Rai 3
Televideo

Puntata del 07/03/2002

VERITA’ E GIUSTIZIA

in onda il 07.03.02

di - Ambiente

VERITA’ E GIUSTIZIA

Stagioni: 2002
Argomenti: Ambiente
Autori: Milena Gabanelli

Tribunale di Venezia 2 novembre 2001
"VISTO L'ART. 530 CODICE DI PROCEDURA PENALE ASSOLVE TUTTI GLI IMPUTATI DI CUI AL CAPO PRIMO DI IMPUTAZIONE DAI REATI DI LESIONI PERSONALI COLPOSE E DI OMICIDIO COLPOSO RIFERITI ALLE ULTERIORI PERSONE OFFESE"

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Lei non può condannare con una condanna penale una persona della quale non può dire: è stato lui la causa! Sa quando accadeva questo? Che si condannava senza prove? Con Hitler, con Stalin, con Mussolini ma eravamo in regimi di cui io spero nessuno auspichi il ritorno, allora il giudice faceva quello che voleva.
Oggi deve verificare il giudice che l'accusa ha portato le prove della colpevolezza. Questo nei paesi democratici di tutto il mondo"

FELICE CASSON - Sostituto Procuratore Procura di Venezia
"Giustamente, per carità si pensa sempre alla tutela degli indagati e degli imputati però alla tutela delle vittime si pensa molto meno"

D - E quelle prove non erano sufficienti?

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Non solo non erano sufficienti, non esistevano proprio, non esistevano, le prove non esistevano"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Buonasera inauguriamo la ripresa di Report in prima serata, e poi da domenica il nostro orario sarà alle 23. Nella puntata di oggi tratteremo due argomenti: la ricostruzione delle responsabilità sulla vicenda di mucca pazza e il processo al petrolchimico di Marghera con cui andiamo ad aprire.
Lo scorso Novembre il Tribunale di Venezia ha emesso la sentenza di primo grado, in un processo penale dove lo Stato accusa il colosso della chimica, di omicidio e di avvelenamento dell'ambiente. La difesa dice "non c'era uno straccio di prova". E' possibile? Partiamo dall'inizio: come nasce tutta la vicenda? per iniziativa di un semplice operaio a nome Gabriele Bortolozzo.

Lettura dichiarazione di Gabriele Bortolozzo
"Sono stato assunto dalla Montedison che allora si chiamava Sicerison nel 1956. Dal primo giorno vengo adibito alla pulizia delle autoclavi dove si produce il cloruro di vinile monomero. Nel reparto si lavora in mezzo a nuvole di gas inodore e incolore. Nel 1973 gira la notizia che è un gas cancerogeno allora iniziano le mie proteste. Nel 1983 presento un esposto alla Procura di Mestre perché rilevo continue violazione di leggi in fatto di inquinamento. Nel 1985 vengo messo fuori organico dal reparto. Sempre presente in fabbrica nel normale orario di lavoro regolarmente stipendiato vengo isolato ed esentato da qualsiasi lavoro".

Autrice
Per 10 anni Gabriele Bortolozzo raccoglie tutti i dati delle persone che hanno lavorato nei reparti esposti al cloruro di vinile, va a trovare le vedove, raccoglie cartelle cliniche, va a trovare gli ammalati, si fa raccontare tutto, registra tutto.

(dal registratore) "Testimonianza di Giovanni Catachin che abita in via Cà Diego 37 a Calcroce di Camponovara e ha lavorato alla Montefibre di Porto Marghera"

Autrice
Insieme a medicina Democratica Gabriele Bortolozzo costruisce una vera e propria indagine epidemiologica e il 22 agosto del '94 il fascicolo finisce sul tavolo della procura di Venezia, nelle mani del Pubblico Ministero Felice Casson. Nell'autunno del 1996 scatta il rinvio a giudizio per Cefis, Necci e altri ventisei alti dirigenti che si sono succeduti nelle cariche di Montedison, Montefibre, Enimont, Enichem dagli anni '70 fino alla fine degli anni '90. Nel mondo e' il primo caso di processo penale nel quale si tenterà di dimostrare che una sostanza chimica è causa di morte e che i dirigenti dell'azienda, pur sapendo che quella sostanza avrebbe ucciso gli operai, non hanno preso le precauzioni necessarie per tutelarne la salute. Inoltre, quei dirigenti, avrebbero avvelenato le acque, il suolo, la falda. Si tratta dei vertici della più grande azienda chimica italiana. Ovvero quella grande industria che ha creato il benessere di Mantova, Brindisi, Ferrara, e di una buona parte del Veneto, attraverso il colosso di Porto Marghera, trascinata in tribunale da un semplice turnista che aveva deciso che era ora di finirla di venerare le macchine, senza considerare che intorno ci lavorano gli uomini. Ma il modesto operaio non saprà come andrà a finire il processo, perché una sera qualunque in questa curva a pochi chilometri da Mestre un camion lo travolge.


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Non e' un giallo, è solo un banale incidente. La parola chiave su cui ruota il processo è: cvm, cioè il cloruro di vinile monomero, vale a dire la sostanza base per fare la plastica, lo sky, il pvc. I fatti di cui si parla risalgono al '69, ma sono finiti oggi in tribunale perché le malattie attribuibili a quelle lavorazioni si manifestano dopo venti o trenta anni, e perché ancora oggi le persone continuano ad ammalarsi e morire, ma perché il sostituto procuratore del tribunale di Venezia, anziché archiviare un esposto, come altri prima di lui avevano fatto, ha deciso di andare a fondo. E in fondo ci sono dentro tutti. I colpevoli che si confondono con i consenzienti e l'ignoranza del tempo.

Signora da balcone
"Il signor Carrara Mendez ad esempio abitava lì sotto" (indica balcone ad un piano più in basso)"

D - Di che cosa è morto?

Signora
"Di tumore al fegato"

Signora 2
Quasi tutti quelli che lavoravano alla Solvit che abitavano qui sono morti ma io non posso dire che son sicura che…

D - Anche suo marito lavorava lì?

Signora 3
"Sì"

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"È gente che ha lavorato come me dentro lo stabilimento, casi come il mio che sono stati riscontrati o meglio catalogati, circa 230."

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"Di quelli che hanno cominciato con me sono morti tutti tranne io, sono qua che rompo ma ci voleva qualcuno che raccontasse un po' la storia"

D - Lei entra nel '56 e dove va a lavorare?


NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"Al cv6, oltre quel serbatoio arrugginito lì in fondo, non si vede perché era un reparto abbastanza basso".

D - E lei esattamente cosa faceva?

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"Quando sono entrato facevo l'insaccatore, insaccavo il pvc".

D - Cosa vuol dire?

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"Insaccare pvc in polvere, cioè quella polvere conteneva il 2/3 per cento di cvm, avevamo anche la mascherina antipolvere però dopo due, tre ore che lavoravi con la mascherina non riuscivi più a tenerla, la buttavi via perché era fastidiosa perché si bagnava con l'umidità dell'alito, non riuscivi più a portarla ma poco serviva però perché polvere ce n'era molta".

 

Autrice
Siamo negli anni 50, Porto Marghera è già da trenta anni un'area industriale, ci sono le raffinerie di petrolio, e i sottoprodotti del petrolio, costruire un petrolchimico e' la cosa più ovvia. Ma c'è l'acqua, bisogna alzare la barena e come lo si fa? Si prendono gli scarichi inquinati dalle lavorazioni dell'alluminio, dello zinco, della bauxite dal mercurio che provengono dalla prima zona industriale, si fa il terrapieno, e ci si costruisce sopra la fabbrica. Ad autorizzarlo è lo Stato e il comune, come si legge sui documenti:
"Le aree industriali di Porto marghera sono state realizzate innalzando il terreno naturale di 2 metri, utilizzando anche rifiuti e residui di lavorazione industriale."
Qui a un passo dalla città più bella del mondo, da una città unica al mondo, dove i turisti di tutto il mondo portano yen, euro e dollari. Ma attorno a Venezia c'è il Veneto e negli anni '50 non si guardava troppo per il sottile. Per rinfrescare la memoria basta guardare l'estratto di questo documentario realizzato da un uomo di cultura, da un grande regista, Ermanno Olmi.


