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Report Extra. Il mare ligure martoriato dalle catastrofi ambientali

di - Ambiente

Report Extra. Il mare ligure martoriato dalle catastrofi ambientali

Argomenti: Ambiente
Autori: Sigfrido Ranucci
Stagioni: 2016

L’11 Aprile del 1991, la petroliera Midforth Haven s’incendia nel porto di Genova: è fatale una scintilla durante i lavori di manutenzione effettuati incoscientemente durante le operazioni di travaso del petrolio. Cinque uomini compreso il capitano perdono la vita. I rimorchiatori gettano acqua e solventi. Tentano di fermare l’onda nera diretta verso le spiagge.

 

Il giorno successivo un rimorchiatore aggancia la petroliera ancora in fiamme, per trainarla a terra, ma la prua si stacca e scivola a 490 metri di profondità. Il petrolio che è

nelle cisterne (quel giorno la Haven trasportava 144mila tonnellate di greggio) cola in mare. Il resto della nave dopo tre giorni si poggia a circa settantacinque metri sul fondo, a poco più di un miglio da Arenzano, tra Savona e Genova.

 

È la più grande catastrofe ambientale del Mediterraneo. Eni e IRI nel 1992 stimano il danno in circa 2.000 miliardi di lire. E invece il governo Andreotti avvia un accordo, poi ratificato nel '98 da Prodi, con gli armatori, l’assicurazione e il Fondo Internazionale per l’inquinamento da idrocarburi. Il Fondo però, proprio dopo l’incidente della Haven, nel '92 aveva modificato il protocollo in materia di risarcimenti: si era deciso che fossero da pagare "soltanto le misure di ripristino tecnicamente ragionevoli”. E su questo termine “ragionevole” si è appunto innescato un meccanismo basato su una valutazione del tutto arbitraria. Ragionevoli per chi?

 

Non certo per il nostro Paese, che alla fine dal Fondo ottiene un risarcimento di soli 117 miliardi di lire. Una miseria rispetto ai 2000 stimati da Eni e Iri e, soprattutto, una cifra che non basta per bonificare il nostro mare. Nel '99 il ministero dell’Ambiente destina i fondi del risarcimento alla Regione Liguria e li divide in questo modo: 32 miliardi di lire per gli interventi della bonifica in mare; più di 62 invece ai comuni colpiti. Ad Albisola li spendono per riqualificare l’ex ferrovia, e dare una sistemata alla passeggiata degli Artisti. A Cogoleto per sistemare la passeggiata lungomare. Ad Arenzano il depuratore. E questo nonostante la Corte dei Conti nel 2000 avesse dichiarato che non era giusto destinare la maggior parte dei fondi per questo tipo di interventi: bisognava prima preoccuparsi di bonificare il mare, come previsto dalla legge del 98. Legge impietosamente disattesa.

 

Non hanno fatto nessun piano per la bonifica e quindi alla fine sono avanzati 30 miliardi di lire, in euro circa 16 milioni. Finché nel 2005, Silvio Berlusconi decide con un’ordinanza che a occuparsi della questione deve essere la Protezione Civile. Bertolaso li utilizza per appaltare la bonifica della parte più superficiale della Haven. Il resto della petroliera e i fondali invece vengono ancora una volta dimenticati. Eppure nella stessa ordinanza si legge che il Governo è ben consapevole della presenza sui fondali di migliaia di tonnellate di petrolio e dei gravissimi danni che provocano all’ambiente.

(26 aprile 2016) 

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