Rai 3
Televideo

Puntata del 25/05/2008

FURTO DI STATO

In onda domenica 25 maggio alle 21.30

di - Società

FURTO DI STATO

Stagioni: 2008
Argomenti: Società
Autori: Giorgio Fornoni

English Version

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera, oggi proviamo ad alzare lo sguardo oltre alle magagne e miserie del nostro cortile, perché la libertà è una condizione legata soprattutto alla conoscenza, per esempio come si fa a morire di fame quando si è seduti su una montagna d’oro.

INGEGNERE ELETTRONICO
Il tantalio in elettronica viene utilizzato fondamentalmente in una componentistica discreta per esempio in oggetti tipo radio, lavatrici, tutti gli oggetti in cui ci sia bisogno di immagazzinare energia e in elettronica integrata, quindi tutta l’ oggettistica portatile, dai cellulari gli mp3 i videogiochi, le foto camere digitali questo oggetto che lei usa per riprendere e naturalmente i micro processori che vanno dentro ai computer.

LUCA CHIANCA
E’ davvero insostituibile per queste applicazioni?

INGEGNERE ELETTRONICO
Se si vogliono queste prestazioni da questi componenti integrati, il tantalio è uno degli elementi eletti.

LUCA CHIANCA
Perché è cosi prezioso il tantalio?

INGEGNERE ELETTRONICO
Perché permette di avere delle capacità di valore elevato con area veramente piccola.

LUCA CHIANCA
L’utilizzo di tantalio nel mercato dell’elettronica è in crescita?

INGEGNERE ELETTRONICO
Guardi attualmente una crescita annua intorno al 10%, se verrà riconosciuto il tantalio come il migliore per queste applicazioni e allora il suo utilizzo è destinato a crescere notevolmente. Ma nell’immediato futuro direi.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Incredibile, non abbiamo trovato nessuno con competenza specifica che ci parlasse a viso scoperto di questo tantalio, perché è un materiale strategico che viene usato principalmente come conduttore nell’industria spaziale ed elettronica. Si trova nei telefonini, nei computers, nelle play station, navigatori satellitari e i pod. Il tantalio è un derivato del coltan. Che faccia ha e dove si trova questo coltan? L’80 % della produzione mondiale si estrae in un paese solo, il più ricco e fra i più poveri della terra. Il Congo. Il Congo è il più ricco perché nel suo sottosuolo oltre al coltan c’è di tutto. Però la parola Congo fa venire in mente 2 immagini:quella del bambino malnutrito e quella del bianco colonizzatore che sfrutta senza pietà. La domanda che ci poniamo nella puntata di oggi è questa: ma chi governa il Congo perché non vende cara la sua pelle? Quello che vedrete è un anno di lavoro del nostro Giorgio Fornoni.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
I piccoli aerei pilotati da mercenari russi atterrano a Walikale direttamente sulla strada tra Goma e Kisangani. Non viaggiano mai vuoti, frequentemente con carichi pericolosi, come questo bidoni di carburante. A regolare il traffico e a fermare i veicoli ci pensano i militari. Questa capanna di fango è la torre di controllo e la dogana.

GIORGIO FORNONI
Hanno finito di caricare i sacchi?

UOMO
No, li caricano dopo, stanno prima scaricando.

GIORGIO FORNONI
Possiamo fare delle riprese?

UOMO
No, no…qui no, ci vuole l’autorizzazione.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Da Goma arrivano ogni giorno almeno 12 voli. E mentre gli aerei caricano i sacchi di Coltan le auto non possono passare, perché sostano in mezzo alla strada. Walikale, è uno dei centri minerari più ricchi del Congo, qui vicino c’è il Coltan. Le miniere stanno a 80 chilometri, percorsi su e giù per le montagne attraversando foreste e fiumi in piena. Si può fare solo a piedi.

GIORGIO FORNONI
E’ dura?

BARABBA
Si, 80 chilometri.

GIORGIO FORNONI
Come ti chiami?

BARABBA
Barabba.

GIORGIO FORNONI
Ciao Barabba! Quanto pesa?

LAVORATORE SEBA
50 chili.

GIORGIO FORNONI
E quanto tempo hai impiegato per arrivare fino a qui?

LAVORATORE SEBA
2 giorni.

GIORGIO FORNONI
E quando riparti per un altro viaggio?

LAVORATORE SEBA
Domani.

GIORGIO FORNONI
Guadagni molto a fare un viaggio così?

LAVORATORE SEBA
Si guadagno molto.

GIORGIO FORNONI
Quanto?

LAVORATORE SEBA
In tutto 25 dollari.

GIORGIO FORNONI
Da quando sei qui?

LAVORATORE SEBA
Tre mesi.

INTERMEDIARIO DI MUBI
Ricevo il carico per il trafficante, controllo il peso e pago i 25 dollari al trasportatore. Poi preparo la spedizione.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il coltan grezzo si presenta cosi, in forma di ciottoli e pietre, poi vengono pestati in un mortaio e trasformati in una finissima polvere nera debolmente radioattiva pronta per essere spedita all’estero. Assieme al coltan si estrae anche un derivato leggermente meno prezioso ma ugualmente importante, la cassiterite. Chi compra il coltan non si preoccupa da dove arriva, se il mercato è clandestino e senza controlli. La miniera di Bisè che stiamo sorvolando, ha attirato oltre 20 mila persone, che pur di guadagnare qualche dollaro sono felici di vivere accampate nel fango. Non sembrerebbe, ma i preziosissimi sacchi di materiale destinati alle industrie occidentali e asiatiche, partono proprio da qui. Un mercato controllato dalle mafie della miniera e dai contrabbandieri che gestiscono il trasporto e la vendita. E che rimane clandestino fino al momento di ingresso nel paese dell’acquirente.

OPERAIO
Guadagniamo quasi niente.E rischiamo la vita. L’altro giorno, ho perso quattro amici che sono rimasti sepolti in questa galleria.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Migliaia di miserabili scavatori congolesi sono morti tra il fango delle miniere. Non ci sono né regole, né tanto meno sindacati. Non ci sono società che investono sulle miniere. Un mercato che è completamente in mano alla mano armata dei trafficanti.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRO MINIERE
Come agiscono? Prendono la mano d’opera locale visto che qui non hanno impiego. Non hanno la possibilità di lavorare per conto loro. Li prendono li fanno lavorare, comprano a un prezzo talmente basso il frutto del loro lavoro, lo sfruttamento di queste materie prime e loro per far passare queste materie prime hanno dei loro contatti di vario livello, polizia, dogana. E queste materie che creano delle ricchezze, queste ricchezze vengono gestite al di fuori dello stato però nello stato.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Di queste ricchezze qui non resta niente.