"Venezia città moderna" di Ermanno Elmi (1958)

"Circa 40 anni fa qui era tutto un triste paesaggio di acque stanche, nell'atmosfera desolata delle paludi. E proprio qui sulle barene, negli interni della laguna ebbe inizio il riscatto di Venezia, il suo inserirsi viva nel progresso del lavoro. La realizzazione dell'attuale porto industriale di Porto Marghera risale al 1917 per iniziativa del Conte Giuseppe Volpi. In questi quarant'anni la terra strappata dalle opere di bonifica all'inutile indugio del mare, ha superato, nel complesso delle aree coperte dagli stabilimenti e impegnate nello sviluppo del quartiere urbano, i quindici milioni di mq. Dal lontano 1917 tante industrie sono nate e altre sono in fase di realizzazione. E oggi la terra sottratta al morire delle acque sulla palude non basta più. Ulteriori opere di bonifica sono previste per far fronte al continuo dilatarsi della zona industriale di Marghera. Più di 200 industrie si sono affiancate l'una all'altra assicurando possibilità di lavoro a 30.000 operai. Non una città ma quasi una città. Nelle case la vita si svolge serena, nella sicurezza di questo lavoro e una gondola testimonia il gentile orgoglio del veneziano per l'aggiunta al tessuto antico e prezioso della sua città".

Autrice
Quindici anni dopo la vita dentro casa è già un po' meno serena.


Da: "Cronache del lavoro e dell'economia - 1973

 

Testimonianza operaio
"Porto come caso il mio esempio sei i mesi di ricovero trovarono i polmoni forati da questo maledetto gas, con una perdita di tutti i denti completamente. Oggi i denti li ho nuovi ma ho sofferto abbastanza anche per i denti per la mancanza di respiro, e continuo a soffrire per la mancanza di respiro una debolezza tale che non son neanche capace di fare dieci scalini".

Giornalista : Voi abitate e lavorate a trenta metri da questo stabilimento di Porto Marghera, potete dire che l'aria è inquinata?

Uomo1
"Sì"

Giornalista: Da che cosa ve ne accorgete?

Uomo 1
"Ce ne accorgiamo sia la notte, il giorno con tutti questi smog che ci sono dalle finestre, in camera da letto, in cucina"

Uomo 2
"Io la mattina quando mi alzo vedo tutto i piedi sporchi di carbone e tutti gli occhi che mi bruciano"

Autrice
Secondo voi in 50 anni e' mai stata fatta un'indagine epidemiologica sui centomila abitanti di Porto Marghera? La risposta è no. Ma ritorniamo agli anni '60, Venezia e' una città speciale e ha delle leggi speciali, quelle del del '36 e del 63:
"e' vietato scaricare, in qualsiasi modo, rifiuti o sostanze che possano inquinare le acque della laguna".
Ma Venezia città moderna ha pronto il piano regolatore del 62: "si autorizzano a Marghera la costruzione di impianti che diffondono polvere o esalazioni dannose alla vita umana, e che scaricano in acqua sostanze velenose".
Più tardi si dirà che non si sapeva che era una brutta cosa, ma nella lingua del 1962 cosa significava "polveri o esalazioni dannose alla vita umana"? Chi ha scritto quel piano regolatore? Il commissario straordinario del Governo.

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"Eravamo una quindicina di persone"

D - Come è andata a finire?

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
"La maggior parte tumore al fegato, tumore al polmone, tumore al cervello".

Autrice
Ma che cos'è il cloruro di vinile monomero? Il componente base della plastica.

Archivio Istituto Luce - 1955

"Vedremo la produzione di una fibra che nasce da sostanze estremamente semplici ed economiche quali l'acido cloridrico e l'acetilene dalla loro sintesi si ricava il cloruro di vinile gas incolore di odore etereo. Il cloruro di vinile gassoso viene portato mediante compressione allo stato liquido e quindi pompato con le autoclavi di polimerizzazione dove un apposito dispositivo di agitazione permette di disperderlo in piccolissime goccioline nella massa dell'acqua stessa. Le molecole del cloruro di vinile si uniscono tra di loro a migliaia come gli anelli di una catena e ciò porta ad una radicale trasformazione della materia e ogni gocciolina liquida si trasforma in una particella solida di colore bianco. L'emulsione che abbiamo visto formarsi viene iniettata, sotto forma di nebbia, in un grande recipiente in cui circola aria calda per l'evaporazione dell'acqua".


Autrice
Tradotto fuori dallo stabilimento sono gli oggetti che stavano cambiando la vita e le abitudini di quegli anni la'.

Seguono immagini di oggetti realizzati in plastica, PVC:

- interni auto, sedili, giacche, borse, stivali, rotoli di tessuto similpelle per rivestimenti, bottiglie, contenitori.


Autrice
Nel 1985 si scopre che bere il vino o alcolici imbottigliati nel pvc non faceva bene, perché rilasciava troppo monomero. Ma la plastica è un'invenzione straordinaria e il punto di partenza è quel lattice bianco, che si chiama cvm, sbarcato a Marghera e alla Solvay di Rosignano e Ferrara negli anni '50, il sistema di lavorazione produce un gas, tossico, e si sapeva già da dieci anni, ma non gli operai che lo lavoravano.

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"Si lavorava senza nessun rispetto di questo gas. È un liquido che a temperatura ambiente ghiaccia quindi si mettevano al fresco anche le bottiglie di vino, per fare in fretta era un po' come il frigo, si scaricava un po' dalla valvolina sulla bottiglia e la bottiglia diventava tutta bianca, bella fresca e il vino era fresco, qualcuno dice che ci metteva anche i cocomeri ma quella potrebbe essere una leggenda metropolitana".

Archivio Istituto Luce - 1955
Le particelle solide vengono trasportate dalla corrente d'aria direttamente nei silos. Si ottiene così il cloruro di polivinile in polvere finissima che viene insaccato

NATALINO PERAZZOLI - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Questa polvere rimaneva nei polmoni per diversi giorni ci si accorgeva quando si andava in ferie in agosto, le ferie lunghe di quindici, venti giorni ci si accorgeva che per i primi quattro, cinque giorni se tossivi usciva del catarro bianco, bianco come la polvere, se ti soffiavi il naso usciva ancora il bianco, insomma ci volevano quattro o cinque giorni per liberare tutte le vie respiratorie dalla polvere e questa polvere intanto rilasciava il due, tre per cento di cvm, quindi anche quando eri a casa respiravi cvm comunque, un insaccatore era fregato in tutti i sensi".


Autrice
Quelle ciminiere non avevano niente di brutto: per i proprietari rappresentavano il profitto, per lo Stato occupazione, per un operaio lo stipendio…che non aveva mai avuto. Cosa vuoi che sia un po' di polvere, o un po' di gas, quando in cambio puoi avere una casa, con dentro un po' di cose moderne?
E le case venivano costruite comode, li', a un passo dalla fabbrica.

FILMATO CAROSELLO - 1962 (pubblicita' Moplen)

NATALINO PERAZZOLI - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Intorno agli anni '60, '63 '65, quando è subentrata la Montedison, qualcuno della Montedison ha fatto l'opera Fantozzi. Non rida perché non era mica un'opera comica, si trattava di una piccola trattenuta in busta mensile, ti pagavano il funerale"


Autrice
E' tutto vero, questa e' una busta paga degli anni '60, con una trattenuta di 1300 lire, se morivi, la Montedison ti pagava il funerale, è andata avanti così fino alla fine degli anni '80.

D - A lei non è successo niente grazie a Dio

NATALINO PERAZZOLI - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Io ho il morbo di Reino, cioè le mani fredde e i piedi freddi"

D - Che cosa succede alle mani e ai piedi?

