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Puntata del 07/03/2002

PIU' PAZZA CHE MAI (aggiornamento Mucca Pazza)

in onda il 07.03.02

di - Salute

PIU' PAZZA CHE MAI (aggiornamento Mucca Pazza)

Autori: Sabrina Giannini
Stagioni: 2002
Argomenti: Salute

Autrice
Ecco il veicolo della malattia: le farine di carne. Da un anno l'UE le ha bandite completamente dal mercato, prima potevano essere usate nei mangimi di altri animali, polli e maiali per esempio, ma non per i ruminanti. Ma attenzione il divieto di alimentare i bovini con farine di carne c'è dal 1994 in Italia, eppure quasi tutte le mucche pazze italiane sono nate dopo il 1994, in altre parole si sono alimentate con farine di carne anche se c'era il divieto .

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Un bel giorno di febbraio ci troviamo a far parte del club dei quattro, insieme ad Inghilterra Irlanda e Francia, diventiamo il quarto paese con la BSE passata all'uomo e la colpa sembra essere della mafia.
Sabrina Giannini ha ricostruito le tappe a partire dal '94, da quando il problema è esploso nella sua gravità, e le responsabilità, si potranno pure scaricare sulla mafia, ma le scelte, le applicazioni o non delle direttive, sono attribuibili a persone con un nome e un cognome.

Autrice
Il fatto è che gli allevatori nutrivano i propri bovini con mangimi in regola quindi senza farine animali ma senza sapere che stavano infettando le vacche a causa dell'effetto subdolo della contaminazione crociata nota come: cross contamination

Addetto mangimificio
"La cross contamination può avvenire nella tramoggia finale, in questa specie di imbuto, c'è un tratto che può portare con sé nel momento del carico sui camion residui della lavorazione precedente"

Autrice
L'alternativa poteva essere quindi creare una doppia linea, ovvero due canali distinti per non fare entrare i residui delle farine di carne nei mangimi per bovini ma nessuna norma lo ha imposto.
Un peso economico per i mangimifici non c'è dubbio, ma il fatto che questo abbia messo in pericolo la nostra salute non è stato considerato. È grave se si pensa che basta un solo grammo di farina di carne per infettare un bovino. Noi lo scopriamo oggi ma i tutori della nostra salute sapevano che esiste il problema della contaminazione; i dati parlano chiaro. Nel '97 per esempio, tre anni dopo il divieto, il 17,6 per cento di mangimi per bovini controllati erano contaminati da farine di carne e proprio nel '97 dal Ministero della Sanità venne firmato un provvedimento con il quale si revoca il divieto all' importazione di farine di carne dall'Irlanda.
Al porto di Ravenna sono arrivate per anni navi cariche di farine irlandesi, anche nel '97.
Ero stata l'anno scorso alla Capitaneria di porto di Ravenna per contare le navi con carico di farine di carne nel solo anno 2000 nove, di cui otto dall'Irlanda. Le farine di carni irlandesi erano destinate soprattutto alla S.A.P.I., azienda del modenese che importava e produceva farine di carne destinate , allora, ai mangimifici, quegli stessi mangimifici che inconsapevolmente, oppure no, potevano contaminare mangimi per ruminanti con le farine di carne. Nel '97 il Ministro della Sanità era Rosy Bindi il firmatario del provvedimento era il direttore del Dipartimento Alimenti, Nutrizione, Salute veterinaria, Romano Marabelli, il numero uno della salute veterinaria in Italia ma anche un alto dirigente dell'organizzazione internazionale dell'epizozie, le malattie degli animali, un esperto insomma. Allora perché aveva revocato il divieto di importare farine irlandesi, che garanzie aveva? Nel '97 in effetti l'Unione Europea aveva obbligato tutti gli Stati a trattare le farine ad una temperatura che le rendesse inermi. Forse la ragione era questa, chiedo conferma alla sezione della Commissione Europea che si occupa anche di direttive e controlli sulla BSE.

