Rai 3
Televideo

Puntata del 22/10/2000

E-CONOMY

in onda il 22.10.00

di - Economia

E-CONOMY

Argomenti: Economia
Autori: Angelo Fontana
Autori: Carlo Pizzati
Autori: Paolo Barnard
Stagioni: 2001

Il futuro delle umane attivita' produttive oggi e' svelato, e si chiama New Economy. Ce ne parlano i giornali ogni giorno, e il computer ce la portera' in casa a passi da gigante. Un click, la connessione a Internet e siamo in rete, con l'intera New Economy al nostro servizio. Tutto chiaro? Forse no, e allora riprendiamo il filo del discorso dicendo che sostanzialmente il pilastro portante della New Economy non e' altro che il trasferimento in Internet delle normali attivita' commerciali che abbiamo sempre svolto: l'acquisto e la vendita di beni e servizi.

Spiego meglio: di nuovo click, tuffo in Internet, e senza spostarci di un millimetro dal computer acquisteremo un'auto, dialogando elettronicamente col rivenditore; faremo la spesa, specificando quanti etti di manzo o quanti pacchetti di biscotti desideriamo senza mai dover entrare in un supermarket; sfoglieremo e ordineremo libri di librerie all'altro capo del pianeta; ma potremo anche iscrivere i nostri figli a scuola cliccando in qua e in la', oppure investire in borsa, e soprattutto badare ai nostri conti stando in salotto e dimenticandoci come e' fatto uno sportello bancario... eccetera eccetera.

Ma l'economia di Internet necessita di nuove strutture, di aziende pronte a fornire i siti necessari e con essi tutti i nuovi servizi. E le strutture, le aziende e i servizi stanno proliferando alla velocita' della luce. Tutto questo crea innumerevoli nuovi mestieri, grandi ricchezze; tutto questo, infine, forma la New Economy, che sembra stia portando in America un boom economico senza precedenti, al punto che oggi, negli Stati Uniti, si parla di piena occupazione. E allora, siccome da sempre negli States si sperimentano le tendenze economiche europee, non mi e' sembrata una cattiva idea saltare su un aereo... e andare a leggere il nostro futuro. Il mio viaggio inizia nello scintillio della New Economy californiana, ma quella luce, come vedrete piu' avanti, si spegnera' assai presto.

La prima opinione di questa inchiesta e' del professor Harley Shaiken, che insegna tecnologia applicata al lavoro all'universita' di Berkeley in California: "Esistono pochi dubbi sul fatto che l'economia americana stia fiorendo, come non ho dubbi sul ruolo decisivo che la New Economy ha giocato in questa prosperita', come dimostrano le esperienze di Seattle e della Silicon Valley. Qui non possiamo esprimere critiche in bianco e nero: Internet ha in s un potere innovativo senza precedenti, e arrivo anche a dirvi che io sono fiero dell'intraprendenza dei cervelli americani alla guida delle varie Punto Com."

Punto Com e' il nomignolo che qui viene dato alle giovani aziende della New Economy, e deriva dal loro indirizzo Internet: Yahoo.com, Excite.com, Travel.com e via dicendo. Sono dinamiche, innovative persino spregiudicate, nascono e muoiono come funghi, ma vale la pena vederle piu' da vicino. Arrivo dunque nella Silicon Valley, sempre in California, che e' il mito della tecnologia del futuro: non e' una valle, e non ha aspetti fantascientifici, anzi e' piuttosto bruttina. E' grande come la Romagna ed e' a circa due ore di macchina da San Francisco, direzione sud. Li' visito un'azienda che veramente riassume lo spirito e il potere della New Economy: si chiama Elance, tanto che oggi negli Usa si parla addirittura di Elance Economy. Eric Roach, amministratore delegato di Elance, spiega: "La storia di questa azienda Internet parte da un singolo computer di casa nel New Jersey, con cui due giovani lanciarono un sito Internet per offrire e vendere servizi sul mercato del lavoro. Nel giro di poche settimane lavoravano gia' in venti in una camera, e alcuni Venture Capitalists della Silicon Valley l'hanno finanziata e trasportata in blocco qui. Elance e' dunque un sito che permette a chiunque al mondo di richiedere un servizio, e a chiunque al mondo di fornirlo, e questa e' la vera rivoluzione: lavorare senza limiti di spazio e senza dover dipendere dalle singole economie locali." Roach proietta su un muro del suo ufficio una schermata Internet, e continua: "Guardate questo esempio: il sito si chiama Pyke.com, e il tizio che lo voleva mettere in piedi aveva ricevuto un preventivo dai tecnici, qui nella Silicon Valley, di 100.000 dollari. Si e' rivolto a Elance, ed ecco la meraviglia di questo sistema al lavoro: il sito viene creato da una collaborazione fra giovani professionisti in Yugoslavia, India, Italia, e Ucraina. Il costo finale e' di 12.000 dollari, ma soprattutto sono stati messi assieme alcuni fra i migliori talenti sulla piazza. Poi, visto che siete italiani, eccovi un caso di Elance usato da lavoratori in Italia. Qui ci sono i preventivi in lire per delle gare d'appalto indette da aziende di tutto il mondo, cui hanno risposto dei suoi connazionali, che come si vede trovano persino la perfetta conversione delle somme nella vostra valuta. Un altro caso per capire meglio. Una ditta italiana necessita di una nuova pubblicita' per suo sito Internet: alla gara partecipano 29 diversi attori, e vince un americano. Tutto si e' svolto nel giro di 4 giorni, con la spesa di qualche breve connessione alla rete."