MILITARE 1

Sono quattro mesi che non veniamo pagati.

MILITARE 2
Lo stipendio è più o meno l’equivalente di dieci dollari.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
A comandare qui sono le mafie e le bande armate. E così in una delle zone più ricche del Congo, trovi la solita miseria nera.

GIORGIO FORNONI
Dov'è la scuola?

ABBE’ JEAN MARIE - PARROCO DI WALIKALE
E’ lì.

GIORGIO FORNONI
Bisognerebbe fare qualcosa...

ABBE’ JEAN MARIE - PARROCO DI WALIKALE
Assolutamente! Bisognerebbe ricostruirla.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Un insegnante non può permettersi niente di più di una capanna come questa.


PROFESSORE
… e la paga non basta per vivere… ho moglie e un figlio… allora per integrare sono andato a lavorare nelle miniere.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Dopo una settimana passata nella foresta tra il caldo, la pioggia e le zanzare, salire su uno di malandati aerei russi, sembra quasi una liberazione. Mi siedo in un angolo, in mezzo ai sacchi. I tre piccoli aerei che fanno la spola 4 volte al giorno portano in totale almeno 24 tonnellate di coltan. All’aeroporto di Goma, le rotte del coltan, dell’oro e dei diamanti si incrociano con le missioni degli aerei bianche delle nazioni unite, della Croce Rossa e delle agenzie umanitarie, un traffico che rende questa pista al confine con Rwanda un punto strategico. A Bukavu le ricchezze del Congo si svendono ad ogni angolo.

GIORGIO FORNONI
Questo è topazio vedi, li vendono per la strada. Quanto potrebbe costare tutto questo?

UOMO 1
Può essere 500 dollari un sacchetto cosi.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Entriamo nel cortile di questo magazzino vediamo l’ultima fase di lavorazione del coltan. E incontriamo il commerciante.

COMMERCIANTE
Quando e’ tutto pronto lo esportiamo.

GIORGIO FORNONI
Dove?

COMMERCIANTE
In Inghilterra.

GIORGIO FORNONI
Per arrivare in Inghilterra come lo trasportate?

COMMERCIANTE
Con camion attraverso il Rwanda a Kigali.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Questo camion carico di coltan e cassiterite, partirà tra pochi minuti, direzione Rwanda. La licenza del commerciante è il primo documento ufficiale in questo traffico. I quantitativi veri però sono scritti su una contabilità parallela, che un agente del centro minerario ci mostra in cambio di una mancia e i arrivano fino a 10 volte quelli dichiarati. A Kigali in Rwanda decine di banche effettuano transazioni finanziarie con Londra, Parigi, Bruxelles, New York. Gli stessi trafficanti congolesi hanno qui i loro uffici e i loro magazzini.

CONTOIR KIGALI
Tratto la cassiterite e il prezzo varia dai 7 ai 9 dollari al chilo. Mentre il Coltan, varia dai 15 ai 40 dollari al chilo. Vendo a società straniere come Filix Metal.

GIORGIO FORNONI
Ci sono molte ditte qui in Rwanda come la sua che vendono coltan?

CONTOIR KIGALI
Qui in Rwanda siamo almeno una ventina di ditte a vendere.

GIORGIO FORNONI
Perché qui in Rwanda ci sono molte banche e in Congo quasi niente?

CONTOIR KIGALI
Perché in Congo le banche non offrono garanzie.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
A Kigali i commercianti mischiano il poco coltan estratto in Rwanda con quello clandestino compratoa basso costo in Congo, e poi lo vendono all’americana Felix Metal che lo piazzerà sui mercati europei e asiatici. A conti fatti la ricchezza del Rwanda viene dal Congo.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Perché c’è una mancanza di controllo nel sistema congolesi che è dovuto dalla guerra perché questa mancanza è nata da quando c’era la guerra e le persone che gestiscono questo sistema, non vogliono che lo stato congolese entrasse nel controllo di questi traffici e questa situazione viene sostenuta perché i vari gruppi si finanziano con i traffici dei minerali.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
L’ultima corsa all’oro sta attirando migliaia di disperati nella provincia di Bukavu, a 4 ore di jeep dalla città. Qui è affiorata una nuova vena alluvionale, uno dei mille rami che sgorgano dal sottosuolo minerario più ricco del pianeta. Il grosso dell’attività di estrazione se l’è aggiudicato la Banro, una multinazionale anglo canadese e sudafricana. La concessione è difesa da chilometri di filo spinato.Nessuna possibilità di avere le autorizzazioni per visitare la miniera.

GIORGIO FORNONI
E’ possibile vedere i lavori?

UOMO MINIERA
Non è possibile visitare la miniera perché proprio ieri abbiamo bloccato i lavori e io non posso dare nessuna autorizzazione. Bisogna rivolgersi a Bukavu.

GIORGIO FORNONI
Allora è impossibile fare le riprese!

UOMO MINIERA
E’ impossibile.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il responsabile, che arriva poco dopo in jeep, è un cinese.

MASSIMO ZAURINI – AGENZIA MISNA
Una delle irregolarità maggiori riscontrate in questi contratti presi in esame è il fatto che le aziende non pagavano le tasse e nessun diritto per quello che estraevano. Tra questi casi c’è quello della Banro ad esempio che per anni dal 97 ha sfruttato e subentrato un’azienda pubblica che per questo aveva un esenzione appunto al pagamento delle tasse. E subentrando ha mantenuto questa esenzione.

GIORGIO FORNONI
Ma lei è contento delle tasse che le multinazionali pagano?

G. WATUNA KAMZA - GOVERNATORE SUD KIVU
Ovviamente si nell’ambito della mondializzazione non possiamo pretendere di tenerci le nostre ricchezze e di lasciarle poi nel sottosuolo.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Forse ovviamente novisto che una commissione governativa starinegoziando i contratti.

MASSIMO ZAURINI – AGENZIA MISNA
La commissione chiede alla Banro il pagamento di 4,9 milioni di dollari statunitensi per imposte, diritti e tasse dovute allo stato, soprattutto per quanto riguarda i soli diritti di superficie, a questo va poi aggiunto il fatto che un’altra commissione è stata incaricata di rinegoziare il contratto.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Come si può parlare di rivisitare dei contratti quando sono le stesse persone che hanno firmato questi contratti, li hanno sostenuti, sono ancora al potere. Io penso che invece di parlare della revisione di questo contratti, si deve studiare un meccanismo per fare in modo che lo stato congolesi entra nel diritto nei confronti di questi contratti.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il contratto siglato dalla Banro col governo di Kinshasa prevedeva che in cambio della concessione la società investisse in strutture sociali e servizi scuole e ospedali. Di tutto questo non si vede traccia.Per quietaregli animi della popolazione in rivolta, le autorità concedono di sfruttare le briciole.