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"È diventato obbligatorio, a livello comunitario, trattare le farine animali con un procedimento di cui si sa che rende inattivo il prione, che è un procedimento a 133 gradi per venti minuti sotto pressione, dall'aprile del '97, però ancora per un anno è stato possibile commercializzare, si poteva trasportare tra i vari Paesi, delle farine non trattate"

Autrice
Bè, se cercavo notizie rassicuranti non le ho avute. Dunque il trattamento termico che uccide il prione imposto agli stabilimenti è stato fino al 1998 inadeguato In tutta Europa, Italia inclusa? Tanto che nel '97 fu fatta una denuncia presso la Corte di Giustizia e contro tutti gli Stati perché disattendevano il regolamento. Denuncia probabilmente nota al Direttore dei Servizi Veterinari. Allora torna la domanda: quali garanzie aveva per importare farine irlandesi? Siccome non ci risponde, il dubbio è legittimo
Alle nostre autorità sanitarie piaceva il rischio? L'Italia inoltre stava importando anche 4000 vacche da latte dalla Svizzera. Paese con un'alta incidenza di bse.
Il progetto pilota d'importazione non passò soltanto perché Veneto e Piemonte si opposero a quell'operazione a rischio.
Era l'estate del 2000. Il ministro della Sanità di allora era Umberto Veronesi, il direttore dei servizi veterinari sempre lo stesso. La Svizzera a quel tempo aveva 336 casi di bse accertati. Noi ancora nessuno.
A novembre la Francia entra in profonda crisi. Cominciano i presidi degli allevatori al confine con la Francia a cui segue il blocco dell'importazione. E' allora che esce un comunicato stampa del nostro Ministero della Sanità che rassicura sulla carne italiana. Si garantisce che in Italia sono state prese misure adeguate contro la bse e che non c'è rischio per la salute. Invece ben otto mesi prima un'ispezione della commissione europea aveva trovato gravi mancanze nel sistema di sorveglianza italiano.
Nel rapporto ispettivo si leggeva che l'Italia non aveva fatto test sufficienti su cervelli di bovini a rischio e che la sorveglianza dei veterinari negli allevamenti per individuare i sintomi della malattia era bassa. Gli ispettori trovarono in un allevamento animali con sintomi neurologici che avrebbero dovuto essere segnalati per evitare che finissero al macello. Quindi nel piatto.
Trovarono casi sospetti di bse che non erano stati segnalati in modo ufficiale. E trovarono che in uno dei macelli ispezionati il controllo dei veterinari era praticamente assente.
Finita l'ispezione infatti l'Italia, isola felice, venne inserita nella categoria tre del rischio geografico per bse, che vuol dire: se non avete ancora trovato la malattia è perché probabilmente non l'avete cercata bene.
Il rapporto dell'ispezione dell'Unione europea non e' stato mai reso pubblico dalle nostre autorità.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
In realtà questi documenti sono accessibili a tutti, a tutti quello che hanno internet, e che sanno spulciare dentro al sito della Commissione Europea. Comunque le misure che potevano davvero tutelarci dal rischio di contagio erano l'eliminazione delle parti a rischio, cioè il cervello, il midollo, l'intestino.
Dal '96 il dipartimento Sanità della Comunità europea tenta di fare un regolamento per imporre questa pratica . L'Italia comincia ad eliminare le parti a rischio nell' Ottobre del 2000, quando scatta l'obbligo per tutti. Perché ?

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"La Commissione tentò per la prima volta nel '96 di imporre a livello comunitario una direttiva, una legge che avrebbe imposto di togliere, distruggere le parti dell' animale a rischio. Per essere adottata bisognava avere una maggioranza, voleva dire otto su quindici. La Commissione ebbe la maggioranza su questa misura a giugno quando finalmente i Paesi che avevano avuto i casi dichiarati di bse erano diventati otto, a giugno del 2000., con l'entrata in vigore il primo ottobre, ben quattro anni dopo"

D - È vero che l'Italia era una di quelli che si opponeva?

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"L'Italia era tra gli otto che erano contro"

Autrice
Come mai coloro che dovevano tutelarci ci hanno invece esposto al pericolo di contagio? I ministri della sanità dal 1996 al 2000 sono stati Rosy Bindi prima, Umberto Veronesi poi.
Il direttore dei servizi veterinari non è mai cambiato

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"La misura che è entrata in vigore dal primo ottobre del 2000 non è una misura retroattiva"

D - Non lo era? Quindi noi potremmo mangiare oggi ravioli ad esempio confezionati prima che venissero prese queste misure

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"Ma la misura non era retroattiva"

D - Per il mercato sarebbe stato devastante ma per le assicurazioni dei consumatori&

PAOLA TESTORI COGGI - Dir. Sicurezza alimentare Commissione Europea
"Ma molto spesso quando si decide di prendere delle misure non si parla di misure retroattive, il decreto entra in vigore quando viene adottato "

D - Più comodo? Cioè voglio dire qua è chiaro che si tratta di interessi, però per la tutela della salute del consumatore andavano tolti dal mercato, ad esempio gli hamburger confezionati a giugno&no comment eh?

