Rai 3
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Puntata del 21/01/2001

AUTOSCOOTER SENZA PATENTE

in onda il 21.01.01

di

AUTOSCOOTER SENZA PATENTE

Autori: Paolo Barnard
Stagioni: 2001
Inchiesta: Perché?

Secondo Giuseppe Guccione, portavoce dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime dellaStrada, i numeri della strage stradale sono spaventosi:

"Centomila giovani dai 14 ai 29 anni hanno perso la vita negli ultimi 30 anni" spiega Guccione, "9.000 morti all'anno, 20.000 disabili gravi, 300.000 feriti, 42.000 miliardi di costi sociali. Ne ammazza piu' la strada dell'Aids e della droga messi assieme", conclude.

Mentre in Germania, Francia e Inghilterra i giovanissimi devono superare un esame statale prima di balzare in sella a qualunque mezzo, da noi nessuna preparazione alla strada e nessuna patente di guida per ciclomotori o addirittura per alcune piccole auto comunemente chiamate quadricicli leggeri. Ma perche'?
Accade cosi' che un genitore qui in Italia si debba arrangiare da se'. E' questa la storia del signor Martuzzi di Bologna, che prima di acquistare un quadriciclo alla figlia si e' rimboccato le maniche, con un pizzico di creativita'.

"Signor Martuzzi, lei e' arrivato al punto di fare la patente a sua figlia? E' divertente tutto cio'.."

"Si', e' stato spassoso, ma l'ho dovuto fare per senso di responsabilita'. Coi quadricicli leggeri l'unico problema e' che questi giovani sono in macchina a 16 anni, e allora io ho fatto scuola guida a mia figlia con un libricino, e lei in 3-4 giorni mi ha detto interrogami.. Sapeva tutto!"

La figlia si chiama Luana:

"Luana tu veramente pensi che ci voglia preparazione alla guida?"

"Si'...."

"Ma e' piu' difficile questa mini auto o il motorino"

"Questa, perche' e' una vera e propria auto, ma il motorino e' piu' pericoloso, per via delle cadute."

Sembra che troppo spesso prevalga l'idea che da giovanissimi, per poter guidare, basti un po' di pratica casalinga, o una specie di apprendimento delle regole per sentito dire. Interrogo alcuni giovanissimi, e le risposte sono sconsolanti. Il primo scambia un cartello di stop per un senso unico, il secondo non sa dirmi chi abbia la precedenza ad una rotonda, e cosi' via di male in peggio. Chiedo al figlio diciassettenne di un concessionario, venditore di quadricicli, alcune delucidazioni. Lui esordisce con sicurezza:

"Io mi sono sentito sicuro e a mio agio su un quadriciclo fin dall'inizio".

"Ma i tuoi coetanei sono preparati alla strada?"

"Si' lo sono.."

"Ma io li ho intervistati, a caso, ed e' un disastro! Chi ha insegnato ai tuoi amici?"

"Sicuramente avranno imparato girando dalla mattina alla sera.. il motorino e' gia' una buona scuola..!"

La conoscenza delle norme e' invece indispensabile, se si pensa che i dati Istat del solo1999 denunciano la scioccante cifra di 90.000 incidenti causati da ciclomotori, con quasi 2.000 morti.
Un istruttore di guida ci spiega i fondamentali. Gli chiedo di parlare come se avesse davanti un ragazzino che domani compra il motorino o il quadriciclo. Cosa gli direbbe prima di tutto?

"Arrivando a un incrocio la precedenza va data a destra, ma bisogna anche controllare la sinistra" spiega l'istruttore. "Inoltre il codice della strada dice che al semaforo verde si deve rallentare, perche' bisogna avere il tempo di fermarsi se viene il giallo."

Interrogo su questi punti alcuni ragazzi muniti di velocissimi scooter:

"Se arrivi al semaforo verde cosa devi fare?"

"Andar dritto!"

"E allo scattare della luce gialla?"

"Vado dritto!"

"Sai che invece bisogna rallentare anche col verde? Lo sapevi?"

"No!"

Insisto, questa volta con una ragazza:

"Quanti anni hai?"

"Quattordici"

"Se tu avessi il motorino e arrivi al semaforo verde cosa fai?"

"Passo."

"Nessuno ti ha detto che bisogna assolutamente rallentare?"

"No nessuno."

"E al giallo?"

"Mi fermo."

"Be'h, adesso dici mi fermo perche' ti sto interrogando, vero..?"

La giovane rideapertamente, ed ammette che e' proprio cosi'. Ma a questo punto verrebbespontaneo pensare che nell'eta' piu' a rischio, dai 14 ai 18 anni, dovrebbe essere la scuola a farsi carico dell'educazione alla sicurezza stradale, o addirittura a richiedere agli studenti un mini esame di guida accanto alle tante prove didattiche. Al ministero della pubblica istruzione chiedo chiarimenti, e mi risponde la dottoressa Francesca Romana di Febo:

"L'educazione stradale nelle scuole di fa eccome, lo stabilisce il codice della strada del '92, all'articolo 230."

Guccione, dell'Associazione Familiari e Vittime dellaStrada, ribatte caustico:

"Questo articolo di legge e' disatteso da 8 anni dal Ministero della Pubblica Istruzione e dai presidi delle scuole."