GIORGIO FORNONI
Sono bambini, è questo che vi volevo dire, in questo campo ci sono centinaia di bambini che lavorano per l’estrazione dell’oro. Centinaia di bambini!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
In queste vallette scavate da rivoli d’acqua, centinaia di persone sperano di trovare un po’ di ricchezza setacciando pagliuzze d’oro con sistemi rudimentali. Un trafficante locale mi invita in una casetta di paglia e fango e mostra il tesoretto… polvere d’oro avvolta nel fango. Ma in Congo c’è tanto oro, il 10% della riserva mondiale e Bunia è uno dei grandi centri. Proprio a Bunia, qualche anno fa ero riuscito a filmare una contrattazione clandestina, avvenuta attraverso una complessa rete di intermediari. I procacciatori si erano presentati con confezioni da due chilogrammi di polvere d’oro. I compratori stranieri invece con mazzette di dollari. Il prezzo sul mercato nero èdi due terzi del valore standard, inoltre si ottengono anchefatture formalmente regolari con la complicità delle autorità di polizia. Da una parte si risparmiasull’acquisto dell’oro e dall’altra si ricicla denaro. E la merce passa le dogane europee. Itrafficanti controllano le mazzette di dollari appena prelevati epassati attraverso banche di diversi paesi.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Si chiamerebbe riciclaggio di denaro! Torniamo dopo la pubblicità con diamanti, legname petrolio e altro.

Allora siamo in Congo, dove abbiamo visto c’è tanto oro, poi il coltan, un minerale dal quale si estrae un conduttore fondamentale per tutta l’industria elettronica e sta quasi tutto lì. Eppure questo minerale è gestito da mafie e trafficanti locali, il controllo dello stato non c’è, ma in tutti i suoi passaggi però ci sono i funzionari dello stato che intascano tangenti. E poi i diamanti. Come per l’oro, l’estrazione e la vendita segue strade e mercati illegali, che spesso servono a riciclare il denaro sporco.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Se non ci sono veri controlli va a finire che delle persone portano qui dei soldi sporchi, comprano i diamanti e questi diamanti entrano in Europa e i soldi sono puliti e quei soldi rimangono lì perché qui in Congo non c’è nessun controllo.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
La trattativa di diamanti non era diversa da quella dell’oro. Il sacchetto che contiene diamanti, viene scambiato con mazzette da diecimila dollari l’una. Qualche incertezza sul prezzo pattuito, un rapido calcolo delle spese previste per tangenti varie e poi l’accordo siglato con un gesto. Il denaro sporco transitato da una banca caraibica, esce pulito sottoforma di diamante. Le miniere sono nascostenella foresta, a poche ore dal capoluogo di Kisangani.Sono pozzi verticali scavati nel fango. La produzione del Congo sfugge sistematicamente a qualsiasi tentativo di controllo legale. Tutta l’attività è affidata alla corruzione e al contrabbando, mediata dai militari che da sempre controllano la zona. Lo sfruttamento economico è in gran parte affidato a commercianti libanesi, che gestiscono gli atelier di Kisangani, in un intreccio difficile da dipanare tra attività autorizzate e clandestine.

GIORGIO FORNONI
Di tutte queste risorse, di tutti questi minerari, quanti soldi vengono derubati?

JOSEPH BOBIA BONKAW – COMITATO SVILUPPO E PARTECIPAZIONE POPOLARE
Si… sul 100% bisogna facilmente calcolare circa il 90%.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Secondo il regolamento del catasto minerario sarebbe possibile per tutti controllare chi ha le concessioni e il diritto di sfruttamento delle miniere e a quali condizioni. Ma non è cosi.

JOSEPH MASUM – AVVOCATO
Da una settimana io con Giorgio andiamo li dalla mattina alla sera al catasto delle miniere per cercare di vedere questi registri per sapere chi ha diritto alle concessioni in miniere ma non ce l’hanno fatto vedere.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Beh insomma, uno ci prova, sapendo bene che tanta trasparenza non c’è nemmeno da noi figuriamoci là. Comunque lo stato fino a qualche anno fa gestiva direttamente attraverso una sua società, la Gecamin, e vendeva ai compratori l’oro, i diamanti, il coltan, l’uranio, attraverso i suoi funzionari che poi giravano i profitti al presidente Mobutu, fino a quando non è stato costretto a fuggire perché non lo voleva più nessuno. Era talmente esoso che non piaceva nemmeno più ai paesi che lo avevano sostenuto. Dopo è arrivato Kabila, e ha cominciato a vendere concessioni per lo sfruttamento delle miniere a tutti quei paesi che lo avevano appoggiato nella sua guerra al potere ancora prima di arrivarci. Aveva promesso di utilizzare le ricchezze per migliorare la qualità della vita nel suo paese, invece poi nei fatti i metodi sono rimasti quelli e la corruzione è fuori controllo.

Però sopra e sotto il territorio della Repubblica Democratica del Congo c’è anche legname pregiatissimo, petrolio ed enormi risorse d’acqua.


GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
A Moanda, su un braccio di terra chiamato Banana, si può assistere al punto in cui il fiume Congo mischia le sue acque con quelle salate dell’oceano.

GEDEON J.P. SGHEMBO – ISPETTORE DEL PORT DU BANANA
La potenza del fiume che entra nell'oceano è di 40.000 metri cubi ogni secondo. Lì di fronte c’è l’Angola.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Negli ultimi anni, è stato scoperto qui uno dei nuovi grandi giacimenti di petrolio.Un tempo c’erano anche gli italiani. Ora tutto è in mano alla Perenco, una multinazionale francese cheha delimitato le sue concessioni e le sue proprietà. Vicino a tanta ricchezza, come ovunque, si vive così...

KIMASI MATUIKU BASAULA - PRESIDENTE PROV. BAS CONGO
La Perenco, non si occupadei Muandesi, mentre altrove le società petroliferecostruiscono scuole, centri di salute, si occupano della gioventù, dell'igiene. Ma da noi niente.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
La Perenco ha promesso posti di lavoro, nuove reti per i pescatori e pescherecci per spingersi al largo. Promesso appunto.

GIORGIO FORNONI
Ma qui c'è la Perenco, non potete lavorare lì?

PESCATORE
Ah la Perenco! E’ una società tribale…è unclan, non possiamo lavorare lì, per questo cerchiamo di arrangiarci.

