Rai 3
Televideo

Puntata del 22/10/2002

ORGANISMI NON GOVERNABILI

in onda il 22.10.02

di - Società

Stagioni: 2003
Argomenti: Società
Autori: Giorgio Fornoni

IN STUDIO MILENA GABANELLI
La puntata di oggi e' il frutto di un lavoro durato quasi un anno, girato fra le miserie del mondo e coloro che cercano di alleviarle e cioè fra due parole molto in voga: emergenza e umanitario.
La domanda da cui e' partito il nostro Giorgio Fornoni e' quasi banale: il sistema di aiuti che passa dalle Organizzazioni non Governative e dalle agenzie dell'ONU, porta reali benefici ai paesi caduti in disgrazia?
E' evidente che qualche beneficio lo porta, anzi tanti ma c'è un altro lato che si fa un po' finta di non vedere per il timore forse di generare sfiducia in queste organizzazioni. Ed è evidente che questo noi non lo vogliamo ma nemmeno nascondere le contraddizioni che stanno dentro ad un sistema che assomiglia sempre di più ad un'industria, con tutte le caratteristiche tipiche del business, del profitto, del marketing, della competitività. E dentro questo sistema non ci sono tutti ma ce ne sono tanti, dalle agenzie dell'ONU alla chiesa cattolica.
E allora, per capire meglio, vediamo qualche esempio.


LA CHIESA DELLA DISCORDIA

Manghoci - Malawi

AUTORE
Il Malawi, 8 milioni di abitanti stretti nel centro geografico dell'Africa: è quart' ultimo nella classifica dei paesi più poveri del mondo, è primo nella mortalità per Aids, perennemente devastato dalla siccità e dalla carestia. Ma è anche il paese africano dove è più forte in percentuale la presenza della Chiesa cattolica: 130 chiese e 2 milioni di fedeli.

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Far su un grande seminario e non fare la chiesa? Perché lì devono sapere chi entra! Devono picchiare il naso contro la chiesa e devono sapere che quello lì è un centro per la formazione di coloro che diventeranno gli specialisti dello spirito.

AUTORE
Nella diocesi del vescovo Assolari, la chiesa c'è già, ma da anni si sta costruendo un nuovo seminario e una cattedrale. Il preventivo iniziale, 7 miliardi, si diceva, è più che raddoppiato. I lavori sono fermi, ma il vescovo non si arrende, nonostante le polemiche e le perplessità sempre più forti nello stesso clero locale.

DON NSULI FELIX- parroco di Mangochi, Malawi
Il problema è quello di esagerare, perché anche la chiesa è esagerata, è troppo grande.

AUTORE
Ma servono veramente un nuovo seminario e una nuova chiesa?

PADRE MC GUEKIAN - Vicedirettore seminario di Zomba, Malawi
A parere di quasi tutti gli altri della chiesa, ma anche della diocesi di Mangochi: erano contro però il vescovo ha deciso e il vescovo…

AUTORE
L'hanno già chiamata la chiesa della discordia. Perché nella disastrata realtà del Malawi, indirizzare risorse finanziarie così ingenti in un edificio religioso, sembra a molti fuori misura. Abbiamo girato questi dubbi allo stesso vescovo, da 40 anni missionario in Africa e ormai vicino alla pensione.

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Perché abbiamo costruito un grande seminario? Perché noi crediamo che il Signore si comporti da signore! E se le vocazioni non ci sono, non ci sono per colpa di Dio: è colpa di noi uomini che siamo stati cafoni perché abbiamo deluso la bontà del Signore.

AUTORE
il fatto è che il vescovo ha chiuso l'ospedale di Namwera nella diocesi di Mangochi e poi l'ha venduto.
Questo ospedale, costruito anche con i soldi delle donazioni, poteva ospitare fino a 130 pazienti, secondo le malelingue i soldi della vendita sarebbero finiti nella costruzione della nuova chiesa.

RITA MILESI - Laica di Namuera, Malawi
Io ho appreso questa notizia con tanto dolore e amarezza: l'ho visto nascere, l'ho visto soffrire, l'ho visto morire.

D - Mi han detto che lei ha venduto!

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Non l'ho venduto io l'ospedale. Nell'ospedale c'è stata per due anni la media di non più di cinque persone. Posso io far pagare al governo 70.000 quacha l'anno per quattro ammalati? Ma che vadano altrove!

AUTORE
E infatti vanno altrove, visto che a poca distanza i missionari stanno costruendo un altro ospedale.

D - Ma quanto ha incassato dalla vendita?

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Noi non abbiamo venduto l'ospedale: abbiamo ricevuto una minima compensazione di quello che credevamo giusto fare perché noi, essendo noi i proprietari del posto, lo volevamo trasformare in seminario, quell' ospedaletto!

PETER HEINTZ - Economo seminario di Zomba, Malawi
Costruire un altro seminario a Mangochi quando c'erano già tutte le strutture
necessarie, sembra… sì sembra proprio un'esagerazione.

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Sapere quanto ho preso dalla GITEC? E voi credete che avrei potuto fare quanto con quei soldi?

D - Allora, ci dice quanto ha preso?

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Sì che te lo dico! Ho preso 200.000 marchi, che sarebbero 200 milioni di lirette, e che se non sbaglio sarebbero circa 100.000 euro sì e no! Salvate la pancia per i fichi!

AUTORE
200 milioni di lirette per questo ospedale? I casi sono due: o è stato svenduto o il vescovo non la racconta giusta.

DON NSULI FELIX- parroco di Mangochi, Malawi
Noi non sappiamo dove lui trova i soldi per fare queste cose: noi sacerdoti diocesani non sappiamo niente. Quindi, se domani lui partirà per l'Italia, oppure per qualsiasi posto, noi sacerdoti diocesani avremo problemi per mantenere tutte queste cose.

AUTORE
Il fatto è che i soldi arrivano da donazioni, ma i donatori sono al corrente di quel che viene fatto? Preferirebbero vedere i loro soldi investiti in un ospedale o in una chiesa?

DONNA
Sicuramente per un ospedale, per la scuola, per la sanità, perché per costruire una chiesa in questi paesi poveri si correrebbe il rischio di essere presenti in un paese povero con una chiesa ricca. E non mi sembrerebbe giusto.

UOMO
Sicuramente è una cosa… è anche brutta oltretutto!

D: A noi sembra che in un paese alla fame questa cosa sia fuori posto. Cosa ne pensa lei?

PADRE ANGELO BELOTTI - Presidente religiosi cattolici in Malawi
Grandemente esagerata certamente. Fuori posto, penso anche.

UOMO 2
Io stesso ho fatto molto volontariato, ho dato molti aiuti e ho visto con i miei occhi tutte le varie stradine in cui gli aiuti di perdono.

UOMO 3
Sicuramente non vedo la necessità di una chiesa così grande. Anzi, vedendola oggi così abbandonata perché non è finita ancora più mi fa male, perché vedendo la fame che c'è attualmente in Malawi questa situazione sicuramente non può andare.

MONSIGNOR ALESSANDRO ASSOLARI - Vescovo di Mangochi, Malawi
Voi che perdete le notti a seguire Sanremo: l'organizzazione di una cosa del genere cosa costa? Perché non criticate il Giappone, l'ho visto l'altro giorno: addirittura mi fanno un campo sportivo che ruota su tutto… ma questo sarà costato miliardi. E le bombe, che adesso buttate nel letamaio. E venite a chiedere a me perché ho fatto un seminario, che rappresenta un po' il motivo del nostro orgoglio anche se voi non lo capite me ne infischio beatamente…

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Nessuno vuole giudicare l'entusiasmo del vescovo per una grande opera simbolica, il punto e' che quando un paese ha bisogno di tutto mettiamo volentieri mano al portafoglio convinti che un letto d'ospedale e un tozzo di pane non siano barattabili con una benedizione. Come insegnano tutti quei missionari che proprio in Africa hanno spesso pagato con la vita la loro dedizione e ai quali va tutto il nostro rispetto.
E in Africa rimaniamo, luogo dove le emergenze sono in continuo aumento, e anche gli aiuti umanitari e quindi le organizzazioni non governative e le missioni Onu.