Autrice
Mai un avvertimento dal Ministero della Salute che ci dicesse di controllare almeno la data di confezionamento.
E anche per tutto il 2001 nessuno ci ha mai avvertiti di stare attenti alle date di confezionamento, neanche oggi che è cambiato il ministro, ma non il direttore dei servizi veterinari.

Parola d'ordine rassicurare. Ieri come oggi. Due ministri tedeschi per avere rassicurato troppo i consumatori esponendoli così al rischio di contagio sono stati costretti a dimettersi.

IN STUDIO MILENA GABANELLI
Da noi non si e' mai dimesso nessuno. E oggi il 4% dei campioni fatti sulle farine di carne sono ancora contaminate. Questi enormi depositi pieni di farine di carne vengono smaltite dallo Stato che le acquista dai mangimifici, per evitare che i poveracci ci rimettano. Le acquisterà a un prezzo forfettario! Invece no, vengono acquistate al prezzo più alto di mercato, come se fosse una farina buonissima! È andata avanti così fino a tre mesi fa


Autrice
La S.A.P.I. un anno dopo. Continua a trasformare gli scarti di macellazione in farine di carne. Esce un camion, lo scorto - diciamo così - per un 'ora. Lui non è scortato. Arriva a un deposito. Il proprietario stocca le farine per conto del governo. Non verranno distrutte, non ci sono abbastanza inceneritori per farlo, si dice. Tutta Europa sta scoppiando di farine di carne.
Ma in Italia sono trecentomila le tonnellate di farine stoccate: il valore di mercato è altissimo.
Nel 2001 le aziende del settore hanno avuto indennizzi statali dorati, 490 lire al kg, mentre il reale valore era di 300-350 lire.
Ma da gennaio il governo ha ridotto i contributi statali. Si è passati così da un eccesso all'altro. Con questo sistema qualcuno, pur di non pagare, potrebbe smaltire abusivamente gli scarti.
E voilà. Ecco la tassa, o che forse non si chiamerà tassa, che servirà probabilmente a tappare il buco. Per la sicurezza, ci viene promesso. Direttamente o indirettamente, la pagheremo noi.
In Italia c'è una mucca pazza ogni 10 mila animali macellati. Le mucche pazze italiane in realtà avrebbero potuto essere un po' di più. Non possiamo sapere quante perché le nostre autorità ne hanno fatte sparire 100 mila dalla circolazione senza fare sui loro cervelli il test rapido per la bse. Per alcuni mesi gli allevatori hanno potuto abbattere il loro capo e avere seicentomila lire di contributo. L'operazione era chiamata "rottamazione" fatta allo scopo di venire incontro agli allevatori. Che ovviamente ne hanno approfittato per eliminare i capi più malconci e vecchi della stalla. Giusto, ma non sarebbe stato il caso di testare questi animali?

MARIA CARAMELLI - Responsabile centro di riferimento per la Bse
"Sicuramente noi abbiamo sempre detto che devono essere testati tutti come qualche Paese ha fatto per avere almeno indicazione della situazione epidemiologica. Invece non sono stati testati "

D.: Voi lo avevate chiesto a chi?

MARIA CARAMELLI - Responsabile centro di riferimento per la Bse
"Al Ministero. Ne hanno testati nell'ordine di poche migliaia"

Autrice
La ricerca ancora non è stata in grado di dire perché si può ammalare un solo animale per stalla, pur avendo condiviso lo stesso mangime.
Gli allevatori, proprio per questa ragione, non hanno mai accettato di buon grado l'abbattimento di tutta la stalla. Soluzione drastica ma necessaria per ragioni di sicurezza e finché non verrà trovato un test che riesca a trovare la Bse su un animale vivo prima che si manifestino i sintomi
Non esistono test in vivo. Eppure questo prelievo (immagini di un operazione di prelievo da una mucca) servirà per cercare tracce della Bse in quest'animale. Il campione sarà inviato a un laboratorio in Piemonte che vende questa analisi non ancora approvata però dal mondo scientifico

D - Quanto costa?

Allevatore
"Cinquantacinquemila lire più I.V.A."

