Rai 3
Televideo

Puntata del 14/01/2001

SOTTO CONTROLLO

in onda il 14.01.01

di - Società

SOTTO CONTROLLO

Autori: Francesco Lombardi
Autori: Stefania Rimini
Argomenti: Società
Stagioni: 2001

"Chi fa la spia di professione, non gode di una buona reputazione - dice L'ex spia Jack Shirley, trent'anni di onorata carriera nella Cia. "Spiare" É una parola sporca in tutto il mondo. Ma e' un male necessario. Anche se oggi lo spionaggio viene giu' dal cielo col satellite... il lavoro della Spia e' insostituibile".

Se lo dice Jack Shirley ci crediamo, ma resta il fatto che lo sviluppo delle tecnologie di comunicazione su base elettronica ha comportato un aumento delle possibilita' di intercettazione e, parallelamente, del livello di controllo cui siamo tutti sottoposti. Una prova? Cominciamo dalla nostra esperienza quotidiana, da quello che salta agli occhi.
Per esempio, facciamo un giro nel centro storico di una citta' di provincia come Verona e vediamo quante telecamere sono state installate: in Via Venti Settembre, quattro. In Stradone Porta Palio, sette. In Via Corso Cavour, otto. Non sono solo le banche e le gioiellerie a filmare i clienti. Anche il Posto telefonico pubblico e' interessato a sapere chi entra. Una telecamera e' puntata anche sulla tabaccheria. Persino il negozio di penne filma gli aspiranti scrittori, mentre chi va a fare le prove del coro viene ripreso sia da destra che da sinistra. Anche la casa di cura e' interessata a riprendere pazienti e visitatori. Ma tutto questo e' legale?

"Si', purche' vengano rispettate alcune precauzioni - dice Claudio Manganelli, garante della privacy - per esempio l'inquadratura deve essere limitata allo spazio antistante l'area che si vuole sorvegliare"

Solo lo spazio antistante? La sede della provincia in piazza dei signori e' sorvegliata da una telecamera che riprende tutta la strada, non solo l'ingresso. È accettabile?

"È accettabile se le persone non vengono riprese nel dettaglio e non sono riconoscibili" spiega il garante della privacy.

Sono riconoscibili questi venditori ambulanti e tutti quelli che passano? Certamente si'. In teoria quindi quella telecamera sarebbe illegittima. D'altra parte, una telecamera che non rende riconoscibili le facce, a cosa serve?

Ma adesso andiamo a vedere a Napoli. Anche qui sono state installatediverse telecamere. In Via Santa Lucia, quattro. In Via Medina, cinque. In Piazza Garibaldi, otto. In Piazza Plebiscito non si puo' passare senza essere ripresi dai dieci occhi elettronici che la sorvegliano.

D - ma se io non volessi essere ripresa mentre passo, posso oppormi?

"No, lei non puo'"dice il garante della privacy

A Torino sono andati oltre, hanno pensato di mettere le telecamere anche sugli autobus. Pero' si sono preoccupati di rispettare le regole fissate dal garante della riservatezza: ci sono cartelli che avvertono della presenza delle telecamere e le riprese vengono conservate solo per 24 ore, dopodiche' se non succede niente, vengono cancellate. I crimini sugli autobus sono calati di circa il 5%.

Resta il fatto che il numero di telecamere installate in Italia e' stimabile in un milione. E chi e' che puo' andare a controllare uno per uno che vengano cancellati un milione di nastri, tutti i giorni? Come si fa ad impedire che le riprese vengano usate non solo come deterrente per i criminali ma anche per esempio per studiare i nostri comportamenti di acquisto?

E a proposito di acquisti, quando ci troviamo la buchetta piena di pubblicita' che nessuno ha mai richiesto, indirizzata proprio a noi, quell'indirizzo li', chi glielo ha dato? Andiamo per esclusione. Per chi e' cattolico, molti dati personali vengono raccolti in chiesa. Sono forse le parrocchie che forniscono gli indirizzi?

"Noi non forniamo assolutamente indirizzi" dice Don Amos Chiarello, parroco.

Quindi l'indicazione degli indirizzi non parte dalle parrocchie. Allora Vediamo, saranno le anagrafi che li rilasciano?

"Se un'azienda ci chiede un elenco di nominativi noi non possiamo fornirglieli" dice Paolo Miliozzi dell'anagrafe di Roma.

