Rai 3
Televideo

Puntata del 22/11/2002

VENDITA DI STATO

in onda il 22.11.02

di - Società

VENDITA DI STATO

Stagioni: 2003
Argomenti: Società
Autori: Michele Buono
Autori: Piero Riccardi

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Due anni fa è partito il grande progetto di vendita di Stato con la messa sul mercato degli immobili degli Enti previdenziali, quelli comprati con i contributi versati da tutti i dipendenti pubblici.
Michele Buono e Piero Riccardi.

LINO CHIEPPA - Unione Inquilini Roma
Inpdap, Inpdai, poi Enasarco, questo fabbricato che ci sta alle spalle, e qui, invece, questo in cortina, è una costruzione inizio anni '60, fine ani '50 è Inpdap, Tesoro diciamo. Questa zona è completamente, Cinecittà, Don Bosco...ha un grosso agglomerato di fabbricati di Enti previdenziali.

TITOLI DI QUOTIDIANI
"VENDITE DI STATO. SI ARRICCHISCE IL PORTAFOGLIO& &IMMOBILI : SUL PIATTO FS E POSTE&..
"ARRIVA UNA CARTOLARIZZAZIONE DA RECORD&IL TESORO PREPARA PER GLI IMMOBILI UNA SECURITIZATION DA 10 MILIARDI DI EURO".

AUTORE
Immobili commerciali, uffici, magazzini, alberghi, ma soprattutto decine di migliaia di abitazioni degli enti previdenziali, del Ministero della Difesa. Per molti inquilini un vero e proprio affare - visto che il prezzo medio di vendita, secondo I dati ufficiali che riguardano le prime vendite, è di 86.000 euro, poco più di 150 milioni di lire ad appartamento, - ma per molti altri inquilini la vendita è l'inizio di un dramma.

CINECITTÀ: PENSIONATI CHE NON POSSONO COMPRARE

D - Compra o non compra?

PENSIONATA
Non compro io! Come faccio a comprà? Ditemi un pochettino come faccio? E mio marito è anziano, ha una piccola pensione e ci ho un figlio di ventitré anni che mi sta studiando, io ho sessantasei anni, mio marito sessantasette, che faccio? Dove posso comprare io con una pensione? Non posso proprio assolutamente, non posso comprare! Le dovevano vendere prima!


PENSIONATA 2
Adesso qui sono tutti pensionati, che se fa adesso? Niente. Questo se doveva fa trent'anni fa che adesso so tutta 'na carcassa 'ste case! Se se la semo data 'na botta dentro casa...non sò cadute per via nostra che l'avemo messe a posto!


D - Lei può comprare?

PENSIONATA 3
No io non la compro, io sò pensionata io e mi' marito, io non la compro una carcassa così che poi ce devo spenne cinquanta milioni pe' rifà le facciate, le serrande, i terrazzi e tutto quanto non lo farrei.

D - Quanto tempo la fanno rimanere?

PENSIONATA 3
Ah! Questo non lo so e che se ne và? Io i soldi non ce li ho, io vivo di pensione, io rimango qua.

PENSIONATO
Io ci ho ottant'anni! A me il mutuo chi me lo fa? E allora come faccio a comprà casa io?

PENSIONATA 4
Adesso che fa? Me mettono un milione e io che gli do? Gli do il libretto della pensione poi ci devo fa' fa' il resto!

D - Quanto prende di pensione?

PENSIONATA 4
Io piglio novecentomila lire!

PENSIONATA 5
So sola che faccio? Che compro, che cosa devo comprare? A settantaquattro anni mi metto a comprà casa? Ma annamo su!

PENSIONATO
Nun se po' fa' 'na cosa del genere!

PENSIONATA 6
Ma io dico come fa il governo a non pensare a noi poveri disgraziati!

PENSIONATA 7
Le opere nun le devono fa' sulle spalle della gente, de' pensionati! Le facessero come Cristo comanda, chi è che ci ha i soldi. Perché chi ci ha i soldi...non pagano tasse, noi paghiamo pure l'aria che se respira.

AUTORE
Ma da vendere non ci sono solo gli appartamenti degli Enti Previdenziali.
Firenze, Venezia, Milano, Roma, c'è chi dice che sarà venduto il Colosseo, chi gli Uffizi, la Galleria di Milano.


IMMAGINI REPERTORIO TRATTE DA TG1 dell' 11 Aprile 2002

GIULIO TREMONTI - Ministro dell'Economia e delle Finanze
Per usare un numero che farebbe paura anche a Paperon de' Paperoni, noi abbiamo due trilioni di Euro, l'equivalente di quattro milioni di miliardi di Lire, di patrimonio di roba che sta nel bilancio dello Stato. Bisogna cominciare a valorizzarla, a gestirla meglio, se e dove è possibile e opportuno, anche a venderla.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Valorizzare il patrimonio dello Stato è un dovere, anche perché per costruire i Ponti, i trafori, e tutte le opere promesse dal governo costa svariati soldi e questi soldi non ci sono. Ci sono invece i beni demaniali, come le sorgenti di acque minerali, che pagano affitti ridicoli, le spiagge o le autostrade, date in concessione a meno dell1% dei ricavi. Quindi ben venga.
Ma cosa succede se dovessero andarci di mezzo le migliaia di castelli, antiche mura, le fortificazioni, siti archeologici, boschi, oasi naturalistiche, fari, isole che appartengono a tutti e rappresentano la nostra identità storica e culturale?
Quando l'Italia era un paese povero si è tenuta ben stretti i gioielli di famiglia, non sarebbe bello darli via adesso che è un paese ricco. Ma è corretto ricordare che questa è l'esasperazione di precedenti legislativi predisposti dai governi di centrosinistra.

AUTORE
Roma, Ministero per I Beni e le Attività culturali.

D - Si può vendere il Colosseo?

ROBERTO CECCHI - Direttore Generale Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Tecnicamente si può vendere, come si poteva vendere dal '39 in poi, non è accaduto allora, non accadrà neanche oggi.

AUTORE
Sarà, e senz'altro è così, dato che vendere il Colosseo sarebbe sinceramente troppo, ma il 6 agosto 2002 la premessa per la vendita dei gioielli di famiglia è già cominciata: si tratta del primo elenco di beni individuati e stimati dall'Agenzia del Demanio.
Il libro è voluminoso. Si comincia con l'Abruzzo e si finisce con il Veneto.
Scorrendo qua e là, c'è la Certosa di S. Martino a Napoli, l'isola di Pianosa con il suo penitenziario, la villa di Tiberio a Capri e così via. Il Colosseo non c'è, ma visto che i beni censiti in questo primo volume sono 3500 e i beni totali pare che siano più di 30,000, a occhio e croce ce ne saranno altri dieci di volumi come questo