Autrice
Pare che il test sia molto popolare già da qualche mese. E che lo stiano usando in tanti. Coloro sicuramente lo sta facendo con trasparenza e pagando con regolare fattura sono i soci del mutuo soccorso rurale di Cremona, una associazione che garantisce all'allevatore colpito da Bse un aiuto economico da parte degli altri soci.

GIOVANNI ROBUSTI - Produttore latte ex Presidente Commissione parlamentare di Inchiesta AIMA
"Noi siamo allevatori che hanno degli animali che se immettiamo nel mercato e vengono rilevati con la Bse abbiamo una ricaduta che è la totale scomparsa della nostra azienda e non possiamo permettercelo, in un modo molto trasparente, molto legale, cerchiamo di autotutelarci perché lo Stato non ci sta tutelando"

Autrice
Se il risultato è negativo l'allevatore manda al macello la vacca, in caso contrario& ..

GIOVANNI ROBUSTI - Produttore latte ex Presidente Commissione parlamentare di Inchiesta AIMA
"Vengono tenuti lì fino a che non muoiono da soli, quindi non vengono certamente immessi nel circuito alimentare"

Autrice
L'animale invecchierà in un virtuale ospizio per vacche, e se sarà davvero malato, prima o poi, manifesterà i sintomi della malattia, che nei bovini ha un'incubazione di cinque anni. Già alla comparsa dei primi sintomi un veterinario dovrebbe riconoscere la malattia. I veterinari pubblici sono stati addestrati per questo. Eppure&

MARIA CARAMELLI - Responsabile centro di riferimento per la Bse
"Non funzionano, quella che è detta la sorveglianza passiva, cioè il riconoscimento dell'animale che potrebbe essere sospetto perché ha sintomi neurologici o comportamentali che va segnalato e quindi identificato, da noi non funziona. Noi abbiamo un record mondiale che è quello di non riconoscere casi di Bse"

Autrice
Balza all'occhio un dato. La maggior parte delle mucche pazze era arrivata al macello catalogata come sana.
Al Cea di Torino è stata ricostruita la loro storia e il dato che ne è uscito è allarmante: la maggior parte di loro, in realtà, aveva qualche sintomo, alcune addirittura neurologico.
Quanti animali malati saranno entrati nella catena alimentare? E' soltanto un anno che si fanno i test. E' soltanto un anno e mezzo che si tolgono i tessuti infetti. Forse già dall'anno prossimo, il controllo della Bse dovrà essere garantito soltanto dalla sorveglianza dei veterinari.
I test costano troppo.

D - Uno di questi per cento?

LORENZO CAPUCCI - Responsabile test rapidi Ist. Zooprofilattico di Brescia
" Sì e quindi noi al giorno mediamente ne facciamo, una decina di kit usiamo"

D - Ma questi costano molto?

LORENZO CAPUCCI - Responsabile test rapidi Ist. Zooprofilattico di Brescia
"Costano, con l'I.V.A sui quattro milioni e ottocentomila lire, una scatola così. Li paga in parte la Comunità Europea per quello non credo sia molto contenta di andare avanti ancora per molto tempo"

Autrice
Le due sezioni di questo istituto fanno circa la metà di tutti i test italiani, perché controlla l'area geografica con il maggior numero di bovine da latte, ma soprattutto perché sotto la sua competenza cadono i due macelli italiani che raccolgono, da soli, un terzo di tutte le vacche da latte a fine carriera.

Commerciante di bestiame mercato di Montichiari - Brescia
"Le vacche a fine carriera vanno a finire solo in un posto, non mi faccia dire dove? In uno stabilimento, in un macello. Il 90 per cento va a finire in un macello di una ditta sola. È una verità santa"

D - C'è qualcosa che non va?

Commerciante di bestiame mercato di Montichiari - Brescia
" No, no. Hanno fatto in modo che difendendo i loro interessi vada a finire tutto in una pentola sola!"

Autrice
Ecco il macello di ospedaletto lodigiano. Queste vacche in fila diventeranno nel giro di poche ore hamburger, ripieno di tortellini, carne macinata di bovino adulto. Se sono qui i perché sono tanti: non producono più latte, o sono sterili, o vecchie o ferite o malate.
E' l'ottimizzazione della catena produttiva del sistema intensivo dove si sfrutta tutto fino in fondo. Andava bene a tutti, finché non è arrivata la BSE.