Anche l'anagrafe non puo' fornire liste di indirizzi, quindi, a meno che non li prendano a caso dall'elenco del telefono, come fanno le ditte a trovarli? Il problema riguarda soprattutto i minori, per i quali esiste il divieto assoluto di rilasciare dati. Eppure, proprio le famiglie con bambini sono quelle piu' molestate dalla pubblicita', come per esempio e' capitato alla famiglia Baroni.

"Mia figlia e' vissuta solo un giorno e mezzo, e in quel giorno e mezzo i suoi dati hanno fatto il giro d'Italia - denuncia Graziella Pelosi Baroni, mamma di Vittoria - arrivavano pubblicita' di pannolini, campioni di creme, inviti a provinitelevisivi... ogni volta era una pugnalata".

La famiglia baroni a un certo punto si e' stancata e ha chiesto alle ditte che inviavano pubblicita' dove avessero trovato l'indirizzo della figlia deceduta. Il direttore della Blow in ha risposto che lui era un ex ispettore di polizia per cui potevano stare tranquilli, e ha allegato come prova la fotocopia del suo tesserino. Ha poi risposto di averli avuti dall'anagrafe di Roma. L' anagrafe di Roma ha replicato che loro non glieli avevano mai dati. Allora la Blow in ha cambiato versione e ha detto di averli comprati da una ditta di Monza, la Cedap. Noi abbiamo telefonato a chi era amministratore delegato della Cedap all' epoca dei fatti, poiche' nel frattempo la Cedap e' diventata una societa' che crea profili di potenziali consumatori.

Secondo l'ex amministratore delegato della Cedap, i comuni darebbero i nomi di minori con le liste elettorali. Allora andiamo a vedere che cosa e' possibile sapere dalle liste elettorali... Togliersi dall'elenco del telefono per non farsi trovare non serve a niente: sulle liste elettorali siamo iscritti con nome, cognome, indirizzo e l'elenco e' pubblico. Le liste elettorali sono una vera miniera di informazioni per chi vuole farsi i fatti degli altri ovvero vuol trovare nuovi clienti a costo zero. Per le donne e' indicato anche il cognome del marito, quindi chiunque puo' venire a sapere per esempio che Melega Anna e' sposata col signor Santi, mentre magari vive col signor Diavoli. Inoltre e' indicata la professione: imprenditore, appartenente ai corpi di polizia, ufficiale in servizio effettivo permanente, impiegato....e compare anche il titolo di studio.

Il testo unico della legge dice, all'articolo 51, che chiunque puo' copiare, stampare o mettere in vendita le liste elettorali del comune.

Il senso della pubblicita' delle liste e' di garantire il controllo popolare sulla regolarita' delle operazioni di voto. Vediamo se e' proprio quello che sta facendo questaragazza.

"Sto trascrivendo indirizzi per conto di una banca" ammette candidamente lei.

"Alcuni vengono a gruppi - dice Sergio Santi, responsabile dell'ufficio elettorale del comune di Bologna - in sei mesi sono venute almeno 140 persone, alcune piu' volte. Noi non possiamo chiedere loro per quale motivo vogliono consultare le liste elettorali. Addirittura a me e' capitato che una persona voleva acquistare tutte le liste su dischetto in blocco, e quando gli e' stato detto che sarebbero costate non meno di 100 milioni, ha risposto che non era un problema".

Abbiamo capito bene? L'emissario di un'azienda si stava comprando nomi per 100 milioni. 330 mila nomi, tutti i residenti di Bologna gli costavano 100 milioni e non era un problema. È tutto legale, perche' la legge dice che i comuni possono vendere i nomi degli elettori, e ognuno fissa il prezzo che ritiene piu' giusto.

Ma torniamo al motivo per cui siamo venuti qua: e' vero che attraverso le liste elettorali si arriva ai nomi dei bambini?

"È vero - conferma Sergio Santi, responsabile ufficio elettorale comune di Bologna - non ne ho esperienza diretta, ma ne ho la certezza attraverso i contatti con gli altri colleghi all'interno della nostra associazione: ci sono comuni dove questa realta' esiste. Dei minori non si possono rilasciare i dati, ma l'ostacolo viene aggirato richiedendo elenchi di persone che hanno figli minori nella fascia d'eta' che interessa. I comuni non dovrebbero darli, ma fanno fatica a dire di no quando la richiesta proviene da un amministratore".