FREETOWN - SIERRA LEONE

AUTORE
Se non fosse per gli orrori che evoca, il lungomare di Freetown sarebbe uno dei grandi posti di vacanza. A godersi oggi le spiagge di sabbia bianca della Sierra Leone, sono i 18mila militari della missione di pace ONU e migliaia di tecnici della cooperazione internazionale. I loro lussuosi fuoristrada sono parcheggiati all'ombra delle palme e della vegetazione tropicale, nel teatro dell'ultima e più feroce guerra civile africana. Non c'è niente di male nell'andare al mare. Me è inevitabile chiedersi se la politica degli aiuti umanitari serva veramente a sanare qualche piaga a cui peraltro non siamo sempre estranei, o non sia piuttosto l'alibi che mette a posto le coscienze dei paesi ricchi.

DON ALBINO BIZZOTTO - Presidente Associazione Beati I Costruttori di Pace
L'umanitario se non affronta il nodo della guerra, se non affronta il nodo politico, rischia molte volte di diventare quello, come dire, che porta l'acqua ad un indotto di quelli che fanno proprio l'ingiustizia nei confronti della popolazione stessa.

AUTORE
Scatenata da un insanabile conflitto tribale e alimentata dagli interessi sulle miniere di diamanti, la guerra civile in Sierra Leone ha lasciato sul terreno, negli ultimi 6 anni, decine di migliaia di morti, oltre all'incalcolabile numero delle vittime di atroci mutilazioni alle mani e alle braccia. Ma la guerra innesca un altro effetto tragico: i profughi. Centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case danno il via ad una ormai collaudata serie di operazioni internazionali che si chiama "emergenza". Cioè fornire cibo e tende e aiuti sanitari.
In questo contesto, l'aiuto umanitario non è mai neutrale, ma diventa anche scelta politica.

DON ALBINO BIZZOTTO - Presidente Associazione Beati I Costruttori di Pace
Chi tenta di portare aiuto alla gente dovendo passare attraverso tutti i ricatti di chi coordina questo deve fare i conti con chi governa. E allora, per esempio, nella guerra in Bosnia per arrivare a Sarajevo bisognava fornire di aiuti tutte le parti, e fornire di aiuti le parti significava per prima cosa servire l'esercito. Servire l'esercito vuol dire rinforzare la guerra. Riconosco però la contraddizione che se non fossero arrivati gli aiuti anche la gente ne avrebbe perso, sarebbe stata nella necessità estrema. Però, a questo punto, avrebbe mosso la coscienza della comunità internazionale.


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Lasciamo per un attimo l'Africa per veder un esempio, che avrebbe potuto muovere la coscienza internazionale, se fosse arrivato fino in fondo. Tirana 1999.
Parte la guerra in Kosovo e parallelamente le missioni umanitarie.
Natalina Cea, è a capo di una commissione europea che deve mettere ordine nel settore dogane ormai gestito dalla malavita e redige un rapporto: passa troppa merce che non paga dazio e I.V.A. Ma e' tutto in regola perché si tratta di organizzazioni non governative provenienti dall'Italia da mezza Europa e dagli Stati Uniti, e autorizzate dalle rispettive ambasciate.


KOSOVO

Dal TG1 RAI 30 gennaio 2000
Un lavoro difficile e pericoloso per l'italiana chiamata a dirigere la Commissione Europea in un Paese dove neppure esisteva, fino a tre anni fa, una struttura doganale per il controllo, dove dunque tutti gli affari, leciti o illeciti, erano possibili. Natalina Cea da tempo viveva sotto scorta, perché più volte era stata minacciata di morte, come ci confidò con molta cautela, quasi nascondendosi, in quest'intervista nell'aprile scorso, in un momento particolarmente caldo perché l'emergenza Kosovo aveva esasperato le difficoltà del controllo.

Natalina Cea - TG1 RAI 30 gennaio 2000
Prima dell'inizio della guerra erano registrate più di 200, circa 300 organizzazioni umanitarie; dopo la guerra sono arrivate quasi a 1.000. Ci siamo accorti che molte di queste organizzazioni il giorno successivo della fine della guerra avevano già trasferito la loro attività in Kosovo.

Da TG1 Rai 30 gennaio 2000
Improvvisamente ieri mattina, avrebbe comunicato la decisione di dare le dimissioni dall'incarico e probabilmente sarà sostituita da un greco.

MILENA GABANELLI (voce fuori campo)
Questo scambio di corrispondenza riservata con il ministro Visco documenta che le minacce ricevute da Natalina Cea avevano una paternità precisa. In causa veniva chiamato tale Abdalli, un contrabbandiere albanese assurto al rango di consigliere del Primo Ministro e rimosso su denuncia della stessa responsabile italiana per le dogane. Prima di dimettersi Natalina Cea aveva inviato al governo di Tirana e a Bruxelles un dossier con elencate tutte le irregolarità legate alla missione umanitaria in Kosovo e riguardavano le organizzazioni non governative che in connivenza con le ambasciate si gestivano traffici illegali e traffici di armi.

VINCENZO VISCO -ex Ministro delle Finanze
Beh, quella fu una delle cose più sorprendenti che trovammo, cioè a un certo punto si scoprì che erano state fatte e costituite parecchie ONG che in realtà poi facevano capo alla malavita organizzata del Paese.

D - A noi risulta anche, addirittura, che una certa organizzazione, era stata presa con dei containers che avevano le armi dentro e così via. Questa era stata rilevata e…

VINCENZO VISCO -ex Ministro delle Finanze
Addirittura!

D - Pensavo che lei fosse a conoscenza di questo!

VINCENZO VISCO -ex Ministro delle Finanze
No, assolutamente no, questa roba specifica mi sorprende.

MILENA GABANELLI (voce fuori campo)
Eppure in questo fax inviato alla segreteria del ministro Visco il 4 maggio 1999 Natalina Cea informava sulla consegna di armi all'Uck in Kossovo che si svolgevano regolarmente attraverso l'Adriatico, gestiti dalla mafia italo-albanese con la copertura di diverse Organizzazioni non Governative anche europee. I nomi e i cognomi di queste organizzazioni figuravano nel famoso dossier inviato alla Commissione europea di cui però nessuno sembra conoscere l'esistenza.

FIORELLO PROVERA - Presidente Commissione Affari Esteri del Senato
No, io non ricordo che mi venisse mostrato a suo tempo un rapporto di questo genere.

MILENA GABANELLI (voce fuori campo)
Eppure il dossier esiste, ne abbiamo fatto richiesta alla Commissione europea che ne conferma l'esistenza ma trattandosi di documenti riservati ci rimanda al governo albanese. L'autorità albanese non ci ha mai risposto.

VINCENZO VISCO -ex Ministro delle Finanze
Io poi penso che ci siano anche degli obblighi di riservatezza da parte, per esempio, della dottoressa Cea, non lo so se lei potrebbe dire qualcosa in più, ma è chiaro che se ci fossero delle inchieste giudiziarie tutto verrebbe fuori.