Interrogo di nuovo alcune alunne di liceo a Roma:

"L'educazione stradale ve la fanno a scuola?"

La risposta e' un coro di no!, senza mediazioni. E allora chiedo come faranno ad imparare le regole della sicurezza in strada:

"Impareremo andando a sbattere!" risponde onesta e provocatoria una giovanissima, che prosegue, "Se ci insegnassero educazione stradale piuttosto che certe materie inutili! "

Alla dottoressa di Febo giro la questione:

"Va detto, per chiarirci, che e' cambiato il rapporto fra il Ministero e le scuole. Voglio dire che all'inizio dell'anno ogni scuola redige il suo POFS"

La interrompo:

"Io mi immagino dottoressa che da casa diranno: l'esperta del Ministero parla proprio da Ministero!"

"Saro' semplice", ribatte sorridendo la di Febo, che aggiunge spiegazioni che altro non fanno se non complicare la questione ulteriormente. E allora mentre la scuola si destreggia con i suoi progetti di riforma, e mentre noi continuiamo a non capirci un gran che', e soprattutto mentre i giovani continuano a morire per le strade, ci chiediamo se non sarebbe ora di semplificare le cose.

L'esperta del Ministero tenta di argomentare meglio:

"Ma come si puo' paragonare la scuoletta della Valle d'Aosta con quella di Roma? Noi dobbiamo lasciare ai presidi l'autonomia gestionale piu' ampia, non possiamo dettare regole semplici dall'alto, non piu'."

"Ma dottoressa, i segnali segnali stradali sono gli stessi ovunque, a Roma come in Val d'Aosta.."

"Non e' compito della scuola, la scuola agisce sui comportamenti e sulla personalita'", conclude decisa la di Febo.

Torniamo alle noste strade, e in particolare ai quadricicli leggeri, queste mini auto che si guidano senza patente. Salgo a bordo di uno di essi con Luana, la giovane istruita alla guida dal padre. Lungo un viale bolognese noto che il conta chilometri segna velocita' ben al di sopra del consentito, e le chiedo:

"Ma questo quadriciclo e' sempre andato ai 60? Per legge dovrebbe andare ai 45.."

"Io l'ho preso dal concessionario che andava gia' ai 60", ribatte tranquilla Luana.

Evidentemente qualche concessionario e qualche meccanico non rispettano le norme, e allora a maggior ragione ci chiediamo perche' non e' la politica ad intervenire con almeno l'obbligo per legge di possedere la patente prima di cavalcare ciclomotori o quadricicli. Per rispondere su questo, il Ministro dei Trasporti Luigi Bersani ci indica un suo esperto, l'ingegner Ciro Esposito della Motorizzazione Generale diRoma.

"Ingegnere, in Italia la prima causa di morte fra i giovani sono gli incidenti stradali. In Gran Bretagna, Germania e Francia c'e' la patente obbligatoria per ogni veicolo e ad ogni eta', noi cosa stiamo aspettando?"

Esposito ammette il nostro ritardo normativo e aggiunge:

"Il problema e' allo studio della parte politica. La legge delega oggi ferma in Parlamento contiene infatti la patente per i ciclomotori e per i quadricicli leggeri."

"Ma ad oggi risulta che non ci sia copertura finanziaria per il pacchetto, che cosi' non va in aula" obietto.

"No, questo non e' corretto. La copertura c'e'. Semmai c'e' un impasse a livello delle commissioni, ma e' ora che si muovano."

Siamo al solito politichese, e allora rivolgo all'ingegner Esposito una domanda chiara:

"Il genitore italiano con chi se la dovra' prendere se entro la fine di questa legislatura non sara' stato fatto nulla?"

"La colpa sara' di tutti. Andremo a vedere chi si sara' opposto in Parlamento", conclude lapidario Esposito.

Nel frattempo pero' vale la pena segnalare una anomalia che riguarda proprio i quadricicli, ed e' che in Italia sono omologati per un solo passeggero, ma vengono venduti sempre con due sedili all'interno. Perche'? Lo chiedo al signor Delle Viole, concessionario e venditore di queste piccole auto che si guidano senza patente.

"La risposta e' che nei Paesi di produzione sono omologate per due. Dunque noi siamo costretti ad acquistarle cosi' come sono."

"Ma voi non avete problemi legali a commercializzarle con due sedili?" obietto incuriosito.

"Noi concessionari non ne abbiamo mai parlato" dice Delle Viole, "neanche l'importatore ne discute. Io tuttavia le vendo facendo firmare all'acquirente un foglio dove egli dichiara di essere consapevole che questo mezzo non e' omologato per due persone, e che dunque egli carichera' il secondo passeggero a suo rischio e pericolo. E' una mia iniziativa questa, che ritengo doverosa."

Su questo punto, l'ingegner Esposito della Motorizzazione di Roma ci aveva detto:

"L'Italia non si puo' piu' opporre alla presenza di un secondo sedile sui quadricicli, anche se cio' vi'ola le nostre norme. La legislazione europea e' oggi sovranazionale, e ci impone di riconoscere cio' che e' stato omologato fuori dalle nostre frontiere. Non possiamo farci nulla, e in effetti rimane vero che un secondo passeggero sul quadriciclo non gode della copertura assicurativa in Italia."

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