GIOVANNI ROBUSTI - Produttore latte ex Presidente Commissione parlamentare di Inchiesta AIMA
"Si è creato sicuramente un monopolio all'interno del quale, costituito oggi dalla più grande società di macellazione di vacche di fine carriera che è l'Inalca, buon per lei, non voglio mica accusare nessuno, chiaramente su questo tipo di situazione prima guadagnava dieci lire per vacca oggi guadagna dieci lire per vacca più il milione e mezzo in meno che dà a noi"

Autrice
I prezzi dei tortellini, degli hamburger sono forse diminuiti? Quel che è certo è che il prezzo della carne di bovino adulto è diminuita, eccome.
Stando ai dati ufficiali quasi il 30 per cento per cento.

Allevatore anonimo
"Prima della bse si prendevano anche a 2500 lire al chilo oggi a prenderne 1500 si fa fatica, invece se l'animale è bello se l'animale è brutto si prende anche molto meno, si fa fatica ad arrivare alle mille lire"

IN STUDIO MILENA GABANELLI
L'allevatore prende quasi la metà di quello che prendeva un anno fa, ma il prezzo della carne, secondo un'indagine fatta da Altroconsumo in 600 supermercati, non è diminuita, noi la paghiamo come prima, in più i test dei megamacelli li paghiamo noi, i controlli li paghiamo noi, gli smaltimenti li paghiamo noi, paghiamo sempre noi. Forse l'antitrust potrebbe andare a dare un'occhiata ai pochi che mettono le mani sulle mucche da latte, caso mai ne stessero approfittando. Il cavaliere Cremonini, presidente dell' Assocarni nonché dei più importanti macelli italiani, l' Inalca, non ha accettato l'intervista.
Ma il 2002 sara' l'anno della svolta, lo dice il Ministro delle politiche agricole, perché a Giugno sapremo di ogni capo, vita morte e miracoli. In sei mesi, l'on. Alemanno farà quello che il Ministero della Sanità non e' riuscito a fare in otto anni. I nostri auguri, poiché l'impresa e' difficile e vediamo perché proprio partendo dal primo caso di mucca pazza.

Autrice
Da subito si era dubitato dell'identità dell'animale.

D - E se è un animale che viene dalla Francia?

Allevatore di vacche da latte al presidio davanti alla cascina Malpensata -gennaio 2001
"È un animale che sicuramente viene dalla Francia. Sicuramente."

Autrice
Dell'argomento avevo chiesto con il responsabile veterinario di Lodi, dove é stata macellata la prima mucca pazza italiana.

D - Siamo certi che questa vacca macellata la 103, appartenesse davvero ai Greci, cioè all'azienda di Pontevico. Possiamo esserne certi di questo al cento per cento?

GIUSEPPE GRANATA - Responsabile Asl Lodi
"Possiamo esserne certi al cento per cento perché sono state fatte innumerevoli verifiche e devo dire che anche il signor Greci si è recato presso il macello Inalca e non so come abbia fatto ma comunque ha riconosciuto la carcassa dell'animale"

Autrice
Pontevico oggi é una località che fa parte della storia della mucca pazza italiana. Non ci sono più riflettori accesi sulla cascina Malpensata.
E non ci sono più gli animali di una volta. Ma resta un dubbio vecchio.
Mario Greci aveva davvero riconosciuto la carcassa della vacca 103?

MARIO GRECI - Allevatore proprietario della vacca 103
"No io non ho riconosciuto nessuna carcassa, né animale, ho visto la carcassa al macello ma non ho visto l'importante, quello che abbiamo chiesto subito, la testa, orecchie e mi hanno risposto "al macero", come al macero? Ma da quando è partito questo decreto legge mi sembra che devono rimanere tre giorni al macello, qua invece non trovo né orecchie, né testa, né auricolari come faccio a riconoscere il mio animale?"

Sequenza tratta da "Porta a porta" del gennaio 2001 -

Autrice
La 103 sotto vincolo sanitario. Anche la testa e la marca auricolare dovevano esserlo. Se c'erano, perché non sono state mostrate all'allevatore? Anche quest'anno non mi viene concesso di visitare l'Inalca.
E allora anche quest'anno approfitto dell'ospitalita' del macello di Torino per verificare la procedura che qui viene seguita per evitare gli scambi tra le carcasse.