PESCATORE
Meno di un dollaro, questo guadagno.

GIORGIO FORNONI
Ma voi avete il petrolio…

PESCATORE
Il petrolio non è roba per noi, appartiene a persone di alto livello.

DONNA 1
E’ una vita di sofferenza con questi carichi sulla testa…

DONNA 2
I nostri mariti non guadagnano abbastanza e allora in qualche modo ci dobbiamo arrangiare, guardate come siamo ridotte, siamo giovani, ma sembriamo vecchie.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Neppure il governo sembra conoscere quanto greggio viene estratto dalla compagnia francese Perenco.

MBATSHI BATSHIA SIMON – GOVERNATORE DEL BASSO CONGO
La quantità dichiarata non è sempre quella giusta. Devo ammettere che non so quale sia la quantità di barili al giorno.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
A segnalare l’imponenza dei giacimentisono le lucidelle piattaforme off-shore e le fiamme degli impianti di perforazione che segnano l’orizzonte al confine con l’Angola. Sta di fatto che non c’è nessun controllo, e le navi che imbarcano il petrolio partono cariche ogni giorno.

JOSEPH BOBIA BONKAW – COMITATO SVILUPPO E PARTECIPAZIONE POPOLARE
Non riusciamo a capire come mai su una stessa areadi sfruttamento l'Angola produca circa 600.000 barili al giorno e il Congo solo 20.000, cifra che tra l'altro diminuisce sempre di più. Perché?

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Tutte domande che non hanno risposta. Ma agli organi di controllo sfugge un’altra importante risorsa, l’acqua che trasformata in energia se la portano via altri paesi, mentre qui restano al buio.

TAMBWE MUAMBA - EX MINISTRO LAVORI PUBBLICI
L’unica cosa che ci salverà sarà l’energia pulita. Intendo quella prodotta dall’acqua. Il fiume Congo è capace di trasportare oltre 40.000 metri cubi di acqua al secondo.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
L’acqua del fiume Congo, sostiene la più grande foresta pluviale dell’Africa. Gia’ dai tempi di Mobutu, si è iniziato ad utilizzare questa enorme risorsa per trasformarla in energia. Il primo faraonico progetto è stato la diga di Inga 1, completata nel 1972. Dieci anni dopo nasceva Inga 2.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
Nel periodo in cui le due dighe sono state costruite il Congo ha accumulato circa 5 miliardi di dollari di debito e un terzo di questo debito è stato generato da operazioni collegate alla costruzione di queste due dighe.

MUSHEGERA KALABA – RESPONSABILE GOVERNATIVO ENERGIA
Nel momento della sua costruzione, non è stato fatto per risolvere la questione energetica del Congo, ma per rispondere alle gigantesche ambizioni di Mobutu e anche per gli uomini di affari internazionali che volevano guadagnare denaro con la costruzione di Inga.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
Chi le ha costruite? Sono state disegnate da uno studio collegato alla Staldi, l’azienda italiana che si chiama Sicai.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Anche altre ditte italiane hanno partecipato alla costruzione delle dighe, e quando le vecchie turbine si sono rotte, la Banca Mondiale ha chiamato qui due tecnici italiani in pensione. Gli unici in grado di ripararle.

OPERAI DIGA
Stiamo lavorando per rimettere a nuovo una turbina giù a Inga 2.

GIORGIO FORNONI
Perché cosa è successo?

OPERAI DIGA
Dopo molto lavoro vanno rifatte nuove le macchine, sono rovinate, dopo venti anni.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Nel 2003 il nostro governodecide di cancellare una parte dell’imponentedebito che il Congo avevamaturato nei confronti dell’Italia.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
Sono stati cancellati circa 200 milioni di euro e dall’elenco delle operazioni che hanno generatoquesto debito, emerge che erano tutti crediti coperti dalla garanzia dell’agenzia di credito all’esportazione italiana, quindi direttamente dal ministero dell’economia delle finanze. I nomi delle aziende sono ad esempio l’Ansaldo, la Staldi, i cantieri navali Breda e l’Imi San Paolo e la stessa Sicai, ovvero appunto lo studio che ha disegnato le due dighe.

GIORGIO FORNONI
Allora chi è che ci guadagna e chi è che ci perde in questa operazione?

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
Ci guadagnano le imprese perché alla fine sono state pagate per le operazioni che hanno realizzato. Ci perdono invece i cittadini italiani, per cui di fatto i finanziamenti pubblici, quindi parte delle tasse, diciamo, che noi abbiamo pagato, sono serviti a cancellare un debito di cui non ci è dato neanche sapere l’origine, ossia non sappiamo se queste operazione garantite con fondi pubblici sono poi andate a buon fine o se hanno ad esempio contribuito a realizzare progetti come Inga 1 e Inga 2 di cui i congolesi non hanno potuto beneficiare.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
L’energia elettrica prodotta qui va in Sudafrica e nelle miniere del Katanga.

KIMASI MATUIKU BASAULA - PRESIDENTE PROV. BAS CONGO
Pensate ai paesi che si trovano a 20 metri da Inga, che è la più potente produzione di elettricità qui, i paesi vicini, sono completamente al buio. La provincia in cui si trova Inga non riceve un soldo da questa energia prodotta. Non viene pagato nulla ai proprietari della terra.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Mentre nella capitale delCongo,come si può vedere le uniche luci sono quelle di un distributore di benzina dotato di un generatore.

GIUSEPPE FRANCO MARCHI – CAPO CANTIERE PROGETTO INGA
Vedere che tutta l’energia, almeno in questo momento prodottae che il popolo non ne possa usufruire adeguatamente è un pianto.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Ma in progetto ci sono altre 2 dighe.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
E addirittura grand Inga, un progetto da 50.000 mega watt, una diga grande due volte la diga delle tre gole in Cina, che prevede la costruzione di una linea di trasmissione che porterà l’energia direttamente dal Congo, verso la sponda nord, verso la sponda del mediterraneo.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Inga 3 e Grande Inga, un megaprogetto che prevede la realizzazione di un immenso lago interno conun’enormepotenzialità di energiache attraverserà però tutta l’Africa destinata ad arrivare sulle coste del Mediterraneo.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
L’unico modo per rendere economicamente sostenibile il Grand Inga è quello di vendere energia ai paesi sulla sponda del mediterraneo ossia l’Egitto, l’Italia e la Turchia in primis.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Di certo che altri crediti da miliardi di dollari verranno concessi al Congo per opere di cui la gente non potrà beneficiare.

