Rai 3
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Puntata del 13/11/2005

IL RE DELLA BISTECCA

in onda il 13.11.05

di - Alimentazione

IL RE DELLA BISTECCA

Autori: Sabrina Giannini
Argomenti: Alimentazione
Stagioni: 2006

English version

IL RE DELLA BISTECCA
di Sabrina Giannini
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
È il 27 luglio. Nello stabilimento Inalca di Rieti 108 persone sono a un passo dal licenziamento. Il problema è che manca la carne, anzi manca la materia prima.
 
AUTRICE
Si può parlare con qualcuno dell'azienda per chiedere un appuntamento col dottor Sassi? C'è qualcuno di voi che mi può aiutare in questo collegamento?
 
DONNA
Se vuole le possiamo fornire il numero del nostro ufficio stampa, se desidera.
 
AUTRICE
Per visitare eventualmente giù a Rieti?
 
DONNA
Diciamo che la sua interfaccia è il nostro ufficio stampa.
 
AUTRICE
Voi non potete aiutarmi per Rieti?
 
DONNA
No perché ognuno deve fare il suo mestiere.
 
AUTRICE
Lei è il signor Boni? Lei è uno dei boss lo so. Sabrina Giannini. Quindi non si può sapere&però mi sembra che si stia mettendo bene.
 
PAOLO BONI - Presidente Inalca
Speriamo per il futuro dei lavoratori.
 
AUTRICE
No perché un'azienda florida come la vostra uno si domanda cosa è successo.
 
PAOLO BONI - Presidente Inalca
Sono questioni di mercato. Purtroppo la carne manca.
 
AUTRICE
Ma lei come la vede?
 
DIPENDENTE INALCA
Non è mai mancata la materia prima.
 
AUTRICE
Trent'anni.
 
DIPENDENTE INALCA
Mai successa una cosa del genere.
 
AUTRICE
Nel periodo della BSE?
 
DIPENDENTE INALCA
Neanche. Cioè c'era, abbiamo lavorato.
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Abbiamo sicuramente fatto un periodo di cassa integrazione rispetto al problema perché ci sono stati i blocchi per fare i controlli, no? Però diciamo che da quella esperienza Cremonini si era fortificato.
 
AUTRICE
Con la BSE dite?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Sì.
 
AUTRICE
Come mai?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Beh evidentemente è riuscito a reperire i capi a prezzo minore visto che c'era un problema di BSE, cioè dopo il periodo no?
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Qui oggi al Ministero c'è la trattativa tra l'azienda e i sindacati che alla fine terminerà con due anni di cassa integrazione.
 
AUTRICE
L'ultimo grande lavoro per l'Italia o per l'estero, che so che l'Inalca esporta, vi ricordate quando l'avete fatto?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
(Consultandosi con i colleghi) l'ex Aima.
 
AUTRICE
Cosa avete fatto?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Beh gli aiuti umanitari per i paesi dell'est.
 
AUTRICE
La produzione qua dove è destinata?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Più che altro industriale.
 
AUTRICE
Cioè è la Montana in scatoletta?
 
MATTEO SIMONI - Operaio e sindacalista UGL
Esatto, sotto è la Montana in scatoletta e diciamo che ultimamente da un anno a questa parte più o meno, per il problema della carne in eccesso hanno trovato modo di reperire la materia prima per le scatolette direttamente dalla carne argentina, che arriva qui già disossata e precotta.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Di questo stabilimento possiamo dire che il reparto che continua a lavorare è quello della carne in scatola, destinata principalmente ai paesi in via di sviluppo. Una delle ultime spedizioni è andata a Cuba. Nel 2004 sono stati spedite più di 6.000 tonnellate di carne in scatola marca Texana e Bill beef. Ma non finirà nei mercati.
 
AUTRICE
Ma qui non vedo carne di manzo.
 
ROSANA
No, per noi è troppo cara.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera noi esportiamo in moltissimi paesi in via di sviluppo, dalla Russia al Pakistan, dalla Birmania all'Algeria, all'Angola, e non solo carne in scatola, anche pollame, uova, olio, cereali. Il punto è che questi paesi sono poveri e i nostri prodotti sono cari, allora dove sta l'affare?  Nei contributi che l'Unione Europea ha deciso di dare alle aziende che esportano  per aiutarle ad applicare prezzi concorrenziali. Per esempio se l'Italia esporta  carne in scatola a Cuba, deve applicare un prezzo adeguato al loro mercato, che è sicuramente più basso del nostro e la differenza la paga il contribuente. Questo per aiutare le aziende a mantenere l'occupazione, alti gli standard di qualità e comunque poter applicare prezzi concorrenziali in tutto il mondo. La domanda è: quando si esporta in Angola o in Russia o a Cuba, o in qualunque altro paese in via di sviluppo, dentro le scatolette ci sarà una carne di buona qualità oppure no? La storia insegna che la truffa è sempre in agguato.
 
DAL TG2 DEL 02/12/1999
L'inizio di Felice Blangino, a dire il vero non nuovo nelle truffe ai danni della Cee, era stato buono, lo stabilimento di Napoli era considerato all'avanguardia, lavorava solo per le esportazioni. In parallelo erano nati altri stabilimenti per macellare e distribuire le carni bovine in Italia. Ma hanno rivelato le indagini, ai paesi africani per i quali la Cee pagava incentivi e premi, venivano mandate frattaglie, la carne buona veniva commercializzata nelle macellerie dei Blangino.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 21/05/1994
Buonasera dagli studi della Rai di Bologna. Arrestati una seconda volta i titolari della Beca Carni di Budrio di Bolgna. I fratelli Giancarlo e Gianluigi Dall'Olio.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 21/05/1994
Denunciate a piede libero anche altre 16 persone che avrebbero collaborato alla truffa. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nas e del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bologna che hanno compiuto l'operazione, delle 10.000 tonnellate di carne per un valore stimato di 50 miliardi, assegnate nel 1991 alla Multifin, finanziaria dei fratelli Dall'Olio che comprende numerose aziende tra cui la Beca e l'Euroconserve di Avellino, 1.500 sarebbero state stornate e dirottate sul mercato inglese, mentre all'ex Unione Sovietica sarebbero state inviate 447 tonnellate di scatole contenenti carne di scarto.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Queste due aziende oggi non esistono più perché quando ti beccano diventi inaffidabile sul mercato redditizio delle esportazioni e le banche non ti danno più i soldi. E la truffa ai danni della Comunità Europea è anche una truffa ai nostri portafogli e a quei meccanismi virtuosi che garantiscono la qualità in cambio di un prezzo elevato.  E succede che  come in molti settori i piccoli  rimangono fuori dai mercati internazionali o vengono assorbiti dai grandi. In Italia sul mercato della carne di grande ce n'è uno solo:  il gruppo Cremonini. Una lunga storia imprenditoriale che nasce nella bassa modenese. L'inchiesta di questa sera è della nostra Sabrina Giannini.
 