MILENA GABANELLI (voce fuori campo)
Forse la dottoressa Cea potrebbe dire qualcosa in più ma il ministero dell'Economia e Finanze, guidato oggi da Tremonti e a cui fa capo, non la autorizza a rilasciare nessuna intervista e sta di fatto che all'oggi non le è stato più offerto nessuno incarico internazionale. Durante un colloquio telefonico registrato ma non autorizzato la dottoressa Cea ci dice che altri due funzionari albanesi che avevano stilato e firmato insieme a lei il rapporto, in seguito hanno avuto problemi.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Sul famoso dossier contenente i nomi delle Ong che si facevano i loro loschi affari è calato il silenzio. Tutto quello che siamo riusciti a trovare è stato questo grafico che mostra l'entità dello scandalo: su 100 Ong operanti in Albania ce n'erano solo 35 in regola, altre 57 erano irregolari e otto inesistenti.
E ritorniamo in Sierra leone, alla missione ONU, ai suoi costi e alle numerose organizzazioni che si sono occupate della riabilitazione dei bambini soldato.

SIERRA LEONE

AUTORE
Ma dietro ad una missione ONU si muove una lenta e mastodontica burocrazia, inevitabilmente un'industria. Solo in Sierra Leone la missione ONU costa al giorno più di un milione di dollari.

MONSIGNOR GIORGIO BIGUZZI- Vescovo Makeni, Sierra Leone
Chi provvede al cibo per tutti questi soldati che viene tutto importato dall'estero: le industrie, naturalmente, non staranno a dire "no, no, no, chiudete!". Chi provvede tutti i camion! Chi provvede tutti gli armamenti! Chi provvede tutte le attrezzature di comunicazione elettroniche! Le tende! Qualsiasi cosa! Naturalmente fa andare la propria industria.

AUTORE
Il negoziato tra le parti promosso dall'ONU è andato avanti per più di due anni. Non sarà che la pace conviene a pochi?

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Ma si sa che al Governo non interessa, a quelli che sono dietro i diamanti non interessa la pace e così a tanta altra gente e forse ci sono delle ONG che giustificano il loro essere, lo stare qua perché c'è la guerra.

EBENEZER KING - Funzionario ONG Sierra Leone
Qui conducono una bella vita, …e così non fanno che passare da una ONG all'altra. Non è bello da dire ma l'esistenza delle ONG consiste nell'emergenza. E il loro interesse sta nel permanere delle emergenze. In tempi tranquilli, insomma, sarebbero disoccupate… Voglio dire che se sei un'organizzazione che lavora soltanto sugli effetti delle guerre, non è nel tuo interesse che questa rientri… o no?

AUTORE
Ma in pratica tutte le ONG cosa vengono a fare? La piaga della Sierra Leone sono le migliaia di bambini - soldato reclutati dai ribelli e mandati a combattere appena capaci di tenere un'arma in mano. Finita la guerra, 2 anni fa, è stata proprio la riabilitazione di questi bambini, la molla che ha fatto scattare la corsa alla Sierra Leone. Delle 350 associazioni non governative presenti oggi nel paese, 14 hanno ricevuto fondi per creare centri di prima accoglienza e occuparsi della riabilitazione.
Secondo l'UNICEF, i bambini rilasciati dai ribelli sono stati 5400.

MONSIGNOR GIORGIO BIGUZZI- Vescovo Makeni, Sierra Leone
Questi bambini, all'incirca 3.000, sono stati rilasciati eventualmente affidati alla Caritas.

GIACOMO FRANCESCHINI - Program manager Coopi
Coopi ha trattato dal '99 ad oggi più di 4500 bambini.

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Noi dall'aprile del '99 fino al dicembre di quest'anno, del 2001, saranno un po' più di 3.000 bambini.

AUTORE
Facciamo due conti. Le tre più grandi associazioni, Caritas, Coopi e Family Home Movement, da sole, hanno dichiarato di assisterne quasi 10milacinquecento. Ma ci sono altre 11 associazioni che si sono occupate dei bambini, ed ognuna ne avrebbe gestiti nei campi oltre 3000. Fatti i conti, i bambini - soldato sui quali si sono riversati i fondi della assistenza internazionale sarebbero dunque oltre 50mila. Ma se i bambini effettivi sono 5400 qualcosa evidentemente non torna. Intanto i bambini che figurano più volte negli stessi elenchi scambiati da una organizzazione all'altra, sono stati dati in affido o reinseriti nelle loro famiglie. Sta di fatto che nei campi non ce ne sono più; i contributi però erano assegnati dall'UNICEF sulla base delle quote denunciate, alla fine ci hanno guadagnato tutti.

JOANNA VAN GERPEN - funzionario UNICEF Sierra Leone
Nel 2001 abbiamo speso all'incirca 2 milioni e ottocentomila dollari, provenienti dai finanziamenti stanziati da Unione Europea, Svezia, Norvegia, Stati Uniti , UNICEF ITALIA.

AUTORE
Chi ha fatto i conti in tasca all'UNICEF dice che il 75% del loro bilancio va in stipendi.

DONATA LODI - Portavoce UNICEF Italia
L'UNICEF spende il 7% del suo bilancio per amministrazione e gestione dell'organizzazione, compresi gli stipendi dei funzionari di New York e Ginevra, e l'1% sono costi finanziari.

RAFFAELE SALINARI - Presidente Terre des Hommes
Su tutto questo non è stato calcolato la logistica, le macchine, i mezzi e quant'altro e naturalmente gli stipendi degli espatriati cioè le persone che interagiscono con i progetti dei Paesi.

AUTORE
Quindi quel 7% dichiarato in bilancio non tiene conto delle migliaia di persone che in giro per il mondo lavorano sui progetti dell'UNICEF.

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Delle 100 Lire che ti danno soltanto 25 arrivano al bambino. Ma questo non soltanto con l'UNICEF ma con tante ONG. Perché devono pagare le macchine, le case, gli uffici e i viaggi, tante cose.

AUTORE
Capire quale é la verità dietro questo balletto di numeri é molto difficile. I bilanci non sono sottoposti né a controlli né a verifiche.

GIACOMO FRANCESCHINI - Program manager Coopi
Bisogna dire che dietro c'è un intervento altamente professionale che ha visto impegnati diversi espatriati con alto profilo professionale come psicologi, come medici.

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Perché devi portare gli psicologi francesi che non parlano neanche la lingua del bambino e fare un progetto con questa gente come ha fatto …..??? International per esempio

EBENEZER KING - Funzionario ONG Sierra Leone
L'organizzazione italiana francese o americana, porta qua il suo personale e lo paga 4000 dollari al mese. Se prendessero un professionista locale, per lo stesso lavoro lo pagherebbero 400 dollari, questo significa che per ogni espatriato puoi pagare 10 stipendi a gente della Sierra Leone. Questa è cooperazione. Invece usano i soldi per sistemare la loro occupazione non la nostra!

AUTORE
Qualche volta sui giornali locali salta fuori qualche scandalo : come quello dei beni destinati ai bambini - soldato e invece rivenduti sulle bancarelle del mercato di Freetown.

ANDREE KATTER - Parroco di Lungi, Sierra Leone
Me ne tornavo a casa una sera, attorno alle nove, e mi è capitato di vedere il camion della Croce Rossa parcheggiato dall'altra parte della strada e stavano scaricando generi alimentari in un negozio… non ci potevo credere! Voglio dire, non puoi riempire i negozi invece di distribuire alla gente che muore di fame! questo è il tipo di operazione che si fa di notte… e la gente assiste continuamente a fatti del genere.

AUTORE
Partiamo dall'inizio, dal Ministero degli Affari Esteri, dove c'è la sede della Cooperazione italiana. Il responsabile è il senatore Mantica.

D - Visto che si tratta di denaro pubblico, andate a controllare che i progetti siano arrivati a buon fine? Seguite le varie tappe?

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Certo! Sulle ONG promosse si accetta. All'inizio la promozione, l'idea il suggerimento viene dalle ONG e il controllo è solo di tipo contabile.

