Rai 3
Televideo

Puntata del 27/09/2001

ESCLUSIVO

in onda il 27.09.01

di - Società

ESCLUSIVO

Stagioni: 2002
Argomenti: Società
Autori: Milena Gabanelli

GIULIO SAPELLI - Economista
Noi siamo in quella che i vecchi sociologi francesi chiamavano l'anomia sociale. Oggi non ci sono più sistemi di valore, oggi la gente non crede più in nulla e allora è per questo che si diffondono questi comportamenti acquisitivi apparenti e ostentati, che pero' sembrano privi di valore, ma hanno un valore e qual è? Il denaro è uno strumento, ma serve per affermare un determinato status, per far vedere che anch'io faccio parte di una categoria di persone che non hanno problemi economici, che possono spendere come vogliono e che, soprattutto, e questa è la cosa che mi preoccupa di più, perché questo è l'edonismo di massa, non hanno freni morali. Oggi non avere freni morali è diventata una cosa positiva. Capisce ciò che voglio dire? Il sentiero che lei ha così bene colto del denaro ci porta in definitiva ad una altro sentiero che è quello di dire: quali sono i valori morali che tengono insieme in una società? Il mercato da solo non si può reggere, il mercato deve avere una morale di sostegno perché altrimenti venderemmo anche i bambini, le pare? O no? Lei venderebbe i bambini?

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Io no, ma c'e' chi lo fa!
Buona sera, comunque non è di commercio di bambini che ci occuperemo in questa puntata, ma piuttosto di quello che comunemente si chiama il "Dio Denaro", data l'altezza in cui si colloca, ma anche il "vile denaro" o "sporco denaro", nei momenti di rimorso.
Siamo ricchi e pieni di lussi, eppure neanche tanto felici.
Probabilmente perché i nostri sforzi tendono a soddisfare dei bisogni con poco valore.
I milioni che uno ha in tasca li può spendere in tanti modi; quelli che adesso noi passeremo in rassegna sono solo alcuni e neanche tanto rari.

SINOSSI
All'enoteca Pinchiorri di Firenze si vende il vino più esclusivo e caro: una bottiglia da bere al tavolo può arrivare a 100 milioni di lire, alla Casa del Habano a Milano si fumano, nelle apposite sale, sigari pregiati e rari (ci sono sigari battuti all'asta di Francoforte a 10.000 dollari l'uno). In negozi molto chic si vendono ciabattine da lire 1.250.000, oppure borsellini da 750mila lire. C'è chi ha lavorato tutta una vita, non è mai andato in ferie, per comprarsi una Ferrari da 300 milioni. Il filosofo Mandeville dice che un popolo dedito ai vizi e al lusso rende prospera la società in cui vive. Ma il modo in cui spendiamo il denaro non è giudicabile? Sì, lo è.

GIULIO SAPELLI - Economista
La manifestazione della ricchezza costruisce determinate personalità, naturalmente esistono poi segmenti della società, comunità che rifuggono a questa costruzione del senso e di se' attraverso la ricchezza. Io vivo a Milano ma sono un vecchio torinese, se io ripenso a com'erano i professori della mia università&avevano tutti quei vestitini un po' lucidi, dalle molte stirature, quelle camicie un po' sfilacciate; per loro l'attribuzione di senso alla vita non era la ricchezza, era lo studio, era la pubblicazione dei libri, era la gloria, non la fama. A Milano invece il professore universitario è vestito all'ultima moda, ha delle camicie che ha comprato generalmente a New York, veste attorno ai quattro, cinque milioni e cosa fa? fa quasi sempre marchette, partecipa cioè ad un grande mercato, a quell'attribuzione di senso alla vita che è l'aumento della ricchezza, di squilibri e soprattutto partecipa a quella cosa fatale per l'uomo di scienze che è l'ostentazione. Mentre l'uomo di scienze deve vivere nell'oscurità, nel silenzio.

GIULIO SAPELLI - Economista
È un problema di efficienza sociale. Se uno si abitua a usare il denaro in quel modo non è più capace di usarlo in altri modi che possono generare maggiore efficienza sociale; ad esempio aiutare a creare un sistema scolastico dignitoso, non solo pubblico, ma anche privato. Ad esempio incrementare un mercato dell'arte di cui c'è tanto bisogno, aiutare dei giovani artisti, mettere insieme un po' di mecenatismo, fare una cosa di cui questo paese ha un disperato bisogno, e non parlo solo dell'Italia ma anche dell'Europa: legittimare l'impresa. L'impresa è qualcosa che gli italiani e gli europei non hanno accettato. L'impresa è la libertà dei moderni, è la grande struttura che può ambiare la società, ma è vista come qualcosa di ostile e di nemico, ma perché? Perché c'è poca filantropia, c'è poca attenzione da parte degli intenditori ai beni sociali. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Bisogna rinunciare all'immediatezza dell'ostentazione, cioè bisogna essere classe dirigente. Una classe dirigente non ha mai bevuto bottiglie da milioni, i Dupont, i Rockfeller non fumavano sigari da sei milioni, erano i loro figli, o sono stati i "parvenu" che hanno fatto cose di questo tipo.

GIULIO SAPELLI - Economista
Ci sono molti luoghi di questo paese dove anche questi nuovi ricchi non ostentano la loro ricchezza, la accumulano, fanno del bene, non la tirano fuori ostentatamente. Chi ostenta si vede, chi non ostenta, accumula per i propri figli o fa del bene, non si vede.

MILENA GABANELLI
D: Ma è meglio accumulare o comunque è importante anche spendere&?

GIULIO SAPELLI - Economista
R: Secondo la teoria economica naturalmente è meglio spendere perché così metto in moto il ciclo dell'economia, ma se io accumulo ragionevolmente per fare dei grandi investimenti o per comprare una galleria d'arte&
Pensi se io accumulassi per creare una grande scuola di ingegneri della net-economy, che in questo paese non esiste nonostante gli sforzi eroici che fanno alcuni politecnici come quello di Milano, Torino e la Normale di Pisa. Ma pensi se io fossi un gruppo di imprenditori che accumula cinque o dieci anni delle proprie immense ricchezze per dare alla società un capitale sociale cosi' importante da creare degli ingegneri della net-economy, dell'informatica, delle telecomunicazioni.
Accidenti! Sarebbe un modo di accumulare che però ha un fine non privatistico e certo sarebbe ricordato nel tempo.

GIULIO SAPELLI - Economista
Non c'e' nessuno giudizio moralistico da parte mia. Come ci dimostrano i grandi studi di archeologia antropologica, i capi e i sacerdoti accumulavano immensi tesori per formare un potere ierocratico e tanto più tesori e sacrifici umani avevano tanto più esprimevano un potere sulle classi subalterne. È la stessa cosa che capita oggi, no?
C'è un fatto di identità che passa per la cosiddetta nostra classe dirigente che tanto più ostentatamente consuma, tanto più si sente in grado di far parte di una élite. Un tempo l'élite si formava conoscendo le lingue classiche, avendo fatto il tour europeo, oggi invece si fa andando alle Saychelles e alle Maldive, fumando sigari da dieci milioni di lire. Ognuno ha l'élite che merita, in Francia e in Inghilterra non capitano queste cose, o se capitano, tutto ciò avviene nascostamente.

GIULIO SAPELLI - Economista
Noi non abbiamo solo dei diritti abbiamo dei doveri. Quello che ci ha ucciso è la società dei diritti. Noi abbiamo dei doveri verso la società e tra questi c'è anche quello di spendere bene il nostro denaro, anche perché quel denaro non è stato accumulato da se soli, ma col lavoro collettivo di altri.

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