Quindi ecco come le aziende entrano in possesso dei dati riservati sui bambini: basta chiedere un favore a un semplice presidente di quartiere, che puo' avere questi elenchi ufficialmente per svolgere le sue funzioni di pubblico amministratore.

Se una persona non vuole ricevere pubblicita' indesiderata, puo' provare uno di questi sistemi: scrivere all'Anved, l'associazione delle vendite per corrispondenza, a Milano, oppure, se chiedere di essere cancellati dagli archivi non basta, ci si puo' rivolgere al garante della riservatezza con una segnalazione o un ricorso.

Ma chi veramente e' in grado di farci la radiografia, se vuole, e' il Ministero delle Finanze, che dispone dell'anagrafe tributaria. All'anagrafe tributaria, il codice fiscale e i dati anagrafici del contribuente vengono incrociati con le informazioni che arrivano dalle banche, dai comuni, dalle camere di commercio, dagli ordini professionali, dall'Enel, dall'Inps, dall'Inail, dalla Telecom, dall'Aci, dalla motorizzazione civile e cosi' via.

Il tesoro di dati contenuto nell'anagrafe tributaria non e' trattato direttamente dal Ministero delle Finanze. Dalla meta' degli anni settanta, il servizio lo gestisce in concessione la Sogei. La Sogei appartiene al gruppo Telecom. La Telecom e' oggi un gruppo privato, e ha a sua volta nelle proprie banche dati una serie di informazioni personali sugli utenti. Quello che ci interessa sapere e': come possiamo essere sicuri che la radiografia che ci fa l'anagrafe tributaria non venga utilizzata per scopi diversi da quelli per cui e' stata creata?

"Chiunque opera sugli archivi dell'anagrafe tributaria viene riconosciuto all'entrata e tutte le operazioni sul sistema vengono tracciate" spiega Mirella Levato, sistemi informativi dipartimento entrate.

Quindi, se qualcuno volesse approfittare di una tale massa di informazioni su noi tutti, la possibilita' tecnica di risalire a lui e' stata prevista. Chi invece puo' attingere legalmente alla rete di incroci attivabili dal fisco e' l'Urar tv, ovvero il servizio di riscossione del canone Rai.

In generale, le banche dati con la massa di informazioni personali che ci riguardano, come vengono gestite? Non certo a mano. Tutto passa per il computer. E quindi un altro problema e': i documenti scritti al computer garantiscono un'adeguata riservatezza? E qui cominciano i guai, soprattutto quando i documenti vengono inviati online, ovvero immessi in rete su Internet. Perche' potreste ricevere un documento "ficcanaso", ovvero un documento che, nel momento in cui lo aprite, va a riferire a colui che l'ha scritto che c'e' uno che lo sta leggendo, e che quell'uno siete voi, e quante volte lo leggete e a chi lo spedite. Uno dei programmi con cui si puo' mettere uno spioncino nei documenti sarebbe Word della Microsoft. Possibile? L'abbiamo chiesto proprio alla Microsoft.

"È vero - ammette Fabio Falzea della Microsoft - ma e' vero anche per tantissimi altri programmi, che possono contenere la possibilita' di comportamenti di questo tipo. Nel caso dei nostri programmi e' possibile disabilitare tale funzione, ma con altri non lo e', e io tecnicamente potrei non accorgermene".

Ma come si fa a difendersi dall'invisibile microspia? Secondo la Microsoft bisogna: primo, acquistare i programmi da societa' affidabili; secondo, comprare un buon antivirus; terzo, installare uno di quei programmi che controllano tutto quello che entra e che esce dal computer. Quindi, l'unico sistema per evitare di essere spiati e' quello di comprare altri programmi da quegli stessi produttori che hanno ideato i programmi con lo spioncino.

Se poi parliamo di un messaggio di posta elettronica, allora non c'e' neanche bisogno di particolari accorgimenti per carpire informazioni riservate.

"Il paragone corretto di una mail non e' con una lettera, ma con una cartolina - spiega Pierluigi Bonetti, tecnologo del server Cineca - i provider hanno la possibilita' tecnica di leggere il testo del messaggio cosi' come il postino ha la possibilita' tecnica di leggere una cartolina senza lasciare traccia".

I provider a cui tutti siamo abbonati, per esempio Tinit, Kataweb, Libero, Tiscali, Jumpy, Ciaoweb, hanno tecnicamente la possibilita' di leggere il testo dei nostri messaggi di posta elettronica. Ovviamente farlo sarebbe illegale, ma la possibilita' ce l'hanno, cosi' come hanno la possibilita' di sapere chi e' l'utente e che cosa sta guardando su internet in quel momento.