Roach appare soddisfatto e anche molto fiero del suo lavoro, e a me viene una domanda quasi d'obbligo: "Il lato oscuro di Elance potrebbe essere che mettendo in competizione i lavoratori di tutto il mondo si finisce per obbligarli a una gigantesca gara al ribasso del prezzo del loro lavoro. E chi ci guadagna e' sempre il committente." Il giovane manager annuisce sorridendo e poi replica: "Lei ha fatto una domanda importante. La corsa al ribasso e' gia' un fenomeno della globalizzazione dei mercati tradizionali, quelli della vecchia economia, dove le industrie si spostano nel Terzo Mondo alla ricerca di mano d'opera a bassi costi. Noi invece abbiamo osservato che nella New Economy, e in particolare in Elance, vincono spesso i progetti migliori, e non quelli piu' economici."

Mi sposto 50 miglia piu' a nord, e in downtown San Francisco scovo una delle idee piu' strampalate che la New Economy potesse produrre. Ma nella nuova economia, come si e' gia' visto, le idee possono diventare oro puro in pochi mesi. Me ne parla una giovane donna seduta davanti al computer del suo ufficio: " Oggi voglio cambiare shampoo, e pensate che io scenda in strada a perdere il mio tempo in una profumeria per il solito prodotto di massa? Per uno shampoo che non conosce i miei gusti? Che non rispecchia le sfumature della mia filosofia di vita cosi' come si riflettono sulla vita dei miei capelli? No cari! Oggi io clicco su Reflect.com, e cioe' la mia personale industria di cosmetici, tutta e solo per me." Reflect.com e' un'altra lanciatissima azienda Internet la cui filosofia e' succintamente spiegata dal suo direttore delle vendite, Richard Gerstein, che sta seduto accanto a me e alla bella giovane col problema dei capelli spersonalizzati: "Siamo convinti che la cosmesi femminile tradizionale finisce per annientare il tesoro che sta nella bellezza di ogni donna! Oggi noi, grazie alla New Economy di Internet, abbiamo avverato il sogno di personalizzazione estetica di ognuna di loro. Internet e il nostro sito permettono alle donne, primo, di dialogare intimamente con la nostra azienda su base strettamente individuale."

Torno alla giovane che, col sito di Reflect.com aperto davanti a se', mi spiega: "Per avere il mio shampoo, devo rispondere a domande sui miei capelli, sulla frequenza delle mie docce, su che tipo d'acqua ho in casa, quanto tempo sto al sole o all'ombra, se sono metereopatica, oppure se mi piacciono piu' le fragole o le more, e cosi' via, finche' il sito mi rilancera' la formula su misura per me."

Gerstein incalza: "Secondo, vi permettiamo di sentirvi talmente importanti che Internet si adattera' a voi."

"Man mano che gli parlo" conferma lei, "il sito di Reflect.com muta per adattarsi alla mia personalita'. Gli racconto di me, dei miei gusti, delle mie abitudini ed ecco che lui cambia!"

Di nuovo Gerstein: "Terzo, avrete fra le mani il prodotto giusto, voluto da voi, nella vostra confezione personale, ed etichettato col vostro nome. Favoloso, non e' vero? Per il pagamento basta la carta di credito. Naturalmente Reflect.com e' in grado di produrre con lo stesso metodo tutta la gamma cosmetica femminile, per non farvi mancare nulla."

Lo fermo e gli chiedo notizie sulla loro storia commerciale e lui non si fa pregare: "Siamo la classica giovane azienda Internet che nasce nel settembre del '99 con una partecipazione per il 65% del gigante Procter and Gamble, mentre il rimanente pacchetto azionario viene diviso fra una Venture Capital e alcuni dipendenti; abbiamo lanciato il nostro sito nel dicembre successivo, e nei nove mesi che ci separano da oggi siamo cresciuti immensamente, anche se non posso rivelarle il valore odierno di Reflect.com. Sa cosa ha reso possibile tutto questo? E' stata la forza della nostra idea, che ha attratto i giovani talenti della Internet Economy."