CERIMONIERE
Marchese di Castelvetro e Spilamberto, Conte di Levizzano, Ravarino e Campiglio, signore di Bomporto, gentiluomo della camera segreta, generale maggiore delle truppe di Sua Altezza Serenissima, Consigliere di Stato, Governatore alle armi della città di Modena e naturalmente la sua gentile consorte Taddea.
 
AUTRICE
Oggi come oggi chi sarebbe seduto al suo posto, chi sarebbe il signore di Castelvetro.
 
UOMO 1
Il più importante della zona? Direi&forse quello più conosciuto a Castelvetro e penso che sia Cremonini.
 
AUTRICE
È lui il marchese di oggi.
 
UOMO 1
Non so se marchese adesso.
 
AUTRICE
Però il vero signore qui chi è, di questo paese?
 
UOMO 2
Ah andiamo all'Inalca! Il vero padrone è lui di questa zona qui. È l'uomo più ricco della zona.
 
AUTRICE
Grazie alla carne.
 
UOMO 2
Grazie alla carne.
 
DONNA
Cremonini.
 
AUTRICE
È il nuovo marchese lui?
 
DONNA
No lui non è marchese!
 
AUTRICE
Ma se fosse&
 
DONNA
Comunque il cavaliere mi sembra, il cavalier Cremonini, l'Inalca.
 
AUTRICE
È il nuovo marchese, nel 2000 si dice cavaliere.
 
DONNA
Nel nostro 2000 Cremonini è il più ricco della zona.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il Cavaliere del lavoro Luigi Cremonini ha il suo feudo a Castelvetro, in via Modena 53. È la vera espressione del miracolo industriale italiano del dopoguerra. Nato figlio di macellaio è diventato il re della bistecca. È icona della mobilità e del riscatto sociale, così come la carne è il simbolo del boom economico.
 
AUTRICE
Ma quanta carne, ma mangiavano così tanta carne?
 
DONNA
I ricchi.
 
AUTRICE
Ah i ricchi sì.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Luigi Cremonini  ha capito presto che abbassare la carne a rango di cibo popolare significava diventare grandi.  Fast food and low cost. Un po' all'americana. E come gli americani ha pensato in grande pur vivendo in un paese piccolo. Un paese che al posto delle praterie d'America del Montana ha la pianura padana&ma con la sua personale Montana. Gli stabilimenti di macellazione e trasformazione Inalca e Montana sorgono prima a Castelvetro di Modena, poi a Rieti e infine a Ospedaletto lodigiano. In altri 4 stabilimenti emiliani si producono i salumi della Montana alimentari. Ma il cavaliere  non è solo il primo macellatore d'Italia e uno dei primi d'Europa nella produzione di hamburger e macinati surgelati, perché dal '76 si è lanciato nella distribuzione. Con il marchio Marr distribuisce 10 mila prodotti alimentari a 30 mila clienti fra hotel, ristoranti, pizzerie, villaggi turistici, mense, scuole, ospedali e istituzioni pubbliche. Con Quinta stagione rifornisce anche i singoli cittadini che fanno richiesta del catalogo dei prodotti surgelati e se li fanno portare a casa. Magari i  prezzi sono un po' alti, ma vuoi mettere la comodità! E poi non si spezza la catena del freddo! Tutto ciò è molto sano.
 
SPEAKER TRENO
Informiamo i signori viaggiatori che tra qualche minuto arriveremo alla stazione di Firenze - Santa Maria Novella.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Bastava un piccolo passo per tagliare anche il traguardo della ristorazione.
 
CAMERIERE TRENO
Ristorante, prenotazione ristorante.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Chi beve sugli Eurostar, chi mangia a bordo di un treno vede il marchio "Chef express"  che è del gruppo Cremonini, il numero uno in Italia nella ristorazione a bordo treno, anche perché è l'unico. I clienti  li attende anche all'interno di 32 stazioni. Pure lì dove c'è concorrenza è il numero uno. Ha aperto cinque case della bistecca, tra le quali questa a Roma, sebbene una volta dentro sembri di stare in Texas, anzi nel Montana. Prepara il catering in tre aeroporti, tra i quali questo di Bologna. E da due anni qualcuno si sarà accorto che sta fronteggiando il quasi monopolio del ristoro autostradale di Autogrill. E gliene siamo grati sperando che la concorrenza faccia abbassare i prezzi. Sono già 33 le aree di ristoro gestite dal gruppo con il marchio "Moto". Un moto perpetuo. Dal '63 non ha fatto che creare e acquisire marchi.  Dal sito internet, da cui abbiamo tratto le cifre e i dati, si possono leggere le grandi performance societarie,  e che i dipendenti del gruppo sono circa 6000. Luigi Cremonini ha creato un impero e merita la corona di cavaliere del lavoro. Uno come lui meritava anche una laurea honoris causa in economia, ma siccome il nostro è un paese strano gli è stata data quella in medicina veterinaria. Anche se lui gli animali non li cura ma li appende al gancio. Per la precisione 2000 ogni giorno.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 23/05/1994
Il dottore ha tenuto la sua lezione parlando della medicina veterinaria nella transizione dalla quantità alla qualità delle carni bovine.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Si può dire tutto di Luigi Cremonini, ma non che abbia un'idea romantica della mucca Carolina. Infatti le vacche da latte quando sono acciaccate o improduttive, un po' vecchiotte, vanno all'ospizio Cremonini di Castelvetro, Ospedaletto e via dicendo. Però la natura alla fine presenta il conto. Anche  al dottore in  medicina veterinaria Luigi Cremonini. Almeno per un po'.
 
DAL TG2 DEL 21/03/2001
Metà delle famiglie inglesi oggi hanno paura. Il direttore dell'unità speciale di ricerca sul morbo della mucca pazza, Robert Will, ha cercato di spiegare perché e come confermano gli ultimi casi nel villaggio di Queniborough, quattro vittime tra i diciotto e i trentacinque anni la percentuale di giovani colpiti dalla malattia incurabile è così alta rispetto al totale.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Nell'autunno del 2000  la mucca pazza allarma tutta Europa e quando escono i primi casi di uomini colpiti dal morbo in Francia, in Italia il contraccolpo è notevole e crollano i consumi di carne bovina. Il cavaliere Cremonini, come industriale della carne e come presidente dell'associazione di categoria più importante rassicura: da noi la BSE non c'è.
 