AUTORE
Andiamo più a fondo. Andiamo a seguire nello specifico un singolo progetto di riabilitazione, quello dell'Afmal, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.

D - Quanti soldi avete preso dalla cooperazione?

CRISTINA SANTORO - Funzionario Afmal
240.000 dollari.

AUTORE
Dal bilancio emerge che di questi 240mila dollari, 93mila sono stati destinati alla costruzione del centro di riabilitazione, e 100mila per spese relative alla logistica e al personale straniero. Nel loro parco - macchine, costato 41mila dollari, figurano tre moto nuove e mai usate intestate Caritas e una jeep fiammante non ancora immatricolata. E siamo a fine progetto.

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Qui c'è tutta la parte amministrativa. E l'ufficio costa 400 dollari.

D - Sembra un po' caro, però!

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Sembra un po' caro ma sono i prezzi che ci sono in capitate. Qui siamo nella zona residenziale, nella zona di lusso.

D - Quindi il costo è…?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
400 dollari americani

D - Quanti metri quadri saranno?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Saranno 12 metri, neanche.

D - 12 metri quadri, 400 dollari al mese, d'accordo che siamo nella capitale, ma neanche in una capitale europea non paghiamo così tanto. Ma di chi è l'ufficio, la struttura?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
La struttura è della Caritas Makeni.

D - Monsignor Biguzzi, 400 $ al mese non sono un po' troppi per un locale di 12 metri quadri?

MONSIGNOR GIORGIO BIGUZZI- Vescovo Makeni, Sierra Leone
Se si trattasse solo di 12 metri quadri sembra eccessiva la cosa però c'è tutto intorno un ambiente circondato da mura per la protezione, i parcheggi, c'è l'uso dell'acqua, i servizi che sono parte di un'altra struttura. E' un po' più dei 12 metri quadri.

AUTORE
Quel che è certo è che il primo effetto dell'arrivo delle organizzazioni umanitarie in questi Paesi è quello di far salire l'inflazione di oltre tre cifre.
Qui la Caritas decide tutto, anche quale ditta deve costruire il centro di riabilitazione. Il lavoro però sarebbe stato affidato senza gara d'appalto ad una ditta libanese.

D - E questo libanese è riuscito a prendere il lavoro, perché?

WOLFANGO PIRONDINI - costruttore italiano
Guardi non me lo faccia dire!

D - No, me lo dica! Me lo dica per favore, è importante…

WOLFANGO PIRONDINI - costruttore italiano
I libanesi cosa fanno qui: hanno corrotto anche il Padre Eterno! Corrompono tutti danno dei soldi alla gente, girano i soldi e fanno quello che possono.

AUTORE
Più tardi scopro che i documenti per la gara d'appalto sono stati firmati dal rappresentante della Caritas, un introvabile Ibrahim e da Bruno dell'Afmal. Ma la firma di Bruno sarebbe stata messa dopo.

- Telefonata tra l'autore e Bruno Menici-

D - Secondo te perché non ti ha voluto alla firma del contratto, quando avevi comprato il capannone? Ti ricordi che ti ha fatto firmare dopo?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Beh, perché avevano già fatto tutto loro, avevano già complottato tutto loro!

AUTORE
Tempo fa uno scandalo ha riempito le prime pagine dei giornali di Freetown. Ha coinvolto mr. Ibrahim, direttore della Caritas di Makeni e braccio destro di monsignor Biguzzi nel settore umanitario. Con le tangenti abilmente sottratte al budget della Caritas, avrebbe compiuto speculazioni immobiliari a titolo personale.

WOLFANGO PIRONDINI - costruttore italiano
Ibrahim e il suo tirapiedi se ne sta facendo una. Io non l'ho vista e spero di vederla perché dicono sia una cosa meravigliosa. Spero di vederla!

D - Una villa?

WOLFANGO PIRONDINI - costruttore italiano
Una villa!

D - E un dipendente in Sierra Leone è in grado di costruirsi una villa?

WOLFANGO PIRONDINI - costruttore italiano
Neanche un bungalow.

MONSIGNOR GIORGIO BIGUZZI- Vescovo Makeni, Sierra Leone
Se fosse vero, sarebbe una brutta cosa, se fosse vero io non lo terrei, perché non è la prima volta che io cambio il direttore perché ho scoperto che non agiva professionalmente.

AUTORE
Questi capannoni destinati alla riabilitazione dei bambini - soldato, sono ormai quasi ultimati.
Ma i bambini soldato dove saranno? Lo sa l'intermediario dell'operazione, Ibrahim che però non me li fa mai vedere.

- Telefonata tra autore e Bruno Menici -

D - Quante volte avremmo chiesto a Ibrahim di farci avere i bambini soldato in attesa di reinserimento? Quante volte secondo te?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Almeno 3 e 4 volte.

D - E il motivo per cui non ce li ha fatti vedere sarà stato perché non c'erano bambini, forse?

BRUNO MENICI - Laico saveriano incaricato Afmal
Lui aveva altri progetti.

AUTORE
Forse c'erano proprio altri progetti. Ad ogni modo secondo l'UNICEF il signor Ibraim, per noi introvabile, ha sempre lavorato correttamente perché proprio in questi giorni lo ha promosso: Direttore Progetti riabilitazione bambini in Afghanistan.
Il fatto è che i soldi vengono stanziati per un'emergenza ma prima che tutto sia avviato passa parecchio tempo. Rimangono degli edifici che non servono più allo scopo per il quale sono stati costruiti. E infatti queste strutture diventeranno un oratorio perché il terreno è dei salesiani.

MONSIGNOR GIORGIO BIGUZZI- Vescovo Makeni, Sierra Leone
Beh, eventualmente quando il progetto è finito cosa fanno, possono portarsi via la scuola? La scuola rimarrà qui.

AUTORE
Forse sarebbe meglio che rimanesse al Paese ma intanto ogni volta che i delegati stranieri, promotori di progetti, vengono in visita in Sierra Leone la Caritas di Makeni propone questa specie di sceneggiata. Li porta cioè a vedere i bambini soldato riabilitati, impegnati in attività artigianali. Secondo voi questi sono bambini soldato?
(immagini di uomini decisamente adulti)

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Qualunque cosa si dica il rischio è sempre quello di semplificare troppo, però il punto sta proprio qui negli slanci di solidarietà che scattano nell'opinione pubblica quando si mostra la tragedia e che innescano meccanismi difficili da controllare.
A fianco di organizzazioni molto rigorose e anche molto piccole, a cui ripeto, va tutta la nostra ammirazione, si muove l'industria delle buone azioni, che alimenta se stessa e non sempre serve coloro a cui dovrebbe invece portare benefici.

AUTORE
A Freetown ci sono 331 associazioni di cooperazione ufficiali, difese da guardie armate. Basta guardare La guida telefonica di Freetown: è piena. Bastano un telefono satellitare, qualche biglietto da visita, un adesivo sulla jeep. E molti soldi da poter spendere, possibilmente senza doverne rendere troppo conto.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Ci sono ormai delle strutture che sembrano delle multinazionali nel campo delle ONG. Hanno ormai recepito o concepito la professione del volontariato. Questi di professione sono abbondantemente retribuiti, hanno una serie di loro BENEFITS e evidentemente io posso anche capire che ci sia lo stupore verso il fatto che nel campo del volontariato qualcuno lavori con gli stipendi dell'ONU. Questa, però, è la realtà nella quale noi ci troviamo ad operare.

AUTORE
I volontari sono tanti, ed è bene sottolinearlo, fanno esperienze di lavoro di qualche anno con uno stipendio che non supera i 1000 dollari al mese. Poi ci sono i volontari di professione, che godono di molti benefits, fra cui il privilegio di spendere pochissimo sul posto, facendo magari figurare spese altissime, e di farsi accreditare l'intero stipendio in Svizzera..