ROBERTA BERVINI - veterinaria Asl 3 -Torino
"Mantenere la connessione anatomica delle orecchie con la carcassa sì, perché tutte le parti dell'animale devono esser rintracciate, si deve sapere fino a fine della macellazione quale era l'animale, quale marca auricolare aveva per porlo poi in relazione con i suoi documenti"

Autrice
Gli allevatori conoscono bene il rischio. E temono gli errori. E sanno che se un animale che mandano al macello viene trovato positivo loro hanno una sola possibilità per provare un eventuale scambio accidentale di bovini: l'esame del dna.
Sono già in migliaia a prelevare il pelo dell'animale prima che parta per il macello.
Quel campione del pelo permette un confronto.
qualcun altro invece preferisce prelevare un campione di sangue oppure fotografare il mantello dell'animale, perché nella razza frisona ogni mantello é diverso e quindi corrisponde a una sorta di impronta digitale. Ha fatto così con la nuova mandria anche Mario Greci.
Ma un anno fa non aveva in mano niente. Per questo ha chiesto l'esame del dna: voleva essere certo che la vacca 103 fosse la sua.
Si poteva fare, e si poteva soprattutto provare la correlazione testa e carcassa.

ELENA GENZINI - Responsabile servizio parentela bovini - Lab. gruppi sanguigni
"La possibilità di trovare in una popolazione due individui con lo stesso genotipo è molto, molto remota, parliamo di uno su diversi miliardi di individui"

Autrice
Ma, secondo la procura di Brescia. "il richiesto accertamento tecnico avrebbe portato alla presente realtà di assoluta certezza documentale a una risposta di incertezza". In altre parole i documenti relativi alla macellazione vennero considerati sufficientemente affidabili, più dell'esame del dna.

MARIO GRECI - Proprietario della vacca 103
"Purtroppo me lo hanno sempre negato e son rimasto un po' deluso"

Autrice
Di sicuro c'é soltanto che se quella vacca 103, la prima della era bse nostrana, non fosse stata di Mario Greci l'Italia avrebbe fatto una figuraccia colossale.
E il sistema di rintracciabilità italiano sarebbe apparso in tutta la sua fragilità.
Infatti la rintracciabilità, quindi l'etichetta trasparente, è possibile , soltanto se esiste un'anagrafe bovina completa. E l'Italia, in Europa, è rimasta l'unica a non averla (in compagnia di Grecia e Spagna).

GIOVANNI ROBUSTI - Produttore latte ex Presidente Commissione parlamentare di Inchiesta AIMA
"Non è una difficoltà a fare l'anagrafe bovina è una scelta di chi governa la zootecnia italiana di non voler fare l'anagrafe bovina, fino a quando chi governa la zootecnia italiana rimane seduto sulle poltrone sulle quali è seduto perché farà fare l'anagrafe bovina quando verrà rimosso qualcuno. Ci sono troppi interessi dietro all'anagrafe bovina non fatta, perché se si andasse a fare un'anagrafe bovina seria si scoprirebbero tutte le truffe sugli aiuti comunitari fatti in certe regioni che hanno moltiplicato il numero della vacche perché moltiplicare il numero delle vacche, delle pecore, degli altri animali, consentirebbe di modificare il numero dei contributi. Dietro c'è la mafia, ci sono altre strutture e lo posso dire con molta serenità perché l'ho denunciato nelle sedi opportune"

Autrice
Ci sono alcune aziende sanitarie, soprattutto del sud Italia, che non trasferiscono i dati nella banca informatizzata centrale. Là dove dovrebbero arrivare in tempo reale i dati di nascita, morte e vendita di un animale.
Ma con un sistema così, dove non c'é un controllo in tempo reale, é facile scambiare le identità. E soprattutto è facile fare sparire o comparire un bovino. Tanto non c'è controllo. Un passaporto si trova sempre.
Così una vacca inglese può diventare italiana, una vacca vecchia giovane.
Un intero settore danneggiato, per colpa di alcune aziende sanitarie che non riescono a trovare I buchi neri.
Come mai, visto che ci sono regioni che hanno un'anagrafe perfetta, purtroppo per loro, però, sono in un sistema imperfetto.


IN STUDIO MILENA GABANELLI
Ma chi deve gestire l'anagrafe bovina in Italia? Direttamente l'Istituto zooprofilattico di Teramo, indirettamente il Ministero della salute, anzi il Dipartimento Alimenti e Servizi veterinari. Sicuramente a tutto quello che abbiamo ricostruito c'è una spiegazione che a noi sfugge, a più riprese, l'ultima è datata 4 febbraio, abbiamo chiesto al Direttore dei Servizi veterinari del Ministero della Salute un incontro: non ci ha mai risposto.

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