Rai 3
Televideo

Puntata del 14/05/2006

BENVENUTI A KABUL

in onda il 14.05.06

Società

Inchiesta: Goodnews
Argomenti: Società
Stagioni: 2006

MILENA GABANELLI IN STUDIO
E' difficile parlare di buona notizia a Kabul, ma dipende da come si guardano le cose. Fino ad una settimana fa a capo della missione onu che si occupa di ricostruire scuole e dare assistenza sanitaria alla popolazione, c'era il contingente italiano. I 2 alpini morti nell'attentato della scorsa settimana non stavano facendo la guerra, ma qualcosa di buono per il paese. Domizia Mattei

AUTRICE
Rumorosa, congestionata dal traffico di auto, camion,  pedoni, biciclette e carretti trainati  dagli uomini, più che un ingorgo è un incidente stradale permanente, sempre evitato per un soffio.
Un caos che però funziona, nessuno si ferma. Mai!
Tanto meno i blindati militari dell'ISAF. Le forze armate presenti.

MAURO DEL VECCHIO- Gen. di Corpo d'Armata: in Afghanistan Comandante di ISAF
L'operazione ISAF è un'operazione complessa, intanto è complessa perché ad essa  contribuiscono ben 36 Nazioni diverse, per un totale di 10mila uomini.

AUTRICE
La International Security Assistance Force (ISAF) è una forza internazionale per il mantenimento della pace con base a Kabul.
È stata costituita su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2001 e dal 2003 è sotto il comando NATO che per la prima volta esce dagli scenari Europei. Nell'ambito della rotazione dei Comandi NATO nella condotta di ISAF è l'Italia che a partire dal 4 agosto 2005 e per nove mesi  ha assunto la leadership dell'Isaf.
Il contingente Italiano ha costruito  e consegnato alla popolazione 19 nuove scuole.
Come l'asilo nella periferia di Kabul che ospiterà 300 bambini che fino ad  oggi  si sono  mescolati in strada tra  macerie e rottami.
 
CAPO MASTRO
Sono il direttore dei lavori  vivo in questo quartiere, se così si può chiamare, da quando sono piccolo, ricordo ancora il frastuono delle bombe che lo hanno distrutto.
Con questo asilo non solo danno l'opportunità ai nostri bambini di non stare più in  strada ma garantiscono uno stipendio a noi lavoratori.
Esistono a Kabul delle imprese di costruzione, il dramma è che non hanno i soldi per pagare la mano d'opera e in ogni caso gli stipendi sono da fame, all'incirca 8 dollari a settimana.
Lavorando in questo cantiere guadagno in cinque mesi quello che guadagnerei in due anni.

AUTRICE
Infatti una volta tanto non è un'impresa straniera ad occuparsi del progetto.
Si  sono stanziati i fondi e si è appaltato il lavoro ad una ditta locale.
In questo cantiere la mano d'opera è tutta afgana. In tutto 100 uomini.
Come Daradin che dopo 15 anni oggi riesce a portare uno stipendio decente a casa e dare da mangiare ai suoi due figli, il più piccolo è morto di dissenteria un anno fa.

MANOVALE
Lavoro qui da due mesi e devo dire grazie a questi militari italiani.
Non nascondo che  prima quando li vedevo passare in strada avevo un po' di paura e di disagio oggi la penso diversamente.
Con questo lavoro ho un buono stipendio e riesco a comprare acqua imbottigliata per i miei due figli rimasti,  il più piccolo è morto l'altro anno aveva bevuto acqua sporca e si è ammalato dopo un paio di mesi è morto.

AUTRICE
Solo il 30% della popolazione afgana ha accesso all'acqua potabile.
L'altro 70% prende l'acqua dai canali che circondano la città scorrendo tra enormi discariche di rifiuti.
Viene da chiedersi perché non costruiscono pozzi invece di scuole?
La realtà è assai più contorta e difficile di quello che sembra.
Infatti i pozzi si stanno costruendo ma la priorità viene data prima ai villaggi limitrofi alla città.
Come nel villaggio di Udkeil  dove una sorta di capo-villaggio ci spiega qual è la situazione qui.

CAPO-VILLAGGIO
La disponibilità dell'acqua in questa zona di Kabul è una risorsa assai preziosa , la popolazione è abituata a percorrere giornalmente chilometri e chilometri per raggiungere un pozzo d'acqua e raccogliere una quantità sufficiente per qualche giorno.
Ci sono giorni in cui gli adulti non bevono per lasciare le scorte rimaste ai bambini.
Questo è il regalo più grande che i militari italiani potessero fare. Oggi anche noi avremo l'acqua.

AUTRICE
Di pozzi ne sono stati costruiti 7 in quattro mesi ed altri sono in procinto di essere costruiti.
La decisione ultima di cosa, dove e come costruire spetta al Governo Afgano.
Infatti l'Isaf propone e si rende disponibile ma ha decidere  quali sono le priorità del paese è il Governo.
Se c'è più bisogno di un pozzo, di una strada o di un  ospedale.
E proprio in capo sanitario è stata creata una clinica per la cura della leishmaniosi.
Malattia  che colpisce circa 200.000 persone nella sola capitale.
 
INT. MEDICO MONTERISI
Sono tre stanze nelle quali noi cerchiamo di curare tutte quelle patologie soprattutto leshmaniosi che vediamo nella popolazione locale. Negli ultimi 4 mesi abbiamo curato circa 1500 persone, e siamo riusciti nel nostro piccolo a guarirne circa 400.
La maggior parte dell'attività è dedicata alla  della leishmaniosi, ma siccome qui finiscono tutte le problematiche più o meno piccole o più o meno grandi della zona curiamo ogni persona che riusciamo. Abbiamo fatto affluire su richiesta specifica degli antibiotici per bambini a posta per far fronte a tutte le forme di polmonite, bronchite tutte le forme di raffreddamento generico.
Qua vi troviamo a  temperature particolarmente severe e quindi cerchiamo di far fronte a tutte le patologie respiratorie.

AUTRICE
La leishamaniosi è una malattia infettiva che provoca dolorose e deformanti ulcere cutanee, nei bambini ha un decorso molto rapido, spesso  ad esito fatale.
E' chiamata la malattia che corrode.
 
INT. MEDICO MONTERISI
Siamo presenti due volte a settimana, il mercoledì e il sabato compatibilmente con i motivi di sicurezza che regolano lo svolgimento di questa attività, noi siamo dipendenti&. Facciamo parte di un esercito e quindi con i relativi motivi di sicurezza che ci impongono di venire più o meno qua.

AUTRICE
E nonostante la sicurezza i nostri Alpini hanno concluso un altro  importante passo, hanno distribuito 5000 zainetti contenenti materiale didattico, 1610 banchi biposto e 20 tende per una superficie di 56 metri quadri da utilizzare come aule da campo.
Oggi sono  in una scuola nella violent road, la strada che ben conoscono i nostri telegiornali,  la strada più pericolosa  di Kabul, quella degli attentati.

CARMELA DELL'AVERSANA- Maresciallo in Afghanistan team CIMIC del Plotone
Sicurezza del reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata Alpina Taurinense
Tutto il materiale che abbiamo consegnato, quindi banchi, lavagne,cattedre, zainetti sono stati tutti acquistati qui nell'area di Kabul. Questo ha contribuito in un certo senso ad arricchire la popolazione perché a portato lavoro alla popolazione.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Adesso la missione è passata sotto il comando inglese, ci auguriamo che continuino l'opera iniziata dai nostri alpini.

Rai.it

Siti Rai online: 847