ELENA GEREBIZZA – COMITATO RIFORMA BANCA MONDIALE
Oltre il 90% della popolazione del Congo, non ha accesso all’energia elettrica, nonostante dighe da migliaia di mega watt di potenza, siano esattamente locate sul fiume Congo.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
L’italia ha cancellato un debito di 216 milioni di euro con il Congo, la più imponente cancellazione di debito mai fatta, ma chi governa questo paese non avendo le capacità di costruire infrastrutture chiede, attraverso gli accordi di cooperazione, l’intervento di quei paesi che possiedono mezzi e tecnologie, come gli Stati Uniti, l’Europa o la Cina, che però merita un discorso a parte. Ma siccome non si realizzano progetti a bassa tensione, il 90% della popolazione resta al buio. Si costruiscono invece mega impianti ad alta tensione, con avallo di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale perché in questo modo l’energia prodotta si può esportare verso quei paesi in grado di pagare, magari a basso costo, e così è possibile ripagare il prestito. Infatti l’energia va verso il mediterraneo, il Sudafrica o le miniere del katanga, date in concessione ad aziende, a ditte americane o europee. Alla fine i paesi che hanno tirato fuori i soldi hanno aiutato le loro imprese che sono quelle cha hanno fatto i lavori e i governanti congolesi ad arricchirsi. Sono note le fortune incalcolabili del presidente Mobutu che ha governato il Congo per oltre 30 anni.

MUSHEGERA KALABA – RESPONSABILE GOVERNATIVO ENERGIA
Mobutu ha pensato solo a se stesso, ha raccolto denaro, nel di Inga ci sono stati dei fatturati di materiale che non è mai stato ordinato, il denaro è andato nelle tasche della famiglia Mobutu e tutto questo oggi è a carico del paese.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Negli anni ’80, il presidente e padre-padrone dell’ex Zaire era considerato uno degli uomini più ricchi del mondo. Il suo patrimonio era stimato, allora, in 8 miliardi di dollari, distribuiti in depositi bancari segreti all’estero, e beni immobiliari. Questa era una delle sue residenze di vacanza,a Gbadolite, poco sopra la linea dell’Equatore... Dellasua lussuosaroccaforteoggi rimangono solo i resti del saccheggio.

PIERRE KABEZA - SINDACALISTA
Gli uffici del presidente Mobutu hanno ottenuto un budget superiore a quello della sanità, dell’istruzione, della funzione pubblica, della sicurezza dello Stato.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Più difficile avere informazioni del suo tesoro nascosto all’estero.

NZANGA MOBUTU- MINISTRO DELL’AGRICOLTURA
C'era un interesse in Europa a fare il ritratto di mio padre come il re negro nel suo grande palazzo che si rilassa sulla sua poltrona, che non bada al prossimo. Per quanto riguarda la questione delle ricchezze, mi faccio anch'io spesso la domanda, ma è diventata oggi una specie di slogan.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Una piccola risposta proviamo a darla noi. Alla periferia di Losannac’e’ la villa di Mobutu, si trova al centro di un parcodi 60 mila metri quadri.A noi e’ vietato l’accesso ma chi e’ entrato racconta della sua sfarzosità e dell’acqua che scorreva da rubinetti d’oro.

PIERRE KABEZA - SINDACALISTA
Un altro documento intitolato “Il mondo nella mia tasca” stampato da “Africa speranza”. E’ un documento datato 2006. A pagina 81 potete vedere che il presidente Mobutu Seso Seko che è stato al potere dal 1965 al 1997 ha sottratto 5 miliardi di dollari di denaro pubblico. E’ al terzo posto al mondo tra i dirigenti che hanno rubato dei fondi destinati alla costruzione del loro paese.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il 16 luglio scorso, la Svizzera ha annunciato la restituzione alla Repubblica Democratica del Congo di circa 5 milioni di euro appartenenti ad un conto di Mobutu, bloccato dopo la sua morte. Ma si parla di altri 5 miliardi di dollari sottratti al popolo congolese, nascosti in banche svizzere e altri paradisi fiscali.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
5 milioni di euro, cioè le noccioline, torneranno alla Repubblica Democratica del Congo. Mobutu per oltre 30 anni è stato sostenuto da quei paesi che hanno fatto affari in Congo, e lui, in spregio al Congo, ha arricchito sé stesso, la sua tribù e la sua famiglia. Poi si è alternato Kabila padre con Kabila figlio, e adesso il Congo ha un debito di 13 miliardi di dollari, quasi il doppio del suo prodotto interno lordo che è così basso perché secondo un rapporto governativo inglese dichiarano 609 kg di oro, quando invece estraggono 10 tonnellate, dichiarano coltan e cassiterite 10 volte meno del quantitativo reale, lo stesso vale per il petrolio e il legno. Adesso però sulla scena africana è arrivato il vero concorrente che offre soldi senza chiedere contropartite politiche.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Oggi piuttosto Kabila li comincia a dire, no voi a chi ho dato certe concessioni che siete europei, lasciate un po’ ai cinesi una parte e cosi sta succedendo, allora i cinesi pure dicono, noi vi diamo i soldi e entriamo nel circuito, sempre con lo stesso sistema di oscurità assoluto.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Si dice che la Cina stia investendo circa 8 miliardi e mezzo di dollari.

WU ZWXIAN - AMBASCIATORE CINA
Credo che sarà una cifra molto importante ma ora non posso darvela con esattezza perché la cooperazione prevede lo sfruttamento delle miniere in cambio di investimenti in ferrovie, strade, ospedali, università,asili.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Neanche il parlamento sa che cosa è stato firmato, è stato firmato tra individui, nessuno sa esattamente che dice questo contratto e quindi i soldi che saranno pagati per questi contratti non serviranno allo stato congolese a svilupparsi. Servirà soltanto ad arricchire certe persone e questa politica qui che è stata dettata dall’interesse occidentale, chissà adesso girandosi contro lo stesso occidente.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Oltre alle miniere, i cinesi stanno mettendo le mani anche sul legname. A loro ne serve tanto.

TAMBWE MUAMBA - EX MINISTRO LAVORI PUBBLICI
IL 6% dell’areaterrestre coperta da foreste e’ concentrata qui.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
C’era un ultima grande riserva di verde sopravvissuta nella foresta primordialedel bacino del Congo. 600 mila chilometri quadrati a cavallo della linea dell’equatore, protetti fino al 2002 da una moratoria internazionale sul taglio del legname. I nuovi piani di sviluppo, hanno riaperto il mercato.