Come si e' visto fin qui, i nuovi servizi, i contratti, il denaro, transitano sulla rete alla velocita' della luce, ma qui c'e' un problema: come garantire al cittadino della Internet Economy l'autenticita' delle transazioni? In parole povere, come si autorizza un pagamento su Internet? Come si firma un contratto? Insomma, come si fa quando per firmare invece della penna si deve usare un mouse? La risposta la cerco nel quartier generale di Verisign, nella Silicon Valley, e cioe' nel cuore dell'azienda che certifica le firme Internet degli americani; questo, si puo' dire, e' il grande notaio elettronico d'America.

A parlare e' Bob Pratt, esperto informatico di Verisign: "Mettiamo che il signor Smith debba pagare il proprio avvocato per una serie di servizi; Smith sceglie di farlo con un pagamento via Internet. In questo caso e' essenziale che il legale o la banca siano certi che la sua firma e' autentica. Il signor Smith prepara e firma l'ordine di pagamento, ma prima di spedirlo dal computer di casa lo marchia con una chiave elettronica privata e segreta, e quella marchiatura e' di fatto la sua firma Internet. L'ordine di pagamento, cosi' marchiato, parte via e-mail. La banca che lo riceve possiede una controchiave elettronica del signor Smith, che e' l'unica cosa al mondo che puo' permettere al cassiere di leggere il pagamento in arrivo. Questa controchiave elettronica fu data alla banca dal signor Smith in persona, ed e' garantita da noi di Verisign. Dunque se il cassiere riuscira' a leggere l'ordine di pagamento con la controchiave di Smith, egli sapra' con certezza che fu proprio Smith a firmarlo elettronicamente dal suo computer di casa. " "La chiave elettronica personale, quella che Smith tiene sul computer di casa, puo' essere resa anche portatile trasferendola su una card, che rappresenta sia una comodita' in viaggio, che un elemento di sicurezza, poiche' quando si e' lontani dal proprio computer si vuole evitare che qualcuno lo possa accendere e rubare la chiave personale."

Mi sposto in un altro sacrario americano della New Economy, Seattle. Questa citta' ospita, fra le tante Punto Com, due aziende che a buona ragione possono essere considerate le regine mondiali dell'economia Internet: la Microsoft di Bill Gates e Amazon.com di Jeff Bezos.

A Seattle incontro Scott Johnston, il classico lavoratore di successo della New Economy, uno di quelli che fanno invidia all'Europa della disoccupazione, perche' guadagna 120 milioni all'anno standosene a casa propria con un computer, un modem, Internet e il telefono. Ma come fa?

"Innanzi tutto ho una mia pagina web che descrive cosa so fare e quanto costo" spiega Johnston, che continua: "Un cliente puo' persino vedere il mio curriculum visualizzato in immagini. Io scrivo testi per gli inserti pubblicitari delle aziende Internet, standomene a casa, collegato alla rete 14 ore al giorno, e le aziende mi contattano attraverso la posta elettronica. Ecco un esempio: questa e' la pagina pubblicitaria di una azienda che mi ha chiesto di riscrivere i suoi slogan. Io l'ho fatto, e li ho mandati via Internet al cliente. Qualche correzione, e poi voila', io ho fatto i miei soldi, lui ha avuto il suo prodotto, e avanti con un altro lavoro. Dovete capire che nella New Economy di Seattle c'e' molto piu' lavoro che personale disponibile, e posso chiedere praticamente il salario che mi pare. Naturalmente si parla di stipendi senza tutele sociali, come pensione e sanita', che io dovro' acquistare dai privati. Le tasse, che incidono circa per il 28%, me le paga un'agenzia di lavoro in affitto, che incassa quello che mi devono i clienti e poi paga me."

Sulla strada che mi riporta in albergo scorgo un giovane muratore che ha appena finito un turno di lavoro. Lo fermo e gli chiedo che cosa ha fatto per lui la New Economy: "Cosa ha fatto per me la New Economy?" mi risponde togliendosi la polvere di cemento dagli occhi, "E' fantastica, qui tutti stanno costruendo come pazzi, l'economia sta andando come un missile, e per noi muratori e' una pacchia! Seattle sta esplodendo nei suoi confini tradizionali e infatti proprio queste sono le fondamenta di un palazzo che ospitera' una Punto Com. Guardi, io non ho mai avuto cosi' tanto da lavorare in vita mia."

Incontro un altro giovane miracolato dalla nuova economia, si chiama Ed Campodonico, ha 25 anni, ed esordisce cosi': "Talvolta io devo lavorare dalle 70 alle 80 ore alla settimana senza percepire un dollaro in piu' rispetto alle 40 ore pattuite. Tuttavia considero questi fatti un male minore, perche' questa e' la natura della New Economy."