Ma come si fa a vendere il patrimonio dello Stato? Proviamo a capirci qualcosa. Il 15 giugno scorso il Ministro dell'Economia ha fatto approvare una legge con la quale crea due società: la Patrimonio dello Stato S.p.A. e la Infrastrutture S.p.A.
Tutti i beni dello stato caserme, ospedali, autostrade, siti archeologici, terreni, monumenti finiscono nella Patrimonio, che avrà sostanzialmente tre strade per far rendere questi beni:
- quelli vendibili, venderli subito, senza pensarci su;
- quelli non vendibili gestirli al meglio - ad esempio aumentando il canone di concessione per spiagge e autostrade
- il resto dei beni dovrà passarlo alla Infrastrutture S.p.A., una specie di Banca che li userà come garanzia per trovare soldi sul mercato e realizzare così le grandi opere: ponti sullo stretto, autostrade ecc. quelli per intenderci del programma elettorale del governo.
Ma perché mettere in mezzo certose, siti archeologici e oasi naturalistiche?
E' difficile saperlo visto che l'ufficio stampa del Ministero dell'Economia ci dice che l'argomento è politico e nessuno è autorizzato a parlare tranne il Ministro Tremonti e il Sottosegretario Maria Teresa Armosino che però non accettano l'intervista.
Sottosegretario Armosino: ma come si fa a dire ti do una certosa S. Martino a Napoli in cambio di 30 metri di ponte sullo stretto o 50 di passante di Mestre?
E cosa centra il Ministero dell'Economia con i beni artistici e storici?
La legge dice che solo nei casi di particolare valore il ministro dell'Economia si consulterà con il ministro dei Beni Culturali. ma chi stabilisce qual è il bene di particolare valore, lei ministro che la legge se l'è scritta da solo?
E cosa ne pensa Urbani?
Accetta l'intervista, ma poi non si fa trovare e al suo posto fa rispondere il Direttore Generale.

D - Perchè la legge è stata firmata solo dal Ministro dell'Economia e non dal Ministro dei Beni culturali?

ROBERTO CECCHI - Direttore Generale Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Tecnicamente non conosco, però è sufficiente che all'interno dell'art. 7 ci sia il richiamo anche semplicemente al Ministro, per noi questo è una garanzia. Non so perché sia stato fatto, forse un concerto in questo senso, da tecnico lo dico, evidentemente non da politico, sarebbe stato opportuno

AUTORE
Da tecnico - il Direttore Generale - diplomaticamente dice che sarebbe stato meglio per tutti che la legge che prevede la vendita di Beni artistici e storici fosse stata firmata anche dal Ministro per i Beni Culturali.
Perfino la legge fascista del '39 porta la firma oltre che del Re e Mussolini, anche di 6 ministri tra cui Bottai, l'allora ministro dei Beni Culturali.
Quella di oggi invece è firmata dal Presidente della Repubblica, da Berlusconi e da Tremonti.
Un bel salto non c'è che dire!
Un salto che fa sobbalzare il Vice Presidente del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali che si dimette.

GIUSEPPE CHIARANTE - Consiglio Nazionale per i Beni Culturali e Ambientali
Quando mi sono dimesso, per la verità, il Ministro Urbani non mi ha detto nulla. Abbiamo avuto un incontro successivo nel quale il Ministro ha detto questo:"Sì mi rendo conto che lei segnala il fatto che una serie di provvedimenti non sono stati portati all'esame del Consiglio ma sa Tremonti insisteva molto, aveva molta fretta e allora cosa dovevo fare? Se portavo all'esame del Consiglio occorreva il tempo per discutere." Soprattutto il Consiglio si sarebbe espresso negativamente.

AUTORE
Ma basterà il decreto di trasferimento alla Patrimonio S.p.A. firmato dal Ministro per l'Economia a creare i presupposti per vendere i beni storici e artistici?
Frughiamo nelle ultime leggi e osserviamo questa frase della legge 410 del novembre 2001. All'articolo 3 , modalità per la cessione degli immobili, leggiamo: L'inclusione nei decreti produce il passaggio dei beni al patrimonio disponibile. Il corsivo sta ad indicare che è una frase aggiunta all'ultimo momento, poco prima della votazione alla Camera, quando magari un po' distrattamente c'è il voto finale di conversione in legge.
Una frase che vuol dire che ciò che fino a ieri non si poteva vendere oggi con un semplice decreto si può vendere.
Così, semplicemente.

GIUSEPPE CHIARANTE - Consiglio Nazionale per i Beni Culturali e Ambientali
Io credo che lo scandalo sta proprio nel fatto di aver abbandonato un punto di principio, ossia che il patrimonio storico, artistico e culturale è il patrimonio che rappresenta l'identità del Paese e che perciò è inalienabile, avere aperto un varco in questo principio.


ROBERTO CECCHI - Direttore Generale Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Accadrà quello che è accaduto, per esempio a Venezia, quando si intendeva vendere un pezzo del patrimonio militare, in modo particolare un forte, che appunto c'era intenzione di mettere sul mercato. La valutazione della Sovrintendenza...il bene fu effettivamente messo in vendita, l'atto divenne nullo di fatto non avendo avuto preventivamente l'autorizzazione della Sovrintendenza stessa.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Insomma, il direttore Generale del Ministero per i Beni culturali dice: ci provi il ministro Tremonti a vendere i beni artistici e storici senza la nostra approvazione!
Ci proverà eccome e sarà un suo diritto, perché sulla legge la firma del Ministro Urbani, non c'è.

AUTORE
Venezia. A pagina 833 dell'elenco degli immobili individuati dall'Agenzia del Demanio, troviamo il lotto 210. E' l'ex Ospedale degli Incurabili alle Zattere, già sede del Tribunale dei Minori. Quando arriviamo è chiuso, stanno facendo i lavori di ristrutturazione, leggiamo: Soprintendenza di Venezia&. Lavori di restauro per la creazione di un museo&.chissà, una volta finiti i lavori chi si comprerà un museo?
Pagina 836 l'indirizzo è S. Croce. Fondamenta S. Maria Maggiore&Verifichiamo: è un carcere&anche qui stanno facendo lavori di ristrutturazione della mensa e non hanno l'aria di andarsene, anche qui sarà difficile trovare un compratore per un carcere!
Lotto 216 ancora un carcere, il Carcere Femminile della Giudecca.
Andiamo dal Sindaco.

PAOLO COSTA - Sindaco di Venezia
Io, se non ho capito male, il primo elenco che è stato costituito prevede per esempio che i due carceri, sia quello maschile che quello femminile di Venezia, siano vendibili. Non so se lo vendono con i carcerati e tutto perché in questo momento non abbiamo un'alternativa su cui spostare i carcerati per vendere le carceri. Quindi di fatto mi pare non vendibile. Oppure si dice che si vende il Complesso degli Incurabili alle Zattere ma quello è destinato allo spostamento della Accademia di Belle Arti per fare le grandi Gallerie, per poter tirar fuori secoli di pittura veneziana, che in questo momento è nei magazzini, e perché possa essere esposta al pubblico in maniera decente ha bisogno di più spazio. Bene! Sono molto combattuto tra l'idea di pensare che alla fine non se ne farà niente, perché stiamo elencando beni che poi alla fine risulteranno non vendibili o, per contro, che si riesca a fare questa operazione, bene...allora potremo avere delle conseguenze molto drammatiche.