DA "PORTA A PORTA" DEL 13/11/2000
 
LUIGI CREMONINI
L'Italia non ha mai importato farine zootecniche inglesi, mai.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma soltanto tre mesi dopo anche l'Italia si allinea al resto d'Europa e procede con i test per cercare la BSE negli animali con più di 24 mesi &
 
DA "PORTA A PORTA" DEL 15/01/2001
 
GIORNALISTA
Cavalier Cremonini vi aspettavate questo caso sospetto di mucca pazza?
 
LUIGI CREMONINI
Noi in effetti non ce lo aspettavamo su un bovino italiano, però era in qualche modo da prevedere perché è una scienza che ancora è tutto da accertare.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Infatti la scienza ha accertato: la BSE c'era anche da noi. Dopo pochi giorni dall'avvio dei test ecco la prima mucca pazza italiana, macellata proprio all'Inalca di Ospedaletto.  Questo sì che era prevedibile, visto che all'Inalca si macellano soprattutto animali non più giovani. Ma facciamo un passo indietro, a quel novembre in cui il cavaliere Cremonini rassicurava i consumatori. Lo faceva in televisione:
 
DA "PORTA A PORTA" DEL 13/11/2000
 
BRUNO VESPA
I bovini italiani sono sani è stato detto. Quanta carne straniera lei importa?
 
LUIGI CREMONINI
La mia attività principale è la macellazione di bovini italiani. Io macello 2.200 bovini al giorno, tutti italiani, esclusivamente italiani.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
E lo faceva comprando spazi pubblicitari come questo, su La Stampa di Torino. Era il 23 novembre del  2000, in prima pagina c'era la notizia della BSE che sconvolgeva i francesi. Ma la pubblicità del gruppo Cremonini rassicurava e garantiva che la carne distribuita con i tre marchi Inalca, Montana e Marr era di bovini allevati in Italia.
 
RAFFAELE GUARINIELLO - Procuratore aggiunto Torino
La rassicurazione sulla carta d'identità del bovino è una rassicurazione importante e quindi se non è più che fondata evidentemente diventa una frode in commercio.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Questa è la sentenza che condanna Luigi Cremonini e un dirigente dell'Inalca per il reato di frode nell'esercizio del commercio alla pena di otto  mesi di reclusione, sospesa con la condizionale. Nel corso delle indagini furono raccolte prove secondo le quali il gruppo macellava anche animali francesi, tedeschi e olandesi. E che il 40 per cento della carne commercializzato con il marchio Marr veniva acquistato all'estero già macellato. Tutto questo mentre la pubblicità del gruppo assicurava di vendere soltanto carne italiana. "Potete starne certi", c'era scritto, facendo riferimento a quel sistema di rintracciabilità che il gruppo Cremonini vantava di possedere ma che, secondo la sentenza, non poteva garantire soprattutto per le carni che arrivavano in Italia già macellate. Questo, al processo di primo grado. Siccome però i gradi di giudizio in Italia sono tre, per ora l'imputato Cremonini non può essere considerato colpevole. Comunque in questa vicenda della mucca pazza il cavaliere Cremonini non è stato l'unico a minimizzare il problema&al suo fianco c'era qualcuno, scientificamente molto più autorevole di lui.
 
DA "PORTA A PORTA" DEL 13/11/2000
 
BRUNO VESPA
Lei è il nostro grande tutore per quanto mi pare di capire. Abbiamo cercato insomma di capire a chi dobbiamo rivolgerci al di là delle responsabilità politiche. Lei è in grado di garantirci, stiamo tranquilli?
 
ROMANO MARABELLI - Dir. Dip. Alimenti Ministero della Sanità
Parlare di garanzia totale nell'ambito medico è una dichiarazione che mi sembra eccessiva. Parlare di garanzie correlate ad un controllo permanente della sicurezza del consumatore, in particolare attraverso un controllo dagli allevamenti alla macellazione alla distribuzione, questo sicuramente sì.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Eppure il dottor Marabelli in quell'autunno del 2000 sapeva bene che l'Italia, già da qualche mese, era un paese a rischio, più ancora della Gran Bretagna. E sapeva di avere autorizzato l'importazione di farine di carne dall'Irlanda,  uno dei paesi con il più alto numero di casi di mucca pazza d'Europa, esponendo così i bovini italiani (e noi) al contagio. Il dottore e il cavaliere sono tra i pochi a non averci rimesso dalla vicenda della BSE. Il primo è rimasto al posto di altissimo funzionario di quel ministero che dovrebbe tutelare la nostra salute,  l'altro da una vicenda così penalizzante per tutto il settore ne è uscito economicamente rinvigorito.  Perché in quel periodo le vacche anziane nessuno le avrebbe volute anche se grazie ai test per la BSE erano assolutamente sane. Cremonini era tra i pochi che le ritirava volentieri, trasformandole in carne macinata e hamburger. Però mentre lui pagava i bovini anziani circa il trenta per cento in meno, noi continuavamo a pagare i prodotti a base di carne macinata tanto quanto prima.
 
DA REPORT DEL 7/03/2000
 
ALLEVATORE ANONIMO
Prima della BSE si prendevano anche 2.500 lire al chilo.
 
AUTRICE
Oggi?
 
ALLEVATORE ANONIMO
Oggi a prenderne 1.500 si fa fatica. Se l'animale è bello, se invece l'animale è brutto si prende anche molto meno, si fa fatica ad arrivare alle 1.000 lire.
 
AUTRICE
Oggi nel 2005 com'è la situazione?
 
FABIO RANIERI - Allevatore Ass. Emilat
Oggi non è cambiata di molto, anzi se vogliamo è peggiorata, nel senso che esiste questo grosso monopolio. E poi ci sono queste piccole, piccolissime realtà sparse un po' su tutto il territorio ma che non influiscono assolutamente su quello che è questo grosso business della carne che è fatto esclusivamente da uno.
 
AUTRICE
Cioè da Cremonini?
 