Ed Campodonico, nasce da una famiglia problematica nell'Illinois, studiacchia, e finisce nei militari; lascia la divisa e vaga senza meta per finire in un istituto d'arte qualunque. All'apparenza ha un futuro di disoccupazione quasi garantita, ma poi si ricorda di aver imparato un po' di animazione da computer e, a Seattle, incontra la New Economy. Oggi, mi dice Ed mentre con la fidanzata guida attraverso il quartier generale della Microsoft, e' lanciatissimo. "Cosi' sono entrato nella grande giostra della New Economy, dove tutto accade vorticosamente. Ho lavorato per un'agenzia di lavoro interinale, poi ho lanciato una mia azienda che e' stata risucchiata dalla Microsoft, ma l'ho mollata; sono tornato con l'agenzia, poi mi sono di nuovo rimesso in proprio, e ancora sono entrato in un'azienda Internet, in cui ho cambiato due lavori nella spazio di poche settimane. Di seguito ho lasciato l'azienda e ho lavorato per clienti privati, ma uno di questi mi ha assunto a tempo pieno giu' in citta'. L'ho costretto ad alzarmi lo stipendio quattro volte, ma qui le aziende Internet fanno tali profitti che accettano tutto, basta che gli dai un buon prodotto e che tu sia disposto a muoverti da zona a zona."

Ed Campodonico parla di disponibilita' a muoversi senza troppi problemi, e in effetti si vede! Vive con le sue cose perennemente imballate, in attesa del prossimo trasloco. Questo giovane rampante continua l'intervista con una confessione a meta': "Ho gia' visto alcuni giovani colleghi bruciarsi, ma in fondo le aziende si dimostrano anche comprensive con chi non sta al ritmo di lavoro frenetico." Io obietto: "Be', sicuramente questi non faranno una gran carriera....."

"Non e' detto," replica Ed, "i manager arriveranno alla conclusione che quel particolare dipendente non potra' spingersi piu' in la' di un tanto, ma cio' non necessariamente proietta una persona meno competitiva fuori dal giro." Abbasso la telecamera dubbioso, ma non la spengo. A quel punto la fidanzata di Campodonico, seduta di fronte a lui, sbotta: "Ed, non dire cavolate, lo sai benissimo che chi non ci mette una montagna di ore e' fottuto!" Lui e' visibilmente in imbarazzo e non aggiunge altro.

Questa e' stata la prima incrinatura ad apparire nella mia inchiesta. Ho continuato a cercare, e il resto e' venuto quasi da se'.

Stessa citta', Seattle, stesso settore della nuova economia, e una domanda: come e' possibile aver lavorato 17 anni a tempo pieno per un'azienda del calibro della Microsoft e trovarsi oggi ammalati, disabili e senza alcuna tutela sociale? In America e' possibile, e me lo conferma Diana Christian, la protagonista dell'incredibile vicenda che segue. La incontro davanti a un edificio della Microsoft, lei arriva con un bel cane nero. "Questo e' Pasco, il mio cane per disabili, perche' io, purtroppo, ho due patologie debilitanti. Lavoravo per la Microsoft, ma appena assunta mi ammalai di asma cronica, e a quel tempo negli uffici ancora si poteva fumare. Ne parlai a Bill Gates, perche' le mie crisi asmatiche si facevano sempre piu' frequenti, e dopo poco venni a sapere che la Microsoft avrebbe riorganizzato la sua intera forza lavoro. Fui licenziata e immediatamente riassunta come lavoratrice in affitto, attraverso un'agenzia. Sapete quanto mi hanno tenuta a tempo determinato? 17 anni, senza mai versarmi i contributi previdenziali. Furbi alla Microsoft: io mi stavo ammalando e loro avevano trovato il modo di scaricarmi pur continuando a godere del mio lavoro."

Concludo l'intervista a Diana con questa provocazione: "All'Europa viene spesso detto che la flessibilita', che la ricetta economica americana, hanno prodotto la piena occupazione e una prosperita' senza precedenti." Lei risponde secca: "E' triste, perche' pagherete un prezzo altissimo, perche' fra 15 anni tanti di voi si troveranno conciati come me, senza pensione, assistenza sanitaria e senza via d'uscita."