NATALINO PERAZZOLI - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Diventano bianche, adesso sono quasi trent'anni che tutti i giorni devo prendere una pastiglia di vasodilatatore, perché altrimenti diventano bianche"


LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara

"I colleghi dicevano che entrati in autoclave, specialmente quelle grosse, sentivano freddo ai testicoli, quindi noi vedevamo e avevamo registrato che i nostri compagni di lavoro fisicamente integri che improvvisamente nell'arco di due tre mesi avevano un crollo fisico eccezionale che li portava al decesso, è mai possibile? Ci siamo fortemente preoccupati"

Autrice
Il primo allarme lo lancia un medico della Solvay, Pierluigi Viola. Nel 1969 al congresso internazionale di medicina del lavoro a Tokyo comunica: "L'esposizione cronica al cvm può causare nell'uomo alterazione dello scheletro, del sistema nervoso, delle funzioni epatiche.
Le aziende devono ridurre i valori di esposizione e la pulizia delle autoclavi non deve piu' essere fatta dagli uomini."
Nel 1970 alla conferenza internazionale sul cancro a Houston conferma: i topi esposti ad alte dosi di cvm si ammalano di cancro. Nel '71 L'Istituto Regina Elena informa il Ministero della Sanita' : Il cloruro di vinile e' un cancerogeno multipotente. Sempre nel 71 la Montedison commissiona all'oncologo di Bologna Cesare Maltoni uno studio specifico. Nel '72 ci sono i primi risultati, e vengono comunicati il 14 Novembre a Washington ai produttori di cloruro di vinile e Pvc in un incontro riservato. Agli invitati, si legge nel resoconto depositato presso Il dipartimento di Giustizia di N.Y., fu impedito di prendere appunti. Cosa si diceva nella riunione? Che nei topi compare il tumore al fegato e ai reni ad esposizioni di clururo di vinile di 250 parti per milione. Ma gli umani, invece, a quale dose erano esposti?


LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"Cinquecento parti per milione ma senza nessun tipo di controllo basato sulla fiducia che veniva accordata all'azienda, l'azienda diceva io sono nel rispetto della legge perché quel gas lì è un gas che non è fastidioso"

Nessuno interviene a modificare gli impianti. Passa un altro anno e nel '73 Maltoni comunica altri dati, definitivi.

D - Che cosa diceva quella comunicazione?

MORANDO SOFFRITTI - Direttore Istituto Ramazzini
"Che erano stati osservati effetti cancerogeni a livello del fegato i primi angiosarcomi, nefroblastomi e carcinomi delle ghiandole di Zimber"

Autrice
Le sperimentazioni sui settemila topi continuano, e qualche anno più tardi Maltoni comunica che le forme di tumore colpiscono molti organi ad esposizioni di cvm fino a 10 parti per milione. Intanto gli operai di Marghera e Ferrara continuavano ad essere esposti a 500 parti per milione.

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"Il collaudatore mi diceva: " Io sotto questo livello non posso dir niente, il livello di quindici ppm (parti per milione) cioè, io non posso garantire che i tre vadano bene, perché io sotto i quindici non riesco ad andarci, fino a quindici io trovo dei risultati sotto i quindici il ratto muore di vecchiaia, cioè non fa in tempo il tumore a formarsi, il tempo di latenza invece va dai venticinque ai trent'anni"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Ricordiamo che il primo dato ufficiale e' del 69, e le aziende, che si erano date come soglia di sicurezza 500 parti per milione, non le hanno abbassate, non solo, a Marghera nel 1973 , leggiamo sul bollettino interno, gli addetti alle autoclavi si beccavano picchi di 8000 parti per milione.
Le modifiche agli impianti partono nel 1974, con 5 anni di ritardo secondo l'accusa, perché l'azienda sapeva dal '69 che il cvm era cancerogeno, ma ha continuato ad esporre gli operai ad alte dosi. Questa è una lettera interna della Montedison, e' del 1974. Cosa c'è scritto? :
"La relazione cloruro di vinile e angiosarcomi la conoscevamo gia', ma era stata tenuta segreta".
Negli Stati Uniti l'obbligo a 1 ppm, una parte per milione, parte subito, nel '74, e nel '74, leggiamo, a Marghera si superavano i 1000 ppm, anche se scrivono che bisogna stare sotto ai 50.
Ne parliamo oggi perché quei tumori, ripetiamo, hanno una latenza che va dai 15 ai 30 anni, quindi persone continuano oggi ad ammalarsi, a godere di un un bel regalo per la pensione.
Una legge che obbliga le aziende ad abbassare le esposizioni a 3 ppm in Italia arriva nel 1982, fatta da chi? Dal Ministero della Sanita' uno pensa. No, la bozza che poi diventa legge e' fatta dall'associazione dei produttori della
plastica. E c'è voluto così tanto? Ma perché?

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"Perché purtroppo in questa materia così delicate e importanti hanno prevalso gli interessi dell'industria piuttosto che quelli a tutela dei lavoratori"

NATALINO PERAZZOLO - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Lavorando 100 tonnellate di cvm uscivano 85 tonnellate di pvc. Allora 15 tonnellate mancavano, 5 tonnellate sappiamo erano recuperate con il degasaggio alla fine della polimerizzazione ma le altre 10 tonnellate se ne andavano all'aria, attraverso i camini dell'essiccamento, insieme all'aria andavano anche 10 tonnellate di cvm tutti i giorni"

D - Questo dopo la legge?

NATALINO PERAZZOLO - Insaccatore petrolchimico Marghera
"Questo sempre"

Autrice
E negli anni a seguire? Le produzioni aumentano, però gli impianti rimangono vecchi. Come si tutela la salute di un operaio? Facendo manutenzioni continue, ma per l'azienda costano troppo, basta dare un'occhiata a quello che c'è scritto in questa lettera riferita al triennio 78-79-80 a firma Montedison:
"L'obiettivo e' non manutenere, e se non si può farne a meno, manutenere il più raramente possibile"

NATALINO PERAZZOLO - Insaccatore petrolchimico Marghera
"C'è stato un periodo in cui il sindacato era l'ufficio personale insieme ai padroni, non so se abbia fatto qualche cosa"

Autrice
Il sindacato ha certamente fatto qualcosa, ha detto chi rischia la pelle deve guadagnare di più. Questa era la busta paga di un insaccatore su 80.000 lire di stipendio, la pelle era valutata poco più di duemila lire e si chiamava indennità di nocività

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"I primi anni quando uno entrava nell'autoclave aveva un'indennità, aveva 25 30 lire all'ora in più rispetto a quello che non entrava in autoclave. Dal momento in cui abbiamo detto la salute non si vende al momento in cui siamo riusciti realmente a non venderla in quel periodo di tempo le abbiamo regalate. Purtroppo sono cose che son successe, sono anni di storia".

Autrice
Mentre dentro si lavora, fuori si scarica, nell'acqua, dentro il polo chimico, intorno, dappertutto. Nessuno controlla, non esistono leggi, dello Stato, al comune, alle aziende, tutti se ne fregano, o meglio "non c'era una cultura ambientale". Ma quelle leggi speciali per Venezia del '36 e del 63'?
"È vietato scaricare in qualsiasi modo, rifiuti o sostanze che possano inquinare le acque della laguna"

MARCELLO COLITTI - Ex presidente Enichem
"Per quale ragione l'impianto di Marghera scaricasse nella laguna io non l'ho mai capito. L'ho detto a tutti: ma perché scarica nella laguna? Nessuno mi ha dato una risposta. Il mare mica è lontano, se dovete scaricare scaricate in mare non in laguna, mi sembra ovvio!"

D -Ma durante la sua gestione dove si scaricava?

MARCELLO COLITTI - Ex presidente Enichem
Eh si scaricava in laguna! Io ho fatto chiasso di tutti i tipi per portare questo problema non ho trovato nessuno che avesse voglia di parlarne, non nell'industria, dappertutto. Da nessuna parte.

D - Chi sono stati i suoi interlocutori?

MARCELLO COLITTI - Ex presidente Enichem
Non bisogna mai fare né nomi né notizia

D - Le istituzioni…

MARCELLO COLITTI - Ex presidente Enichem
"Ma ne ho parlato a chiunque volesse ascoltarmi"

D - Col Comune?

MARCELLO COLITTI - Ex presidente Enichem
"Con tutti, con tutti."

Autrice
La prima legge nazionale che da una regolata agli scarichi nocivi in acqua è la legge Merli, del '73 ma grazie alle pressioni delle aziende entra in vigore nove anni dopo, nell'82. E volete sapere quando partono i primi controlli?