FABIO RANIERI - Allevatore Ass. Emilat
Cioè da Cremonini. Quindi in questo caso la sua fortuna è stata la sfortuna di altri. Se non c'è concorrenza tra i vari macellatori diventa molto più facile stabilire un prezzo e mantenerlo alto alla vendita e basso alla produzione.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
È da ribadire che la carne di mucca anziana,  costa meno, ma non vuol dire che non sia buona. Quel che è importante è sapere cosa si compra, per questo l'azienda in questione ha sempre vantato la rintracciabilità delle sue produzioni. Succede che una nota ditta di omogeneizzati acquisti dall'Inalca 1500 tonnellate di carne. 366.000 vasetti sui quali sta scritto "manzo al di sotto dei 24 mesi".  Ma da un'ispezione dei carabinieri dei Nas presso lo stabilimento Inalca di Castelvetro, emerge che i bovini utilizzati hanno  un'età compresa fra i 5 e i 17 anni. Però sulla documentazione spedita dall'Inalca alla famosa ditta di omogeneizzati sta scritto che le mucche utilizzate non superano i 24 mesi: allora quanti anni hanno le mucche destinate all'alimentazione della prima infanzia? Per saperlo la procura di Torino ha disposto il sequestro dei dati informatici dell'Inalca. Ma dal database questi dati sono spariti, non ci sono più. La procura di Modena ha iscritto nel registro degli indagati 3 responsabili dell'azienda, e qualche giorno fa c'è stato il primo interrogatorio, i reati ipotizzati sono: frode in  commercio, e frode processuale. E ritorniamo al ruolo dell'Unione Europea nell'esportazione della carne. Le eccedenze di mercato vengono esportate nei paesi in via di sviluppo da quelle aziende che vincono la gara  d'appalto comunitario. Una di queste è la Beca. 
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 20/10/1993
Con l'accusa di truffa ai danni della comunità europea, aggravata dall'appropriazione di beni destinati ad aiuti umanitari, sono finiti in carcere questa mattina, Giancarlo Dall'Olio, sessantacinque anni, titolare dell'industria Beca Carni di Prunaro di Budrio.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Scoperta la truffa segue il congelamento dei fidi bancari. L'azienda va avanti qualche mese sperando che qualcosa cambi.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 21/05/1994
Buonasera dagli studi della Rai di Bologna. Arrestati una seconda volta i titolari della Beca Carni di Budrio di Bolgna.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La Beca è con le spalle al muro. Il suo principale concorrente, ovvero il gruppo Cremonini, si fa avanti dando lavoro all'azienda messa male, giusto per darle il tempo di sistemare i problemi con banche e  tribunali. Passa qualche mese e secondo il tribunale l'azienda non ha più l'affidabilità per attingere soldi dal mondo del credito. Per i proprietari era l'ultima possibilità, inevitabilmente viene dichiarato il fallimento. E la gestione della Beca passa nelle mani del curatore fallimentare.  
 
DAL TGR  EMILIA ROMAGNA DEL 13/09/1994
Quale sarà adesso il destino dei 530 dipendenti. Finora l'operatività degli stabilimenti è stata garantita dalle attività trasferite dal colosso concorrente, il gruppo Cremonini di Castelvetro di Modena e Cremonini potrebbe anche essere interessato a rilevare il tutto, ingrandendo ulteriormente il suo impero da 3.300 miliardi.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Abbiamo sempre pensato che lui fosse l'interlocutore principe con cui studiare l'operazione di vendita dell'azienda.
 
AUTRICE
Eravate già in contrattazione.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Sì, ci siamo seduti attorno a un tavolo e abbiamo trattato. Fu anche convocato e venne a parlare con il giudice delegato, con il dottor Liccardo e fu indetta un'asta alla quale inopinatamente invece il signor Cremonini decise all'ultimo momento di non partecipare.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 11/07/1996
Luigi Cremonini è stato raggiunto da una comunicazione di garanzia per bancarotta fraudolenta accusato proprio di avere sottratto clienti alla Beca a favore del proprio gruppo durante il periodo di gestione in affitto seguente alla crisi aziendale.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma il tribunale di Bologna  ha assolto Cremonini dall'accusa di concorso in bancarotta fraudolenta.  Non avrebbe dunque dirottato verso il proprio impero la clientela della Beca.
 
AUTRICE
Nel frattempo cosa era successo ai clienti della Beca?
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
I  clienti della Beca erano indubbiamente disorientati perché dopo mesi in cui erano diventati non più clienti Beca ma erano diventati clienti del gruppo Inalca - Cremonini, abbiamo cercato, soprattutto con il mondo della grande distribuzione di recuperarli e per certi versi ci siamo anche riusciti perché facevamo 130-140 miliardi di fatturato all'anno, quindi voglio dire, non era la Beca di prima, che aveva fatto anche 400-450 miliardi di fatturato però era ancora una Beca in perfetto funzionamento.
 
AUTRICE
Quindi in pratica dai 400 e passa miliardi l'anno, si è passati ai 100 e qualcosa, quindi vuol dire che quello scarto è entrato nelle tasche dei concorrenti.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Questo non posso dirlo. Posso solo dirle che Beca l'ha perso.
 
AUTRICE
Quindi poi lei nel tempo, con i dirigenti del gruppo, è riuscito a recuperare una parte di clienti e a fare un buon fatturato, quindi&
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Quindi l'azienda aveva una sua vitalità, una sua potenzialità che abbiamo sempre cercato di tenere in piedi.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Due anni non facili, ma la scelta dell'esercizio provvisorio ha dato i suoi frutti: il risanamento è avviato.  Al punto che nel '96 la Beca è venduta all'asta a un imprenditore di origine siciliana, Francesco Commendatore, e a suo figlio Giacomo, proprietari dell'azienda di materassi che si trova a Budrio, a poche centinaia di metri dalla Beca. 
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Aveva versato la cauzione, la caparra, poi però sorprendentemente, questa è una domanda alla quale non sono mai stato in grado di dare risposta, una presa di posizione del sindaco di Budrio prima, era il prof. Celli e del presidente della regione poi, era allora l'onorevole La Forgia, Commendatore fu tacciato di mafia e quindi come potenziale o possibile mafioso e conseguentemente decise di perdere la caparra e la cauzione che aveva versato ma di rinunciare all'acquisto della Beca.
 
AUTRICE
Lui ci rimise parecchio?
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Lui ci rimise un milardo e due, un miliardo e tre.
 
DAL TGR EMILIA ROMAGNA DEL 11/07/1996
Ritorna in alto mare il futuro della Beca di Budrio nell'hinterland bolognese, seconda azienda italiana nel settore della carne. Questa mattina si è svolta una manifestazione dei dipendenti che si è conclusa con un incontro tra una delegazione e il vicesindaco.
 
GIORNALISTA
La richiesta al sindaco qual è?
 
MANIFESTANTE
Vogliamo che la smetta di romperci le scatole, perché è già la terza volta che ci rompe le gambe a noi della Beca perché lui ha interesse che la Beca vada a morte.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Al sindaco di allora Gianfranco Celli non interessava la salvezza di 500 posti di lavoro, bensì i tentacoli della piovra. I timori nascevano da una segnalazione della direzione investigativa antimafia sulla famiglia Commendatore sospettata d'essere una di quelle mafiose emergenti. Francesco Commendatore, il fondatore dell'azienda di materassi, fu  assolto in un processo per sequestro di persona, reato per il quale fu invece condannato il fratello.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Devo dire che sono passati molti anni da allora, perché questa vendita fu del '96, quindi sono passati quasi dieci anni e non mi risulta che il signor Commendatore abbia mai avuto problemi, almeno da quel momento in poi per mafia.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Ma neanche prima, perché già nel '93 la corte di appello di Bologna rigettò la richiesta di adottare nei confronti del proprietario della Eminflex le misure di sorveglianza speciale per i sospettati di mafia.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Sono molto dispiaciuto di non essere riuscito a salvare quei posti di lavoro, questo è un grande rincrescimento che mi accompagnerà per il resto della mia vita.
 