La storia lavorativa di questa donna non e' per nulla un'eccezione, anzi, sembra essere la regola nella New Economy americana, al punto che centinaia di migliaia di lavoratori si sono rivolti a studi legali per avere giustizia. Ne visito uno, il BSS di Seattle, al trentesimo piano di un grattacielo d'acciaio. Mi accoglie l'avvocato David Stobaugh, che racconta: "Diana Christian e' una vittima del Permatemping: si tratta di un escamotage delle aziende della New Economy che mira a negare ai loro dipendenti il diritto ai contributi, che qui vanno versati alle assicurazioni private. Il trucco funziona cosi': i lavoratori vengono affittati permanentemente alle aziende da queste agenzie di lavoro interinale. Cio' significa che sulla carta risultano in affitto per periodi limitati, ma nella realta' lavoreranno a tempo pieno per anni nello stesso posto. Per il fisco, essi figurano come dipendenti delle agenzie, e non delle ditte per cui effettivamente lavorano, e le agenzie qui in America non sono tenute a versargli un singolo dollaro di contributi. La Microsoft ancora oggi impiega cosi' il 35% dei suoi lavoratori a tempo pieno, risparmiando miliardi alle loro spalle. Gia' da tempo al nostro ufficio legale si sono rivolti i rappresentanti di 15.000 dipendenti Microsoft e per loro conto stiamo portando avanti una difficilissima causa contro Bill Gates e soci."

Lascio Stobaugh pensando ai pacchetti di azioni che le aziende Internet offrono al personale con la promessa che un giorno il loro valore andra' alle stelle. Talvolta cio' viene fatto dal vertice aziendale per far dimenticare ai dipendenti le lunghe ore di lavoro o stipendi non proprio adeguati. A questo proposito sentite cosa mi hanno detto privatamente i giovani lanciatissimi di un'altra Punto Com americana: "Be', saremo pagati un sacco di soldi solo se questi pacchetti di azioni che ci hanno offerto frutteranno qualcosa... se no... guardi che noi per venire qui abbiamo rinunciato a lavori dove guadagnavamo molto di piu'... pero' ti dicono che prima o poi saremo quotati in borsa, e allora speriamo tutti che queste azioni salgano un bel po'! Stiamo rischiando, tutti noi!"

Tornando al fenomeno del permatemping, va detto che esso e' doppiamente pericoloso, poiche' negli USA chi non figura come dipendente non e' coperto dalle leggi federali sul lavoro e non ha diritto di iscriversi a un sindacato. Stobaugh mi aveva anche detto che tempo fa proprio nel suo grattacielo c'era la sede di Amazon.com, quella che ha sfondato vendendo libri su Internet, e si potevano incontrare negli ascensori due tipi di dipendenti Amazon: quelli con la targhetta blu e quelli con la targhetta verde. I primi figuravano come assunti in regola, i secondi, pur facendo esattamente lo stesso mestiere e lo stesso numero di ore, erano permatemp, e non beccavano un soldo di contributi.

Io ero venuto a Seattle anche per visitare Amazon.com, questa regina delle aziende Internet che oggi vale in borsa migliaia di miliardi di lire, nonostante, dicono i ben informati, non abbia mai generato profitti e abbia gia' perso due terzi del suo valore. Mi interessavano anche i lavoratori di Amazon, perche' a Seattle avevo sentito cose controverse, raccontate da Marcus Courtney, giovane leader del piu' innovativo sindacato d'America, il Washtech, che e' nato per tutelare esclusivamente i lavoratori della New Economy.

Davanti a un capannone di Amazon.com Courtney spara a zero: "La faccia meno splendente della New Economy sta proprio la' dentro, dove lavorano giovani per 8 dollari lordi all'ora, spesso senza contributi, e con la discutibile promessa di avere un pacchetto d'azioni come incremento alla paga. Ma la cosa affascinante e' che durante il periodo natalizio, quando Amazon.com e' travolta dagli ordini, la direzione pretende che il suo personale piu' qualificato si offra gratuitamente per dare una mano a impacchettare e spedire i regali. In capannoni come questo sgobberanno fino a 70 ore alla settimana."

Queste le affermazioni del giovane sindacalista, e purtroppo Amazon.com non mi ha permesso di verificare alcunche'. Infatti, 20 giorni prima del mio arrivo a Seattle, Report aveva chiesto un appuntamento con l'azienda, che era stato concordato. Negli Usa l'ufficio stampa di Amazon pasticcia malamente e tutto quello che riescono a concedermi e' una visita di pochi minuti a un centro smistamento dove non mi permettono di fare nessuna domanda, ne' di filmare alcunche' di significativo.

Marcus Courtney ha ben altro da raccontarmi, e con lui mi sposto, sempre a Seattle, nel quartier generale della Microsoft che e' formato da un campus di gigantesche proporzioni. "Qui, alla Microsoft" racconta Courtney, "solo i dipendenti con la targhetta blu, e cio quelli assunti in regola, godono dei contributi previdenziali pagati dall'azienda, mente quelli che vestono la targa arancione, pur svolgendo esattamente le stesse mansioni, si dovranno arrangiare. Pensate che a quest'ultimi non e' permesso di usare la aree ricreative aziendali, e i loro figli non possono partecipare ai party natalizi o alle gite premio." Mi mostra un cartello piantato ai margini di un enorme prato e continua: "Ecco i cartelli del sistema a caste di Bill Gates: marcano i campi da gioco per soli dipendenti, il che esclude migliaia di lavoratori Microsoft a tempo pieno da anni. Capite che si tratta di un'esclusione oserei dire esistenziale, dove tu, lavoratore affittato devi sapere che non hai accesso alle sfere sociali di coloro che invece ce l'hanno fatta."