AUTORE
Quello della vendita delle carceri deve essere un pallino fisso per il Ministero, visto che nell'elenco di ricognizione del patrimonio predisposto dall'Agenzia del Demanio oltre alle carceri di Venezia ci sono pure quelle cariche di storia di S. Vittore a Milano e di Poggioreale a Napoli.
Sottosegretario Armosino, come mai tutte queste carceri da vendere? Andiamo a cercare qualche lume e scopriamo questo pensiero del sottosegretario "perché mai devo tenere un carcere come S. Vittore nel centro di Milano. In una zona di pregio che sicuramente potrebbe avere ben diverse finalità!"
Dunque vendere le carceri, ma per farci altro, cambiargli destinazione d'uso e non sarà certo un uso d'interesse pubblico. Regina Cieli a Roma Poggioreale, a Napoli, trasformati in albergo di lusso o Centri Commerciali!
E questa logica si può applicare a tutte le proprietà dello Stato comprese le scuole dei centri storici, che non servono che stiano in centro dove i metri quadri sono preziosi, ma possono diventare banche, mentre le scuole possono finire in periferia.
E quello che diciamo non è certo ironia.
Questo è lo studio del Ministero dell'Economia che presenta Infrastrutture e Patrimonio dello Stato S.p.A. Allegata c'è un'analisi di due economisti del Fondo monetario internazionale. Uno dei due autori ricorda come la folgorazione del cattivo uso dei beni dello Stato gli fosse arrivata 30 anni prima, passeggiando sul lungomare di Copacabana.
In mezzo ai lussuosi hotel affacciati sulla famosa spiaggia brasiliana, - ricorda indignato - sorgeva niente di meno che una scuola pubblica, terreni così costosi sprecati per uno scopo che, seppure socialmente rilevante, poteva essere trasferito lontano dalla spiaggia, su terreni di scarso valore.
Praticamente guadagnare subito e pazienza se si distrugge il tessuto di una città.

PAOLO COSTA - Sindaco di Venezia
Chiunque a Venezia ha convenienza a trasformare qualsiasi metro quadro in un albergo o qualcosa destinato ai turisti. Intuitivamente, se tutti facessimo questo, distruggeremmo la città, perché avremmo distrutto il tessuto urbano normale e avremmo trasformato la città in una collezione di monumenti, di cose da vedere e di luoghi in cui si dorme. Se Venezia ha ancora una caratteristica, che la distingue come destinazione è che invece, tutto sommato, è che vi si riconosce ancora qualche elemento dei vita normale che la fa propria. Ma ci vorrebbe poco per far saltare questo.

AUTORE
La soluzione è tutta lì: il cambio di destinazione d'uso di un immobile.
Ma c'è un tipo d'immobile che la grande speculazione edilizia dei costruttori palazzinari ha sempre amato: i terreni. Il sogno: trasformare terreni agricoli, acquistati a due lire in terreni edificabili, meglio se nelle ultime zone rimaste paesaggisticamente intatte.
E di terreni nel patrimonio della pubblica amministrazione ce ne sono addirittura 49.3 miliardi di metri quadrati, in pratica Sicilia e Sardegna messe insieme.
Cagliari. Porto. Una motovedetta della Capitaneria cortesemente si offre di accompagnarci sulle coste di Punta Teulada all'estremo sudovest dell'Isola.
Lungo la costa incontriamo antiche torri di avvistamento delle navi pirata che si mischiano a villaggi turistici in costruzione.
Passiamo Capo Spartivento, comune di Domus de Maria, quel fascinoso faro rosa è nell'elenco dei primi beni ricogniti dall'Agenzia del Demanio. Ci domandiamo quanto potrà valere quel piccolo gioiellino nelle mani di una grande catena alberghiera?
Le coste si fanno più selvagge, anche se non si può fare a meno di notare un enorme e inquietante costruzione a picco sul mare: è l'albergo Rocce Rosse. Poi solo natura, selvaggia, mediterranea: è il Poligono. 7.200 ettari che appaiono come un appetitoso boccone per investimenti edilizi. E qualcuno già parla di una nuova Costa Smeralda. Il Sindaco di Teulada è convinto che sia un'operazione intelligente.

D - Ma intelligente che si intende, una nuova Costa Smeralda?

SALVATORE MOCCI - Sindaco di Teulada
Ma io non sono un Matusalemme ma ho potuto conoscere quell'insediamento fin dalle origini e sono in grado di valutarne il valore nel momento di massima funzionalità come può essere considerato adesso e non la considero una negatività per la Sardegna, anzi.

AUTORE
Già, perché l'operazione di valorizzazione di un immobile funzioni, che sia una caserma dismessa nel centro di una città o i terreni sulla costa sarda, il Ministero dell'Economia non può fare proprio tutto da solo e ha bisogno della collaborazione dei Comuni e del loro Piano Regolatore e solo il Comune dove ricade l'immobile può decidere di trasformare il terreno di costa selvaggia in terreno per villaggi turistici.
Facciamo due calcoli. Per l'Agenzia del Demanio i 7.200 ettari di poligono di Capo Teulada valgono 30 milioni di euro, pari a 42 centesimi al metro quadro, suppergiù 800 lire. Decisamente poco per terreni da costruirci su una nuova Costa Smeralda.
Per farci aiutare nei nostri calcoli entriamo nell'agenzia immobiliare del paese.

CARMEN LOI - Agenzia Gabetti Teulada
Allora il terreno agricolo, dal momento della sua trasformazione, aumenta il suo valore in base alla potenzialità edificatoria. Più metri cubi possiamo insediare su quel metro quadro e più il valore cresce.

D - E quindi quali potrebbero essere i valori di incremento di questa zona, per esempio questa è una delle più pregevoli.

CARMEN LOI - Agenzia Gabetti Teulada
Partendo dal valore minimo di cinquecento lire al metro quadro, la zona agricola, si trasforma già a quindicimila al metro quadro semplicemente con un ritocco del Piano Urbanistico, chiamiamolo così e poi chiaramente la trasformazione urbanistica concentra il valore su quel terreno già trasformato, per cui da cinquecento iniziali arriva potenzialmente anche a centocinquanta, duecentomila lire al metro.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Dunque un terreno agricolo, come può considerarsi quello dei poligoni militari, vale 1000, se diventa edificabile vale 100.000. Per me Stato, proprietario di quel terreno da vendere, ho tutto l'interesse che valga 100.000, ma il piano regolatore lo può variare solo il comune. E allora io Stato faccio in modo di agevolare le decisioni del comune. In che modo? Con una legge, la numero 410, che all'articolo 3 comma 15 parla di una quota che può arrivare fino ad 15% del ricavato attribuibile alla rivendita degli immobili valorizzati. Che tradotto significa: dalla vendita di un terreno agricolo che vale 1000 il comune incassa 150 , ma se diventa edificabile la percentuale sale 15.000. E' un bello stimolo a speculare!
E i poligoni militari in Italia vanno dalle Alpi alle coste e coprono un'area grande 4 volte il parco nazionale d'Abruzzo, 170.000 ettari intatti e non cementificati, proprio perché poligoni. Ora, forse e' anche bene farli diventare qualcos'altro& un luogo per poterci fare delle passeggiate in bicicletta, per esempio, sarebbe bellissimo.

AUTORE
Poligono militare di Torre Astura. Un tratto rarissimo di costa laziale tra i più intatti e i più belli.

GAETANO BENEDETTO - WWF Italia
Il cattivo utilizzo di questi beni provocherebbe dei danni in questo contesto. Pensate a cosa vorrebbe dire fare arrivare qua decine e decine di macchine per andare a un ristorante che magari si potrebbe realizzare qui oppure cosa vorrebbe dire aprire un albergo che magari va a gestire una spiaggia privata che qua sotto viene realizzata in funzione dell'albergo o non solo. Per cui si apre un danno ambientale rispetto a un territorio sostanzialmente integro.