LUIGI PASQUALI - Ex sindacalista CIGL
Le donne in particolare sono i soggetti che più pagano quando chiudono le aziende.
 
AUTRICE
In questo caso.
 
MAURO MORELLI - Curatore fallimentare
Sì, in questo caso pure.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La Beca non c'è più&restano i curricula vitae impolverati, i registri delle presenze, fatture, forniture, regolamenti comunitari per le esportazioni, le carte doganali, i clienti italiani e stranieri a cui è stata spedita la carne in scatola: Arabia Saudita, Africa, Russia. E fu proprio un grande quantitativo di carne in scatola spedito in Russia per conto della Comunità Europea all'origine del fallimento della Beca. Le scatole di carne una volta messe sul mercato iniziarono ad esplodere perché la carne si era deteriorata e 400 tonnellate su 5.000 furono rispedite in Italia. 
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il business legato alle esportazioni sovvenzionate è molto redditizio, e se truffi un po', lo diventa ancora di più. Nel caso che abbiamo appena visto, la Comunità Europea aveva destinato alla Russia un'eccedenza di carne di prima qualità. Invece questa carne la Beca la vendeva sul mercato europeo e in Russia mandava gli scarti. Un paese che in quegli anni era destinato a diventare un mercato molto interessante.
È il 1993, la Acsal Montana del gruppo Cremonini vince un appalto comunitario per una fornitura di carne in scatola destinata alla Russia. Qualcosa però sembra essere andato storto. In un fascicolo giudiziario relativo ad un procedimento archiviato nel 2000, si fa riferimento ad una vicenda di carne avariata e di risarcimento danni alle vittime.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Nel corso di una perquisizione furono trovati alcuni documenti, il destinatario di questo è la ditta Acsal Montana. La lettera è datata 8 aprile 1994. A firmarla sono tre donne, due delle quali con lo stesso cognome. Forse parenti. Nella dichiarazione si legge che in qualità del risarcimento danni causati dalla ditta "Acsal Montana"  le famiglie sono d'accordo a riconoscere un totale dei danni nell'equivalente monetario uguale a 150.000 dollari americani. La lettera prosegue. Ma di quale danno si tratti non c'è menzione. Quale poteva essere il motivo di questo risarcimento? Mosca in autunno è una bella città, nonostante l'intenso traffico post perestroika. Le probabilità  di trovare le donne che hanno firmato quel documento sono poche. In fondo sono passati 11 anni. Potrebbero non essere più a quegli indirizzi. E in Russia non esistono elenchi del telefono. Cerchiamo le due donne che hanno il cognome uguale. Dovrebbero vivere nello stesso quartiere ma in palazzi diversi. Difficili da trovare perfino per il mio interprete che è moscovita. 
 
AUTRICE
Cerchiamo una famiglia che potrebbe avere avuto un problema con della carne in scatola, molti anni fa.
 
DONNE
Sì sono qui, al quarto piano, hanno avuto una tragedia, le finestre danno da questa parte del cortile. Però oggi non ci sono, sono fuori città.
 
DONNA
Qui abitano la mamma e la sorella Irina. In quel periodo ci sono stati diversi casi legati alla carne in scatola...siccome c'erano pochi generi alimentari la gente faceva approvvigionamenti acquistando grandi pacchi scorta, perché costavano meno...loro dicevano che era italiana.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Torniamo il giorno dopo, la domenica pomeriggio. Sono una giornalista italiana, volevo sapere se è la sua famiglia ad aver avuto un problema con la carne in scatola nel '93.
 
 
MASSALSKAJA NADEZDA NIKOLAEVNA
Entrate pure. Quel giorno avevamo un pacco di carne in scatola, lo avevamo di scorta, perché siamo una famiglia numerosa. L'avevo presa nello spaccio dell'azienda dove lavoravo prima e dove lavorava anche mia sorella Irina.
 
AUTRICE
Precisamente lei ricorda il nome della carne?
 
MASSALSKAJA NADEZDA NIKOLAEVNA
Montana.
 
AUTRICE
Ricorda se era carne italiana?
 
MASSALSKAJA NADEZDA NIKOLAEVNA
Era scritto sulla scatola. Quella carne l'abbiamo mangiata io, mio figlio di 16 anni. Mio nipote Sergej e sua madre, che è mia sorella. Poi Sergei è morto.
 
AUTRICE
Quanti anni aveva Sergej?
 
MASSALSKAJA NADEZDA NIKOLAEVNA
Aveva 12 anni...era novembre. Questa è la foto. Non aveva questa età quando è morto. Qui aveva qualche anno in meno. Invece mio figlio  ha avuto dei problemi alla vista. Io e Irina siamo state ricoverate per le 3 settimane successive. Mia sorella Irina, dopo la morte del figlio ha avuto una depressione fortissima...è stata in un ospedale psichiatrico per un mese.  E ancora oggi non sta bene, specialmente quando si avvicina il 24 novembre, il giorno della morte di Sergei.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Dopo una lunga ricerca la signora Nikolaevna trova i certificati sanitari relativi al suo ricovero e a quello del figlio maggiore. La figlia minore che nel '93 aveva soltanto tre anni non mangiò quella carne.
 
TRADUTTORE
Avvelenamento di botulina, ha avuto la terapia dal 24 novembre al 10 dicembre '93. Questo è il certificato di suo figlio. Uscito dalla clinica il 3 dicembre '93: botulina di gravità media. Allora, prodotti consumati: carne inscatolata. Avvelenamento di gruppo.
 
MASSALSKAJA NADEZDA NIKOLAEVNA
Il sabato, il giorno dopo la morte di Sergej, gli specialisti del controllo sanitario sono venuti a casa e hanno preso tutte le scatole rimaste, ce n'erano 3, e hanno trovato il botulino. Dopo è stata diramata l'informazione in modo che tutti quelli che avevano in casa quella carne la riportassero ai  magazzini dove l'avevano acquistata.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
L'ospedale pediatrico specializzato nelle malattie infettive dove morì Sergej probabilmente avvertì le autorità sanitarie, le quali avranno provveduto a ritirare la merce, o almeno il lotto a cui apparteneva la carne avariata. Che le autorità sanitarie sapessero lo conferma anche Valentina Primak, l'avvocato che si occupò di tutelare gli interessi della famiglia.
 
AUTRICE
Lei andò dall'autorità sanitaria per comunicare l'accaduto?
 
