Rai 3
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Puntata del 25/04/2010

IL FUTURO E' PASSATO

in onda il 25.04.10

di - Società

IL FUTURO E' PASSATO

Stagioni: 2010
Argomenti: Società
Autori: Michele Buono
Autori: Piero Riccardi

A cosa serve la spesa sociale? Il welfare è solo uno dei tanti costi del bilancio dello Stato? E le pensioni, davvero si sta spendendo troppo e i conti sono fuori controllo?
Uno dei motivi certi di preoccupazione per la spesa pensionistica è l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della vita media dei cittadini nei paesi sviluppati. È il dato di fatto da cui partono alcuni, per affermare che l’unica soluzione possibile è diminuire le pensioni e dire ai cittadini che ognuno si arrangi da sé, magari affidandosi a fondi, banche e assicurazioni che investono la pensione nei mercati azionari. Ma è davvero così?
Abbiamo cercato di capire cosa c’è di vero in questa impostazione, se davvero i conti non tornano, se l’invecchiamento è la principale causa di preoccupazione per chi fa i conti della previdenza. Nel corso della nostra inchiesta è emerso però che a parte l’invecchiamento, che è una realtà, soprattutto ci sono meno giovani che lavorano e contribuiscono alle casse previdenziali. Poi c’è un’altra causa, meno visibile ma altrettanto grave: parliamo di quello che gli economisti chiamano il “lavoro cattivo”, quel lavoro precario e atipico che produce pochi versamenti contributivi – oltre che basse retribuzioni. L’Ires-Cgil ha calcolato che in Italia esistono 49 forme contrattuali diverse, la gran parte delle quali rendono non solo più flessibile il rapporto di lavoro, ma lo precarizzano, incidendo tra l’altro sulla capacità contributiva di un sempre maggior numero di lavoratori. Salari bassi e lavoro precario, a tempo parziale e dal futuro incerto, influiscono sulla capacità dei giovani a metter su famiglia, AD avere dei figli, contribuendo così all’invecchiamento della popolazione. Il 70% dei lavoratori sotto i 35 anni ha uno stipendio medio di meno di 1000 euro al mese.
Nel corso della nostra inchiesta è emerso anche che quella che viene definita “anomalia Italia”, ovvero che in Italia si spende troppo rispetto agli altri paesi europei per le pensioni, non risponde al vero. Nella pratica le differenze di dati e i criteri di calcolo confrontati con quelli degli altri paesi europei, dimostrano che la spesa italiana è in linea e persino sotto la media europea. Così come un altro dato che ci viene sottoposto continuamente che dipinge l’Italia come un paese di invalidi: l’Italia spende al di sotto della media europea e a livello di Portogallo e Grecia.
Un viaggio nel mondo del popolo dell’Inps e dell’Inpdap per cercare di capire cosa aspetterà a chi andrà in pensione tra 20, 25 anni. Perché a preoccupare non sono i conti, ma la destrutturazione del mercato del lavoro. I giovani non devono prendersela con chi è in pensione oggi ma con il loro “lavoro cattivo”. E’ lì che bisogna agire.



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