GIORGIO FERRARI - Magistrato alle acque sezione inquinamento
"I primi controlli presso questi scarichi li abbiamo fatti a partire dall'89 e in quelle circostanze i superamenti erano molto frequenti"

D - E prima dell'89 nessuno è mai andato a fare le analisi degli scarichi attorno al petrolchimico?


GIORGIO FERRARI - Magistrato alle acque sezione inquinamento
"Purtroppo i controlli erano pressoché assenti in quegli anni"

D - Secondo lei chi avrebbe dovuto farli, chi competente per fare questi esami

GIORGIO FERRARI - Magistrato alle acque sezione inquinamento
"La competenza era sempre in carico al magistrato alle acque solo non c'era stata la possibilità di provvedere all'assunzione del personale, personale che è stato assunto proprio alla fine degli anni '80"

Autrice
Ricapitoliamo: con una legge emanata nel '73 i primi controlli vengono fatti nell' '89. Da quel momento li' pero' basta sbattere in acqua di tutto! Invece il vizio continua: dal '92 al '98 per esempio , su 1648 controlli su diversi campioni, leggiamo, 2213 superamenti.

FEDERICO STELLA - avvocato difesa Enichem
"Il superamento di qualche limite non vuol dire inquinamento perché i limiti sono fissati per raggiungere degli standard di protezione che sono molto lontani, molto rigorosi, dall'idea dell'inquinamento"

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"C'è una legge, anzi esiste una serie di leggi che sono partite dagli anni sessanta che hanno posto dei limiti all'inquinamento. Se ci sono queste leggi, come ci sono, queste leggi andavano e vanno rispettate"

STEFANO DELLA SALA - Autorità portuale
"Qui ci sono 6 milioni di metri cubi di sedimenti contaminati. È una barriera impermeabile che scende fino a 18 metri di profondità e che quindi intercetta tutte le acque"

D - Che cosa c'è in questo suolo?

ERMINIO CHIOZZOTTO - Comune di Venezia
"In questo suolo c'è un po' di tutto, abbiamo i clorurati organici, abbiamo i metalli pesanti, i pcb, tutta la gamma di quegli analiti, di quegli inquinanti che si possono trovare anche nei sedimenti lagunari"

Autrice
Questa barriera impermeabile scende fino a 18 metri di profondità e isola i veleni, ma fino a quando? Nessuno lo sa perché nessuno è in grado di gestire i milioni di metri cubi di rifiuti tossici che stanno in questi canali.
Spunta un'idea: facciamoci dei mattoni.

STEFANO DELLA SALA - Autorità portuale
"Risponde perfettamente al principio del riciclo e riutilizzo"

D - Quel mattone lì è fatto con materiale contaminato?

STEFANO DELLA SALA - Autorità portuale
"Esatto"

D - Ma voi siete sicuri che poi non c'è più nessuna traccia di contaminazione

STEFANO DELLA SALA - Autorità portuale
"In Germania il Ministero della Sanità ha dato una patente di utilizzabilità del mattone, nel senso che viene utilizzato effettivamente con i materiali recuperati nel porto di Amburgo, viene utilizzato per costruire case"

D - Non avete pensato di costruire subito una casa e provare a mandarci dentro il Ministro dell'Ambiente lasciandolo una decina di anni e vedere se dopo sta ancora bene?

STEFANO DELLA SALA - Autorità portuale
"In questo momento non abbiamo ancora abbastanza mattoni "

Autrice
Fino alla meta' degli anni 80 qui c'era un laghetto, riempito a metà di scarichi tossico nocivi, poi c'è stata fatta una gettata di cemento e cinque anni dopo è diventato l'eliporto di Gardini.
Fino al 1989 le emissioni in atmosfera di cvm si aggiravano sulle 800 tonnellate all'anno, ridotte a tre nel 1993.

NATALINO PERAZZOLO - Insaccatore Petrolchimico Marghera
"Dicono che ci siamo ammalati perché siamo dei veneti e beviamo molto, potrei anche dire che i musulmani per via della religione non bevono mica alcool perché non danno a loro la produzione di Cvm e pvc, i veneti mandiamoli a lavorare nelle cantine sociali o nelle birrerie, o nelle distillerie, vedrà che probabilmente vivranno fino a novant'anni e non moriranno più a quaranta anni di tumore no?"

Autrice
Be', l'hanno accontentata, l'Enichem e' in trattativa per vendere questa parte del Polochimico alla Sabic, una società araba che conta fra gli azionisti anche uno dei cinquantatré fratelli di Bin Laden.
In questa stanza sono depositate un milione di pagine scritte : e' la banca dati sul cvm più ricca del mondo.
E il 13 marzo del '98 dentro l'aula bunker di Mestre parte la prima udienza.
Di cosa sono chiamati a difendersi Montedison, Montefibre, Enichem e Enimont?

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"Di omicidio colposo plurimo e di lesioni colpose plurime. Unitamente a queste imputazioni principali sono state collegate le imputazioni di disastro colposo e di strage colposa ai danni degli operai"

Autrice
Riguardano 541 persone, fra morti e ammalati e poi c'è l'avvelenamento delle acque

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"I danni all'ambiente che sono stati contestati sono quelli di avvelenamento colposo e di disastro colposo"

Autrice
Da una parte il Pubblico Ministero e le perizie prodotte da esperti delle pubbliche istituzioni e consulenti privati , dall'altra la difesa schiera i principi del foro con i loro consulenti

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"La mia equipe aveva a disposizione più di quindici consulenti, io avevo come collaboratori sette, otto avvocati"

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"La legge prevede che i consulenti del Pubblico sia del giudice sia del Pubblico Ministero abbiano dei limiti che non possono essere superati e tra l'altro bisogna dire che in alcuni casi anche incaricando dei professionisti di un certo livello ci si vergogna a poter liquidare soltanto certe parcelle con ritardo di anni, mentre i consulenti dei privati naturalmente non hanno problemi di questo tipo"

D - Posso chiederle alla fine qual è stata la parcella? Quanto siete venuti a costare tra consulenti, periti…

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Guardi non ho idea…"

D - Comunque parliamo di nove cifre

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Nove cifre…ah! Sì, sicuramente sì"

D - Parcelle miliardarie…

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"No, lavoro miliardario, lavoro"

D - Certo, ma immagino anche compensi adeguati?

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Bè certo"

GIANPAOLO SCHIESARO - Avvocatura di Stato
"Non coprono neanche quelle che sono le spese vive del consulente"

D - Che rapporto è rispetto al privato?

GIANPAOLO SCHIESARO - Avvocatura di Stato
"Normalmente uno su duecento circa, perché sono al di fuori di quelle che sono tariffe professionali"

D - Cioè laddove il privato prende 200 milioni il pubblico ne prende uno?


GIANPAOLO SCHIESARO - Avvocatura di Stato

"Ne prende uno"

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Tradotto: Il chimico il tossicologo o il geologo che lavora per il Pubblico Ministero, magari tre o quattro anni, e' pagato cinque euro all'ora e magari con una paio d'anni di ritardo, mentre i colossi possono permettersi schiere di avvocati e periti di fama mondiale senza limiti di spesa. Non e' esattamente una situazione di parità. Comunque Il processo parte e andrà avanti tre anni e mezzo.


Il processo al petrolchimico di Marghera, che si era innescato dopo l'esposto di un operaio presentato alla procura di Venezia nel 1994, finalmente il 13 marzo del '98 parte e, dicevamo, andrà avanti tre anni e mezzo
Nel frattempo Il P.M. Felice Casson aveva inviato una lettera alle procure di Mantova, Brindisi e Ferrara, dove avvertiva " anche nei vostri stabilimenti si e' lavorato il cloro, non è che è successa la stessa cosa? Partiamo da Ferrara. La lettera è stata indirizzata al Tribunale nel 1996, l'avranno ricevuta? L'avranno presa sul serio? Nessuno parla, nessuno l'ha vista.