AUTORE
Per trasferire alla Patrimonio S.p.A. un bene come questo, il Ministro dell'Economia non ha l'obbligo si sentirsi con nessuno, tantomeno con il Ministro dell'Ambiente perché nella legge non è neppure citato. Anzi, incentivando i comuni a guadagnare una percentuale tanto più alta quanto più verrà innalzata la soglia della speculazione.
Comune di Nettuno: è il comune dove risiede il Poligono. Chiediamo al Sindaco, che progetti avete sul Poligono?

VITTORIO MARZOLI - Sindaco di Nettuno - Roma
Le tre fasce, inserendoci pure la spiaggia, diventano tre fasce che potrebbero anche essere armonizzate con quello che dicevamo. Nell'area abbandonata, incolta tutta una serie di servizi, l'area storico archeologica protetta e l'area a mare per servizi balneari e quant'altro. Però va fatto un progetto. Stabilimenti ma sempre con una grande attenzione alla parte ambientale, lì c'è la duna, ci sono gli ultimi tratti di duna come a Sabaudia, come a S. Felice, ci sono gli ultimi tratti di duna mediterranea.

AUTORE
Diamo atto al Sindaco di Nettuno di avere a cuore le sorti ambientali dell'inestimabile area del poligono ancora miracolosamente intatta. Ma negli occhi ci scorrono davanti le immagini di quello che accade a poche centinaia di metri da Torre Astura, a Latina Mare. Le immagini si commentano da sole. Possiamo solo dire che questa strada asfaltata che stiamo percorrendo è sulla duna, la stessa di cui parlava il sindaco di Nettuno e che per fare la strada è stata appiattita: Quello che rimane della duna si vede sulla destra, il resto è costruito con queste palafitte di cemento e dove non è costruito è recintato.
Questa è la fuga della spiaggia di Latina Mare, qui c'era la duna del quaternario, protetta da una legge regionale. Lontana e solitaria, Torre Astura attende.

GAETANO BENEDETTO - WWF Italia
Tutto il nostro paese si affaccia sul mare. Abbiamo oltre 8000 km di coste. Il rosso costituisce le zone costiere che sono occupate in forma intensiva, cioè strade, costruzioni, alberghi, porti. Il giallo corrisponde alle zone occupate in termini estensivi cioè case sparse, infrastrutture a ridosso delle fasce costiere e il verde sono le aree libere. Bene. Il rosso è la metà delle coste, un quarto è rappresentato dal giallo e soltanto un quarto è rappresentato dal verde, cioè le aree interamente libere.

AUTORE
Comune di Fondi, un centinaio di chilometri a sud di Roma, quasi al confine con la Campania. Qui si trovano gli ultimi scampoli di duna mediterranea, una formazione antica che divideva il mare dai laghi della piana interna. Il Lazio era tutto così, la stessa duna che vide Enea quando decise di aver trovato la terra desiderata.
La duna è così importante che è protetta dalla legge regionale che dice:
1) conservazione assoluta della vegetazione esistente (macchia costiera) &. potenziamento con specie tipiche del luogo.
2) protezione dal degrado della duna litoranea&..ed eventuale ripristino della duna stessa, ove questa risulti manomessa.
Che dire di questa interpretazione fantasiosa della legge: duna terrazzata con fioriere di gerani dello stabilimento il Tucano. E' stata realizzata un paio d'anni fa.
Questo è il suo volantino réclame con relativi prezzi&.
E questo è lo stabilimento Tahiti, con la sua personale interpretazione della vegetazione costiera mediterranea trasformata in prato all'inglese. Anche questa recente.
Senza contare le costruzioni sulla duna stessa. Inutile dire che la legge regionale non solo vieta qualsiasi manufatto sulla duna, ma anche per trenta metri oltre il piede della duna stessa.

D - Senta, la duna, una precisazione tecnica, è demanio o che cosa?

LUIGI PARISELLA - Sindaco di Fondi (Latina)
No, no io credo che comunque c'è grandissima possibilità che noi possiamo affermare quasi al 99,9% che la duna sia di proprietà del comune di Fondi.

AUTORE
Non sapere neppure di chi è la duna! Non è certo un buon inizio per proteggerla! O forse& per NON proteggerla.
Gettate di cemento direttamente sulla spiaggia demaniale, scalette d'accesso che la legge impone di legno e rimovibili e che invece assomigliano tanto a manufatti in cemento della seconda guerra mondiale.
E poi i campeggi. A Fondi ce ne sono di enormi, tutti rigorosamente sulla duna. Con costruzioni che nulla hanno a che vedere con un campeggio.

D - Ma si continua a costruire abusivamente.

LUIGI PARISELLA - Sindaco di Fondi (Latina)
No. Attualmente l'abusivismo è zero perché il comune quest'anno si è dotato di ben nuovi ventidue vigili urbani, buona parte di essi appunto dislocata per scongiurare i nuovi abusi edilizi.

AUTORE
E intanto a Fondi sotto le famose serre, tra pomodori e melanzane fioriscono anche le case. Come questa, con tanto di comignolo e antenna tv. Quando la casa in costruzione sarà terminata, basterà togliere I teli di plastica e il gioco è fatto! Al posto della serra è pronta una casetta al mare, e poi& basterà aspettare la prossima sanatoria

LUIGI DI BIASIO - Consigliere comunale Fondi (Latina)
Alle nostre spalle c'è la famosa zona di Selva Vetere dove ci sono tutte costruzioni abusive, per lo più realizzate negli ultimi venti, trent'anni da cittadini di Fondi e che in base alla normativa attuale sono di fatto insanabili. Questi sono terreni che facevano parte del demanio d'uso civico del comune di Fondi.

AUTORE
Questo è uno stabilimento costruito interamente su spiaggia demaniale. Il parcheggio delle auto come si vede è sulla duna stessa.

D - Ma perché si parla sempre di diritti di persone che hanno fatto l'abuso e non si parla dei diritti di tutti i cittadini che insomma dovrebbero avere...

LUIGI PARISELLA - Sindaco di Fondi (Latina)
E' chiaro che il diritto di tutti i cittadini è sacrosanto come è sacrosanto pure i diritti di chi ha costruito abusivamente e quindi ha il diritto a ottenere una sanatoria perché è una legge dello Stato che lo impone. Io credo che alla fine non dobbiamo cercare di fare a tutti i costi i Don Chisciotte..

AUTORE
Diritti degli abusivi dice il Sindaco di Fondi. Chissà a chi si riferiva dicendo non bisogna fare i Don Chisciotte! Sta di fatto che in questo paese di 30.000 abitanti le richieste di sanatoria sono 7.000.

LUIGI PARISELLA - Sindaco di Fondi (Latina)
E' chiaro che lo Stato nel momento in cui cerca di recuperare quanto è più possibile danaro per sanare il grosso buco che hanno, sicuramente stanno cercando di valorizzare tutto ciò che può essere valorizzato. In questo caso anche i beni demaniali. Quindi in quel caso se lo Stato da appunto questa possibilità di sdemanializzare è chiaro che in quel caso ha dato un parere generalizzato a svincolare tutto ciò che è realizzato sul demanio.