VALENTINA PRIMAK - Avvocato
Sì, ma prima feci una richiesta per sapere se questa merce era stata sottoposta al controllo sanitario.
 
AUTRICE
Le è stata data?
 
VALENTINA PRIMAK - Avvocato
No.
 
AUTRICE
Secondo lei perché?
 
VALENTINA PRIMAK - Avvocato
Secondo me quella merce non era stata sottoposta al controllo perché qualcuno aveva preso dei soldi per lasciarla passare. È una mia supposizione ovviamente.  C'è però da dire che in quegli anni la situazione era veramente disastrosa in questo paese.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
In quel periodo l'ex Unione sovietica stava vivendo una profonda crisi economica e politica. La borsa era crollata. Il presidente Eltsin aveva delegittimato il parlamento bombardandolo. Le autorità a tutti i livelli  stavano perdendo  i riferimenti. L'avvocato ipotizza perfino una corruzione dei funzionari russi, ma non avendo elementi noi preferiamo pensare che le autorità russe abbiano fatto il dovuto per evitare un danno  alla popolazione ritirando la merce dal mercato, o almeno il lotto a cui apparteneva quella carne in scatola. Lo fecero senza troppi clamori, evitando di danneggiare l'azienda italiana.
 
AUTRICE
Come mai questa azienda alla fine ha dato i soldi, ha pagato?
 
VALENTINA PRIMAK - Avvocato
Secondo me in quel periodo l'azienda che era appena entrata nel mercato russo stava concretizzando contratti di fornitura sostanziosi, non poteva permettersi di perderli. E se si fosse saputo...In sostanza i signori italiani hanno preferito pagare un risarcimento...detto in altre parole hanno preferito non portare via la spazzatura. Penso che sia andata così.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il mercato russo sarebbe diventato importante. E infatti oggi l'azienda ha qui una sede operante. Questo non è più il paese affamato di 11 anni fa, quando non esistevano i fast food dove la gente oggi fa la fila per mangiare. Si legge nel documento destinato alla Acsal Montana:  nel caso di rifiuto a soddisfare le nostre richieste nei termini stabiliti, saremo costrette a rivolgerci al tribunale per chiedere la riscossione forzata richiamando i mass media di ambedue i paesi.
 
AUTRICE
In pratica lei li aveva ricattati, minacciati che se non avessero pagato lei lo avrebbe comunicato alla stampa?
 
VALENTINA PRIMAK - Avvocato
È esatto affermarlo. Altrimenti rischiavano di perdere il contratto di fornitura, appena stipulato e che riguardava somme elevate.
 
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Che il pagamento sia avvenuto lo dimostrano anche queste ricevute da 5 e 10 mila dollari, pagate a rate a partire dal 6 aprile al 9 giugno 1994, data della consegna del saldo di 75 mila dollari: totale 150 mila. Ma visto che le autorità russe sapevano perché  preoccuparsi di tribunali o della stampa? In fondo il botulino è un incidente che nell'industria alimentare può capitare. Ma di questo incidente le nostre autorità doganali non hanno avuto notizia, forse ne sa qualcosa in più l'allora direttore commerciale delle relazioni con l'ex Unione Sovietica che come si legge in questo documento viene delegato a risolvere una controversia in Russia dalla presidente della Acsal Montana, Claudia Cremonini.
 
AL TELEFONO
 
AUTRICE
Buongiorno senta, io sono venuta in possesso di un documento secondo il quale lei nel '94 ha consegnato dei soldi per risarcire delle persone in Russia, era per conto della Acsal Montana, è lei?
 
EX DIR. COMM. RAPPORTI CON LA RUSSIA
Sì, io non ho lavorato per Acsal ma ho lavorato per una ditta collegata.
 
AUTRICE
Era il gruppo Cremonini?
 
EX DIR. COMM. RAPPORTI CON LA RUSSIA
Sì ho lavorato per il gruppo Cremonini.
 
AUTRICE
E adesso non lavora più per loro?
 
EX DIR. COMM. RAPPORTI CON LA RUSSIA
No, non lavoro da quasi tre anni, due anni e mezzo.
 
AUTRICE
Ho capito. Potrebbe dirmi almeno la ragione per la quale lei ha risarcito queste persone?
 
EX DIR. COMM. RAPPORTI CON LA RUSSIA
Io penso che sia meglio che lei si rivolga direttamente all'azienda. Io non lavorando più per loro, penso che non sia il caso di entrare nel merito.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
All'azienda abbiamo chiesto un incontro per conoscere la loro versione dei fatti, ma non ci hanno concesso l'intervista, il loro avvocato ci ha inviato questa lettera dove si dice: "In base a quanto risulta dagli atti furono disposte dalle autorità sanitarie russe immediate analisi di quanto ingerito da dette persone nei giorni precedenti all'insorgenza del problema, e su molteplici campioni di carne in scatola (si tenga conto che l'operazione riguardava decine di milioni di scatolette). Ma  non fu possibile appurare  la vera causa dell'intossicazione, anche perché gli alimenti sia a base di carne che di vegetali, ipoteticamente consumati da tali persone erano mescolati fra loro. In ogni caso tutte le analisi effettuate sui campioni prelevati presso l'abitazione, sia quelli provenienti da carne in scatola ancora sigillate, hanno confermato l'assenza del benché minimo germe o difetto. Da parte dell'autorità locale fu quindi autorizzata la regolare messa al consumo del prodotto& Non risulta comunque che sia mai stata pagata alcuna somma a titolo di risarcimento danni a favore delle vittime di tali asseriti casi di intossicazione alimentare. Qualunque versione dei fatti che possa risultare difforme da quanto sopra riportato deve considerarsi destituita da ogni fondamento". Il risarcimento quindi non ci sarebbe mai stato. Pertanto dobbiamo supporre che la lettera di incarico a risolvere la faccenda, e questa delega ad incassare autenticata dal notaio e le ricevute di pagamento siano documenti falsi? E che le testimonianze dell'avvocato e della famiglia non corrispondano al vero?  Non siamo noi i giudici di questa vicenda, di cui non esiste traccia su nessun organo di stampa dell'epoca. Sta di fatto che negli anni a venire la carne in scatola per l'esportazione cambia nome. E siamo a Cuba nei giorni nostri.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La storia insegna che la carne in scatola esportata nei paesi terzi, spesso quelli in via di sviluppo, non segue quei virtuosissimi standard di qualità che l'Europa vorrebbe. Lontano dagli occhi&A Cuba i mercati sono soprattutto statali, quelli che c'erano anche in Russia, prima della perestroika. Ogni cubano presentandosi con il suo libretto personale - la libreta come la chiamano- ha diritto a cibo e ad altre beni di prima necessità a prezzi politici. Il tutto stabilito in base all'età e al nucleo famigliare. Se ci sono neonati per esempio, è previsto il latte in polvere.
Di base ci sono riso, fagioli, farina, olio di semi, caffè, zucchero e sapone.  Per tutti. Ovviamente la gamma è quella che è, e pure razionata. Rosana è una dirigente di un ministero. Le domando quanto guadagna al mese: per rispondermi mi mostra il quotidiano che pubblica gli stipendi mensili dei dipendenti della sanità, un dirigente guadagna circa 350 pesos.
 
