori l'acqua."

Oggi le sorgenti spontanee non ci sono piu', al loro posto una serie di laghetti costeggiano il fiume per un tratto di circa due chilometri.

LUCIANA BERTONCELLI, Sindaco di Fontaniva

D - "Sono tutti ex cave questi?"

"Si', ex cave."

D - "E prendono l'acqua dal fiume?"

"E prendono l'acqua dalle falde acquifere che sono sotto."

D - "Questo vuol dire che chi scavava ha rotto la falda?"

"Si', ha rotto la falda, questa e' acqua di falda.."

D - "Quindi sarebbe acqua buona da bere."

"Acqua di falda, acqua buona, buonissima che se ne va cosi'..."

Acqua e ghiaia, due ricchezze per le quali gli uomini del nord-est continuano a litigare. Sono diversi punti di vista, diversi interessi economici, e anche un modo diverso di intendere i bisogni della comunita'.

LUCIANA BERTONCELLI, Sindaco di Fontaniva
"Siccome l'acqua e' un bene prezioso, irripetibile, non puo' essere creato, non puo' essere sostituito, la nostra amministrazione e' convinta che va salvaguardata prima l'acqua."

D - "Vale piu' l'acqua della ghiaia?"

"Vale piu' l'acqua."

GIANCARLO VACCARI, Dir. Vaccari Giovanni spa
"Noi non vogliamo ne' accusare l'uno, ne' accusare l'altro. Pero' sicuramente non abbiamo nessuna intenzione - io per primo come imprenditore - di andarmi a prendere delle colpe e sentirmi continuamente additato quando in realta' stiamo dando lavoro a migliaia di persone. E non voglio essere trattato come essere un abusivo, uno che scava, dovrebbe scavare di notte, uno che dovrebbe addirittura inquinare le falde o andare a fare prelievi dell'acqua di falda come se fossimo dei ladri. Se la soluzione ideale e' di non scavare in Brenta, benissimo, lo facciamo. Ma lo stiamo gia' facendo da 25 anni. Adesso cerchiamo di trovare qualche altra soluzione visto e dimostrato che non esistono cave nell'alveo del fiume Brenta."

Dunque non esistono cave sul letto del fiume tranne quando il Magistrato alle Acque, ovvero lo Stato, ordina dei lavori di manutenzione.
Ma fuori dagli argini la competenza passa dallo Stato alla Regione, e proprio qui per esempio, a Piazzola sul Brenta, la regione Veneto ha concesso i permessi per scavare, ben oltre i limiti consentiti dalla sua stessa legge.

DINO CAVINATO, sindaco di Piazzola sul Brenta
"L'intersecazione fra le escavazioni autorizzate dalla Regione e l'alveo del Brenta, ...la vicinanza provochera' rischio idraulico notevole.
Diciamo che rispetto alla legge regionale, nel nostro territorio comunale si e' scavato il doppio di quello che la stessa legge regionale determinava: il doppio. Cioe' non il 3% della zona E, zona agricola, ma quasi il 6%."

D - "Ma perche' voi come comune non protestate, non fate delle denunce?"

"Il comune di Piazzola non solo ha protestato, ma si e' dissanguato in spese legali. Da dieci anni non avevamo piu' escavazioni... e' rientrata ultimamente una nuova attivita' di cava e ovviamente tutti i cittadini sono contrari all'escavazione."

Di fatto cosa succede: che da un lato si vietano gli scavi, dall'altro periodicamente la regione concede delle nuove autorizzazioni. E va a finire che i comuni denunciano i cavatori, e protestano con le regioni e lo Stato. I cavatori poi denunciano i comuni perche'' bloccano i lavori e tutto finisce nelle mani della Magistratura, che non riesce quasi mai a stabilire un colpevole.. Ma si riesce a capire chi deve tutelare il territorio?

FEDERICO VERDERI, Consulente della Procura della Repubblica di Padova.
"Ci sono dei grossissimi interessi legati all'estrazione, alla vendita o commercializzazione della ghiaia che hanno in un certo modo rallentato l'adozione da parte della Regione di quelle procedure che sarebbero servite per garantire una razionalizzazione del settore."

Intanto, tra vuoto legislativo e confusione di competenze, le falde continuano ad abbassarsi. Gli agricoltori sono costretti a spingere sempre piu' in profondita' i loro pozzi.
Il tutto, secondo il Presidente del Consorzio di Bonifica, sempre per colpa degli scavi eccessivi.

GIUSEPPE DELLAI, Presidente Consorzio Bonifica Pedemontana Brenta
"E' ora di finirla di portare via. Qui bisogna portare in questo fiume se vogliamo dare vita al fiume per le future generazioni. Giu' le mani dal Brenta intendiamo dire che la manutenzione fatta in questi ultimi decenni e soprattutto in questi ultimi due anni non e' manutenzione, e' escavazione, questa e' rapina nel vero senso della parola."

Ma come rispondono i cavatori a queste accuse? Rimandandole al mittente.

GIANCARLO VACCARI, Dir. Vaccari Giovanni spa
"Questo e' l'attingimento idrico autonomo nel quale il censimento fatto dal CNR mi dice che ci sono 8139 pozzi che attingono acqua dei quali solo 2257 sono autorizzati. Questi mi pompano fra parentesi 31 mila litri ora, 757 mila litri al giorno, 22 milioni di metri cubi al mese e per una stagione irrigua sono 113 milioni di metri cubi. Poi dicono che le falde si sono abbassate per colpa dei cavatori. Mi scusi!"

Non se ne esce, la colpa e' sempre di qualcun altro. Proviamo allora a sentire qualcuno fuori dalle parti, cioe' un geologo dell'Universita' di Padova.