AUTORE
Il discorso è chiaro: gli abusivi hanno i loro diritti a essere sanati. Lo Stato ha bisogno di soldi e i beni demaniali fanno al caso. Dunque, con la legge 410 del 2001 si stabiliva che il patrimonio pubblico poteva essere venduto. Con la 112 del 2002 si crea la societa' per vendere, ovvero la Patrimonio Spa . Ma manca un tassello.
Sul terreno del demanio ci sono un sacco di costruzioni abusive in zone a vincolo paesaggistico, quindi non sanabili, perché il reato ambientale non è sanabile. E allora come fai a vendere? Ecco pronta la legge delega , presentata dal Ministro dell'Ambiente che sana tutto con una semplice multa. Ripetiamo: con una multa il reato ambientale cessa di essere un reato.... E il cerchio si chiude.

Maurizio Santoloci, magistrato, uno dei maggiori esperti di leggi ambientali, materia che insegna presso molte scuole di polizia.

MAURIZIO SANTOLOCI - Magistrato
E' quindi il disegno è abbastanza chiaro. Nell'area del demanio che è protetta anche dal vincolo io posso collateralmente o addirittura in alternativa sia perdere la proprietà come demanio, quindi sdemanializzarla e quindi affidarla totalmente al privato, sia male che vada comunque rilasciare un perdono giuridico, quindi la concessione in sanatoria, e santificare comunque con la legalità quello che rimarrebbe illegale ove il trasferimento patrimoniale non dovesse avvenire. Se poi in più riusciamo a far organizzare sia il trasferimento patrimoniale che la concessione in sanatoria abbiamo totalmente raggiunto la devastazione ambientale senza alcun precedente nel nostro paese.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Quindi, attraverso leggi, decreti amministrativi e deleghe al governo si fanno condoni, e sanatorie là dove non si era mai pensato di arrivare. Il passaggio successivo è il cambio di destinazione d'uso, la parola chiave. Per capire come avviene nella pratica andiamo a Milano, dove proprio in questi giorni sta accadendo una storia esemplare. Abbiamo detto che nella vendita del patrimonio di stato la parola magica è il cambio di destinazione d'uso, che non si può fare lì per lì. Lo sanno bene i costruttori e le grandi agenzie immobiliari. Nel lavoro di investigazione che adesso vi mostreremo lo Stato non c'entra, ma in ballo c'è sempre un terreno, uno degli ultimi pezzi di verde rimasti nel centro di Milano. Il luogo sono le piste di allenamento dei cavalli, a S. Siro, oggi di proprietà della Snai, una società che gestisce le scommesse sulle corse dei cavalli.

AUTORE
Milano, estate 2002. Sul quotidiano economico Sole 24 ore appare questo titolo: "TRENNO NEL MIRINO DI PIRELLI RE" &Obiettivo sono immobili e area dell'ippodromo milanese di S. Siro".
Pirelli Re: dove "erre e" sta a significare Pirelli Real Estate, termine inglese per dire Pirelli Immobiliare.

GAETANO BENETTI - Allenatore ippico
Sono con me. Voglio vedere se vi dicono qualche cosa, no?

D - Perché non possiamo entrare?

GAETANO BENETTI - Allenatore ippico
Bah! Vorrà avere un permesso speciale, non so. Voi siete con me, vi ho ospitato io qui. Se volete fare domande su di me non credo che ci sia niente di male.

D - Che c'è un po' di tensione?

GAETANO BENETTI - Allenatore ippico
Mah! C'è un po' di tensione qui, pare che vogliano vendere tutto questi qui...

D - Che cosa vogliono vendere qui?

GAETANO BENETTI - Allenatore ippico
Vorrebbero vendere le piste di allenamento , questa qui e quella a fianco là e....

AUTORE
Perché una società immobiliare vuole le piste di allenamento dell'ippodromo di S. Siro?
Le piste fanno parte di 150 ettari di verde, al centro di Milano, una delle poche zone non inghiottite dalla cementificazione che notoriamente fa di Milano la città più densamente costruita d'Europa. Appartengono alla Snai S.p.A., società che gestisce corse e scommesse di cavalli in Italia.

D - Snai a quanto ha comprato?

MARIA SACCO - allenatore ippico
Se non erro a 160 miliardi. Però ha comprato le due piste di allenamento...

D - Da chi?

MARIA SACCO - allenatore ippico
Montedison. Ha comprato i due centri di allenamento, la pista del galoppo, la pista del trotto, varie interessenze societarie: Montecatini e altro...

D - Questo quando, in che anno?

GAETANO BENETTI - allenatore ippico
Sei anni fa, '95, '96 mi pare...Sette anni fa....

D - E dopo pochissimo ha già deciso di vendere?

MARIA SACCO - allenatore ippico
Quadruplicando il valore...

GAETANO BENETTI - allenatore ippico
Probabilmente lo scopo era di comprare per vendere, di aspettare che lievitassero i prezzi, penso che quello lì fosse lo scopo principale.

D - Ma da che deducete questo?

MARIA SACCO - allenatore ippico
Dal fatto di quello che sta succedendo. Perché dicono che i cavalli galoppano su terreno che costa tanto. Costa tanto perché loro lo valorizzano tanto.

D - Perché avete paura?


PAOLO PICCOLO - guidatore trotto
Le cifre che parlano d'acquisto. Perché se è verde sportivo vale una cifra, se è area con idea di edificabilità il costo di acquisto è ben differente, no?

D - A quanto stanno vendendo?

PAOLO PICCOLO - guidatore trotto
Per quello che so io, quando mi sono ritrovato a Roma perché rappresentavo il comitato di S. Siro e mi sono ritrovato a Roma a parlare con il dott. Ughi, lui parlava di cifre che superavano i 240.000.000 di Euro, che è una cifra che è quattro volte il valore reale di aree come verde sportivo.

GIUSEPPE BOTTI - allenatore ippico
Chi investe qua dentro e investe a quelle cifre, sicuramente non ha intenzione di mantenere quelle che sono le strutture attuali ma ha intenzione di farne altre cose.

AUTORE
Enrico Fedrighini, ex consigliere comunale, oggi consigliere di zona S. Siro, memoria storica di faccende edilizie milanesi.

ENRICO FEDRIGHINI - consigliere zona 8 S. Siro Milano
Sono state sfrattate le vecchie scuderie, vecchie e prestigiose scuderie di inizio '900, e al loro posto sono sorti questi palazzoni.

D - Qui c'erano scuderie come queste qui?