Anche alla Microsoft Report aveva inviato una richiesta per effettuare interviste, ma non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta.

Le agenzie per il lavoro in affitto esistono anche in Italia, e una delle piu' note si chiama Adecco. Negli uffici del sindacato Washtech clicchiamo sul sito italiano di questa agenzia e leggiamo il testo che appare. Esso recita: "Vuoi lavorare? Puoi lavorare, il lavoro temporaneo e' la soluzione. Noi ti spieghiamo che cos'e', quali sono i vantaggi e i tuoi diritti." Il sito offre anche una panoramica della legislazione italiana in materia. Chiedo a Marcus Courtney un suo commento: "Sarei curioso di sapere fra 10 anni come saranno cambiate in Italia le condizioni di impiego dei lavoratori in affitto. Ho personalmente lavorato per Adecco, che pero' negli Usa non e' tenuta a pagare un singolo dollaro di contributi."

Torno dal professor Shaiken, quello che all'inizio di questa inchiesta aveva confermato il boom dell'economia americana, e adesso lui puntualizza: "Gli Europei dovrebbero evitare gli errori che sono stati fatti qui 10 anni or sono, quando la flessibilita' e' divenuta la parola d'ordine. A cosa ha portato? I dati ci raccontano di un' enorme ricchezza prodotta, ma non goduta dalla maggioranza dei lavoratori del settore privato, e infatti il loro stipendio medio e' piu' basso oggi che nel 1973, mentre abbiamo 50 top-manager della New Economy che valgono 5 volte di piu' del reddito annuo di 33 milioni di famiglie americane. Preoccupa che oggi in America il maggior datore di lavoro non sia la Ford, o la Coca Cola, ma ManPower, che e' un'agenzia di lavoro in affitto."

A questa sfilza di dati allarmanti si aggiunge la testimonianza di Thomas Palley, economista del piu' grande sindacato d'America, l'AFL-CIO: "La piena occupazione americana non deve essere presa alla lettera. Vi spiego come viene calcolato qui il tasso di disoccupazione, che oggi e' dato al 4% circa. Primo, si contano i nuclei familiari, e si vede chi lavora e chi no. Ma l'ultimo censimento non ha incluso una vasta quantita' di famiglie etniche delle periferie urbane, dove la disoccupazione e' endemica. Secondo, per essere definito disoccupato il cittadino deve aver cercato lavoro nelle ultime 4 settimane, ma anche qui esistono masse di individui che non hanno cercato per mesi. Infatti il Bureau Nazionale delle Statistiche sul Lavoro indica un tasso di disoccupazione reale in America del 7%."

Le ombre della New Economy cominciano a mostrarsi una dopo l'altra, e sono evidenti soprattutto nella Silicon Valley, dove torno in piena notte per prendere un autobus.

Ore una del mattino, autobus notturno numero 22, capolinea Menlo Park e Palo Alto, Silicon Valley. Sui suoi sedili, ogni notte, dorme un'umanita' dignitosa ma estrema, fatta di lavoratori pienamente occupati che qui, nel tripudio della New Economy, non riescono piu' a mantenersi. Hanno tutti una valigia o uno zaino, sono puliti e silenziosi. Quello che li ha ridotti a non potersi piu' permettere un letto decente e' il costo della vita, che va alle stelle ovunque arrivi la nuova economia. Salgo alla fermata 37, e siedo accanto a un uomo ben vestito che mi sorride. Gli dico: "Ho saputo in Italia dell'esistenza di questo autobus e dei suoi occupanti. Siete piuttosto unici come storia, lo sapeva?"

"No," ribatte lui, "quello che so e' che questa carretta la chiamano l'hotel 22... Io lavoro come tecnico della manutenzione in una Punto Com. Prima stavo in una camera senza bagno per 700 dollari al mese, ma non ce l'ho piu' fatta. Se almeno queste aziende Internet reinvestissero un piccola parte dei miliardi che fanno per case popolari, tanti di noi potrebbero tornare a vivere da umani."

Prima sosta, sono le tre del mattino, scendiamo perche' dobbiamo attendere il prossimo autobus. Sul marciapiede un altro viaggiatore apre la sua valigia e inizia a cambiarsi la camicia. Mi guarda, ride e poi aggiunge: "Devo riuscire a tenermi in ordine e decentemente vestito durante la notte; uso i bagni di McDonald e le lavanderie a gettone, perche' ci tengo che al lavoro non si sappia dove dormo."

