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Report Extra. Carminati perde la causa contro Lirio Abbate, e il giudice fa riferimento a Report

Report Extra. Carminati perde la causa contro Lirio Abbate, e il giudice fa riferimento a Report

Stagioni: 2017

La prima sezione civile del Tribunale di Roma ha rigettato l'istanza tramite la quale Massimo Carminati, principale imputato del processo mafia Capitale, citava per danni, conseguenti a presunta diffamazione, il giornalista dell'Espresso Lirio Abbate e l'allora direttore del settimanale Bruno Manfellotto, condannando lo stesso Carminati a novemila euro per spese di giudizio.

All'origine della causa l'articolo "I quattro re di Roma" con cui Abbate a dicembre 2012 tracciava (con due anni di anticipo sugli arresti) la mappa della criminalità organizzata della capitale.

"L'articolo è correttamente inquadrabile nell'ambito del giornalismo d'inchiesta", scrive oggi il giudice motivando la sentenza, riconoscendo che esso non persegue "un fine di mera informazione bensì di formazione dell' opinione pubblica e della coscienza collettiva nell'ambito della critica, sussistente nella ipotesi di una lettura interpretativa di fatti acquisiti direttamente dal giornalista o comunque desunti da una fonte attendibile cui consegua la formulazione di un giudizio. Per tali motivi il linguaggio, anche in considerazione della soggettività della narrazione, si presenta necessariamente 'forte', di denuncia appunto, ancorché non rigorosamente obiettivo, purché non trascenda nella mera contumelia".

Non vi è dunque contenuto diffamatorio "a fronte dell'indubbio interesse della pubblica opinione ad essere informata". Carminati, infatti, "è stato e continua, infatti, ad essere al centro di note inchieste giudiziarie, anche recenti, di rilevante interesse per l'opinione pubblica".

Il testo fa anche esplicito riferimento all'inchiesta "Romanzo Capitale" di Report, trasmessa su Rai3 il 14 aprile 2013 (e poi riproposta in versione aggionata il 5 dicembre 2014), nel corso della quale "i giornalisti Mondani e Gabanelli, a seguito di riscontri ed interviste ad ex affiliati o gravitanti intorno alla Banda della Magliana ovvero alla criminalità organizzata della Capitale e di Ostia si sono occupati" di Carminati "tratteggiandolo come soggetto al vertice degli 'affari' nella Capitale" e come "il capo più rispettato della criminalità organizzata" a Roma.

"L'attività investigativa svolta dal giornalista Abbate - prosegue il giudice - non rientra propriamente nell'alveo del giornalismo tradizionale d'informazione, ma appunto si basa su quanto dallo stesso appreso in via diretta da fonti riservate e su riscontri incrociati dallo stesso effettuati in ordine alla persona del Carminati, alle sue peculiari relazioni passate e, soprattutto, presenti, ed ai suoi noti trascorsi giudiziari al fine di valutare l'attendibilità del resoconto fornitogli dalle predette fonti riservate. Risulta, dunque, rispettato il parametro delle notizie riferite in quanto comunque adeguatamente riscontrate, ancorché desunte da fonti confidenziali". Altrettanto si riconosce rispettato "il limite della continenza", attraverso "un'esposizione in forma civile e corretta dei fatti e della loro valutazione".

(6 novembre 2017)

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