AUTRICE
Quanti dollari sono? Quasi 14, ovvero circa 11 euro al mese.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il minimo indispensabile a Cuba, sebbene lo stato passi l'elettricità, il telefono, la scuola, l'assistenza sanitaria sempre a prezzi politici. Seguo Rosana al mercato rionale, dove si trovano soprattutto i prodotti freschi: frutta, verdura, uova e carne& di maiale e pollo, ma non la carne di manzo.
 
AUTRICE
Ma qui non vedo la carne di manzo&
 
ROSANA
Non per noi è troppo cara.
 
COMMERCIANTE
No qui non c'è.
 
AUTRICE
E perché?
 
COMMERCIANTE
È proibito venderla.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
A Cuba la carne bovina è troppo costosa per stare sui banchi dei mercati rionali. Si trova - insieme ad altra mercanzia preziosa - nei supermercati dove tutto costa come in occidente. Anzi di più. E dove la moneta nazionale non viene accettata perché si paga soltanto con il peso convertibile, scambiato uno ad uno con euro e dollaro. In questi supermercati comprano i cubani ricchi, quelli che girano con la valuta che conta in tasca. Sono milioni i cubani che vivono di rendita con i dollari spediti dai parenti esuli all'estero, soprattutto da coloro che risiedono negli Stati Uniti. Per molti altri c'è l'industria principale di Cuba: il turismo. Basta dare un passaggio con la propria auto a un turista per tirare su in 5 minuti quello che si guadagna in 15 giorni di lavoro. Basta farsi amico un turista in cerca di compagnia per permettersi un daiquiri nel luogo culto dove fu inventato, un bicchiere equivale a mezzo stipendio mensile. Questa Cuba lontana 46 anni dalla rivoluzione e dai suoi ideali,  è sotto gli occhi di tutti i cubani, anche se Fidel dice che va tutto bene. Dei soldi lasciati dai turisti, perlopiù sessuali, ha un disperato bisogno per tenere in piedi il sistema. Soprattutto da quando i sovietici non sono più i fraterni alleati, e da quando l'embargo sta soffocando l'economia. Sbaglio o quello è latte in polvere statunitense? Di cibo americano, a Cuba, ne arriva. Molti americani non lo vorrebbero più, l'embargo, perché Cuba è un mercato interessante. Eccome se lo è. Lo sanno bene anche gli europei. Le aziende statali acquistano enormi quantitativi di alimenti da inserire nei mercati controllati dallo Stato,  ma anche da immagazzinare per le emergenze. In questo magazzino della capitale sono stoccati alcuni di questi alimenti.
 
AUTRICE
Roba di importazione.
 
MAGAZZINIERE
Sì, adesso abbiamo del pomodoro americano.
 
DONNA
Sì, ci sono tante merci importate per esempio la salsa che viene dagli Stati Uniti.
 
AUTRICE
Ma non c'è l'embargo?
 
DONNA
È la verità.
 
MAGAZZINIERE
Il pollo, anche il pollo viene dagli Stati Uniti.
 
AUTRICE
E l'embargo?
 
DONNA
Non so cosa dirle.
 
MAGAZZINIERE
La merce che abbiamo, quella stoccata qui è di proprietà dello Stato, ma è tutta merce importata.
 
AUTRICE
Anche dall'Europa?
 
MAGAZZINIERE
Sì, dall'Europa abbiamo della salsa.
 
DONNA
Salsa dalla Spagna.
 
AUTRICE
Non lavora oggi?
 
MAGAZZINIERE
No, adesso non stiamo lavorando.
 
AUTRICE
Cos'è questa, farina?
 
MAGAZZINIERE
Sono fagioli.
 
AUTRICE
E questa è italiana?
 
MAGAZZINIERE
Sì, è italiana.
 
AUTRICE
Cosa è, carne, fagioli?
 
MAGAZZINIERE
È carne, Texana e Bill beef, abbiamo solo carne italiana.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Solo carne italiana. Un bell'affare se si pensa che l'acquirente è lo Stato e il consumatore finale l'intera popolazione cubana. Texana e Bill Beef sono prodotti dall'Inalca, l'industria di macellazione, trasformazione e confezionamento del gruppo Cremonini. Che già da anni esporta a Cuba, tanto da avere una sede a l'Havana. Ai tempi della Russia si chiamava Montana, poi la carne in scatola destinata all'esportazione ha cambiato marca e oggi sembra che il problema si riproponga. Infatti da questi documenti in nostro possesso, le autorità cubane hanno chiesto all'Inalca di riprendersi una parte della sua carne in scatola. Per la precisione una parte della Texana. Sono centinaia le tonnellate di questa carne in scatola giunta via mare al porto dell'Havana tra luglio e novembre 2004. Una volta arrivati al porto della capitale la maggior parte dei lotti sono stati  distribuiti nelle varie province di Cuba. Pur avendo una scadenza a quattro anni dalla produzione, già a partire da settembre 2004, quindi 2 mesi dopo l'arrivo dei primi carichi, il ministero dalla salute pubblica scrive:
 
SPEAKER
A partire dal 13 settembre le autorità sanitarie delle varie province dove sono stati portati questi prodotti hanno informato le autorità del ministero della salute pubblica che all'apertura di queste latte avevano osservato delle scatole sporche di grasso, alcune erano rigonfie, esplose. con conseguente perdita di liquido. Il tutto determinava uno stato non igienico, con uscita di odori e presenza di vermi.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
A seguito di questi casi le autorità sanitarie hanno creato un'equipe di studio e proceduto ai controlli. Hanno suddiviso i risultati sulla base del lotto, della fabbrica Inalca di provenienza, della marca, segnalando tipologia e  percentuali dei difetti. I risultati  hanno spinto le autorità cubane a scrivere all'azienda di Castelvetro. In una lettera datata gennaio di quest'anno il direttore dell'azienda di Stato che si è occupato della supervisione usa toni molto duri:
 
SPEAKER
L'Inalca ha operato in mala fede non rispettando gli accordi presi con la parte cubana esportando un prodotto non adatto al consumo umano.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Nelle comunicazioni ufficiali con l'azienda italiana si precisa che in base ai risultati delle analisi il prodotto si presenta alterato da un punto di vista microbiologico, probabilmente a causa del processo produttivo. E vengono allegati i risultati delle analisi. Cosa può essere successo?  Una sterilizzazione fatta in fretta e male? Solo la sfortuna? Di chi è l'errore? Chi doveva controllare la produzione e l'inscatolamento era l'Inspekta di Milano. A maggio il Ministero della Salute informa con questa lettera l'importatore statale  Alimport che fa capo al ministero del commercio con l'estero.   
 