Una giovane ragazza, sui 25 anni, si accende una sigaretta nel buio e annuncia: "Adesso arriva Linda, il nostro angelo della notte, l'autista che ci fa stare su senza problemi. Ci conosce da un pezzo e ci vuole veramente bene, sa?... Anch'io vivo all'hotel 22, non so se l'ha capito. Oggi poi che io sono in malattia, non retribuita, be', su quell'autobus ci faccio veramente conto."

Linda, l'angelo della notte, e' una signora americana dall'aspetto rassicurante e benevolo. Mentre guida il suo autobus le chiedo di raccontarmi cio' che vuole. Lei sorride e parla brevemente: "Li lascio in pace, poveri diavoli, non saro' certo io a cacciarli dall'unico "hotel" che li accetta. Pensi che alcuni di loro vivono qui da anni. Nella Silicon Valley chi non lavora nella New Economy sa bene che uno scarto nello stipendio potrebbe significare la differenza fra un letto e un sedile su questo autobus."

La mattina seguente mi sposto a San Jose, un'altra cittadina della Silicon Valley, dove puo' anche accadere di lavorare per il check in di una grande linea aerea e di dover dormire in un rifugio per "senza fissa dimora". Un'altra storia, quella di Anthony, per nulla anormale, qui.

"Questo e' un quartiere tipico di San Jose'" racconta Anthony mentre mi porta in giro per le strade della citta' sulla sua auto, "e' tipico dell'arrivo della New Economy: qui il mio affitto e' passato da 600 a 2000 dollari al mese in un battibaleno. Io vivevo in quella casa laggiu', all'angolo della strada, e l'ho dovuta lasciare. Vi sembra una casa di lusso per caso? Sono passato a una singola stanza, e poi sono finito al rifugio. Spesso mi chiedo se devo emigrare, ma perche' devo farlo? Il fatto e' che la soglia di reddito minimo per vivere a San Jose' e' di 70.000 dollari all'anno lordi, oppure bisogna lavorare per non meno di 20 dollari all'ora. Io ne percepisco 6, e dunque si fa presto a fare i conti."

Lascio la California. Mi aspetta la Pennsylvania, e cioe' l'America delle grandi industrie dei metalli e dei motori. Al Gore, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, sbuca inaspettatamente davanti alla mia telecamera mentre, a Pittsbourg, sto filmando la parata della festa nazionale dei lavoratori. C'e' anche Jessie Jackson, con il gotha del sindacalismo americano. Qui, e cioe' nella Pennsylvania produttrice di acciaio, nell'epicentro della vecchia economia industriale, Al Gore veste la maglietta di circostanza e il suo comizio non esalta certo la New Economy, che qui non sembra aver mantenuto le sue promesse. Infatti nulla ha rimpiazzato le immense fonderie che hanno chiuso i battenti una dopo l'altra.

La prima testimonianza la raccolgo da Thomas Croft, il battagliero presidente dalla Steel Valley Authority, un' istituzione che tutela gli interessi dei lavoratori dell'acciaio: "Mentre si parla di miracolo economico e tutto il mondo guarda ammirato la Silicon Valley, le aree del Paese che hanno costruito l'America sono spesso ridotte come si vede alle mie spalle" dice Croft mentre mi porta a spasso in una cittadina abbandonata e derelitta. "E' da citta' come queste che e' venuto il metallo che ha fatto l'Empire State Building a New York, che ha fatto la Ford e la General Motors. Qui la gente sapeva lavorare a turni 24 ore su 24, qui hanno girato il Cacciatore, con Robert De Niro: si', anche oggi sembra un set, ma un set del Terzo Mondo. Il sogno della New Economy qui e' sfumato in allucinazione."

Torno alla parata della festa nazionale del lavoro in centro a Pittsbourg, e non potevo trovare occasione migliore per sondare gli umori dei lavoratori della vecchia economia sulla New Economy.

Parla un ex capo turno di una grande acciaieria: "Non vi fate ingannare dalle promesse dei miracoli economici. I lavoratori di questo Paese stanno tornando a lottare, lottiamo qui, in Canada, in Messico, e prima che i nostri sindacalisti arrivino da voi a pregarvi di non seguire il nostro modello, ve lo voglio dire io: non fatelo, noi ci siamo cascati, 20 anni fa, guardate bene chi c'e' qui oggi, guardate cosa c'e' dietro la cosiddetta piena occupazione americana."

Vedo un gruppo di anziani che sfilano portandosi dietro i trespoli delle fleboclisi, e chiedo a uno di loro di spiegarmi quella singolare protesta: "Siamo ammalati e voglio dirle che trent'anni fa l'economia americana ci permetteva di pagarci la sanita' e soprattutto le ricette mediche di tasca nostra; oggi ci troviamo nella condizione di dover spesso scegliere se acquistare i farmaci o la roba da mangiare...letteralmente."