"Quando da' la password l'utente e' riconosciuto perche' si e' registrato in precedenza, quindi noi sappiamo che cosa sta guardando e siamo in grado di proporgli una pubblicita' mirata "spiega Alessandro Araimo, direttore Generale Jumpy.

Il mercato della raccolta pubblicitaria su internet e' stimabile intorno ai 100 miliardi. Per la pubblicita' pero' e' necessario conoscere il piu' possibile i potenziali clienti, e questo e' il motivo per cui tutti i grossi portali utilizzano dei sistemi di profilazione, ovvero cercano di farci il profilo, cioe' di sapere come siamo.

"Tutti i grandi portali utilizzano sistemi di profilazione - dice Paolo Ventafridda della B-Ware Technologies, un'azienda che progetta sistemi di profilazione - c'e' un sistema per capire se si e' profilati: se nella striscia dell'indirizzo url compaiono delle sigle strane, quello e' il sistema di profilazione che sta lavorando".

Per esempio, in questo caso il sito sta prendendo nota che a me interessano i Beatles. Quindi sanno chi sono, sanno cosa mi interessa e sanno anche che cosa sono andata a guardare. E per quanto tempo vengono conservate queste informazioni?

"Dipende dal server, anche per sempre" dice Pierluigi Bonetti, tecnologo del server Cineca.

E mentre loro i dati li possono conservare anche per sempre, noi senza accorgercene possiamo viceversa svenderli per sempre. Basta fare un acquisto su un sito americano: i nostri dati cominceranno a girare in rete da un'azienda all'altra senza nessuna restrizione. Siccome in america non esiste una tutela della privacy, l'Europa ha minacciato di bloccare i trasferimenti di dati su internet, a meno che le aziende americane non firmino un accordo di garanzia denominato "Porto Sicuro". Sapete quante l'hanno firmato finora? Una sola.

Vediamo ora se e' vero che chi ha il telefonino e' sempre rintracciabile, e in che modo. Abbiamo chiesto a tutti e quattro i gestori di telefonia mobile di spiegarci in che termini il telefonino ci rende rintracciabili. Non c'e' stata la corsa a chi rispondeva per primo. Wind ha detto che preferiva non fare l'intervista. Blu ha detto che preferiva non fare l'intervista perche' l'antimafia non avrebbe piacere che se ne parli. Tim ha detto: "l'intervista no, vi mandiamo un fax". L'unica che ha accettato di metterci una voce e una faccia e' stata Omnitel.

"La cella sa sempre dove si trova il telefono, altrimenti non funzionerebbe - spiega Carlo Fornaro, responsabile comunicazione della Omnitel - la precisione dipende dal raggio della cella, che va da qualche chilometro a un centinaio di metri".

In realta' un modo per ingannare per un po' la cella c'e', tutto dipende da come viene spento il telefonino: se invece di utilizzare il tasto di spegnimento si toglie la batteria, la cella non sa piu' se abbiamo spento o se ci troviamo in una zona dove non c'e' segnale.

Pero' appena lo riaccendo, la cella sa subito dove mi trovo con il telefono. Ma se io non lo riaccendessi affatto? Siamo rintracciabili anche con il telefono spento?

"No, il telefono quando e' spento e' spento"dice Benedetto Condreas della Ericsson.

Il telefonino quando e' spento e' spento, ma quando e' acceso... c'e' qualcuno che, seguendo gli spostamenti delle chiamate, vede dove ci troviamo?

"Non c'e' nessuno che guarda un computer o una mappa e vede dove si trova un telefono, c'e' un'informazione tecnica all'interno della rete del gestore, che va ricercata e decodificata e questo viene fatto solo in un caso: quando c'e' una richiesta motivata della magistratura" spiega Carlo Fornaro, responsabile comunicazione della Omnitel.

Mettiamo che nel 2010 la polizia voglia sapere dove ci trovavamo il 14 gennaio del 2001: e' possibile farlo servendosi delle tracce lasciate dalle chiamate, decodificandole.... anche dopo dieci anni?

"Noi abbiamo un'indicazione dalla direzione antimafia che ci impone di conservare questi dati, ed e' quello che facciamo" ci dice la Omnitel.