SPEAKER
A tutt'oggi continuiamo a ricevere informazioni dalle autorità sanitarie delle varie province che queste conserve di carne ancora si dilatano ed esplodono. Questo costituisce un pericolo per la salute umana, pertanto questa carne non deve essere immessa al consumo per nessuna ragione.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Il 9 giugno un documento sintetizza le conclusioni di un incontro verificatosi a Cuba con il direttore dell'Inalca, Paolo Boni.
 
SPEAKER
Inalca riesporterà tutti i lotti di carne marca Texana prodotta nello stabilimento di Rieti considerando così saldati tutti i costi addizionali& Per i lotti prodotti a Castelvetro verranno realizzate analisi in forma congiunta in un laboratorio svizzero.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La firma sull'accordo è del direttore dell'Inalca, manca quella di Alimport e non sappiamo se Cuba ha accettato questo accordo. Perché le autorità cubane che si sono occupate dell'importazione, della supervisione e del controllo sanitario non ci hanno rilasciato l'intervista. L'ambasciata cubana in Italia ci ha informati telefonicamente che le ragioni del loro silenzio erano dovute al fatto che c'era una trattativa in corso.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Sabato 29 ottobre alle 21 ci arriva una lettera dell'avvocato del gruppo che dice: "apprendo potrebbe essere interesse di Report approfondire aspetti inerenti una  spedizione di carne in scatola effettuata dall'Inalca con destinazione Cuba. Nei primi mesi del 2005 sono state avanzate contestazioni dal Ministero cubano per la salute pubblica poiché in un primo momento si ritenne che la carne non fosse conforme agli accordi. Fu quindi deciso, in accordo con le autorità cubane di far sottoporre le scatolette interessate a verifiche di un laboratorio svizzero. Le analisi si sono recentemente concluse senza alcun problema di qualità della carne". E viene allegata copia del laboratorio di Bellinzona. Qualcosa però non torna e  Sabrina Giannini è tornata a Cuba. 
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
Quando torno a l'Havana è da poche ore passato l'ultimo, devastante, uragano della stagione, Wilma: ecco cos'è un'emergenza per Cuba. Il governo ha ordinato consegne gratuite di provviste per gli abitanti dei quartieri colpiti dall'uragano.
 
AUTRICE
Completamente gratuito?
 
DONNA
Gratuito, completamente.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
La gente aspetta per sei ore prima che arrivino tutte le provviste dai magazzini. Tra queste c'è anche la carne in scatola. È la Bill Beef quindi è vero che questa carne è buona, visto che le autorità cubane la stanno distribuendo. Rimane il dubbio dei lotti. Dai documenti in nostro possesso risulta che la produzione di maggio, una di quelle che aveva più problemi al controllo sanitario, quella di marca Texana, manca nella lista dei lotti controllati dal laboratorio svizzero. Torno, sempre con la telecamera nascosta, nel magazzino dov'ero già stata nel viaggio precedente. Stavolta c'è anche il direttore, una gentile signora.  
 
CAPO-MAGAZZINIERE
La Texana sta per essere reimbarcata per l'Italia.
 
AUTRICE
Perché?
 
CAPO-MAGAZZINIERE
Hanno trovato un problema al processo produttivo: la Bill beef rimane, ma la Texana viene reimbarcata per l'Italia.
 
VOCE DELL'AUTRICE FUORI CAMPO
L'affermazione del magazziniere coincide con i documenti scritti dalle autorità sanitarie cubane, secondo i quali era proprio la Texana prodotta a Rieti a non essere adatta al consumo umano. Si parlava di circa 2.200 tonnellate di prodotto. Il magazziniere ha detto che sta per essere rispedita in Italia. Vado al porto per cercare una traccia della spedizione imminente. Dopo qualche ora scopro che da questo porto è appena partita una nave, la Holland Mass, e questo è il documento di trasporto che lo prova, si chiama "bill of lading" datato 31 ottobre 2005. Il carico è carne bovina inscatolata marca Texana, quasi 2.000 tonnellate. Lo spedizioniere è la Mediterranean Shipping Company. Il trasporto è stato effettuato per conto della Inalca di Castelvetro e il destinatario è l'Inalca con sede a Luanda, Angola, Africa. L'arrivo della nave è previsto per i primi di dicembre a Luanda, dove l'Inalca ha un suo ufficio. Ma se le 2.000 tonnellate sono tutte conformi, perché sono state spostate sul mercato angolano?
 
ALBERTO PERDUCA - Direzione inchieste OLAF
Nel caso in cui vi sia un vizio occulto di questa merce, quindi un vizio non visibile che alteri queste caratteristiche di merce sana, leale e mercantile e qualora questo vizio occulto venga accertato o si manifesti successivamente all'esportazione, questo avvenimento provoca la risoluzione del diritto alla restituzione, in altre parole non si ha più diritto da parte dell'esportatore alla restituzione e quindi qualora il finanziamento sia già avvenuto, questo deve essere restituito.
 
VOCE DELL'AUTORE FUORI CAMPO
Per fare un esempio, un vizio occulto potrebbe essere un difetto al processo di sterilizzazione, così come avvenne per la Beca. Sempre per fare un esempio, sarebbe una frode tacere su quel vizio occulto al solo fine di tenersi i soldi delle sovvenzioni comunitarie. Forse la carne Texana non presenta vizi occulti, perché se torniamo all'accordo finale tra l'Inalca e le autorità cubane, si legge che le circa 2.000 tonnellate di Texana sono da portare via da Cuba, ossia da riesportare per ragioni commerciali e non sanitarie. Anche se "non sanitarie" è stato cancellato.
 
MILENA GABANELLI IN STUDIO
È possibile che ci sia stato solo un problema con i cubani, e una partita è stata dirottata in Africa. Ma perché non dirlo anche a noi che avevamo chiesto informazioni in merito? Sarebbe stato un modo per allontanare alcuni sospetti, per esempio che venga commercializzata carne non buona, oppure che a Luanda venga distrutta, perché riportandola a casa bisognava poi restituire i contributi comunitari e spiegare anche il perché.  I tentativi di chiarire la vicenda con il gruppo Cremonini sono stati ripetuti, e ripetuti sono stati i dinieghi, l'azienda precisa che la verità è nella loro versione dei fatti e cioè che i controlli non hanno evidenziato problemi di salubrità, e ci diffida dal diffondere notizie contrarie. Il nostro mestiere come sempre è quello di informare.

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