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Milena Gabanelli: Giornalismo rende liberi. Rischi? Nessuno può proteggerci

25/10/2017

Stagioni: 2018

Gabanelli: Giornalismo rende liberi. Rischi? Nessuno può proteggerci

Milano, 25 ott. (LaPresse) - Il giornalismo è un "mestiere straordinario, perché serve a rendere i cittadini un po' più liberi, ma espone al rischio di perdere la vita. E da questo non credo che qualcuno possa proteggerti, tantomeno nei Paesi canaglia". Lo afferma la giornalista d'inchiesta Milena Gabanelli, dopo che di recente si è allungata la lista dei reporter uccisi o aggrediti nel mondo a causa delle loro attività lavorative. A Malta è stata uccisa con un'autobomba Daphne Caruana Galizia, mentre in Russia la reporter Tatyana Felgengauer è stata ferita a coltellate nella sede della radio Eco.

"Chi decide di fare giornalismo investigativo sa che nel conto ci sono dei rischi, e di alcuni non si è nemmeno sempre consapevoli", afferma Gabanelli. Come tutelarsi, dunque? "L'unico modo, quando si è consapevoli, è il senso del limite, facile da dire ma meno da applicare, perché dipende dalla sensibilità di ognuno. Una regola è quella di rendere pubblica la notizia 'problematica' il prima possibile", prosegue. I rischi non esistono soltanto negli scenari di guerra o in Paesi politicamente e socialmente instabili, "abbiamo avuto un certo numero di giornalisti uccisi dalla mafia, e un certo numero che oggi è sotto scorta", dice.

Per Gabanelli, ciò che dovrebbe incidere è l'assunzione di responsabilità che le democrazie più evolute dovrebbero esercitare, con conseguenti azioni: "Quando parliamo di Stati dove la democrazia è un aggettivo con ancora poco contenuto, sono gli Stati più evoluti che devono esercitare pressioni affinchè si arrivi all'identificazione dei colpevoli. Però parliamo di 'aspirazioni' visto che stiamo ancora aspettando, dopo 10 anni, di capire chi ha ucciso la giornalista russa Anna Politkovskaia, e non mi risulta che il Parlamento europeo o il Congresso americano stiano sollecitando" il presidente russo, Vladimir Putin.

A proposito della situazione italiana, Gabanelli afferma: "Da noi le mafie cercano di non spargere più sangue, preferendo altre forme di 'intervento', dove non si rischia di perdere la vita, ma magari la casa. Parlo delle liti temerarie, fatte al solo scopo di bloccare ogni tentativo di indagine". E, prosegue, "in questo caso provvedimenti normativi adeguati sarebbero auspicabili. Nel diritto anglosassone chi porta in tribunale un giornalista senza motivo, chiedendo risarcimento danni inesistenti, rischia una condanna ad un multiplo di quello che chiede. Questo perché la libertà di informazione è considerata un cardine della democrazia. Da noi questa legge c'è, ma è molto raramente applicata e al massimo a chi ti chiede 10 milioni di euro di danni, e ti tiene 'a bagno maria' per 7 anni (tanto durano le cause civili), se va bene il giudice fa pagare 1000 euro di multa. Ad una grande azienda o ad un politico affermato non fa nemmeno il solletico".


A Daphne Caruana Galizia Report dedicherà una delle prossime puntate, che mostrerà in esclusiva la lista di politici e imprenditori che hanno società e conti nei paradisi fiscali.

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