Nonostante tutte le garanzie e le precauzioni che vengono prese, intercettare una conversazione al cellulare e' facilissimo. Abbiamo fatto una prova: basta un'antenna e uno scanner in libera vendita e con un paio di milioni ci si puo' fare legalmente i fatti degli altri, perlomeno di tutti quelli che hanno un telefono etacs.

Oltre ad essere individuati, studiati e rintracciati a livello nazionale, noi italiani lo siamo anche a livello di unione europea, e in misura sempre crescente.

"L'unione europea ha tutta una serie di banche dati - dice Tony Bunynn, dell'organizzazione inglese Statewatch - c'e' Europol, l'archivio centrale di tutte le polizie, c'e' la banca dati di Schengen sugli immigrati, c'e' quella delle dogane, c'e' anche quella delle impronte digitali, ed e' in arrivo l'archivio centralizzato del dna. In Gran Bretagna abbiamo gia' un archivio del dna, e su 750.000 campioni di dna che ti prendono con la saliva, ce ne sono 50.000 che sono illegittimi perche' i possessori sono stati rilasciati o riconosciuti innocenti."

L'unione europea ha accettato in segreto la creazione di una rete di posti d'ascolto telefonici che passano sotto la sigla Enfopol.

"Enfopol e' stato un'iniziativa degli Stati Uniti - dice David Banisar, dell'organizzazione americana Privacy International - l'america ha studiato i sistemi con cui possono essere condotte le intercettazioni. Quindi ha fatto pressioni sull'unione europea perche' adottasse gli stessi standard tecnici in segreto"

L'Fbi ha indotto l'unione europea a predisporre una convenzione che permetterebbe di intercettare tutte le comunicazioni, anche quelle di chi e' sospettato di aver rubato una bicicletta o di chi vuole prender parte a una manifestazione di protesta al G7. Sta ai parlamenti nazionali di ratificarla entro due anni, e se passera', le aziende di telecomunicazioni europee dovranno lasciare una "porta di servizio" sempre aperta alle intercettazioni da parte delle autorita' di polizia.

Oltre tutto questo, scoppia il caso "Echelon". Volevamo vedere la faccia di Echelon, ed eccola la'. I palloni bianchi celano al loro interno dei grandi radar, puntati sui satelliti Intelsat, sui quali transitano le comunicazioni di tutto il mondo. La base americana di Bad Aibling, pochi chilometri a sud di Monaco, intercetterebbe soprattutto le comunicazioni di carattere finanziario con la Svizzera e il Liechtenstein. Ci lavorano 1600 americani, che hanno l'ordine di non parlare con i residenti stranieri, come si puo' vedere anche dalle recinzioni di filo spinato tutt'intorno alla base.

"Echelon consiste in una rete di stazioni molto segrete sparse per il mondo- spiega Nicky Hager, il ricercatore neozelandese che ha scoperto Echelon - L'obiettivo di Echelon non sono le nazioni nemiche o chi rappresenta una minaccia alla sicurezza, ma sono tutte le nazioni e tutti gli individui del mondo. L'altra stazione della rete Echelon e' quella di Palmer Street numero otto, a Londra. Un edificio molto comune e molto vecchio, al cui interno si trovano computer potentissimi. Il lavoro di questa stazione consiste nell'intercettazione di tutte le comunicazioni che transitano per Londra. La stazione piu' grande e' gestita direttamente dall'agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. È nel nord dell'Inghilterra e il suo nome e' Menwith Hill. È la piu' grande base di spionaggio del mondo. Puo' ascoltare e puo' vedere, attraverso il satellite, le microonde e i raggi infrarossi, ed e' puntata sull'Europa occidentale".

Sono state alcune donne a trovare le prove dell'esistenza di Echelon, entrando di nascosto nella base. Una era un'ostetrica, l'altra un'impiegata, oggi il loro scopo e' di far chiudere Menwith Hill. Facciamo un giro intorno alla base.

"Se io mettessi piede la' dentro, mi manderebbero in prigione. E ci sono andata in prigione, soltanto per aver oltrepassato il recinto" dice Lindis Percy, coordinatrice della campagna per la trasparenza delle basi usa. "Siamo determinate a rivelare che cosa succede la' dentro". Le chiedo se che cosa c'e' la' dentro, nella base di Menwith Hill. "Ci sono enormi computer - risponde Lindis Percy - non c'e' quasi presenza umana, solo giganteschi elaboratori che lavorano in continuazione, da soli. Vedi quell'edificio piatto, tutto ricoperto d'erba? Quel bunker lo chiamano "Steeplebush 2", ed e' pieno di computer."