ENRICO FEDRIGHINI - consigliere zona 8 S. Siro Milano
Tutte scuderie come queste, sì esatto. Era un sistema integrato, non esisteva questa strada. L'ippodromo sta dall'altra parte, dietro questi palazzi, infatti è stato realizzato un peduncolo vitale per consentire il proseguimento dell'attività, cioè sotto questa strada sorge un collegamento sotterraneo dove si stanno avviando ad esempio quei cavalli lì in fondo per arrivare all'impianto dell'ippodromo vero e proprio del galoppo. Questi sono palazzoni enormi con una densità abitativa da Calcutta. Case di lusso, comunque, molto belle, costruite a grappoli dalla metà degli anni '80 e costruite dalla Grasseto e commercializzate da Edilnord, che adessono appartengono integralmente al patrimonio edilizio della Pirelli che ha rilevato Edilnord

AUTORE
L'accordo è del 22 gennaio 2002, Pirelli Real Estate sigla con Fininvest l'acquisto di Edilnord di Paolo Berlusconi. Ancora Pirelli. Proviamo a dare un'occhiata alla carta della zona S. Siro.
Questo è l'ippodromo del galoppo,&. Questo, del trotto&. e queste sono le piste di allenamento dei cavalli&e questa appunto è l'area obiettivo di Pirelli Real Estate.
Questa è la zona delle ex scuderie costruita negli anni '80 da Grassetto/Ligresti e commercializzata da Edilnord e come abbiamo detto Edilnord è stata acquistata da Pirelli. Pirelli gestisce anche lo Stadio Meazza di San Siro per conto dell'Inter e del Milan.
Allarghiamo le ricerche e troviamo che Pirelli possiede anche questa area qui. Terreni agricoli. Si chiama Cascina Melghera ed è attualmente una risaia. Come si vede è coltivata, ma l'agricoltore che la coltiva ci dice, fuori intervista, dato che ha paura di ritorsioni e non vuole farsi riprendere, che ha un contratto annuale. Non di più. Che ci fa Pirelli con una risaia?
Al confine nord della risaia c'è un parco, uno dei pochi di Milano. Si chiama Boscoincittà ed è gestito dalla Lega Ambiente.

SERGIO PELLIZZONI - direttore Boscoincittà
Qui siamo al limite del Boscoincittà, tutto questo fronte di alberi è il limite del parco, bosco e ampliamento del bosco, il parco pubblico cittadino ha una superficie di ottanta ettari e affaccia su questa spettacolosa zona agricola. Evidentemente se le aree diventano edificabili si realizzano profitti di diverse centinaia di miliardi, gli interessi sono rilevantissimi

AUTORE
Il meccanismo della speculazione sui terreni a bordo città è sempre quello: comprare a prezzo agricolo terreni per i quali si aspetta che diventino edificabili.
Ma quale sarebbe il prezzo se questi terreni diventassero edificabili?

ENRICO FEDRIGHINI - consigliere zona 8 S. Siro Milano
Oggi il catasto regionale ci indica che il valore di esproprio per questi terreni si aggira, è compreso tra le 6 e 8mila, 12mila lire massimo. Se pensiamo che una volta trasformati, da un punto di vista di destinazione del piano regolatore, questi stessi terreni possono valere fino a 1milione e mezzo, 2milioni di lire al metro quadrato, abbiamo presente che un'operazione speculativa, anche senza mettere un mattone , ma solo acquistando un terreno agricolo che poi trasforma in terreno edificabile, ti garantisce una rendita finanziaria che nessuna operazione di borsa ti garantisce oggi.

AUTORE
Dunque Pirelli Real Estate, ovvero Pirelli Immobiliare, in zona San Siro gestisce lo Stadio Meazza, si è comprato Edilnord e dunque la zona residenziale che incombe sulle piste d'allenamento dei cavalli, possiede una risaia e ora vuole le piste di allenamento.
Ma cosa sta succedendo attorno a questi terreni? Il comune dovrebbe saperlo!

D - A voi è arrivato qualcosa, qualche richiesta, progetti di cambio di destinazione d'uso?


GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune Milano
Assolutamente no, la ringrazio anzi di questa domanda e la conferma ufficiale di questa mia affermazione l'abbiamo avuta come dico in Commissione quando il Presidente della Snai è venuto e ha detto che non è stata formulata nessuna proposta, nessun progetto diverso.

AUTORE
La Snai gestisce le piste d'allenamento. Mandiamo il solito fax, ma il presidente Ughi non ha intenzione di parlare.
Riusciamo a entrare in possesso della registrazione audio dell'audizione del Presidente Snai davanti alla Commissione Urbanistica. La prima voce che pone la domanda è del consigliere Rizzo, la seconda di Maurizio Ughi, Presidente della Snai S.p.A.

Registrazione audio Maurizio Ughi/ Presidente Snai in Commissione Urbanistica
Consigliere Rizzo: Siccome io nell'urbanistica sono abituato che si possono anche fare delle vendite condizionate, cioè sostanzialmente su che presupposti lei ha ipotizzato di vendere? Cioè, per esempio, sul fatto che ci sia una variante di piano regolatore?

Maurizio Ughi: Noi abbiamo fatto quel documento informativo e l'abbiamo offerto come abbiamo detto al mercato, perciò sono tutti atti pubblici, perché l'abbiamo fatto come società quotata, l'abbiamo dati a un advisor, l'advisor ha fatto una gara fra privati, fra società private che rispondessero a quei requisiti e le società private, sono arrivate diciotto società che hanno partecipato a questa gara, di queste diciotto società noi ne abbiamo escluse alcune perchè non le ritenevamo congrue, diciamo, abbiamo preso alcune società e stiamo parlando con queste società di progetti di quelle società non del nostro progetto.

AUTORE
Questa audizione si è svolta in Comune, la Snai vuol vendere e dice di avere 18 progetti in ballo. I conti non ci tornano, riascoltiamo l'assessore Verga.

D - A voi è arrivato qualcosa, qualche richiesta, progetti di cambio di destinazione d'uso?

GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune di Milano
Assolutamente no, la ringrazio anzi di questa domanda, assolutamente no e la conferma ufficiale di questa mia affermazione l'abbiamo avuta come dico in Commissione quando il presidente della Snai è venuto e ha detto che non è stata formulata nessuna proposta, nessun progetto diverso.

AUTORE
Il Presidente Ughi, lo abbiamo appena ascoltato, dice che non solo ci sono le proposte, ma anche i progetti. E dice che sono 18.
Francamente 18 acquirenti interessati solo a piste di allenamento di cavalli ci sembrano davvero troppi.
Ippodromo di S. Siro, oggi è giornata di corse.
Ci suggeriscono di parlare con l'avvocato Mezzanotte, più di novant'anni portati benissimo, ha visto nascere l'ippodromo, e ne è l'autorità morale e poi non ha peli sulla lingua, perché all'ippodromo vuole bene davvero.

D - Le offerte che abbiamo visto sono tutte offerte di immobiliari?

PAOLO MEZZANOTTE - Presidente Sire
Ma lei le ha viste queste offerte?

D - C'è Pirelli, la Fiat...

PAOLO MEZZANOTTE - Presidente Sire
No, domando se le ha viste?

D - No, sappiamo che ce ne sono diciotto e alcune sono di immobiliari.

PAOLO MEZZANOTTE - Presidente Sire
Questa credo che è una grossa fandonia, che è una grossissima fandonia.

D - Cioè che non ci sono offerte.

PAOLO MEZZANOTTE - Presidente Sire
Se no avrebbero già venduto, avrebbero già venduto.

AUTORE
Peli sulla lingua l'avvocato Mezzanotte non ne ha! Allora questi 18 compratori esistono o stanno coprendo qualche gioco?
Vediamo di capirci. Abbiamo detto che l'Ippodromo appartiene alla Snai, Società Nazionale Agenzie Ippiche che gestisce le scommesse sulle corse dei cavalli. La società è quotata in Borsa. Cerchiamo sul sito della Consob. Apprendiamo che Snai S.p.A. è controllata al 52,1% da Snai Servizi S.r.l. società che raccoglie tutte le Agenzie ippiche.
Che ora si chiamano Punto Snai, ce ne sono alcune centinaia in tutta Italia e da qualche anno non si occupano solo di cavalli ma raccolgono tutte le scommesse degli italiani da quando, nel '98 furono legalizzate.