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Questo lo dico a lei: la gente pensa che il medico in Africa sia gratis. Ci sono nei 18.000 dollari al mese. Un conto può essere Medicins sans Frontières, un conto sono altre organizzazioni. Se poi vuole aggiungere c'è anche qualche ONG che risponde al deuxieme boureau o al MI5 perché, chi meglio di un organizzazione…. Ma lei sta registrando? No, questo lo tagliamo!!!!!

AUTORE
Qualche ONG che risponde al deuxieme boureau o al MI5, vuol dire che lavorano per i servizi segreti francesi e inglesi, ma notoriamente anche quelli americani e forse anche i nostri.

ANDREE KATTER - Parroco di Lungi, Sierra Leone
La gente vede i membri delle ONG che se ne vanno in spiaggia a sollazzarsi negli orari di ufficio e per buona parte del tempo scorrazzano di qua e di là a bordo delle loro Toyota. E allora mi chiedo: se spendi tutti quei soldi in automobili che cosa rimane per la gente? Perché se sei al servizio della gente comune devi tenere uno standard che tenta almeno un po' di avvicinarsi a quello di coloro con cui interagisci. Se vieni qui vantando grandi progetti altruisti e poi sprechi denaro utile a realizzarli per vivere nel lusso… allora hai fallito l'obiettivo.

AUTORE
Uno scandalo ignobile ha coinvolto gli operatori di varie agenzie umanitarie nell'Africa occidentale e anche in Sierra Leone: lo sfruttamento sessuale di ragazze e minorenni. Molti di loro profughi o già vittime della guerra.

Immagini da TG3 Rai del 27 febbario 2002
Conduttore
"Inchiesta shock dell'Alto Commissariato dell'ONU: soldati di pace e operatori umanitari avrebbero approfittato del loro potere sui rifugiati nei campi profughi africani. Molte minorenni sarebbero state violentate e sfruttate in cambio di un po' di cibo."

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Perché ci sono tante ragazze prostitute qui in Sierra Leone? Sulle spiagge? Perché c'è un mercato per quello. Chi è la gente che usa queste ragazze? Non sono i sierraleonesi. Sono la gente che lavora per le ONG, sono la gente delle Nazioni Unite, sono i soldati inglesi che sono qua, sono quelli che possono pagare 100 dollari a una ragazza.

AUTORE
Purtroppo non è difficile trovare conferme a queste denunce.

PADRE CHEMA CABALLERO - Missionario saveriano
Certo che le stesse agenzie, le stesse NGO, che usano le ragazze prostitute saranno forse quelle che dicono "c'è bisogno di fare un progetto per aiutare queste ragazze prostitute". E' tutto un sistema un po' marcio, forse!!!

AUTORE
E' un sistema un po' marcio…un sistema che convoglia il denaro in'unica parte. Questa gente ammassata davanti alla sede dell'agenzia ONU per i rifugiati a Conakry in Guinea, aspetta da anni l'aiuto promesso per ottenere asilo all'estero.


- IMMAGINI PROFUGHI DAVANTI AGENZIA ONU -

PROFUGO1
"Devo spiegarti io: siamo noi che conosciamo il problema…"

PROFUGO 2
"Abbiamo fame, abbiamo bisogno di aiuto, per favore…"

PROFUGO 3
"Noi abbiamo il diritto come rifugiati politici, questo è il problema."

PROFUGO 4
"Siamo così stanchi, per favore non abbiamo più niente…"

PROFUGO 5
" Ci prendono in giro, continuano a ripeterci menzogne."

AUTORE
Sono qui tutti i giorni, da mesi o da anni, inutilmente.

PADRE PIERO LAZZARINI - Missionario saveriano in Guinea
"Alcuni di noi" mi dicono "non ci trattano da esseri umani, non ci considerano, non ci rivolgono la parola, andiamo là i cancelli, facciamo domanda, ci guardano dall'alto in basso". E li ho visti io stesso, perché tante volte sono andato per andare a parlare con il commissariato e questa povera gente era seduta sotto il sole cocente per ore ed ore, da mattina a sera, tutti i giorni.

AUTORE
Questa non è la frontiera di un paese che sta per essere invaso dai profughi, é la sede dell'Agenzia istituita dall'ONU per i rifugiati, che ovviamente non può aiutare tutti, ma deve comportarsi in modo civile e umano se non altro perché l'Agenzia per i rifugiati, a cui tutti i paesi membri versano un po' di soldi, è il simbolo della pietà.

PROFUGO
Io insisto nel presentarmi all'ufficio ma ogni volta che mi reco là mi chiedono 250 dollari per ottenere lo status di rifugiato.

LAURA BOLDRINI - Portavoce UNHCR
Eventualmente questa disfunzione è comunque un eccezione e non la regola e ogni volta che ci sono state queste situazioni c'è sempre stata un'indagine o un'inchiesta e le persone sono state adeguatamente punite, hanno pagato per questo.

D - Le risulta che ci sia un'inchiesta in corso in quel campo?

LAURA BOLDRINI - Portavoce UNHCR
In quel campo non mi risulta ci sia un'inchiesta in corso in questo momento.

AUTORE
Vogliamo chiedere al responsabile perché fanno aspettare così tanto.

D - Siamo qui a nome di un rifugiato, il signor Sanko. Sono 4 anni che chiede asilo politico, ma non lo ha ancora ricevuto. Le pare normale?

FUNZIONARIO UNHCR GUINEA
Beh, sì, é possibile;

D - Ma cosa deve fare? Sono 4 anni che ha presentato la domanda?

FUNZIONARIO UNHCR GUINEA
Ci sono persone che aspettano da dieci anni..

PROFUGO
Ogni giorno vado là, riempio moduli, compilo questionari, li consegno, continuo ad andare, ricomincio tutto daccapo, scrivo lettere, le consegno, provo nuovi canali. La risposta è sempre picche: ti mettono in lista d'attesa e non ti fanno mai entrare nell'ufficio. Perché? Perché non ho pagato, semplice.

D - Ma te li hanno chiesti chiaramente i soldi?

PROFUGO
Sì, certo. Quel tipo, per esempio, il signor Bangali, portavoce del funzionario, mi ha detto che dovevo dare 2000 dollari. E dove li trovo?

IN STUDIO MILENA GABANELLI
La politica umanitaria si chiama così perché inizia con gli aiuti e accompagna una comunità o un paese fuori dalla crisi. Oggi cosa vediamo? Masse di persone in balia di coloro che vorrebbero eliminarle e di chi coloro che vorrebbero prendersene cura, ma nessuna delle due parti intende mettere in discussione il sistema che li ha spogliati di tutto. Perché non c'è tempo il popolo dell'umanitario insegue gli stanziamenti decisi dai governi sulla base di priorità politiche o di opportunità e non si arriva in fondo con niente.
Un esempio è l'Angola: 10 milioni di mine ogni santo giorno ammazzano qualcuno o amputano una gamba a qualcun altro. E allora, giustamente, è stato dato il via ad un progetto di sminamento.

ANGOLA

AUTORE
E' il mese di Novembre 2001 e l'organizzazione non governativa romana Intersos sta seguendo un progetto di sminamento finanziato dalle Nazioni Unite.

D - Ma qui è pericolosissimo per la gente!

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
E' molto pericoloso perché ci sono ordigni spolettati. Già incidenti sono successi a bambini che sono morti a causa di questi ordigni. Il terreno, una volta bonificato può essere dato come coltivazione.