MASSIMO PIERPAOLI - Medico di base
"Questa è la città della nebbia, è addormentata continuamente e qualsiasi problema viene taciuto"

D - Senta quante volte ha fatto questa strada per andare…

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"Io questa qui l'ho fatta per trentasei anni due volte al giorno, per cui la macchina ci va da sola. La scienza non è neutrale, la scienza è di chi la paga, perché pagando si può dimostrare tutto e il contrario di tutto"

Autrice
Dal 95 i giornali scrivono che ci sono troppi morti. Ma nulla si muove. Nel gennaio 2001 arrivano i dati di un un'indagine epidemiologica dell'Istituto Superiore di Sanita': fra coloro che hanno lavorato alla Solvay c'è un aumento dei tumori rispetto alla popolazione della regione.
Aumentano di 40 volte i tumori al fegato e alla laringe, dell'80% quelli al polmone e secondo il medico del quartiere aumentano anche quelli degli abitanti dell'area a ridosso del polo chimico.
L'Asl dovrebbe fare un esposto, dovrebbe chiedere di indagare, capire perché dovrebbe funzionare cosi'! Non succede nulla.


MASSIMO PIERPAOLI - Medico di base
"Comunque questa è una città dove le cose devono sempre andare bene"

Autrice
Si muove il redattore del giornale locale. E va a cercare gli ex dipendenti della Solvay, che nel frattempo ha chiuso. Da Febbraio ogni giorno pubblica una pagina e a Luglio, potere della stampa, la procura apre un fascicolo e comincia ad indagare.

STEFANO CIERVO - redattore Nuova Ferrara
"La questione era a conoscenza a livello epidermico di molta gente però non era mai uscita in maniera ufficiale, determinata e come questione da affrontare in tutte le sedi"

Autrice
Indaga il nucleo ecologico dei carabinieri, l'avvocato di Lega ambiente cerca le parti lese e comincia la raccolta delle cartelle cliniche.

D - Senta ma a lei che cosa è successo?

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Mi hanno tolto una corda vocale destra"

D - Quando?

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"In febbraio di quest'anno del 2001"

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay ferrara
"C'è stata anche questa fase in cui si veniva anche presi in giro. Il "fegato grosso" , l'epatomegalia, voleva dire aver mangiato salamini da sugo, aver mangiato male, questo ingrossamento del fegato era dovuto ad una alimentazione scorretta, ci sono stati degli anni che sono stato proprio bui"

D - Senta ma ci sono altre persone, colleghi di suo marito…

DONNA 1
"Che sono morti là? Sì"

DONNA 2
"Amici del papà che frequentava al centro sociale"

DONNA 1
"Brina, Carrara, Limi, quelli tutti lavoravano là dentro e poi che non mi ricordo altri nomi adesso sul momento che erano là dentro e son morti col tumore al fegato"

DONNA 2
"Diverse persone che lavoravano nelle stessa fabbrica e che abitavano tutti nella stessa zona e che hanno avuto tutti la stessa malattia"

LUIGI ONESTINI - Sindacalista Solvay Ferrara
"I nodi vengono al pettine, piano, piano arriveranno al pettine, vengono al pettine"

Autrice
Anche a Ferrara, come a Marghera, si ha a che fare con il cloruro di vinile, e fu proprio il medico del lavoro della Solvay a dire nel '69, bisogna allontanare gli uomini dalle autoclavi, perchè dentro si arrivava a quindicimila parti per milione. Il signor Arlotti invece ha continuato ad entrare nelle autoclavi, per pulirle con il raschietto, fino al 1976 e negli anni a seguire le fughe di cloruro di vinile si cercavano con il naso.


MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"In sala c'erano vari ponti, dove c'erano delle pompette che toglievano il gas dove si sentiva che c'era il gas"

D - Degli allarmi?

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Sì, degli allarmi che suonavano in galleria, noi andavamo a vedere a naso dove c'erano queste fughe"

D - Ma gli allarmi quando suonavano?

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Quando arrivava il gas, ad esempio se l'allarme suonava che a 20 ppm 30 ppm, dove c'era la fuga ce n'era molto di più"

D - Quanti per esempio?


MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Cento , centocinquanta ppm, secondo la perdita e noi a naso andavamo a vedere dove c'era questa perdita"

D - Senta ma che si ricordi lei quante volte è successo perché un allarme…

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Succedeva, succedeva"

D - Il numero non se lo ricorda?

MARIO ARLOTTI - autoclavista Solvay
"Tre o quattro volte in un giorno, come poteva accadere che non suonasse per un'intera giornata ma suonava spesso"

D - L'altra sera cosa è successo? Cos 'è che ha visto?

CONDOMINA PALAZZO SITUATO VICINO AL PETROLCHIMICO
"Mi sono alzata e mi sembrava fosse tornata la neve, invece era questa famosa polverina che…"

D- Che si era depositata tutta per terra e lei ce l'ha proprio qui (sul vetro della finestra)

Autrice
Due signore che lavoravano nella fabbrica mi dicono che a volte, quando attraversavano il piazzale, si smagliavano le calze di naylon. Ma la Solvay nel '98 chiude perché non c'è più interesse a lavorare il cvm, e pensa di vendere i terreni, solo che e' richiesta l'idoneità, e qui, giù fino alla falda, c'è mercurio, cvm, cloruro di metile e cloroformio. E allora l'azienda si autodenuncia, cosi' si depenalizza.

IVANO GRALDI - Direttore ARPA Ferrara
"Chi ha fatto l'autodenuncia in pratica si depenalizza. Tu dichiaralo ed io non ti faccio niente"

D - Ma cosa c'e' dentro l'acqua di falda?

IVANO GRALDI - Direttore ARPA Ferrara
"Qui troviamo diclorometano, triclorometano, tetraclorometano, tricloroetilene, tetracloroetilene, 1122 tetracloroetano, 112 tricloretano, e così via nelle acque di falda. Nei terreni di queste aree soggette ad investigazioni e progetto di bonifica troviamo ancora delle contaminazioni derivanti quasi esclusivamente da sali di mercurio"

D - Volevo sapere c'è un problema per la falda o no?

MASSIMO PIERPAOLI - Medico di base
"Ed è un pericolo tanto vero che attualmente la Solvay continua a mantenere in funzione le pompe di falda, pompa continuamente acqua, pur avendo dismesso ogni lavorazione, pur essendo chiuso il reparto, perché teme che se smette di pompare sollevandosi la falda vada a slavare il terreno da quelle vecchie sostanze, da quelle vecchie lavorazioni che stanno lì, e venga immesso nella rete fluviale, in falda. A distanza circa di 506 metri da queste falde che sono sottostanti alla Solvay ci sono i posti di prelievo delle potabili dell'acquedotto cittadino"

D - Ma a tutti quegli enti, pagati con i nostri soldi, per fare i controlli, perche' non sono mai andati prima a vedere cosa succedeva?

IVANO GRALDI - Direttore ARPA Ferrara
"Potevo avere il sospetto che quell'area lì fosse inquinata, potevo anche averlo come sospetto, potevo averlo agli inizi degli anni '90, dopodiché io dovevo entrare, e già lì dovevo motivare il perché entravo, dovevo fare dei sondaggi ma se questi sondaggi qui poi non dimostravano niente, a parte che avremmo messo in piedi un contenzioso con queste attività qui che io, onestamente, non so neanche se la cosa sarebbe stata possibile"

Autrice
Chi è pagato con denaro pubblico per fare i controlli, deve fare una sola cosa: i controlli. E qui non sono mai stati fatti.
Intanto sono passati tre anni e la Solvay ha buttato giù tutto. Dice di aver ripulito questa zona contaminata dal mercurio, e poi l'ha venduta a nuove aziende. Ma per la parte più consistente, da questa parte, che cosa si aspetta?
E qui c'è roba tosta, secondo l'Arpa, è mercurio clorometani, pvc, cloruro di vinile, cadmio, acetato di vinile, tutta roba cancerogena che si e' via via accumulata a partire dagli anni 40. Da tre lo sanno tutti. Se questa cosa fosse successa nell'orto di un povero cristo, e a quest'ora non avesse messo a posto secondo le prescrizioni di legge, sarebbe già in galera.
Intanto si indaga sulla morte di 43 persone che lavoravano la' dentro, poi quelli di questo quartiere, i malati e i pensionati dell'azienda che nessuno controlla più.