D - Ma perchè Snai vuole vendere?

PAOLO MEZZANOTTE - Presidente Sire
Non me lo faccia dire, non me lo faccai dire! Se io non avessi più un soldo in tasca e avessi questa lampada cercherei di vendere questa lampada.

GAETANO BENETTI - allenatore ippico
Hanno fatto probabilmente delle speculazioni che non sono andate a buon fine. Hanno aperto punti vendita, insomma credevano che la gente può giocare 20, può giocare 50, può giocare 100, invece penso che ci sia un certo limite. Uno quando gioca quello che può non può giocare quello che non ha, secondo me. Loro hanno fato dei preventivi si vede un po' troppo, troppo facili. Se hanno aperto tanti punti di vendita nuovi, giochi nuovi che la gente non può pensare solo a giocare ma bisogna anche mangiare fare qualcos'altro, fra l'altro.

AUTORE
Per togliere più quattrini dalle tasche degli italiani con le scommesse e i nuovi giochi bisognava aprire molte più sale e ristrutturare quelle vecchie ma soprattutto pagare i minimi garantiti allo Stato in cambio delle concessioni. E così la Snai si è indebitata fino al collo, 47 milioni di euro solo nel 2001, Già, perché Snai S.r.l. aveva finanziato le spese per le sale bingo e per i minimi garantiti, quasi 150 milioni di euro, con fidejiussioni bancarie garantite dalle azioni della Snai Spa, solo che allora, nel 2000 valevano 32 euro e oggi per gli errori commessi, non arrivano a 2 euro per azione.
Risultato: le banche che avevano concesso i prestiti si ritrovano mazzetti di azioni che non valgono nulla.
Ma chi sono le banche con cui è indebitata Snai Spa: ci sono Banca di Roma, Monte Paschi Siena e Banca Nazionale del Lavoro. In tutte è presente come azionista Banca Intesa che è stata il finanziatore di Pirelli nell'acquisto di Edilnord, poi c'è Mediobanca collocatore sul mercato di Pirelli Real Estate. E infine c'é Rolo Banca, del Gruppo Unicredito, di nuovo collocatore e sponsor di Pirelli Real Estate.
Ancora Pirelli Real Estate.
Roma. Piazza San Lorenzo in Lucina. Questa è la sede dell'Unire. E Unire è uno dei grandi creditori di Snai S.p.A. Unire sta per unione incremento razze equine ed è per l'ippica quello che il Coni è per il calcio ovvero colui che concede le attività sportive per conto dello Stato.

RICCARDO ANDRIANI - Presidente Unire
Certamente il contenzioso con l'Unire potrebbe aggravare complessivamente la situazione economica della Snai. Il problema è che non si vuole cedere un centro d'allenamento, il problema è che si vuole cedere una situazione edificabile, quindi non per mantenere il centro d'allenamento ma per farne altro. Certamente le valutazioni di cui si parlava non sono valutazioni basate sulla sopravvivenza del centro d'allenamento ma sono valutazioni basate sulla costruzione di altro dove c'è un centro d'allenamento.

AUTORE
Di nuovo il cambio di destinazione, come piste d'allenamento varrebbero 10, come terreni edificabili 1000.Torniamo dall'assessore all'urbanistica.

GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune di Milano
Questo che abbiamo è...mi spiace che stia su due fogli ma... questo è il piano regolatore di Milano, si vedono esattamente tutte questa aree che riguardano l'ippodromo, lo stadio di S. Siro e qui le piste di allenamento..

D - Quelle che si vogliono vendere, quelle che si potrebbero vendere da parte di Snai?

GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune di Milano
Tutto il sistema delle aree, ripeto, è un sistema che ha la stessa destinazione, la vediamo credo molto facilmente, è una destinazione, appunto, che conferma ciò che c'è in atto. Questo...

D - Cioè che cosa sono?

GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune di Milano
Sono aree, come si vede, leggo esattamente dalle norme, riservate ad impianti sportivi, per lo spettacolo sportivo nonché ai servizi connessi, compatibili con appunto queste attività sportive. Questo è così dal 1980 anzi queste previsioni del piano regolatore sono state dal comune di Milano nel '76, quindi l'80 è un atto definitivo.

AUTORE
Ma ricordiamo, non passano 5 anni che quelle aree sportive vengono bucate dalla speculazione edilizia di Grassetto Ligresti Edilnord.
Questo bel portale è l'unica cosa che rimane delle vecchie scuderie dei primi del novecento, dietro si affacciano incombenti i palazzoni di lusso.

D - C'è stato già un cambiamento negli anni passati&

GIOVANNI VERGA - Assessore Urbanistica Comune di Milano
I cambiamenti sulle destinazioni nell'uso del territorio sono possibili e in qualche modo doverosi perché il sistema sociale economico, le esigenze cambiano.

AUTORE
Il Piano Regolatore giustamente non è una Bibbia, ma quello di Milano è stato bucato 200 volte, ufficialmente si chiamano varianti.
Una cosa è certa, quello che abbiamo capito da questa storia è che alla Snai di vendere le piste d'allenamento come tali non cambia molto la situazione economica e neppure alle Banche, perché se la Snai fallisse si ritroverebbero azioni che non valgono la carta su cui sono state scritte, ma se i terreni fossero altro però! Chissà!
Ad ogni buon conto, un azionista di Snai Servizi che vuol restare anonimo, uno dei proprietari d'agenzia che si sentono presi in giro ci ha detto: "ma io non credo che ci sia troppa fretta da parte di qualcuno, basta aspettare la fine dell'anno e la pera cadrà in mano matura, piste comprese".
Torniamo all'audizione del Presidente Snai in Commissione Edilizia a Milano.

Registrazione audio Presidente Snai Maurizio Ughi in Commissione Urbanistica

Maurizio Ughi- Presidente Snai: ....l'attività ippica è un'attività concessa da parte dell'Unire non è un'attività di diritto degli ippodromi di Milano. Non dico che noi vogliamo dismettere, io sto dicendo che la vogliamo migliorare, però non è una cosa scritta nella pietra, è un rapporto contrattuale fra un'amministrazione pubblica e una società privata. Vi dico che quei contratti non sono per giunta neanche contratti a lunga scadenza ma sono...

AUTORE
Il tono di Ughi è calmo, ma il messaggio è chiaro&&.
Ughi dice: se il contratto con Unire non ci piace, noi a fine anno rompiamo il rapporto.
Il messaggio del Presidente Snai cade come un fulmine a cielo sereno, tanto che la Presidente della Commissione, spiazzata, chiede chiarimenti&&.

Registrazione audio dell'audizione

Presidente Commissione:...Scusi eh! A questa domanda intervengo io per capire una cosa: varrebbe a dire che se l'Unire non rinnova il contratto si potrebbe non avere più l'attività ippica?

Maurizio Ughi - Presidente Snai: Una questa ma potrebbe anche voler dire che la società che deve sottoscrivere un contratto con l'Unire non ritiene congruo quel contratto perchè quel contratto non è remunerativo per quel tipo di attività ovviamente lo può non sottoscrivere...