AUTORE
Tutto il paese è una polveriera a cielo aperto. Ricordiamo che anche in Angola la guerra civile si è combattuta in nome dei diamanti e del petrolio. Queste armi provengono anche dagli Stati Uniti, dopo aver triangolato sul Brasile, da Israele e dalla Francia. L'ultimo scandalo ha coinvolto il figlio del defunto presidente Francois Mitterand.

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
Se uno picchia… questo qua che è il detonatore… può esplodere.
Questo bisogna prenderlo con molta delicatezza. Vede dove ci sono quelle spolettine? Ecco: questo bisogna prenderlo con molta delicatezza.
Bombe da mortaio da 60 mm., bombe da mortaio da 100, poi granate del PG 7 e alcuni pezzi del SA 17, del missile…

D - E dietro di te?

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
Dietro di me sono bombe da mortaio da 82, poi cartocciame munizionamento da 23, 17 e 7, queste sono ancora dentro i box… queste… granate.

D - In quanto tempo avere raccolto questo materiale?

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
Questo in 4 giorni.

D - In 4 giorni: ma è una cosa spaventosa!

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
Sì, e ci sarà tanto ancora da raccogliere. Si è calcolato circa 9 mesi di lavoro di Bac, in questa zona qua.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Per bonifica si intende la pulizia totale di quello che si trova sul terreno. Quest'anno sono destinati a queste operazioni 19 miliardi, devo dire gestiti direttamente da noi, in gran parte utilizzati attraverso ONG che hanno specifica competenza in materia,

AUTORE
Per bonifica si intende "pulizia totale". Per ripulire l'Angola ci vogliono anni, ma questi tecnici dell'Intersos avevano preventivato che con 9 mesi di lavoro avrebbero tolto di mezzo la roba più pericolosa. Invece la missione che stiamo seguendo si è chiusa improvvisamente dopo tre mesi.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Quindi occorre tenere conto anche delle scelte politiche che vengono fatte dal nostro Paese in materia.

AUTORE
E l'Angola da paese con emergenza diventa paese privo di interesse. L'ONG per cui lavorano questi sminatori, in tre mesi ha pianificato un nuovo progetto e li ha mandati là dove si sono spostati i riflettori delle Tv, le pagine dei giornali e i soldi: l'Afghanistan.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Il buon senso suggerirebbe di lasciarli in Angola e mandarne altri in Afghanistan, ma con quali soldi?
Quando tutti parlano di donne col burka e di massacri afgani, è evidente che le mine dell'Angola si dimenticano. E questo anche perché c'è un legame stretto fra la stampa e il settore umanitario e se da una parte le tragedie sono un buon pezzo televisivo, dall'altra grazie ai giornali e alle Tv si si innescano quei meccanismi che permettono poi l'apertura dei rubinetti per finanziare progetti di emergenza. E La guerra in Afghanistan ha definitivamente consacrato questo modello su scala industriale.

KABUL - AFGHANISTAN

AUTORE
Dalla spiaggia di Freetown, all'aeroporto di Kabul, riecco i soliti lussuosi fuoristrada bianchi, ad aspettare i nuovi arrivi dei professionisti dell'umanitario. Qui ci si spartiscono gli 800 milioni di dollari già stanziati dagli Stati Uniti per la ricostruzione.

DON ALBINO BIZZOTTO - Presidente Associazione I Beati I Costruttori di Pace
Temo però che anche in Afghanistan, come in Bosnia e come in Kosovo , dove c'è stato un impiego di soldi, di fondi straordinario e che ha visto un lavoro, un moltiplicarsi di ONG che poi sono svanite improvvisamente perché si son chiusi i rubinetti.

AUTORE
Se si fa un confronto con i drammi del passato, la disponibilità alimentare e la ricchezza delle merci esposte nei bazar all'aperto sembrano oggi perfino abbondanti. Di fatto non manca nulla. Eppure la parola d'ordine delle varie agenzie internazionali è una sola: aiuti, aiuti, aiuti. I depositi del World Food Programme traboccano di grano, addirittura sottratto a precedenti destinazioni africane. Ogni giorno se ne devono distribuire diverse tonnellate, quasi tutte nella capitale. Quando le maggiori necessità sono certamente da altre parti, come in questi villaggi, dove, come vedete, non c'è proprio nulla.
Questo avviene anche con il contributo del denaro italiano alle Nazioni Unite. Ma l'Italia come può controllare?

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Il controllo delle Nazioni Unite prima di tutto è fatto attraverso i canali e le procedure tradizionali, cioè quelle del report che fanno le Nazioni Unite a noi sugli stanziamenti che noi devolviamo.

AUTORE
Questo vuol dire che il denaro dei paesi donatori viene ripartito dalle Nazioni Unite secondo criteri di priorità politica. E alla fine compilano una relazione. Cioè pezzi di carta di cui nessuno chiede verifica.
A Kabul ci si arriva solo da Islamabad e solo con un aereo dell'ONU e per 40 minuti di volo l'ONU chiede ad ogni passeggero 600 dollari. Questo è il mio biglietto.

GINO STRADA - Emergency
Per venire da Islamabad a Kabul non si usa la UN Airlines, qui si dovrebbe chiamare così visto che si paga 600 dollari per un tragitto di 40 minuti di volo. No! Si chiama UN Humanitarian Air Services, cioè "Servizi Aerei Umanitari". Non lo so cosa c'è di umanitario nel far pagare 600 dollari, dove sta l'umanitario lì dentro: non lo so!

AUTORE
Non lo sappiamo nemmeno noi tantomeno quali siano le alternative decenti. Ma per capire meglio, ancora una volta occorre vedere le cose più da vicino. In questa zona si è concentrato per anni il fuoco dei Talebani e mujaheddin. E sempre qui, nell'autunno scorso, è piovuto tutto l'arsenale americano: le mine a grappolo, le cariche incendiarie, le bombe perforanti, i missili intelligenti, capaci, dicono, di dirigersi da soli sui bersagli scelti. E qui ritroviamo gli sminatori che due mesi prima avrebbero dovuto ripulire l'Angola. Adesso stanno cercando di rimuovere una bomba perforante, intelligente, inesplosa, da 500 chilogrammi, vicino ad un deposito di carburante

SALVATORE MULE' - esperto in esplosivi Intersos
Abbiamo scavato qua nella speranza che si potesse tirare su ma a questo punto non possiamo e ci dobbiamo inventare qualche altro sistema per svuotarla e per tirarla su e vedere come è.
D'altronde non si può fare brillare perché questo è un deposito carburante e attorno tutto cisterne. C'è il carburante e ciò creerebbe una grossa difficoltà.

GENERALE FERNANDO TERMENTINI - Esperto in mine ed esplosivi Intersos
Il territorio afghano, per quello che sto potendo constatare in questi giorni, è disseminato di questo ordigni, di ordigni che uccidono a 150 metri di distanza. Se io in questo momento sollevassi questo paracadute dal terreno la cluster esplode.

AUTORE
Le mine a grappolo sono sparse dappertutto: si calcola che delle 200 che contiene ogni bomba ne arrivino a terra inesplose almeno 50.
Il problema è che in molti villaggi, le cluster - bombs sono piovute dai cielo insieme alle buste degli aiuti americani che contenevano cibo. Gialla la cluster bomb, gialla la busta umanitaria. Risultato, nuove mutilazioni perché qualcuno apriva una cosa gialla pensando che fosse cibo. Ci pare diabolico.

GENERALE FERNANDO TERMENTINI - Esperto in mine ed esplosivi Intersos
Questa è una scheggia di cluster che arriva a 150 metri e uccide.