LUIGI ONESTINI - Sindacalisti Solvay Ferrara
"A me non interessa che venga condannato il direttore o i direttori della Solvay, a me non interessa niente. Io non posso pensare di essere risarcito, voglio dire per me una cifra che per me è spropositata, con 500 milioni, io con 500 milioni non sono risarcito perché la mia vita non ha prezzo, non sono presuntuoso, non ha prezzo. Io non posso essere risarcito"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Precisiamo che la procura di Ferrara sta cercando le evidenze, ma all'oggi nessuno è indagato. Qualora si arrivasse ad un processo, i familiari delle vittime e gli ex dipendenti a rischio vorrebbero solo un incremento alla miserabile pensione in nome del profitto e del progresso che è stato fatto sulla loro pelle.
E Ad averne beneficiato siamo in tanti e in tanti stanno pagando.
Brindisi: l'incidenza di malattie considerate conseguenza diretta dell'attività degli stabilimenti chimici è del 48%. Gli avvisi di garanzia emessi dalla procura di Brindisi riguardano 68 dirigenti delle societa' Enichem, Montedison, Evc.
L'imputazione e' di strage colposa e disastro ambientale.
Manfredonia: a Giugno inizierà il processo a due medici del lavoro e dieci dirigenti del''ex Enichem, l'ipotesi e' di omicidio colposo plurimo per la morte di ventuno operai.
Gela: uno studio dell'Organizzazione mondiale della Sanita' dice che i casi di leucemia osservati sono 150 volte superiori a quelli attesi. La Magistratura ha bloccato un impianto Agip perché non rispetta le norme sull'inquinamento. E la popolazione è scesa in piazza: teme per i posti di lavoro.
Gli anni passano, ma non cambia granché. E adesso facciamoci in giro sui meravigliosi laghi di Mantova


Lago


D - Senta è buono il pesce che si pesca qua?

PESCATORI
"E no signora, è meglio neanche pensarci"

D - E voi cosa fate? Lo buttate via?

PESCATORI
"Sì, via…dentro"

D - Pescate per hobby?

PESCATORI
" Be' certo"

D - Anche voi? Cioè venite qua a pescare per ributtarlo? Ma non lo mangiate il pesce no? O sì?

PESCATORI
"È un suicidio, signora"

PAOLO RABITTI - Ingegnere urbanista
"La gente viene qua e gli si dice di non mangiare il pesce, guai a te se fai il bagno…cosa vuole che vengano a fare? Vengono a vedere i monumenti della città e poi se ne vanno"

Autrice
Questi bellissimi laghi intorno a Mantova sono morti, perché in cima al lago, e in riva al Mincio, che e' morto anche lui, c'è il suo bel petrolchimico. Che sarebbe anche da ringraziare se non fosse stato costruito a ridosso delle palazzine, a poco più di un chilometro dal centro storico della città di Mantova, nella bassa dove non tira mai il vento: sei mesi d'afa e sei di nebbia e tutto rimane fermo qui. E lui, il petrolchimico, in barba a qualunque legge, si e' fatto i fatti suoi per più di quarant'anni anni.

SERGIO LUCCHI - Direttore petrolchimico Mantova
"Ci sono stati degli sversamenti quindi parliamo di oltre dieci anni fa, quindici anni fa, all'interno degli stabilimenti. Questi sversamenti hanno contaminato la falda, la falda siccome cammina poteva uscire dallo stabilimento e inquinare le acque esterne, addirittura questo è avvenuto tredici, quattordici anni fa"

PAOLO RABITTI - Ingegnere urbanista
"Dal petrolchimico si erano smaltite nell'acqua del Mincio quasi 100 tonnellate di mercurio, tenga presente che 100 tonnellate di mercurio è una roba terrificante. Tutti hanno detto che ero pazzo, sta di fatto che adesso la costruzione della conca del porto è bloccata perché hanno trovato del mercurio nei fanghi in concentrazioni elevatissime. Comunque il pesce dei laghi di Mantova è tuttora non commestibile perché pieno di mercurio"

Autrice
Si chiama polistirene e polistirolo, il materiale con cui si fanno i computer, gli interni dei frigoriferi e l'infinita applicazione degli imballi.
Il prodotto base è il benzene, e quando le esalazioni sono elevate viene la leucemia

RAGAZZO
"Nella cartella clinica di mio padre i dottori dell'ospedale di Verona hanno scritto che è scientificamente noto che il benzene è una causa di leucemia. Il mio papà ha lavorato in reparti dove trattavano il benzene, parliamo di anni fa, adesso penso che la sicurezza sia migliorata.
Queste sono le case dell' Edison che hanno venduto ai dipendenti dell' Edison

D - E mi dicevi che soltanto in questo palazzo ci sono stati altri due casi

PAOLO SACCANI - Responsabile inceneritore petrolchimico Mantova
"Scusi io faccio una domanda a lei, tanto per capire: oggi lei sa che il benzene è cancerogeno, lo sa da dieci anni, prima nessuno lo sapeva. Sono stati gli americani a dirci che è cancerogeno il benzene. Allora a questo punto se prima non lo sapevamo come facciamo ad essere colpevoli per prima? Adesso la domanda che le faccio è questa se lei oggi mangia le zucche e salta fuori che sono cancerogene tra un anno, tutte le zucche che abbiamo mangiato che cosa facciamo?"

A dire il vero che il benzene è cancerogeno lo si sa da cinquanta anni e dal '78 le agenzie americane di riferimento per la tutela della salute sentenziano: ridurre l'esposizione a 3 mg, l'Enichem ha continuato ad adottare il limite di 32 mg fino al '96

BRUNO CAVALLETTO - Turnista petrolchimico Mantova
"Io ho firmato il contratto in cui mi è stato detto che se andavo a lavorare in un posto dove c'era il mercurio, c'era molto caldo e c' erano da fare i turni e per questo mi sarebbe stata pagata anche una indennità disagiata ma non mi è stato detto che mi davano l'indennità perché potevo rischiare la pelle, la vita, potevo rischiare un tumore. Io quello non l'ho capito perché non me l'hanno detto se me l'avessero detto forse l'avrei capito e forse non avrei firmato, non lo so, però so che non me l'hanno detto"

D - Ma la diagnosi che cos'era?

NATALINO PERAZZOLO - insaccatore petrolchimico Marghera
Dermatofibrosarcoma, composto da dodici linfonodi

Autrice
Sono 207 le persone morte fra i dipendenti della fabbrica e gli abitanti dei quartieri vicino allo stabilimento, il sospetto è l'esposizione al benzene, stirene e diossina. Nel '99 due consiglieri comunali, figli e vedove presentano un esposto alla Magistratura e nell' Aprile del 2001 la procura di Mantova apre un'inchiesta e gli indagati sono sempre loro Cefis, Necci, si aggiunge anche Cragnotti, l'accusa di omicidio colposo plurimo e disastro ambientale doloso.
Ma l'Asl, allora Usl, che aveva il compito di fare le ispezioni per vedere se dentro queste fabbriche si prendevano le precauzioni per la tutela degli operai, dov'era?

PAOLO RICCI - Ispettore Asl Mantova
"Io nel 1988 approdo al servizio di Medicina del Lavoro dell' Usl di Mantova e la prima cosa che faccio è proporre alla mia amministrazione di condurre un'indagine epidemiologica sui lavoratori del petrolchimico esposti a molte sostanze cancerogene e qui ricevo il primo stop"

D - Da chi?

PAOLO RICCI - Ispettore Asl Mantova
"Dalla stessa amministrazione perché la motivazione era che non valeva spendere risorse per i morti, per il passato perché bisognava preoccuparsi del presente e soprattutto del futuro. Non convinto di questo ho cercato di capire come stavano le cose"

D - Senta ma questo stop chi gliel'ha dato fisicamente?

PAOLO RICCI - Ispettore Asl Mantova
"Questo stop mi è stato dato dalla…vuole il nome?"

D - Sarebbe meglio

Silenzio dell'intervistato

Autrice
Alla meta' degli anni 70 Montedison costruisce questo inceneritore, uno dei più moderni d'Italia. E qui si bruciano i rifiuti della fabbrica e quelli che provengono da tutte le parti d'Italia.