ANTONIO DAL PRA, Prof. di Geologia Applicata (Universita' di Padova)
"Il problema e' che c'e' tutta una serie di cause che mi provocano una diminuzione della portata che si introduce che e' diventata minore della portata che esce. Qui l'abbassamento delle falde e' dovuto a innumerevoli cause, sia naturali, come la diminuzione delle piogge, sia artificiali: urbanizzazioni, prelievi, sprechi di acqua, escavazioni malfatte&Questo fenomeno dell'abbassamento e' molto sottovalutato da chi dovrebbe intervenire per operare con ricariche artificiali o perlomeno per limitare lo sfruttamento o razionalizzare lo sfruttamento."

Ma allora chi deve intervenire? Ci rivolgiamo all'ing. Iovino, che e' il responsabile del Brenta. Ma l'ingegnere accetta di parlare solo a patto che l'incontro avvenga a Venezia, nella sede del Magistrato alle acque ed alla presenza di un tecnico di sua fiducia.
A Venezia, nel palazzo dei 10 Savi situato proprio a ridosso del Ponte di Rialto, prima di procedere all'intervista di gruppo il Magistrato vuole conoscere le domande. Quindi ci chiedono di attendere fuori mentre loro si consultano. Passa mezz'ora e finalmente sono pronti. Allora cosa rispondete a chi vi accusa di continuare a scavare e portare via la ghiaia?

PATRIZIO CUCCIOLETTA, Magistrato alle Acque di Venezia
"Noi non facciamo queste attivita' di manutenzione per l'estrazione di materiale, noi facciamo dei lavori di manutenzione ordinaria di cui la conseguenza e' l'estrazione. E' l'esatto contrario."

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"Con questi scavi si e' arrivati a demolire completamente questo scudo e ci troviamo con questo materiale che sembra ghiaia ma che in realta' e' molto compatto e ha le caratteristiche del cemento e praticamente costituisce un guscio impermeabile che isolava l'acqua della falda freatica, cioe' l'acqua potabile da quella del fiume che scorreva a una quota superiore."

Che cosa rispondete a queste accuse?

LUIGI DA DEPPO, Docente Universita' di Padova
"C'e' da dire che noi avendo spostato il corso d'acqua dalla sponda verso il centro del fiume, il massimo abbassamento che si ha della falda lo si ha dove il livello e' piu' depresso. In questo caso nel centro del fiume."

GIULIANO BASSO, responsabile PRO LOCO di Santa Croce Bigolina
"Un tratto di argine di oltre 70 anni crollato pochi giorni fa e attualmente da rifare completamente."

ERNESTO LUCA IOVINO, Dir. Nucleo Operativo di Padova del Magistrato alle Acque
"Il crollo dell'argine che e' stato citato e' dovuto al fatto che il fiume in quel momento urtava perpendicolarmente all'argine."

GIUSEPPE RIGON, Assessore Urban., Edil. e Ambiente (Carmignano di Brenta)
"Questo argine e' rimasta l'ultima difesa del paese per tutta quella zona a sud rispetto al Brenta. Anche in questi giorni, nel mese di novembre, durante l'ultima morbida, sono stati erosi tre o quattro metri di argine dove vedete quei massi. Beh, io vi mostro i documenti del magistrato che dice che l'argine ha tenuto benissimo in questa occasione. E noi stiamo spiegando che non sanno neanche di cosa parlano."

Oltre all'argine crollato e alla rottura di una falda, quello che rischia di diventare una vera minaccia per gli abitanti e' che il fiume, in caso di piena, puo' diventare molto pericoloso, soprattutto verso valle. Pertanto il Brenta sarebbe un fiume a rischio.

PATRIZIO CUCCIOLETTA, Magistrato alle Acque di Venezia
"Non e' a rischio perche' negli ultimi anni tutte le eccezionali piogge, gli eventi meteorologici li abbiamo fronteggiati con attivita' di manutenzione ordinaria."

LUIGI DA DEPPO, Docente Universita' di Padova
"Problemi gravissimi per il Brenta non ce ne sono."

Ma il segretario dell'Autorita' di Bacino dell'Alto Adriatico, nuovo ente preposto allo studio ed alla programmazione dei corsi d'acqua, ha un parere completamente diverso.

ANTONIO RUSCONI, Segr. Gen. Autorita'' di Bacino dell'Alto Adriatico
"Non c'e' ombra di dubbio che il Brenta e' ad alto rischio idraulico. Noi abbiamo fatto delle simulazioni su modello matematico di quello che accadrebbe oggi se si verificassero delle precipitazioni come quelle del novembre '66 e la risposta purtroppo non lascia dubbi. Sarebbe addirittura piu' grave di quella del 1966."

Non e' bello sentire opinioni cosi' divergenti da Enti che esistono per tutelare la nostra sicurezza. E gia' che ci siamo: perche' un decreto ministeriale ha bloccato 6 mesi fa i lavori sul fiume decisi dal Magistrato alle acque?

ERNESTO LUCA IOVINO, Dir. Nucleo Operativo di Padova del Magistrato alle Acque
"Il decreto che lei ha citato dice anche che sono vietate le attivita' di escavazione nell'alveo del fiume eccetto quelle autorizzate dall'Autorita' di Bacino."

Ma al tavolo dell'Autorita' di Bacino siede anche il Ministro dei Lavori Pubblici, a cui chiediamo conto di queste contraddizioni.

NERIO NESI, Ministro del Lavori Pubblici
"Il 3 agosto noi prendemmo due decisioni molto importanti: vietare per tre anni le escavazioni sull'asta del Brenta e il divieto per tre anni di concessione di nuovi pozzi. Prendemmo questa decisione anche dopo che ebbi riscontrato una serie di proteste dei sindaci e anche del presidente della provincia di cui io sentii il bisogno di tenere conto."

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