JOSEPH BOBIA BONKAW – COMITATO SVILUPPO E PARTECIPAZIONE POPOLARE
La compagnia che prende una concessioneper 25 anni, deve ripartire il lavoro in 5 parti, intanto che tagli la prima, non tocchi le altre, ma non va così. La compagnia prende una concessione per tagliare alberi per 25 anni e invece li taglia in meno di 2. Altro esempio una compagnia può prendere 50 metri cubi e dichiararne solo 5 nessuno controlla.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Le compagnie del legname sono entrate anche negli ultimi santuari lungo il bacino del Congo, sfruttandone il corso per trasportare a valle i tronchi. La popolazione avrebbe dovuto beneficiarne, invece per loro non c’è mai niente.

JOSEPH BOBIA BONKAW – COMITATO SVILUPPO E PARTECIPAZIONE POPOLARE
Le concessioni le hanno prese la compagnia tedesca Sifoco, poi la Sodefo, che è in parte Portoghese e in parte Svizzera, c'è la Sicobois… e la Transem che è Libanese.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
In prima fila nello sfruttamento del legname africano sono molte aziende europee. Negli ultimi anni è arrivata anche la Cina, che ha fame di materie prime. Una singola società cinese la Yang Shushan, sfrutta 180 mila ettari di concessione.

JOSEPH BOBIA BONKAW – COMITATO SVILUPPO E PARTECIPAZIONE POPOLARE
La compagnia cinese Shushan, ha portato come diritti alla popolazione solo 2 pacchi di zucchero da 5 kg.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Oltre allo zucchero ha portato anche altro. Recentemente è stato firmato un accordo che prevede infrastrutture in cambio di diritti sullo sfruttamento del legname e delle miniere per 8 miliardi e mezzo di dollari. L’ Europa e l’America si stanno agitando.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Si sta agitando perché? Perché dice come noi ti abbiamo portato al potere, noi ti abbiamo dato tutto quello che hai oggi, come puoi tu osare di toglierci le ricchezze di questo grande paese e darle ai cinesi.

WU ZWXIAN - AMBASCIATORE CINA
Non penso che abbiano paura della Cina ma piuttosto si preoccupano di quello che la Cina può fare in Africa.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
La Cina in Africa senza che nessuno lo sappia ha messo le mani sull’uranio proveniente dalle miniere del Katanga da dove è stato estratto quello della bomba di Hiroshima.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
Quando ero ministro delle miniere avevo deciso, perché sono io che ho deciso, di fermare questa concessione e di dichiarare questa concessione zona riservata per lo stato congolese dove è stato tratto l’uranio che è servito alla fabbricazione della bomba atomica. Ma adesso con l’arrivo dei cinesi io ho saputo che questa concessione sta per essere data dai cinesi, se non già data, per cominciare lo sfruttamento di questo uranio e questo è molto drammatico.

PIERRE KABEZA – SINDACALISTA
Noi Congolesi vogliamo che arrivino i Cinesi. Perché? Perchésono meno esigenti degli Americani. Là dove un cinese guadagnerà dieci volte l’americano vorrà guadagnarci 100 volte di più.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Agli americani o ai francesi, inglesi e canadesi, i contratti stracciati però li ha fatti il governo congolese, che non ha mai pensato al suo popolo. E adesso dovrebbero essere i cinesi a portare il benessere in Congo?

WU ZWXIAN - AMBASCIATORE CINA
Non bisogna mai mettere in contraddizione la produzione dei diritti dell’uomo e lo sviluppo economico, al contrario se riusciamo a sviluppare l’economia di un paese risolviamo in parte i problemi legati ai diritti dell’uomo non bisogna dimenticare i bisogni fondamentalie materiali di un essere umano, per poter mangiare, vestirsi, lavarsi, avere il minimo di mezzi finanziari per vivere decentemente. Questi sono i diritti dell’uomo.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Diciamo che la parola diritti umani in bocca ad un cinese ha un bel peso. Scrive «Le Monde»: “Per la diga di Imboulou, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale esitavano a tirar fuori i soldi. Allora la Cina mise a disposizione il finanziamento chiedendo come garanzia il petrolio congolese. Subito dopo la China Mechanical Corporation, che non aveva mai costruito una diga in vita sua, ottenne l’appalto. Sul cantiere arrivarono 400 ingegneri cinesi che si misero a istruire la manodopera congolese. I congolesi una volta imparato a lavorare andavano a lavorare da un’altra parte. I cinesi adesso hanno chiesto alle autorità congolesi di mettergli a disposizione i carcerati”.

Sta di fatto che in questo modo il debito del Congo non aumenta e la cornice dentro la quale avviene la spartizione di queste enormi ricchezze è una guerra senza fine che adesso si combatte in una zona fuori controllo al confine con il Rwanda, dove ci sono le miniere in mano alle tribù, alle bande e alle mafie internazionali.

PADRE FRANCO BORDIGNON – MISSIONARIO SAVERIANO
In Rwanda oggi se vengono chiuse le frontiere, per le frontiere intendo i passaggi ufficiali o clandestini delle materie prime quindi delle ricchezze del Congo, Il Rwanda nel giro di pochi mesi sarebbe, rimarrebbe asfissiato. A tutti i costi, in qualsiasi mezzo se necessario anche con le armi deve avere accesso alle miniere del Congo.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Sono 14 igruppi armati che si fanno guerra tra di loro nelle zone intorno allericcheminiere del Congo. La guerra tra etnieè cominciata inRuanda nel 94’, si è poi trasferita in Congoquando gli Hutu profughi si scontrano con i Tutsi congolesi.

ABBÈ FLORIBERT BASHIMBE - PARROCO BUKAVU
Sono morti 4 milioni di Congolesi eppure la comunità internazionale non osa pronunciare la parola genocidio. Perché non osa dire che c’è un genocidio anche qui in Congo?

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il 23 gennaio di quest’anno potrebbe essere ricordato come una data storica dopo decenni di stragi e conflitti. A Goma, al confine col Rwanda, alla presenza del presidente congolese Kabila, tutti i gruppi armati hanno sottoscritto un accordo di pace che prevede il disarmo delle fazioni.

EUGENE DIOMI NDONSALA - EX MINISTRODELLE MINIERE
No quell’accordonon risolve niente, anzi a mio avviso la situazione peggiorerà perché quell’accordo sta creando una no land per il Congo nel Kivu.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
A firmare l’accordo di Goma c’era anche il gruppo armato del generale ribelle Laurent Nkunda.

CHIKEZ DIEMU - MINISTRO DELLA DIFESA
Tutti sanno che il Rwanda sta aiutando Nkunda. Da dove provengono le armi che possiede? I minerali che sta scavando come vengono venduti? Bisogna smettere di saccheggiare le nostre ricchezze che armano Nkunda.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Ricercato come criminale dal governo di Kinshasa e’ invece molto ambito dai media locali, che lo dipingono come una sorta di nuovo Messia.