PAOLO RABITTI - Ingegnere urbanista
"Era un inceneritore che era stato costruito per smaltire rifiuti tossico nocivi che provenivano dalla lavorazione interna al petrolchimico ma anche bruciavano medicinali che provenivano dall'esterno e anche questo è piuttosto pericoloso perché nei medicinali vi è una concentrazione di inquinanti molto forti, tant'è vero che l'inceneritore era stato chiuso perché usciva con delle concentrazioni quattro volte superiori le attese di mercurio. Io non so che cosa ci sia uscito, sicuramente niente di nuovo, però vorrei sapere cosa ci è entrato"

PAOLO SACCANI - Responsabile inceneritore petrolchimico Mantova
"Abbiamo bruciato materiali interni. Terre, terre nostre di cui conoscevamo benissimo la provenienza, terre dell' Enichem, della Montedison allora"

D - Lei dice che le terre che sono arrivate qua ne conoscevamo la provenienza?

PAOLO SACCANI - Responsabile inceneritore petrolchimico Mantova
"Certamente"

Autrice
Chi abita attorno alla fabbrica, a Maggio dell' '80, vede ingiallire le piante del giardino, come la signora che abita in questa casa gialla, a un passo dal petrolchimico.

SIGNORA
"Questa magnolia è una pianta sempreverde. Andavamo a letto la sera e il pomeriggio la pianta era verde, aveva le foglie verdi, la mattina dopo andavi fuori dal cancello e guardavi la pianta e questa aveva le foglie tutte bruciate"

Autrice
Passano una decina d'anni e in questi quartieri, addosso alla fabbrica, il medico di base comincia vedere qualcosa che non va

LAURA COSTANI - Medico di base
"Nei primi anni '90 mi sono accorta di una frequenza molto alta di tumori di vario genere tra i miei assistiti, molto, molto alta al punto da trovare interi caseggiati dove le persone all'interno degli appartamenti erano quasi tutte colpite da forme tumorali. In mezzo a queste forme comunque mi sono accorta di alcuni casi di neoplasia piuttosto rara, cioè sarcomi di tessuti molli, sono delle neoplasie rarissime che un medico nella sua vita in genere vede una o massimo due volte in trent'anni quaranta di carriera, io nel giro di pochi anni ne ho viste cinque tra persone che abitavano a cinquanta metri l'una dall'altra"

PIETRO COMBA - Istituto Superiore di Sanità
"In quell'area anni il rischio di avere un sarcoma dei tessuti molli è circa trenta volte maggiore che nel resto del territorio di Mantova e dei comuni limitrofi"

D - E questo voi siete andati a capire perché?

PIETRO COMBA - Istituto Superiore di Sanità
"Noi abbiamo fatto un ipotesi, noi pensiamo che possa essere stata la esposizione a diossina a causare questi casi"

D - Ma mi dica una cosa voi temete che i rifiuti di Seveso siano stati bruciati nell'inceneritore qua?

PAOLO RABITTI - Ingegnere urbanista
"Noi temiamo che qui sia successo qualcosa di veramente importante e di grave"

PAOLO SACCANI - Responsabile inceneritore petrolchimico Mantova
"Intanto le devo dire che qua i fusti non arrivavano, perché arrivava lo sfuso semmai, in fusti non è mai arrivato niente perché la macchina non era in grado di trattare fusti e non lo è tuttora"

PAOLO RABITTI - Ingegnere urbanista
"Quello che è successo non è secondo me imputabile ad un "normale" inquinamento di tipo industriale perché altrimenti sarebbe successo in altri posti dove ci sono impianti di questo genere"

D - Insomma lei ce la metterebbe la mano sul fuoco?

PAOLO SACCANI - Responsabile inceneritore petrolchimico Mantova
Certamente che ce la metterei, l'ho fatto io si figuri se non ce la metterei

LAURA COSTANI - Medico di base
"Gli stabilimenti del petrolchimico sono posizionati a partire da questa zona in là e uno tra primi casi in questa abitazione (indica casello ferroviario), vicinissimo, a ridosso"

D -Ecco che caso era?

LAURA COSTANI - Medico di base
Un sarcoma dei tessuti molli

D - Cioè che cosa vuol dire?

LAURA COSTANI - Medico di base
"Sarcoma dei tessuti molli significa una forma tumorale molto grave che colpisce i tessuti di sostegno dei vari organi"

D - Era una persona anziana?

LAURA COSTANI - Medico di base
"No una persona giovane che non lavorava, che non aveva mai lavorato in una industria chimica"

SIGNORA
"Mia mamma quando si è ammalata aveva 49 anni e quando è deceduta ne aveva 51"

LAURA COSTANI - Medico di base
"Per otto anni sono stati segnalati venticinque casi di sarcomi ed è una cosa statisticamente molto significativa perché invece quelli che si sarebbero dovute attendere sarebbero stati tra gli otto e i nove"

RAGAZZO
"E qui mia madre è durante la malattia praticamente (indica foto). Si è ammalata a 37 anni ed è morta a 39 anni. La deduzione è quella di non abitare vicino ad aziende così grosse, di scappare via, se lo avessi saputo prima sicuramente ma ero troppo giovane non toccava a me prendere certe decisioni"

SERGIO LUCCHI - Direttore petrolchimico Mantova
"Sui bidoni di Seveso non posso dire niente, io parlo della mia gestione. Quando dico che qua non si bruciano per esempio materiale contenente cloro sono in grado di dimostrarlo"

D - Questo è vero ma a quell'epoca lei qui non c'era

SERGIO LUCCHI - Direttore petrolchimico Mantova
"Quindi per quanto riguarda l'epoca dico che secondo me la cosa è indimostrabile"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Insomma le sono verità che non si riescono a dimostrare sono tante. Nel caso di Seveso, i sospetti si diffondono perché nessuno sa dove siano finiti i bidoni con dentro il più micidiale veleno mai inventato dall'uomo. Per ora l'I.S.S. sta analizzando i sedimenti del fiume. Per completezza di informazione, l'inceneritore da dieci anni non brucia più rifiuti che contengono cloro, e dal '96 L'Enichem ha ridotto le esposizioni al benzene , nonostante la legge che fissa i limiti risalga solamente ad un anno fa.

"IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, IL TRIBUNALE DI VENEZIA, PRIMA SEZIONE PENALE PRONUNCIA LA SEGUENTE SENTENZA: VISTO L'ARTICOLO 531 DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE DICHIARA DI NON DOVERSI PROVEDERE NEI CONFRONTI DI CEFIS EUGENIO"

Autrice
Alle ore 16 del due Novembre 2001 dopo tre anni e mezzo, 27.000 pagine di atti e centinaia di perizie, Il processo al petrolchimico di Marghera, si chiude. Il capi d'imputazione riguardano la salute degli operai e il danno all'ambiente. Per quel che riguarda la salute i punti sono diversi, il primo: l'azienda sarebbe responsabile delle varie forme di tumore al fegato ai danni degli operai che hanno lavorato a contatto con il cloruro di vinile monomero poiche':

PIETRO COMBA - Istituto Superiore di Sanità
"Il cloruro di vinile è responsabile del tumore epatico sia come angiosarcoma sia come carcinoma epatocellulare, è responsabile di alcune malattie epatiche non tumorali"

Autrice
Pertanto il Pubblico Ministero chiede la condanna dei vertici Montedison ed Enichem. E questa e' la sentenza:

"VISTO L'ARTICOLO 530 DI PREOCEDURA PENALE, ASSOLVE I PRESENTI IMPUTATI PERCHE' IL FATTO NON COSTITUISCE REATO"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
L'unica forma di tumore scientificamente correlabile al cvm e' l'angiosarcoma epatico, ed e' datata 1974. Prima non si sapeva, dopo sono state prese le precauzioni. Eppure la notizia che il cloruro di vinile e' cancerogeno risale al 1969, precisata nel '70, confermata nel '72, ribadita nel '73. Una lettera della Montedison del '74 dice "ne eravamo a conoscenza ma l'abbiamo tenuto segreto. E in seguito non è stata tutelata la salute perche' questa lista di persone, il documento è Montedison, doveva essere spostata di reparto perche' aveva problemi al fegato e ai polmoni, e invece non vengono spostati per anni. Zecchinato Gianfranco, per esempio, deve essere spostato nell' '83, lo spostano a febbraio dell''86, muore un mese dopo per angiosarcoma. Trenta giorni piu' tardi il medico di fabbrica lo da ancora miracolosamente presente in reparto.
Tullio Faggian è da spostare nel '75, viene spostato a giugno del '94, muore nel '99 per angiosarcoma.
Il Pubblico Ministero chiede la condanna dei responsabili. E questa è la sentenza

"ASSOLVE I PREDETTI IMPUTATI DAI REATI DI OMICIDIO COLPOSO PER ANGIOSARCOMA EPATICO PERCHE' IL FATTO NON COSTITUISCE REATO"


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Una fabbrica chimica non e' esattamente un luogo salubre, ma le leggi che regolamentano le emissioni arrivano negli anni 80. Secondo il pubblico Ministero le leggi a tutela della salute dei lavoratori c'erano già dagli anni 50, bastava applicarle.