AUTORE
E allora? E allora proviamo noi a concludere quello che il presidente Ughi accenna ma non dice: che con le buone o le cattive le piste di proprietà Snai, a fine anno, potrebbero diventare prati al centro di Milano ovvero un'area dismessa e allora la partita su quei terreni sarebbe riaperta.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Magari proprio con il cambio di destinazione d'uso, che trasforma il valore di un terreno da 10 a 1000, e questo può valere anche per un'abbazia, un castello o un faro. Insomma una parola chiave, dentro la quale si gioca la partita della Patrimonio S.p.A., per reperire i soldi necessari a realizzare quelle opere promesse in campagna elettorale.
Un altro modo per recuperare denaro invece è già in corso, ed è la cartolarizzazione delle case degli enti previdenziali, che tramuta gli incassi futuri in obbligazioni garantite dagli stessi immobili . E siccome bisogna fare in fretta, il rischio è di svendere. Come è successo l'anno scorso: immobili valutati a prezzo di mercato per 5 miliardi di euro, lo Stato ne ha incassati poco più di tre. Senza contare i problemi sociali che solleva la vendita di queste case, acquistate con i soldi dei contributi.

MARCO CARROCCIA - Unione Inquilini Roma
Qui a Cinecittà, tacendo di Cinecittà Est, le abitazioni sono circa 10.000. Di cui 4000 sono dell' INPDAI, 1500 circa dell'Enasarco e poi il resto, fra INAIL e Ministero del Tesoro.

PENSIONATA
Venite a vedè dentro casa mia che ce sta, lì dovete annà a vedè...dentr'a casa mia il bagno...so cinquanta volte che je scrivo...mio marito.....quattro infarti, ricoverato fino all'altro ieri all'ospedale. Venga, venga non ce l'ho casa bella, pulita però non è bella, mica me vergogno a farla vedè, sa? Venga, venga, guardi che ci ho io, guardi! Le case che vogliono vendere, che se vendessero l'anima! Guardi! So venuti a darmi n'aggiustata che perdeva l'acqua, centomila lire d'acqua al mese m'hanno fatto pagà! Stavamo io e mi marito, centomila lire d'acqua...ho dovuto mette questo nuovo io! Venga, venga a vedè come sto io!
Guardi, venga, venga! Guarda, guarda se je dico bugie...quello che c'è...guarda come stamo noi a piano terra!

D - Da quanto tempo?

PENSIONATA
Da due anni!....Le fogne, i topi, la verdura che dovemo levarla noi...e guarda se nun je dico bugie! Questo semo noi all'Inpdai! Vonno questo! Vonno vende!? E s'a vennessero!

D - Ma lei se la può comprare?

PENSIONATA
Io!? E chi mii dà i soldi?

D - Perché? E non può fare il mutuo?

PENSIONATA
Il mutuo? E chi moo dà a sessantott'anni? Mi marito è invalido!

D - Signora e che succede allora?

PENSIONATA
A me che succede? Che me cacciano! Faccio come a quello...ha' visto quello
che ha fatto? Ha mannato pe' l'aria! Io mando pe' l'aria la scala!

ALTRE PENSIONATE
Dove vai? So quarantadue anni che stai qui, dove vai? Se te mannano via 'n mezzo a la strada!

PENSIONATO
Quando semo traslocati noi qui, nel '60, allora annava bene, eravamo tutti giovani. Adesso non se po fa più, tutti anziani, che te venni? Come se fa a comprà qua? Me dica lei?

D - Cioè non si può comprare?

PENSIONATO
Datte 'na guardata! 'N appartamento qui alla fine costa 100 miliardi! Miliardi, non milioni, miliardi!

D - Ma a lei lo farebbero il mutuo?

PENSIONATA
Che me fanno! A sessantacinque anni chi te lo fa il mutuo?

ALTRO PENSIONATO
Io non posso compra!

D - Perchè?

PENSIONATA
Perché, primo, ho settant'anni e credo che nun me fanno il mutuo e pure che me fanno il mutuo nun lo posso pagà perché so' pensionato, se pago il mutuo...

D - E quindi?

PENSIONATA
E quindi non compro!

ALTRO PENSIONATO
Quei balconi lì che ci hanno praticamente il legno: So' pericolosi ! Che se cede il legno lì un bambino, qualcuno ce può cadere di sotto.


LINO CHIEPPA - Unione Inquilini Roma
Tra le altre cose lì abita proprio un bambino piccolo di due anni e mezzo.

ALTRO PENSIONATO
Ce ne sono molti di balconi così.

D - Da quanto tempo che stanno così?

ALTRO PENSIONATO
'So anni, il legno vedo che si sta fracicando, quindi praticamente è da diversi anni che...

ALTRO PENSIONATO
...no è sei anni che stanno così.

AUTORE
Cosa sta succedendo? Chi ci &&lo chiediamo al Presidente della Commissione parlamentare di Controllo sugli Enti di Previdenza e Assistenza Sociale

ON. FRANCESCO AMORUSO - Presidente Commissione Parlamentare di Controllo sugli Enti di Previdenza e Assistenza Sociale
Quando andremo a verificare tutti i dati poi ci troveremo oggettivamente di fronte a tutta una serie di problemi come per esempio quello riguardante gli invenduti in relazione a quelli che sono gli stabili certamente di minor pregio, le condizioni degli stabili sono certamente degradate e quindi spesso non qualificate per essere vendute sul mercato e quindi lì avremo dei riscontri oggettivi di che cosa veramente sarà potuta essere in convenienza questo tipo di procedura.

AUTORE
Alla fine faremo i conti dice l'on. Amoruso e lì scopriremo gli errori fatti. Intanto si va avanti e da vendere, per fare cassa, non ci sono solo gli immobili residenziali, le case per gli inquilini, ma anche i grandi immobili commerciali. Una storia esemplare. Roma, tratto autostradale che dal raccordo anulare porta al casello della Roma Napoli. Quel grande edificio di 47.000 metri quadrati oggi di proprietà dell'INPDAP, mai affittato semplicemente perché è una cattedrale nel deserto, deve essere venduto. Acquistato nel '92 dalla Cassa Sanitari per 180 miliardi di vecchie lire con i contributi dei lavoratori, a Marzo 2002 va all'asta per 80 miliardi, meno della metà del prezzo d'acquisto. Risultato: nessuna offerta.
8 Ottobre 2002, altra asta. Ancora nessuna offerta.
Ci sarà una seconda fase e poi una terza e allora questo edificio e gli altri, rimasti invenduti, non avranno più prezzo di base. Praticamente potranno essere portati via a un solo euro. Fine della storia


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Una storia dove ci hanno sicuramente perso tutti quei lavoratori che questo patrimonio l'hanno creato con i propri contributi, per assicurarsi pensioni e liquidazioni. Ma oggi lo Stato deve fare cassa e a questa cartolarizzazione, abbiamo visto nel corso della puntata, si è aggiunta la società che vende anche i gioielli di famiglia, e a questo punto il rischio è che a perderci sia poi l'intero paese. E alcuni di questi meccanismi, ribadiamo, erano stati messi in atto dal precedente governo.
Rimane pero' una domanda: quando avremo venduto tutto, l'Italia, che futuro si ritroverà?

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