AUTORE
Nel business dell'umanitario, il settore più ricco è proprio quello dello sminamento. Si calcola che ogni mina, valore effettivo un euro, ne valga nei bilanci delle compagnie di sminamento almeno mille, che vengono pagati dalla comunità internazionale. Basta girare nel centro di Kabul per rendersene conto. I progetti sono gestiti dalle stesse persone che hanno abbandonato prima il Kosovo e poi l'Angola inseguendo i nuovi stanziamenti

ALBERTO CAIRO - Croce Rossa Internazionale
Adesso Kabul è di moda. Ci troviamo di fronte a casi che già si stanno verificando di 3 o 4 o 5 ONG che fanno esattamente lo stesso lavoro, duplicazioni a non finire e dall'altra parte ci sono dei vuoti ancora da colmare.

AUTORE
Ci chiediamo, perché tutti gli sminatori devono venire qui? Perché questi tecnici non sono rimasti in Angola per i 9 mesi previsti per finire il lavoro che avevano iniziato là?

NINO SERGI - Segretario generale Intersos
Per quel che riguarda lo sminamento c'è una interruzione proprio perché i fondi oggi non ci sono, non sono disponibili, come lo sono stati precedentemente. Le scelte politiche oggi seguono l'evidenziazione che i media danno alla crisi umanitaria.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Ci sono evidentemente delle valutazioni di politica estera italiana oppure, se volete, di pressioni particolari anche di opinione pubblica.
Credo che questo corrisponda anche ai desideri dei cittadini italiani.

AUTORE
A dire la verità questo non lo sappiamo. La sensibilità dei cittadini è legata a quello che ai cittadini si mostra. Quando tutta la politica si sposta, anche tutta l'informazione si sposta. E anche tutta la brava gente si sposta. E si sa che le raccolte fondi sono più efficaci se cavalcano la prima pagina dei giornali o telegiornali. Anche questo è mercato.

DON ALBINO BIZZOTTO - Presidente Associazione Beati I Costruttori di Pace
Il dramma è quando le ONG diventano così specializzate che sono i fondi che determinano i progetti e non i progetti che fanno reperire la volontà e la capacità di affrontare le situazioni.

AUTORE
In questo elenco ufficiale redatto pochi mesi dopo la fine dei bombardamenti, sono già elencate 72 organizzazioni non governative internazionali, 105 nazionali e decine di rappresentanze di agenzie delle Nazioni Unite, tutte presenti a Kabul.
Però a Kabul c'è anche Alberto Cairo, ortopedico, da 13 anni in Afghanistan per conto della Croce Rossa. Questo centro ha costruito più di 45.000 gambe e braccia, grazie a questo infermiere piemontese che è venuto qui nel 1989, quando non ci veniva nessuno, perché l'Afganistan non era di moda, anche se la popolazione saltava sulle mine esportate dall'Italia.
Questa officina molto particolare è l'industria più attiva dell'Afghanistan. Si costruiscono 400 protesi al mese, 550 tutori articolari, 1000 paia di stampelle, 90 sedie per invalidi.

ALBERTO CAIRO - Croce Rossa Internazionale
Ha trovato qualcosa in metallo, l'ha preso, l'aveva in grembo ed è esploso e gli ha ustionato e portato via parte del pene e tutta un'ustione attorno all'area genitale. Però va molto meglio adesso: il dolore non c'è più. Solo quando facciamo le medicazioni, ma piano piano…

AUTORE
E rimaniamo nel cuore dell'emergenza, sempre a Kabul dentro il nuovo ospedale di Emergency.
Tra i fondi da spartirsi, quando è partita l'intera operazione Afghanistan c'erano anche i 35 milioni di Euro stanziati dal governo italiano. Di questi, 3 miliardi e mezzo di lire il nostro governo li aveva destinati ad Emergency. Ma Gino Strada ha rinunciato alla sua parte, facendo nascere un caso.

GINO STRADA - Emergency
Non potevamo accettare, per curare le vittime, soldi dalla stessa istituzione che ha dichiarato una guerra a quel Paese e che quindi sta contribuendo a creare vittime.

SERGIO MARELLI - Presidente associazione ONG Italia
Io son convinto che questi siano i soldi dei cittadini italiani e non del governo. Il nostro governo è solamente chiamato doverosamente a gestirli al meglio e in questa gestione al meglio noi ci sentiamo di poter contribuire e per questo riteniamo che essendo espressione della società civile italiana ci riteniamo a pieno diritto e a pieno titolo di dover utilizzare questi fondi.

GINO STRADA - Emergency
Se si dipende finanziariamente dai governi che han dichiarato la guerra, cosa vuol dire dopo "organizzazioni non governative"? Dove è la propria indipendenza? Dove è la neutralità?

AUTORE
E allora come fa a portare avanti il suo ospedale? Facendo raccolta fondi da privati. I cittadini pero' vanno informati, e per fare questo bisogna essere presenti sui giornali, in Tv, dappertutto. Ed è quello che Emergency ha fatto.

GINO STRADA - Emergency
Abbiamo avuto una enorme solidarietà da centinaia di migliaia di italiani, il che ci ha consentito, e questa è la nostra filosofia, di rifiutare un certo denaro ma fare, non solo le stesse cose, ma anche di più con un denaro diverso.

AUTORE
In effetti ha raccolto molto di più dei 3 miliardi e mezzo stanziati dal nostro governo. Ma il palcoscenico era straordinario. Ed era stato allestito da coloro che l'emergenza l'hanno voluta e pianificata.
C'è da chiedersi se sarebbe scattata la stessa solidarietà per i bambini iracheni o per la carestia in Corea, senza quello spiegamento di riflettori. Purtroppo dalla contraddizione non si esce.

GINO STRADA - Emergency
C'è una grande responsabilità nei confronti dei donatori. Noi a tutti i nostri donatori abbiamo sempre comunicato cosa facciamo, comunicato come spendiamo i soldi loro, che non sono nostri. Ricevono un giornale.

AUTORE
Ma i rendiconti sono dei pezzi di carta, e questo vale per tutti. Il denaro transita anche di mano in mano nella raccolta, e le scappatoie sono infinite e i bilanci certificati non sono una garanzia. Si può solo decidere di accordare o meno la fiducia.

Immagini da TG2 RAI del 1 ottobre 2001
Conduttrice:
Dramma nel dramma i profughi, una vera emergenza umanitaria. In diretta da Islamabad, capitale del Pakistan, Tiziana Ferrario: "Infatti ci sono migliaia e migliaia di persone in fuga dall'Afghanistan. Chi ancora non ha raggiunto le frontiere, che ormai sono state chiuse, è rimasto sulle montagne attorno alle città. Si parla di 1 milione di persone in cammino verso le frontiere pakistane, mezzo milione verso l'Iran".

AUTORE
Durante i bombardamenti americani sull'Afghanistan, alla fine del 2001, ci si attendeva un flusso di almeno un milione di profughi diretti in Pakistan. Secondo alcuni non ne sono usciti non più di 10mila, secondo altri si arriva a 60.000. Ma intanto sono stati stanziati fondi per accogliere nei campi 1 milione di persone.
Questi che stiamo vedendo, e che comunque ripropongono il dramma umano e sociale dei rifugiati, sono stati spostati da un campo all'altro. Provengono in realtà da Jalozai, un vecchio campo alla periferia di Peshawar che ha raccolto i profughi usciti al tempo dell'occupazione russa, vent'anni fa. Siccome bisognava riempire in qualche modo i campi preparati dal compromesso raggiunto tra le agenzie delle Nazioni Unite e il Pakistan, mentre erano in corso i bombardamenti americani, 45mila persone sono state spostate dal Pakistan ai nuovi campi creati per l'emergenza nell'area tribale. In questo modo non c'e' bisogno di riconoscere a questi profughi lo status di rifugiati politici.

ALBERTO CAIRO - Croce Rossa Internazionale
Dicevano tutti: adesso milioni di persone scapperanno, se ne andranno in Pakistan, in Iran, bisogna organizzare grandissimi campi profughi. Questo non si è verificato.