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"Le leggi ci sono sempre state, le leggi a tutela dei lavoratori risalgono quantomeno agli anni 50"

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"Noi abbiamo a che fare con norme del codice penale non con dei Decreti del Presidente della Repubblica del 1950. È il codice penale che sta alla base dei processi penali e che punisce l'omicidio colposo, la strage etc, etc…"

FELICE CASSON - Sostituto procuratore Procura di Venezia
"Il codice penale bisogna leggerlo per bene e fino in fondo, come sanno tutti gli studenti di università fin dai primi anni. Ricordo come esistono due norme fondamentali per i reati colposi come l'omicidio colposo che sono inserite nel codice penale. La prima norma è quella dell'Art. 589 che punisce chiunque cagiona per colpa la morte di una persona, in più esiste un articolo fondamentale nella parte generale che è l'Art. 43 che dice: il delitto è colposo quando l'evento si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline quindi anche di natura amministrativa, così come è successo a Porto Marghera"


IN STUDIO MILENA GABANELLI
"E questa è la sentenza"

"VISTO L'ARTICOLO 530 DI PREOCEDURA PENALE, ASSOLVE I PREDETTI IMPUTATI DAL REATO DI DISASTRO INNOMINATO COLPOSO PER CONDOTTE TENUTE FINO A TUTTO L'ANNO 1973, PERCHE' IL FATTO NON COSTITUISCE REATO"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Quindi ha prevalso la tesi che fino alla fine del '73 nessuno sapeva e tantomeno c'erano leggi. Mentre dal 74 in poi sarebbe stato fatto tutto il possibile, ma una lettera Montedison dice di fare la manutenzione agli impianti il meno possibile. Se nel corso degli anni 160 persone sono morte e 103 si sono ammalate, è perchè bevevano o fumavano, o comunque non e' scientificamente dimostrabile che sia colpa dell'esposizione al cloruro di vinile.

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"A basse esposizioni non c'è uno straccio di prova che dica che il cvm ha un qualche effetto sulla salute, questo emerge in modo chiarissimo, sono stati sentiti i rappresentanti ufficiali del Organizzazione mondiale della Sanità nella sua filiale di Lione, sono stati sentiti al processo e l'hanno detto chiaramente"

GIANPAOLO SCHIESARO - Avvocatura di Stato
"Chi me lo dice questo? Che l'esposizione successiva a dosi inferiori è irrilevante? Chi l'ha detto? Lo dice la scienza? No, la scienza non ha neanche detto questo"

FELICE CASSON - Sostituto procuratore procura di Venezia
"Anche lo studio Iarc del 2000, poi pubblicato nel 2001, deve essere letto bene, perché nella parte finale questo studio Iarc dice proprio esattamente il contrario, dice che esistono dei rischi di tumore anche a limiti molto bassi, in particolare anche nel rispetto dei limiti che attualmente sono fissati dalle normative internazionali e nazionali"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
L'ultimo studio dello Iarc di Lione dice che con l'esposizione comulativa, negli anni si sviluppano tutte le forme di tumore al fegato, mentre per il polmone nulla è provato, ad esclusione degli insaccatori di Porto Marghera. Li' muoiono più che da altre parti. .
Pertanto il Pubblico Ministero chiede la condanna dei dirigenti Enichem e Montedison.
E questa e' la sentenza.

"VISTO L'ART. 530 CODICE DI PROCEDURA PENALE ASSOLVE TUTTI GLI IMPUTATI DI CUI AL CAPO PRIMO DI IMPUTAZIONE DAI REATI DI LESIONI PERSONALI COLPOSE E DI OMICIDIO COLPOSO PER CONDOTTE TENUTE IN EPOCA SUCCESSIVA ALL'ANNO 1973 PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
E poi c'è l'inquinamento del terreno e l'avvelenamento della laguna. Sono decine le discariche non autorizzate con centinaia di migliaia di metri cubi
Di rifiuti tossici, rifiuti speciali, rifiuti radioattivi. E nel terreno , fino a 20 metri di profondità si trova: l'arsenico 60 volte sopra i limiti di legge, Il mercurio, 140 volte sopra i limiti, l'ammoniaca, fino a 1400 volte sopra nei controlli del giugno del '95, solventi aromatici 230 volte. Ma le responsabilità si perdono negli anni. Ce ne sono alcune che invece, secondo il Pubblico Ministero sono attribuibili ad un periodo e ad una gestione precisa.
Ma le responsabilità si perdono negli anni. Ce ne sono alcune che invece sono chiare e precise

FELICE CASSON - Sostituto procuratore procura di Venezia
"Nell'ambito del processo abbiamo rilevato degli scarichi pesantissimi da parte del petrolchimico di porto Marghera anche fino agli anni '98 e '99"

FEDERICO STELLA - Avvocato difesa Enichem
"È una accusa assolutamente ingiustificata, ingiusta e inconsistente. Il contributo dato dal petrolchimico, io parlo per la gestione Enichem, è assolutamente insignificante"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Solo alcuni dati relativi alla gestione Enichem. La legge dice che il limite di scarico per gli organo clorurati e' 0,05 e siamo a 0,40 cioè 8 volte di più, nel 1996
Sempre nel '96, l'ammoniaca: il limite è cinque e siamo a 16.70; organoclorurati, nel mese di Novembre del '98 e' stato scaricato in acqua più del doppio consentito. Veleni che finiscono nelle vongole e vengono pescate abusivamente nei canali inquinati in enormi quantità, fino a 300 chili per volta, e che poi finiscono sui mercati. La quantità di diossina secondo le perizie dell'accusa è elevatissima. Ad un adulto di 70 chili sono sufficienti 26 gr. di queste vongole per superare il limite giornaliero di sicurezza fissato dall'Organizzazione mondiale della Sanita'. 26 grammi sono una porzione scarsa, ma se le mangio io che non peso 70 chili, ma 49, o un bambino che ne pesa 20 di chili o una donna incinta, il problema aumenta.
Il P. M. chiede la condanna e questa e' la sentenza:

"LI ASSOLVE PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE. LI ASSOLVE PERCHE' IL FATTO NON COSTITUISCE REATO"

D - Dopo questa sentenza lei cosa intende fare?

FELICE CASSON - Sostituto procuratore procura di Venezia
"Vedremo quando verranno depositate le motivazioni"

D - Pensa di ricorrere in Appello?


FELICE CASSON - Sostituto procuratore procura di Venezia
"Credo che sia scontato"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Le motivazioni di questo dispositivo non sono ancora note. Il tribunale visto le perizie prodotte dal Pubblico Ministero e quelle della difesa, cioe' Enichem e Montedison, ha stabilito che quelle della difesa erano più attendibili. Vale la pena di conoscere qualche effetto prodotto da questo processo: a poche ore dalla sentenza, Montedison si accorda con il Ministero dell'Ambiente per un risarcimento di 550 miliardi come contributo alle opere di bonifica. Lo Stato ne aveva chiesti 7.000 miliardi di lire. Nel '98, a processo appena iniziato, Enichem si accorda con alcuni familiari delle vittime per un risarcimento di circa 70 miliardi di lire, in cambio queste parti civili devono ritirarsi dal processo. La prossima sentenza alla Corte d'appello.

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