CHIKEZ DIEMU - MINISTRO DELLA DIFESA
Lui è un criminale, ha ammazzato lo sapete, sta prendendo con lui dei bambini, lo sapete, spara sugli aerei della comunità internazionale, lo sapete. Nkunda prende in giro tutti. Non può beneficiare della compiacenza della comunità internazionale. E invece si, lui oggi è un eroe!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Sei mesi di contatti per raggiungerlo con promesse, smentite, incontri clandestini, telefonate notturne finché un mattino, dopo tre lunghi interminabili mesi, una telefonata. Lo incontreremo. Per attraversare questi territori ci vogliono i permessi delMinistero e dell’Onu ma non bastano. Il vero lasciapassare sono i dollari ad ogni barriera della polizia e dei militari che circondano il territorio. Poi da un villaggio a tre ore di fuoristrada da Goma, si procede soltanto con accordi e scambi via radio, salendo progressivamente sulle montagne.

Quando arriviamo, è sera. E’ la prima volta che Nkunda parla davanti alla telecamera di un reporter occidentale.

GIORGIO FORNONI
Si dice che lei sia il braccio armatodel Rwanda?

LAURENT NKUNDA – LEADER CNDP – GRUPPO RIBELLE
Quando diciamo che gli Hutu hanno fatto il genocidio in Rwanda e che non hanno il diritto di essere armati, la gente pensa che lo facciamo per il Rwanda. In realtà il fatto è che hanno compiuto il genocidio in Rwanda nel 94, e poi hanno continuato il lavoro in Congo. Stanno uccidendo i Congolesi, occupano un territorio congolese, stanno saccheggiando le nostre risorse. E sono i Congolesi a doversi prendere la responsabilità di risolvere questo problema. Noi non siamo inviati dal Ruanda. Siamo dei congolesi difendiamo i nostri diritti!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Nella periferia di Goma i profughi che sono scappati dai loro villaggi dove le truppe militari governative si scontrano continuamente con quelle dei ribelli. Nel 2007, i missionari e i media locali avevano censito 650 mila profughi.

ROSELLA BOTTONE – COORDINATRICE PAM
Ci sono più di 4000 famiglie e più o meno ogni famiglia ha almeno tre bambini, quindi una media di almeno 5 persone a famiglia. Circa 20.000 persone.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Da quando la Comunità Internazionale ha spinto il Congo a dare ospitalità ai profughi rwandesi, le Agenzie Umanitarie e delle Nazioni Unite si sono riversate a centinaia. Da allora non se ne sono più andate.

ABBE’ FLORIBERT BASHIMBE - PARROCO BUKAVU
Più del 60% del loro budget va ai servizi e alle persone che organizzano la missione. Danno lezioni di democrazia e di giustizia ma sono solo parole.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
La forza multinazionale della Nazioni Unite è qui dall’inizio degli anni novanta con il più grande contingente al mondo 22 mila persone. E costa ben3 milioni di dollari al giorno.Quello che non si capisce è perché continua a rimanere.

MATILDE MUHINDO MWAMIMI – EX SENATRICE
Stranamente ogni volta che il loro mandato arriva alla fine trovano sempre altri motivi per poterlo prolungare la durata del mandato. Adesso con la guerra di Nkunda staranno qui un altro anno.

KIMASI MATUIKU BASAULA - PRESIDENTE PROV. BAS CONGO
L'ONU dice che le armi vengono dal Rwanda, ma se vengono dal Rwanda c'è comunque una frontiera da passare, e l’ONU è lì!

PATIENT BAGENDA – SCRITTORE
Ci sono le prove dei soldati dell’ONU che facevano affari con Nkunda e con i guerriglieri Hutu. Ci sono le testimonianze delle donne che sono state stuprate che hanno vissuto nei campi. Potete incontrarle in via riservata saprà che rischiano la vita!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
In Congo, anche lo stupro è un’arma di guerra.

RAGAZZA VIOLATA 1
Dopo avere assistito al massacro in casa mia di sei persone della mia famiglia, i guerriglieri Hutu mi hanno portato nella foresta. Sei di loro mi hanno violentata. Quando gli aerei e gli elicotteri arrivavano, questi guerriglieri caricavano coltan e cassiterite. Poi tornavano con del denaro, del cibo, delle munizioni. Sui loro piatti, sui letti, sulle tende c’era la sigla dell’Onu.

RAGAZZA VIOLATA 2
Una volta arrivati al campo, altri quindici Hutu mi hanno stuprata fino allo svenimento. Ogni volta che ponevo resistenza mi picchiavano. Nel campo ho conosciuto altre donne nella mia stessa situazione ma ci era vietato parlarci o avvicinarci. E se una di noi non rispettava le regole veniva ammazzata.

RAGAZZA VIOLATA 3
Avevo diciassette anni quando sono stata rapita. Quello che so è che sono stata tenuta in un posto dove sentivo il rumore degli aerei che andavano e venivano.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Nonostante i 22 mila operatori Onu, le centinaia di Ong e il sottosuolo più ricco del pianeta, le guerre non finiscono mai. Alla fine anche i più fortunati vivono in miseria. Questo signore fa l’infermiere a Kinshasa, questa è la sua casa.

PATIENT BAGENDA – SCRITTORE
Io, in quanto cittadino congolese, ho visto dei soldati di Laurent Nkunda salire negli aerei della Monuc per attaccare la città di Bukavu. Non posso dire che non fossero aerei della Monuc perché ho visto con i miei occhi l’aereo UN Nazioni Unite.

LAURENT MONSENGWO – ARCIVESCOVO KINSHASA
Queste situazioni noi le vediamo qui da noi, che c’è gente che viene, che organizza una guerra, quelle guerre che noi chiamiamo le guerre per procurazione. Vengono qua mentre c’è la guerra e c’è gente che fa più soldi di quando non c’è la guerra.

MATILDE MUHINDO MWAMIMI – EX SENATRICE
Finchè al potere ci saranno persone che si mettono il denaro in tasca invece di migliorare le condizioni del paese, non cambierà mai niente. Se non vogliamo annegare nella povertà dobbiamo lottare e chiedere hai nostri governanti di tirare fuori i conti. Non abbiamo più scuse!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Pochissimo viene dirottato nello sviluppo dell’assistenza sanitaria. Nonostante questo sia il serbatoio delle malattie più devastanti oggi conosciute, come Ebola, l’Aids, la Tbc.