C'e' un banchetto gestito da donne che sfoggiano un gigantesco cartello che recita "Vogliamo sopravvivere, almeno sopravvivere!". Mi avvicino, e questo e' cio' che mi viene detto: "Stiamo lottando per promuovere negli Stati Uniti il diritto a uno stipendio di sopravvivenza, capite? Altro che New Economy. Abbiamo ottenuto l'adesione di 36 contee e questo dimostra che una larga parte della piena occupazione di cui si parla qui non e' altro che una massa di lavoretti con cui e' impossibile sopravvivere."

Quest'ultima affermazione mi viene confermata da una ragazza che sfila in corteo mostrando la sua laurea incorniciata. Chiedo anche a lei di spiegare: "Dopo il college sono stata costretta a fare due lavori: l'insegnante ausiliaria di giorno, e la paninara di sera. Mi pagano 5 dollari e mezzo all'ora senza contributi di alcun tipo. Lavoro una media di 50 ore la settimana, talvolta arrivo a 60 ore, e per le statistiche io risulto essere pienamente occupata; ma cosi' non riesco a campare."

Mi imbatto in un big del sindacalismo USA, George Becker, dell' United Steel Workers of America. Becker, capelli bianchi e volto da attore, protesta con decisione: "C'e' stata una perdita tremenda di posti di lavoro nelle zone che tradizionalmente facevano da motore alla vecchia economia; il numero esatto e' di 336.000 posti in meno nel solo 1998, posti che la New Economy non ha assolutamente rimpiazzato, se non con lavori alla fast food."

Chiedo conferma di questo disastro economico a una ricercatrice della facolta' di economia dell'universita' della Pennsylvania, la dottoressa Sabina Deitrick, che conferma tutto, e aggiunge: "Cio' che ricaviamo dalle nostre ricerche e' che La New Economy necessita di infrastrutture specificamente modellate a sua misura, e non per nulla l'esplosione americana e' avvenuta in zone gia' predisposte, come Seattle o la Silicon Valley. Nei santuari della vecchia economia, e voi europei ne siete pieni, stentera' a decollare per diverso tempo. Qui e' accaduto proprio questo."

La mattina seguente concludo la visita in Pennsylvania accompagnando Thomas Croft in quello che mi appare come un enorme centro commerciale. Saliamo su un ponticello che collega due capannoni e Croft mi spiega il motivo di quella escursione: "Questo e' un esempio di come e' avvenuta la riconversione dalla vecchia economia industriale alla nuova. Qui sorgeva un complesso siderurgico immenso, di cui laggiu' rimane un monumento alla memoria.. .lo vede quel pontone d'acciaio la' in fondo? Oggi quest'area e' stata trasformata in centro commerciale con la perdita di 6000 posti di lavoro, che saranno sostituiti da impieghi nel settore dei servizi, pagati 6 dollari e mezzo all'ora contro i 20 di prima." Croft sorride amaramente e si congeda da me senza aggiungere altro.

Questo viaggio termina a Washington, dove ho cercato un parere, autorevole e il piu' possibile imparziale, su quanto ho visto finora. L'ho trovato in un rapporto del General Accounting Office, organo del Congresso degli Stati Uniti, il cui titolo lascia spazio a pochi dubbi. Recita infatti: Lavoratori atipici, i loro redditi e le loro tutele previdenziali sono inferiori a quelli del resto della forza lavoro. L'ultima parola la do alla studiosa che l'ha redatto.

"Abbiamo analizzato i cosiddetti lavori atipici, flessibili, in affitto e interinali, su richiesta di due senatori, Edward Kennedy e Robert Torricelli, che erano preoccupati per le condizioni socio economiche di questi lavoratori. Abbiamo scoperto che essi non solo guadagnano di meno delle loro controparti tradizionalmente assunte, ma godono anche di una assai minore tutela previdenziale. Inoltre il fatto che le aziende spesso non forniscano assicurazione sanitaria ai lavoratori atipici comporta una serie di ripercussioni negative sul bilancio. Infatti, il governo federale fornisce assistenza sanitaria pubblica solo a certe categorie di cittadini, soprattutto anziani e poveri, da cui questi lavoratori, in prevalenza giovani, sono esclusi. Essi, in caso di malattia, o non si curano oppure scaricano sul bilancio federale i costi delle terapie. Questo e' veramente un problema. Il nostro studio dimostra che la nascita di una forza lavoro flessibile e atipica e' positiva solo se l'economia nazionale era gia' forte, come e' il caso in America, e solo se i lavoratori hanno una vera scelta fra l'impiego fisso e quello atipico."

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