D - Intersos di Roma riceve insieme a Coopi quattro miliardi per la gestione dei due campi profughi di diecimila persone in Pakistan, dove al momento della raccolta fondi se ne attendevano un milione: non è esagerato tutto questo in rapporto alle altre necessità del mondo?

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Lei qui sta sollevando un problema di tipo diverso, se mi consente, perché anch'io avevo osservato come le previsioni dell'ONU sui rifugiati dell'Afghanistan abbiano superato ogni livello di guardia. Devo dire che questo poi è affidato alle responsabilità di ciascuno nel senso che non si può creare un'emergenza per poter intervenire sull'emergenza, gonfiare l'emergenza e gonfiare gli aiuti.

AUTORE
Se è vero che fare previsioni non è facile per nessuno, è altrettanto vero che le agenzie dell'ONU fanno questo per mestiere, da un milione a 10.000 o 60.000, non è una differenza da poco, visto che il denaro stanziato non torna indietro.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
E' uno dei tanti temi che sono in discussione. Qui è in discussione la credibilità dell'ONU e delle strutture dell'ONU, perché sono loro che normalmente fanno le previsioni e determinano gli aiuti dei Paesi dai governi.

LAURA BOLDRINI - Portavoce UNHCR
I denari che noi abbiamo chiesto contemplavano diversi segmenti di assistenza, l'assistenza dei profughi in Pakistan, più degli sfollati all'interno dell'Afghanistan e l'assistenza a coloro che volevano rimpatriare in Afghanistan dopo anni di esilio. Tutto questo aveva un valore: 271 milioni di dollari.

AUTORE
Uno dei campi profughi più grandi è stato aperto in un'area controllata dalle tribù, dove l'illegalità è legge.

DON ALBINO BIZZOTTO - Presidente Associazione Beati I Costruttori di Pace
Ma per portare avanti i progetti di sviluppo hanno bisogno dell'autorizzazione delle autorità politiche per cui alla fine sostengono governi corrotti e alla fine danno via libera, purtroppo, alle bustarelle per poter continuare a lavorare con la gente. Questo crea una contraddizione terribile perché da un punto di vista politico non potrebbero fare queste cose, da un punto di vista umanitario per poterle fare ne hanno bisogno.

OLD BAGZAI CAMP - PAKISTAN

AUTORE
Questo campo di tende ospita diecimila persone. E' questa l'emergenza dei profughi dall'Afghanistan. Sono stati girati qui i servizi televisivi che preparavano la colletta internazionale che ha finanziato l'operazione - rifugiati. Vengono forniti pasti di 1800 calorie giornaliere , contro le 2400 previste e coperte dallo stanziamento iniziale. La qualità della farina è scarsa e perfino il riscaldamento viaggia al risparmio.

MAURO CELLADIN - Capo progetto Intersos
A ogni persona per ogni giorno spettano 250 grammi di farina, 70 grammi di legumi secchi, 25 grammi di olio e 12 grammi di sale: questo ogni giorno, per tutto il mese, per tutta la famiglia.

D - E questo vale per 15 giorni…

MAURO CELLADIN - Capo progetto Intersos
Questa distribuzione è quindicinale, sì!

D - E questa dieta vale…

MAURO CELLADIN - Capo progetto Intersos
1.800 calorie.

D - Quante volte cambiate questa dieta?

MAURO CELLADIN - Capo progetto Intersos
Questo è il basket tipico della W.F.P. per i rifugiati.

AUTORE
Il basket tipico, abbiamo già detto, e' di 2400 calorie! Da dove verranno tutti i legumi secchi, il sale, la farina l'olio?

LAURA BOLDRINI - Portavoce UNHCR
Gli americani usano dare molto grano ad esempio perché ne hanno di riserva, di scorta, magari altri Paesi preferiscono dare il "cash", il liquido, per cui noi del programma alimentare mondiale possiamo comprare localmente quello che serve.

AUTORE
E infatti Basta leggere le scritte a caratteri cubitali su ogni confezione e ogni sacco per capire da dove arrivano le eccedenze. Tutte acquistate sul mercato americano!

 

 


VIVIANA RICCELLI - Responsabile di campo Intersos
Il W.F.P., nonostante le insistenze di tutti, Intersos, UNHCR, non fornisce il minimo stabilito per la sopravvivenza, per il nutrimento della gente.

AUTORE
Questa donna si lamenta perché il cibo non basta, aiuti alimentari per un milione di persone, non viene dato quello che serve a 10.000…non c'è altro da dire. Anzi ci sarebbe da dire il nome dell'agenzia ONU che fornisce il cibo in questo campo. Chi si occupa della distribuzione e l'alto commissariato per i rifugiati scrivono: Il World Food Program. Ma il World Food Program ci comunica " non abbiamo nulla a che vedere con il campo in questione. Qualsiasi diverso riferimento in tal senso va considerato diffamatorio nei confronti della nostra organizzazione".
Ma allora questa tenda con il loro marchio, dentro al campo in questione, di chi e?
Quello che e' certo e' che queste stufette a cherosene non le fornisce il WFP.
Ogni tenda ne ha una in dotazione e servono per scaldarsi e fare da mangiare. Una su sei era difettosa e sono esplose nella tenda.

ABDUL MALIK- Responsabile di campo Intersos
E' una partita acquistata all'ingrosso dall'Alto commissariato per i rifugiati purtroppo questo avviene spesso. Ci sono delle stufe difettose che sono state distribuite a molte famiglie. Per fortuna non ci sono state vittime, solo tende e coperte bruciate. Adesso stiamo cercando di sostituirle, questo era materiale difettoso.

Un mese dopo questa dichiarazione una stufetta come questa ha ucciso tre bambini nel campo di Ashgaro

AUTORE
Tra le iniziative di aiuto, è anche prevista una distribuzione di vestiti. Sono contenuti in sacchi come questi e la gente si mette in fila per ore aspettando il proprio turno. I più fortunati riceveranno una tuta da ginnastica in tessuto sintetico. Qua dentro c'è lo scarto dell'Occidente che ha rivestito i sopravvissuti del Rwanda, della Sierra Leone o del Kosovo, ormai diventata la divisa internazionale del rifugiato di guerra. Che e' sempre meglio di niente, ma sotto la tuta c'è il profugo: Nulla di più di un oggetto conteso da decine di NGO in concorrenza tra loro.

ALFREDO MANTICA- Sottosegretario Affari Esteri Cooperazione alla Sviluppo
Credo che occorra porsi il problema, e lo hanno posto anche se in maniera a mio giudizio non corretto i no global, di un problema di distribuzione diversa delle ricchezze sul pianeta terra.
Il che vuol dire una "governance" diversa del sistema mondiale, il che vuol dire ridiscutere il ruolo dell'ONU, ridiscutere se la burocrazia può guidare il mondo, se deve tornare il primato della politica e delle grandi scelte politiche.


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Cosa vuol dire nella pratica? Che per fare del bene ci vuole tempo e delle azioni politiche, se invece l'emergenza diventa la norma non si può più gestire un aiuto reale.
Per esempio per il 2003 la finanziaria prevede uno stanziamento di 620 milioni di euro e il Ministero degli Affari Esteri sulla base delle necessita' li ripartirà fra vari paesi. Ma se a Febbraio dovesse scoppiare la guerra in Iraq e il governo dovesse decidere un intervento di emergenza, parte di quei soldi verranno levati a qualcuno che mollerà il suo progetto in Sudamerica, per esempio. e metterà insieme in 4 e 4 otto un nuovo progetto per l'Iraq.
Si chiamano interventi spot. Hanno molta visibilità, sono pieni di buone intenzioni, sui risultati un invito a ragionare.

Rai.it

Siti Rai online: 847