ANNAMARIA ARCARO - SUORA DELLE POVERELLE
Io mi domando e dico perché sempre, sempre in Africa queste epidemie, queste malattie gravissime, questi virus, sempre in Africa, non so, non so spiegarmi il perché.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Sembra impossibile, ma in Congo si muore anche di fame. La malaria non è nemmeno considerata una malattia. Tutti praticamente la vivono come una condanna inevitabile.

ANNAMARIA ARCARO - SUORA DELLE POVERELLE
Si vede che è una malaria centrale perché ha tutti i sintomi, cioè quegli occhi rivolti verso il cielo, l’anemia.

GIORGIO FORNONI
Ce la farà?

ANNAMARIA ARCARO - SUORA DELLE POVERELLE
Penso di si, ce la farà… ce la può fare!

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Se può, il governo riesce a speculare anche su queste tragedie e invece dei medicinali arrivano solo pezzi di carta.

DOTT. PHILIPE BALAIN - MEDICO OSPEDALE KINGASANI
La banca mondiale manda il materiale per i centri di trasfusione della Repubblica Democratica del Congo al centro nazionale di trasfusioni, ma noi qui a Kingasani abbiamo ricevuto solo questi fogli di consegna dove troviamo il riepilogo di quello che avremmo dovuto ricevere.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Pezzi di cartacheservono alla Banca Mondialeperfar vedere che imedicinali vengono usati. E invece…

CLELIA SUDIRO – SUORA DELLE POVERELLE
Quelli del centro nazionale, quelli del governo, usano questo per rivendere e intascarsi il revenue.

LEON TSHILOLO – DIRETTORE CLINICA - MONKOLE
All’italiano di, buongiorno!

BIMBO
Buongiorno!

LEON TSHILOLO – DIRETTORE CLINICA - MONKOLE
Questo è il simpatico del nostro reparto…

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Chi può permetterselo va a studiare all’estero e poi non torna più. Tranne qualche eccezione.


LEON TSHILOLO – DIRETTORE CLINICA - MONKOLE
Noi abbiamo perso veramente i nostri cervelli, c’è stata una immigrazione importante della classe intellettuale congolese è andata via in Europa e in Africa.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Il dottor Tshilolo,ha lasciato la cattedra di medicina all’università di Padova per ritornare nel suo paese. Oggi dirige questo ospedale.

LEON TSHILOLO – DIRETTORE CLINICA - MONKOLE
Io ho fatto una scelta, quella di tornare nel mio paese, di tornare in Congo, anche quando le situazioni erano piuttosto difficili. Le devo confessare anche la scelta, non è una scelta facile, ma l’ho fatta perché quando qualcuno mi chiede perché ha fatto questa scelta? Perché quando abbiamo fatto il giro del reparto, non so se lei se né accorto, degli sguardi di quei bambini… è per quello che sono tornato nel mio paese. Io sono tornato nel mio paese perché nel malato, nel bambino, vedo dei valori molto più importanti per la mia vita, per la mia carriera, per la mia professione.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Per il Congo, la speranza passa anche da uomini come il dottor Tshilolo, che diffondono una mentalità, che è quella di occuparsi del proprio paese. Un paese che non sfornerà una classe dirigente perché nemmeno la scuola è garantita per legge. Se vuoi imparare a leggeree scrivere,qui,devi pagare.

PIERRE KABEZA - SINDACALISTA
Posso dirvi che il 60% dei bambini congolesi non va a scuola perché sono le famiglie che devono pagare la scuola per lo stipendio degli insegnanti.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Questa bambina rimarrà a casa perche’ la famiglia non ha i soldi per la retta.

INSEGNANTE
Non deve pagare molto, non molto, le spese, giusto le spese.

ISPETTORE DIRIGENTE
La costituzione prevede la scuola dell’obbligo, mase la famiglia non puo’ pagare i bambini vengono cacciati.

PIERRE KABEZA - SINDACALISTA
C’è una forte disuguaglianza per quanto riguarda gli stipendi, la maggior parte della popolazione riceve una paga miserabile mentre i politici ricevono uno stipendio incredibile. Io sono un insegnante, per guadagnare lo stipendio mensile di un deputato dovrei lavorare 8 anni e 5 mesi.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Poco lontano da questa scuola, sempre nel centro di Kinshasa, i più fortunati possono frequentare scuole private come questa belga, dove il sistema di standard è europeo.

DIRETTRICE SCUOLA BELGA
Per anno scolastico bisogna pagare una cifra di poco inferiore ai 3000 euro. Per fortuna per la maggior parte degli espatriati che sono a scuola le spese vengono pagate dalla società o dall’organismo in cui lavorano, ONG, Nazioni Unite o altro.


GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO

All’uscita dalla scuola, la sfilata di autisti o genitori di bambini che una volta grandi probabilmente non resteranno qui. E’ scontatoche invece quelliche rimarranno, dovranno fare i conti con miseria, ignoranza e credenze.

NATALINA
E’ tutta flagellata. Anche sulla faccia, lei è accusata di essere strega, allora noi le chiamiamo le nostre streghette.

GIORGIO FORNONI
Allora perché questo discorso di essere così additati come streghe?

NATALINA
Quella la grande vedi, la volevano uccidere perché accudiva un bambino che era mal nutrito al massimo e il bambino è morto e hanno dato la colpa a lei perché è una strega.

GIORGIO FORNONI
Cos’è la causa di tutto questo?

NATALINA
E’ questa miseria, che non sanno…io la definisco un po’ cosi, che non sanno gestire i problemi.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Tra la povertà el’assenza di una classe dirigente chesappia offrireprospettive trovano terreno fertile le chiese messianiche del risveglio. E’ una nuova forma di colonizzazione, quella delle illusioni.

UOMO
Quelli che vengono a pregare da noi la prima cosa che promettiamo è la vicinanza di Dio.

GIORGIO FORNONI FUORI CAMPO
Quasi tutte le Chiese del risveglio sono state esportate dagli Stati Uniti. Ce ne sono 11 mila soltanto a Kinshasa. Di notte, lungo i marciapiedi, i credenti attendono al buio il loro turno di preghiera.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Un paese così fa comodo a tutti quelli che hanno bisogno delle sue risorse e a chi lo governa perché può mettersi i soldi in tasca senza render conto a nessuno. L’ex senatrice del governo congolese ha detto “Annegheremo nella miseria se non impariamo a chieder conto ai nostri capi, non abbiamo più scuse” . Lei si è dimessa perché non voleva più accettare compromessi e condizioni. Adesso si occupa del recupero delle vittime dello stupro.

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