Ufficialmente alla base studiano le stelle. All'ingresso pero' una guardia sta controllando le auto con il metal detector.
Sono stati alcuni esperti ad interpretare i documenti che le donne prendevano dai cestini di carta straccia della base. Ma come hanno fatto ad entrare?

"Mi sono nascosta dietro la porta, e quando il poliziotto se ne e' andato, mi sono accorta che c'era un cestino pieno di carta straccia vicino a me" racconta Anne Lee, della campagna pacifista delle donne. "Ho cominciato a infilarmi le carte nei pantaloni. Se tu raccogli migliaia e migliaia di pezzi di carta come questo, ti puoi fare un'idea precisa di quello che succede dentro la base".

Questi sono i documenti ufficiali che le donne sono riuscite a rubare ad Echelon. È l'organigramma della base e c'e' una sigla:"moonpenny".

"Questi sono tutti i nomi in codice e i numeri di codice del sistema. Ogni operazione ha il suo numero in codice" spiega Anne Lee. "tutti questi "omp" stanno per "operazione moonpenny". I radar moonpenny captano e scaricano le comunicazioni dal satellite Intelsat, cioe' a dire le conversazioni private. E ancora, su questo pezzo di carta, per esempio, c'e' scritto quali attrezzature stanno utilizzando".

"I computer della base sono chiamati "dizionari" - spiega Nicky Hager - perche' come i dizionari contengono lunghe liste di nomi: nomi di persone, nomi di paesi, nomi di aziende, parole chiave, ed ogni volta che una e-mail o una telefonata contiene uno di quei nomi, il computer dizionario automaticamente la capta, la isola e la trasmette alle agenzie di intelligence. La Cia piuttosto che il governo inglese o gli ufficiali dei servizi segreti dell'ambasciata americana a Roma riceveranno nel giro di un'ora o al massimo di un giorno un rapporto sul contenuto di quella conversazione. E questo avviene tutti i giorni, su qualsiasi questione che gli interessa, perche' e' tutto in automatico"

"A Menwith Hill hanno dato anche un premio per come hanno intercettato le comunicazioni durante la guerra del golfo" dice Ann Lee, mostrando il documento che riporta l'award.

Le telecamere disorveglianza sono puntate sulla base ma: guardate: si stanno girando verso dinoi. Ecco: ora ci stanno osservando.
Le guardie armate sorvegliano la base e avvertono della nostra presenza un'auto della polizia, che e' andata ad appostarsi in una stradina laterale, pronta a intervenire.

"Ai giudici interessa di piu' che tu hai oltrepassato il recinto di una base piuttosto del fatto che il governo sta commettendo un'illegalita' enorme ai danni di tutti" dice Helen John, della campagna pacifista delle donne. Tutte le donne impegnate nelle proteste contro la base di Echelon sono state ripetutamente imprigionate e multate.

D - ma gli Stati Uniti hanno mai ammesso l'esistenza di Echelon?

"L'ex direttore della Cia ha detto che stanno spiando per ragioni economiche, per impedire che la corruzione danneggi le imprese americane, per cui in parte hanno ammesso l'esistenza di Echelon" dice David Banisar, di privacy international.

Secondo uno studio commissionato dal parlamento europeo, le aziende americane Boeing e Mc Donnell Douglas avrebbero vinto un appalto per vendere aerei all'Arabia Saudita sottraendolo agli europei del consorzio Airbus, e questo proprio grazie alle intercettazioni di Echelon. La posizione piu' difficile resta quella della Gran Bretagna, che facendo parte dell'unione europea spierebbe attraverso Echelon gli altri paesi dell'unione. Su Echelon il parlamento europeo ha aperto un'inchiesta che durera' un anno, ma non puo' costringere nessuno a parlare che non sia gia' disposto a farlo.

"Il sospetto e' che Echelon sia stato usato per lo spionaggio commerciale - dice Elena Paciotti, deputato al parlamento europeo - non si sono raggiunte prove, ma solo il sospetto basta per dire che ce ne dobbiamo preoccupare".

"Questo e' veramente il volto dello spionaggio del ventesimo secolo - conclude Nicky Hager - non sono le persone a spiare, quella che io ho visto era una stanza vuota, piena di computer e attrezzature elettroniche, che spiavano da sole"

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